L’Europa si difende in Olanda

Questa notte elettorale in Olanda doveva essere una notte difficile per l’Europa, una cavalcata del populista Geert Wildeers verso la carica di primo ministro, una sconfitta dei partiti di sinistra incapaci di leggere la volontà della popolazione e il primo passo della NEXIT, ma non è stata niente di tutto questo.

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I risultati, che vanno via via accertandosi con lo spoglio in corso, hanno confermato come primo partito il partito liberale (VVD) del primo ministro Mark Rutte, con 31 seggi, seguito da tre formazioni che hanno vinto 19 seggi a testa: i Cristiani democratici di Sybrand Buma, il partito per la libertà di Geert Wilders e Democratic 66, un partito centrista europeista, di Alexander Petchold.

Ecco come funziona il sistema elettorale olandese

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Altri due importanti risultati, in positivo e in negativo, sono quelli del partito dei Verdi e del Partito Laburista. I primi che inaspettatamente guadagnano 12 seggi rispetto ai 4 che avevano guadagnato alle ultime elezioni, attestandosi a 16 seggi. Il secondo invece perde sorprendentemente 29 seggi e passa da 38 seggi a solamente 9 seggi. Quella del partito di centro sinistra è una caduta totalmente inaspettata; nonostante nei sondaggi fosse in difficoltà nessuno si aspettava una disfatta tale.

Le possibili considerazioni

Questa notte elettorale è stata particolarmente utile e ci ha dato molto spunti per interpretare le elezioni francesi e tedesche, che arriveranno nei prossimi mesi, ma ci aiuta anche a vedere delle direttrici nel voto europeo: alcune nuove, altre che abbiamo già visto in altre precedenti tornate.

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Il primo dato è che il partito populista di Geert Wilders, populista anti immigrazione e anti euro, non ha sfondato, guadagnando solamente 4 seggi rispetto ai 15 che già aveva al Parlamento olandese a Le Havre. Lui si è detto molto soddisfatto, ha definito il PVV un partito vincitore e ha detto di essere pronto ad ascoltare possibili proposte di coalizione.

Molti analisti, nei giorni precedenti alle elezioni, temevano che i sondaggi stessero sottostimando il PVV, Partito della Libertà, e alla fine questo si è rivelato vero. Bisognerà capire se anche in Francia, con Marine Le Pen, e in Germania, con AFD, i sondaggi potranno funzionare allo stesso modo.

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Dall’altra parte alcuni commentatori, come Carl Bildt, hanno parlato di una “Valanga Anti Trump”, prendendo il presidente americano come incarnazione dei populismi. Secondo la mia personale opinione questo dato non ci parla di un rifiuto dei populismi. Non è possibile vedere in questo voto una totale sconfitta di Wilders, che comunque ha guadagnato 4 seggi e resterà molto presente nella vita politica olandese ed europea.

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È possibile leggere nel voto un tentativo di cercare altrove le soluzioni ai problemi del paese, non nel populismo e nella paura. In questo modo va letto l’incremento di voti dei Verdi, in un tentativo di abbracciare una nuova sinistra che si muova su nuove linee, e l’aumento dei voti dei Cristiano-democratici,  in un tentativo di ritornare da un’idea più conservatrice ma stabile di politica. Questi dati li abbiamo visti anche nelle ultime elezioni austriache e in parte nelle ultime elezioni spagnole.

È necessario sottolineare anche la perdita di voti che ha subito il partito liberale del primo ministro Rutte, ma soprattutto la debacle a cui è andato in contro il partito laburista il Pcda. Il primo ha sicuramente subito il peso del governare in un periodo molto complesso, ma anche la mancanza di carattere che a volte il primo ministro ha dimostrato ha pesato sul voto. Rutte resterà comunque un caso unico per un presidente che perde dieci seggi ed è considerato da tutti un chiaro vincitore.

