La classe media nella Russia di Putin

Frutto di profonde riforme economiche e sociali e stretta in una società fortemente polarizzata, la classe media nella Russia contemporanea presenta dinamiche estranee alle classi medie dei Paesi occidentali. Attraverso una ricostruzione delle sue caratteristiche principali, emerge il ritratto di una classe sociale ancora molto precaria e mossa da forti contraddizioni.

Quando nasce la classe media russa?

Fino al 1991, in Unione Sovietica (URSS), nel contesto di un regime totalitario e in assenza di un’economia di mercato, grazie a criteri come la fascia di reddito, l’accesso a beni e risorse limitati (e di conseguenza la qualità della vita), e soprattutto l’appartenenza all’apparato burocratico-amministrativo statale, si  poteva identificare uno strato sociale “medio” che godeva di relativo benessere e stabilità economica, paragonabile in questo senso alla classe media nei sistemi politici occidentali. Fulcro di questo strato medio erano professioni legate alla formazione di capitale umano, come insegnanti, scienziati, ricercatori, personale sanitario. Queste professioni godevano di un certo prestigio ed erano pagate relativamente bene. In un certo senso, quindi, lo strato medio era il centro dello sviluppo economico e sociale dell’URSS.

In seguito all’introduzione di un’economia di mercato e al crollo del regime sovietico, la formazione di una nuova classe dirigente seguì di pari passo l’instaurazione di nuovi gruppi di interesse, basati su vecchie élite amministrative (la cosiddetta nomenklatura) e nuove élite finanziarie. Nella transizione da regimi totalitari a sistemi liberali, la formazione di questo genere di élite è generalmente molto più immediata rispetto all’organizzazione spontanea dei cittadini “dal basso” a tutela dei nuovi interessi della comunità. La riorganizzazione della società post-sovietica iniziò dunque dalla trasformazione dell’oligarchia politico-amministrativa in oligarchia amministrativo-finanziaria. Quest’ultima concesse poi parte del suo potere e delle sue risorse a manager, intellettuali, scienziati, strutture legislative e partiti rappresentati in parlamento. Nel caso della Russia, dunque, la formazione di una classe dirigente in ambito politico ed economico fu la condizione necessaria alla formazione di una classe media vera e propria.

Il crollo del potere sovietico diede una nuova autonomia ai gruppi di interesse regionali. Durante la presidenza di El’cin (1991-1999), questi gruppi approfittarono delle grandi riforme di privatizzazione per ottenere il controllo delle ricchezze nazionali e concentrarle in grandi corporazioni, creando un profondo divario socioeconomico e una distribuzione delle risorse e del reddito decisamente iniqua. La natura stessa dell’economia nazionale, inoltre, basata sullo sfruttamento delle risorse naturali del territorio (gas e petrolio in particolare), non favorì di per sé uno sviluppo florido di una classe media, bensì rinforzò la concentrazione di risorse e capitale nelle mani di grandi corporazioni. Queste costituivano a loro volta la base su cui si poggia il potere politico e amministrativo, sempre più assoggettato all’interesse dei grandi gruppi.

Sin dal suo primo mandato di Presidente della Federazione Russa (2000-2004), Putin si è dichiarato apertamente “nemico degli oligarchi e della corruzione”. In realtà, Putin non si è opposto all’intera categoria degli oligarchi in quanto manifestazione di disuguaglianza economica, bensì solo a quei singoli che intendevano usare le loro enormi risorse economiche come strumento politico per minare il potere dello Stato. Oltre a punire in maniera eclatante questi potenziali oppositori tramite espropri, arresti e incarcerazioni, Putin ha dedicato quindi il suo primo mandato a una sostanziale “re-statalizzazione” delle principali risorse naturali ed economiche del Paese, portando in via ufficiosa sotto il controllo statale molte grandi corporazioni. Questo nuovo “capitalismo statale”, come è stato da alcuni definito, ha favorito una generale stabilizzazione dell’economia del Paese e un rafforzamento del potere centrale a discapito dell’autonomia regionale.

