Alexey Navalny e la giovane opposizione russa

Navalny
@ Evgeny Feldman - Wikimedia Commons - CC BY-SA 4.0

Nell’inverno tra il 2011 e il 2012 un’ondata di manifestazioni ha agitato Mosca e altre città russe. I cittadini hanno protestato contro i brogli elettorali che avevano assicurato a Putin una nuova legislatura. Oltre a ciò, a scatenare le insurrezioni vi era l’approvazione di una serie di leggi (alcune di carattere apertamenti anticostituzionale) volte a limitare fortemente la libertà di manifestazione e di opinione.

Le forze dell’ordine hanno sciolto gran parte di queste manifestazioni ricorrendo all’uso della violenza e appellandosi all’Art. 20.2.2  del codice sugli Illeciti Amministrativi, che porta il nome di “Organizzazione della presenza contemporanea di massa o circolazione dei cittadini in luoghi pubblici che portano alla commissione dei reati relativi all ordine pubblico”: alle proteste non autorizzate segue una pena di 15 giorni di detenzione, 40 giorni di lavori socialmente utili o cinque anni di reclusione per i recidivi. Dal 2012 in poi si è irrobustita la tendenza a reprimere con sempre maggiore decisione le manifestazioni di stampo politico.

Le manifestazioni di marzo

Lo scorso 26 marzo è stata organizzata una grande manifestazione in seguito all’indagine fatta dal’Anti Corruption Foundation (FBK) di Alexey Navalny sulle proprietà che l’odierno capo del governo russo (Sergey Medvedev) possiede all’estero e che gestisce tramite intermediari. Sono stati numerosi i possedimenti resi noti dal documentario, facilmente reperibile online, il cui acquisto è stato fatto, secondo gli oppositori, grazie all’appropriazione indebita di fondi pubblici.

La protesta si è svolta in maniera piuttosto pacifica, ma è stata repressa con la solita severità, con più di 700 arresti (secondo la Odv-info, un’organizzazione indipendente che informa sui provvedimenti giudiziari per motivi politici). Fra gli arrestati spicca il famoso blogger Alexey Navalny, a cui è stata data una pena di detenzione per cinque anni, mettendo in dubbio la sua corsa alla presidenza nel 2018.

Ma chi è Navalny?

Avvocato e blogger di ideologia apertamente nazionalista, è diventato popolare dopo aver indagato sulla corruzione dell’élite putiniana e ha guadagnato sostenitori soprattutto durante le manifestazioni di piazza del 2011. Da quel momento ha dovuto affrontare numerosi problemi giudiziari. Fa parte della corrente ‘nazionaldemocratica’ inquadrabile politicamente a metà tra il populismo di centrodestra e populismo della nuova destra radicale. Ad oggi, Navalny milita nel partito populista di centrodestra “Partito Del Progresso” e in passato era stato nel partito liberale di centrosinistra “Yabloko”

Navalny è noto per aver espresso commenti xenofobi, oltre che ad aver partecipato a manifestazioni di carattere nazionalista e contro l’immigrazione clandestina, come la “marcia su Mosca” del 2011: pur essendo considerato tra i principali leader dell’opposizione, rimane dunque una figura fortemente divisiva. Il suo peso politico e la sua crescente popolarità, tuttavia, emersero alle elezioni municipali di Mosca nel 2013: con il 27% dei voti si è posizionato dietro al favorito di Putin, Sergey Sobyanin (odierno sindaco di Mosca).

Durante la manifestazione di quest’anno, la polizia ha fatto irruzione negli uffici di Fbk: tutti i presenti sono stati arrestati, documenti e computer sono stati posti sotto sequestro. Il co-fondatore della Fondazione, Leonid Volkov, potrebbe essere incriminato per “estremismo”, delitto punibile con sei anni di carcere, per la diretta streaming sul sito di Fbk delle immagini della manifestazione moscovita senza autorizzazione.

L’opposizione russa, da sempre divisiva a causa sua apparenza elitaria, e spesso di scarso appeal all’interno della società civile, ha apparentemente preso una nuova direzione. Vladimir Putin è al potere da 18 anni, durante i quali si è alternato tra la carica di presidente e quella di primo ministro. Questo significa che le persone che hanno meno di vent’anni, hanno sempre vissuto sotto il suo dominio e che i minori di trent’anni non si ricordano di un altro leader. Sembra però che la generazione putiniana ne abbia abbastanza: perché a quanto giudicare dall’età dei presenti sono stati gli studenti a riempire le piazze.

E’ stata rotta l’apparente a-politicità che ha guidato per tanti anni la popolazione russa, con la dimostrazione dell’esistenza di un’opposizione decisa, moderata e responsabile, e di come invece Cremlino tema la piazza. Questa volta hanno attivamente partecipato anche le zone remote come Barnaui, nell’Altaj e Chita, nel Transbajkal. Ciò è stato reso possibile soprattutto grazie ai canali di comunicazione usati da Navalny: i social networks nei quali gli adolescenti trascorrono gran parte del loro tempo è divenuto l’habitat perfetto per spargere il verbo.

L’immagine della Russia in subbuglio ha lasciato abbastanza perplesso il teatro internazionale. Il lunedì scorso l’Unione Europea ha invitato Mosca a rilasciare i manifestanti arrestati; L’UE ritiene che la detenzione dei manifestanti violi i diritti dei cittadini alla libertà di espressione. Anche gli Stati Uniti hanno espresso la loro solidarietà ai manifestanti, definendo i numerosi arresti come un “insulto ai valori democratici.” Inoltre, la scorsa settimana la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha richiesto alla Russia a pagare a Navalny più di £ 54.000,  come risarcimento per la violazione ripetuta del suo diritto alla libertà di espressione.

Lo scorso 30 marzo 2017 è giunto uno dei primi feedback governativi rispetto alla manifestazione: lo stesso Vladimir Putin ha dichiarato di approvare l’attenzione che è stata posta sul problema della corruzione, ma ha anche sostenuto che le manifestazioni non dovrebbero essere uno strumento di lotta politica. Egli ha ribadito che un tale comportamento è stato uno dei motivi per il colpo di stato in Ucraina, paragonando l’evento quindi all’Euromaidan. I mesi che separano il Paese dalle elezioni presidenziali del 2018 potrebbero esser fatali alla cosiddetta “democrazia controllata” che vige in Russia e smascherare un regime di fatto sempre più autoritario.

 

Fonti e approfondimenti

https://navalny.com/

https://www.theguardian.com/world/2012/feb/04/anti-putin-protests-moscow-russia

https://www.opendemocracy.net/od-russia/alexandr-litoy/guide-to-political-persecution-in-russia

http://time.com/4713352/protests-in-moscow-russia/

https://lenta.ru/news/2017/03/27/navalny_arrest/

https://lenta.ru/news/2017/03/27/espescov/

INDAGINE FBK (russo): https://www.youtube.com/watch?v=qrwlk7_GF9g&t=111s

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