Giordania, un’oasi nel deserto?

Il Regno Hascemita di Giordania è un paese di medie dimensioni, con scarse risorse naturali e che occupa i territori a est del fiume Giordano. La zona semidesertica che occupa è tuttavia una delle sue maggiori risorse, la sua posizione strategica di crocevia tra Africa e Asia pone il piccolo regno in una condizione favorevole e centrale tra i paesi mediorientali.

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I suoi confini influenzano quasi ogni aspetto della politica interna ed estera giordana. Il Paese confina a nord con la Siria, a nord-est con l’Iraq, a sud con l’Arabia Saudita ed il Mar Rosso e a ovest con Israele ed i territori palestinesi del “West Bank”. Un Paese, dunque, che si trova all’interno del mare mediorientale. Dall’indipendenza, raggiunta nel 1946 dal mandato britannico, ad oggi la Giordania ha vissuto quasi ogni capitolo delle dinamiche storiche della regione. Dopo 70 anni di storia, il Regno è uno dei paesi più stabili, economicamente e politicamente della regione, inoltre è insieme all’Egitto uno dei soli due paesi ad aver raggiunto una pace con Israele.

Le sfide che si pongono davanti ai suoi occhi in questi anni sono articolate sul piano esterno così come in quello interno. Da un lato la questione dell’instabilità che la circonda, con annessa questione dei rifugiati. Dall’altro l’ondata delle primavere arabe, che sebbene non abbia portato a un crollo del regime pone chiaramente in luce alcuni punti critici in ambito politico, economico e sociale.

Il Regno e la costituzione

La Costituzione adottata nel 1952 definisce i ruoli di esecutivo, legislativo e giudiziario. Il Re ha il potere di nomina e di revoca sui giudici, approva gli emendamenti alla costituzione, ha il potere di dichiarare guerra ed è il capo delle forze armate. Le decisioni del governo, le sentenze giudiziali e la tassazione sono promulgate in suo nome. Il monarca nomina il primo ministro ed i ministri, il governo ha potestà legislativa su settori generali, il potere del monarca risulta dunque superiore a quello del governo. Il governo può sia essere sfiduciato dalla camera dei deputati, sia essere sciolto direttamente dal monarca.

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Re Abdullah II di Giordania, incoronato nel 1999

Il potere legislativo è affidato al parlamento bicamerale, composto da camera dei deputati e assemblea dei senatori. La prima è composta da 130 membri eletti con metodo proporzionale in collegi uninominali, 15 seggi sono riservati alle donne, 9 ai cristiani e 3 a delle minoranze caucasiche presenti nel paese. La camera dei deputati si rinnova ogni 4 anni e può solamente approvare, respingere o modificare le leggi, avendo scarsissime manovre di potestà legislativa. L’assemblea dei senatori è invece composta da 65 membri di nomina regia, che restano in carica sempre per 4 anni, lo speaker della camera alta è nominato dal monarca per due anni rinnovabili.

Il potere politico è dunque saldamente nelle mani del re, anche in virtù del legame tribale che lo unisce alla componente transgiordana, maggiore bacino di consenso della famiglia reale. Re Abdullah II beneficia inoltre del sostegno dell’esercito e delle forze di sicurezza giordane.

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Effetti delle primavere arabe nei vari paesi

La Giordania è stata teatro di manifestazioni popolari, sull’onda delle primavere arabe, seppure sempre contenute e mai finalizzate a provocare un rovesciamento di regime. In risposta a ciò, il re ha avviato un programma di riforme destinato soprattutto a indebolire l’opposizione costituita dal Fronte d’azione islamica (braccio politico dei Fratelli Musulmani), che dal 1997 boicotta le elezioni. A frenare il consenso verso il regime contribuiscono molto l’elevata corruzione, il livello dei prezzi in aumento congiuntamente alla disoccupazione che cresce. Il fallimento di ripetuti tentativi di riforma ha portato al cambiamento di numerosi primi ministri da parte del re: il più recente è avvenuto nell’ottobre 2012, con la nomina di Abdullah Ensour, che è stato tra l’altro confermato, per la prima volta nella storia del paese, dal parlamento (e non dal re) formatosi in seguito alle ultime elezioni del gennaio 2013. Dal 2016 Hani al-Mulki è primo ministro.