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Il dato del partito laburista resta in linea con le ultime elezioni, in tutto il continente, in cui partiti di centro sinistra che si prestano a coalizioni con formazioni di centrodestra e garantiscano voti a programmi economici di austerità vengono inesorabilmente puniti nell’urna elettorale, in questo caso molto duramente. Andranno attesi i flussi nelle prossime settimane per capire come gli elettori si sono spostati, ma è impossibile non vedere una fuga di elettorato dal partito laburista verso i Verdi, i Socialisti e le formazioni minori, come Denk e il Partito degli Animali.

In tutto questo scenario è possibile analizzare anche un ultimo dato molto importante che risulta evidente dalle statistiche sulla partecipazione elettorale e sulla concentrazione del voto. Questa tornata elettorale ha visto un’affluenza all’81% e le punte più alte si sono fatte registrare nei grandi centri abitati, come Amsterdam e Rotterdam. Le città olandesi , soprattutto quelle della costa, hanno sempre rappresentato la parte più moderna, multietnica e progressista del paese e quindi hanno ampiamente pesato sul risultato finale del voto, non è un caso che il primo partito nella capitale sia stato il Partito dei Verdi.

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È possibile che questo sia un risveglio politico della popolazione urbana che nelle ultime grandi elezioni, come nel caso della Brexit, aveva preferito rimanere a casa e non votare, ma per confermare questo dato saranno necessarie ancora molte altre prove.

Le conseguenze del voto

Dopo il voto di questa notte il futuro del paese risiede nelle capacità del primo ministro Rutte di costruire una coalizione che lo appoggi. È la prima volta nella storia delle elezioni olandesi che sono necessari 4 partiti per avere una maggioranza. Buttando l’occhio alle forze in campo è possibile vedere che sono due le possibili composizioni per formare un governo, ma non sarà per nulla facile. Rutte, che ha già assicurato che non parteciperà a nessuna coalizione con Geert Wilders, infatti dovrà optare per una formazione che tenda più a destra o più a sinistra.

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L’attuale parlamento

La prima prevedrebbe la partecipazione dei Cristiani Democratici (CDA) e Cristiani Unitari (CU), che già si sono detti disponibili, il Partito dei Pensionati (50+) e dovrebbe per forza vedere la partecipazione di Democratic 66, il partito centrista che potrebbe decidere di partecipare ma in cambio vorrebbe molto potere decisionale. Questa coalizione avrebbe una maggioranza di circa 4 seggi e quindi andrebbe puntellata con degli accordi con i partiti minori, come il partito calvinista che ha 3 seggi. Il punto di debolezza sarebbe proprio quello di avere moltissimi piccoli partiti nel governo che potrebbero ricattare il primo ministro.

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La prima formula

La seconda invece prevede una formazione decisamente più allargata con la partecipazione insieme a VVP, cristiani democratici e Democratic 66 anche del Pvda e del Partito dei Verdi. Però guardando la situazione politica al Partito dei verdi, anche guardando ai risultati di oggi del Pvda,  non conviene assolutamente avvicinarsi al primo ministro Rutte, molto criticato da loro, rischiando di perdere consensi che andrebbero diretti verso il Partito della Libertà di Wilders. Proprio in questo senso è stato fatto l’appello del Partito socialista che ha chiesto di rifiutare qualsiasi alleanza. L’eventuale alleanza anche con i Verdi e i laburisti darebbe al VVP una maggioranza stabilissima di 15 seggi ma che avrebbe all’interno talmente tante posizioni politiche da essere ingestibile.

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La seconda formula

Il futuro dell’Olanda resta incerto e si compierà nelle prossime settimane, l’unico dato certo è che la prospettiva di una NEXIT è stata allontanata e che le forze europeiste si sono difese egregiamente. Vedremo che peso e che conseguenze avrà questo voto sul futuro dell’Europa.

Approfondimenti:

http://www.politico.eu/article/how-to-lose-but-win-5-takeaways-from-the-dutch-election-mark-rutte-geert-wilders/

http://nos.nl/artikel/2163332-tk17-steeds-meer-uitslagen-komen-binnen.html

http://www.politico.eu/article/dutch-election-live-blog-netherlands-mark-rutte-geert-wilders/

http://www.lemonde.fr/europe/article/2017/03/15/ce-qu-il-faut-savoir-avant-les-elections-legislatives-neerlandaises_5094557_3214.html

 

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