Tra “melting pot” e crisi dei rifugiati

Il quadro etnico è composto quasi interamente da arabi, esattamente il 95% suddivisi tra arabi palestinesi 40% e arabi giordani 55%. Il restante 5% della popolazione è formato da armeni, etnie caucasiche e dai curdi. Il quadro religioso è il seguente:

  • 92% musulmani sunniti.
  • 6% cristiani ortodossi, che fino agli anni 50 costituivano il 30% della popolazione, gradualmente diminuiti con l’arrivo di rifugiati arabi.
  • 2% Sciiti e Drusi.
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Quartieri popolari di Amman, capitale del regno di Giordania

Più di ogni altro paese arabo, la Giordania è caratterizzata dalla massiccia presenza di palestinesi, che costituiscono circa la metà della popolazione totale e influiscono sul mantenimento di un tasso di crescita demografica abbastanza alto, oltre il 2%. Dopo quasi sette anni di conflitti in Siria, la Giordania ha accolto circa 630.000 rifugiati. Tra tante e crescenti difficoltà il Regno di Giordania ha dimostrato il suo sostegno al popolo siriano e iracheno, lasciando libero accesso sul proprio territorio e offrendo assistenza e sicurezza ai rifugiati dislocati nei campo profughi a nord del paese di Zaatari, Mrajeeb al-Fhood e Azraq. Il campo di Zaatari, nel desertico governatorato di Mafraq, è diventato in poco tempo il secondo campo più grande al mondo: secondo l’UNHCR ospita 120.000 sfollati, soprattutto donne, bambini e anziani.

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I problemi sociali più gravi generati dalla presenza siriana in Giordania non sono sorti nei campi ma nelle comunità, laddove la maggior parte dei siriani ha provato a insediarsi per cercare lavoro. Per far fronte alle esigenze dei rifugiati ed evitare che la crisi siriana valichi i confini, Amman è ricorsa soprattutto agli aiuti esteri.

Il rapporto privilegiato con l’occidente e non solo.

Le relazioni estere della Giordania hanno sempre seguito una linea filo-occidentale, il paese ha stretti rapporti con Stati Uniti e Regno Unito. Le relazioni si sono raffreddate dopo la dichiarazione di non belligeranza della Giordania durante la guerra del golfo contro l’Iraq. Dopo la fine del conflitto i rapporti con l’occidente si sono ricuciti grazie all’azione del paese nella ricostruzione della pace nella regione, e ovviamente per il suo ruolo strategico.

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La Giordania occupò Gerusalemme dal 1948 al 1967. Dopo la pace del 1994 i rapporti tra i due paesi si nono riallacciati

Contribuiscono al rapporto pacifico e di amicizia con gli stati occidentali gli accordi con Israele, siglati nel 1994 che prevedono la fine delle ostilità e un trattato di non belligeranza. Sotto mediazione statunitense, la Giordania e Israele partecipano a programmi di cooperazione su tematiche come l’accesso all’acqua, la sicurezza regionale, progetti di sviluppo nella valle del Giordano, infrastrutture, commerciofinanza. Nel 1996 gli Stati Uniti hanno aggiunto la Giordania alla loro lista di maggiori alleati esterni alla NATO. L’Unione Europea e la Giordania portano avanti progetti per rafforzare i loro rapporti politici ed economici.

Il Paese è inoltre un membro attivo delle Nazioni Unite e di molte agenzie specializzate come FAO e OMS, è inoltre membro del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.

 

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Re Abdullah II di Giordania e il principe Mohammed bin Salman al Saud, principe d’Arabia Saudita

 

Anche al fine di creare un fronte di stabilità il più ampio possibile in Medio Oriente contro le minacce che giungono dal corridoio siro-iracheno, la Giordania ha tessuto rapporti privilegiati con le monarchie del Golfo, alle quali si è avvicinata dopo l’inizio delle primavere arabe. Nel 2011, la Giordania era stata invitata con il Marocco a far parte del Consiglio per la cooperazione del Golfo. Il timore che l’ondata di proteste contro i regimi giungesse anche nella penisola arabica ha portato, infatti, a un processo di rafforzamento delle identità monarchiche nel mondo arabo, in cui è stata coinvolta anche la Giordania. Il piccolo regno hashemita è, per questo, beneficiario di ingenti flussi di denaro (provenienti soprattutto dall’Arabia Saudita), destinati a contenere le proteste popolari e a gestire le ripercussioni della crisi siriana.

Fonti e Approfondimenti:

http://www.treccani.it/enciclopedia/giordania_(Atlante-Geopolitico)/

http://www.bbc.com/news/world-middle-east-14636306

http://www.lse.ac.uk/middleEastCentre/kuwait/documents/Saudi-Arabia-and-Jordan-Friends-in-adversity.pdf

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