Il passaggio del testimone da El’cin (sullo sfondo) a Putin. Wikimedia Commons

La montagna russa della diseguaglianza

A seguito di un percorso culturale particolare, la classe media russa contemporanea presenta molte differenze rispetto alla classe media Occidentale. Istruzione superiore o specializzata, entrate mensili pro-capite maggiori o uguali alla media nazionale, un impiego da professionista e la piena auto-identificazione come membro della classe media: secondo questi criteri, nel 2014 la classe media russa includeva circa il 40-42% della popolazione. Si possono quindi distinguere due insiemi parzialmente sovrapposti: un nucleo stabile e una periferia.

Il nucleo consiste quasi totalmente in imprenditori e “colletti bianchi” impiegati nel settore terziario dell’economia (ossia il settore che produce e fornisce servizi). A questo nucleo appartiene il 16% della popolazione russa complessiva: caratteristiche di questo nucleo sono un livello di istruzione e di stabilità socioeconomica molto alto. Infatti, secondo i dati, questa porzione di popolazione si è mantenuta saldamente entro questi criteri dal 2000 in poi, senza risentire troppo dell’andamento irregolare della situazione socioeconomica russa.

La classe media periferica invece è composta da professionisti il cui livello d’istruzione è generalmente inferiore a quello degli appartenenti al nucleo, e le cui condizioni socioeconomiche sono più sensibili agli sbalzi economici nazionali. La cosiddetta periferia costituisce la maggior parte della classe media russa, ammontando al 26% della popolazione totale.

Il settore terziario è generalmente considerato il bacino di appartenenza della classe media. Dati recenti hanno dimostrato che la percentuale di impiegati nel terziario in Russia si aggira intorno al 25% della popolazione, mentre in Europa occidentale varia generalmente dal 35 al 40%. Ciò indica che la classe media russa è ancora potenzialmente in via di sviluppo, e che si trova in una fase storica diversa rispetto alla classe media europea, paragonabile al periodo di tardo sviluppo industriale che l’Europa occidentale ha vissuto fra il 1960 e il 1980.

Il coefficiente di Gini serve a misurare la disuguaglianza nella distribuzione del reddito di un Paese. Osservando i dati relativi al periodo 2000-2015 nella Federazione Russa, l’andamento risulta non essere lineare: dopo un picco di disuguaglianza fra il 2003 e il 2006, osserviamo un progressivo calo dal 2008 in poi. Tuttavia, la disuguaglianza rimane piuttosto marcata nell’arco dei quindici anni, mantenendo valori leggermente superiori agli standard occidentali.

Andamento del coefficiente di GINI dal 2000 al 2015 © World Bank

La compressione forzata della popolazione di mezzo

Questi dati sulla variazione di disuguaglianza sono coerenti con l’operato di Putin dal 2000 in poi. Durante il suo primo mandato, infatti, Putin ha rafforzato la nomenklatura e ha statalizzato ufficiosamente le risorse economiche, favorendo una piccola percentuale di privati vicini al Cremlino (ma ufficialmente esterni alla politica). Una politica che ha ridotto il margine di sviluppo progressivo della classe media: al pari degli oligarchi di El’cin, Putin ha rafforzato un gruppo di ricchissimi assoggettati al controllo centrale, i quali hanno frenato inevitabilmente lo sviluppo della classe media. A partire dal 2008, tuttavia, una graduale diminuzione del divario nella distribuzione del reddito – dovuto alla parziale crescita economica data in larga parte dall’aumento dei prezzi del petrolio – ha permesso al nucleo della classe media di consolidare la propria posizione. In ogni caso, la struttura sociale russa è ancora lontana dal modello “40-40-20”, tipicamente europeo, secondo cui il 40% del reddito viene distribuito entro le classi più alte, il 40% entro la classe media e il restante 20% rimane agli strati più bassi. La Russia, infatti, rimane più polarizzata, mostrando un modello “50-35-15”.

Limitarsi a osservare la riduzione della disuguaglianza nella distribuzione del reddito potrebbe suggerire un quadro ben più roseo di quanto non siano i reali cambiamenti avvenuti nella condizione della classe media. Definendo l’acquisto di beni di lusso, l’aumento del livello di istruzione, il miglioramento delle condizioni della propria casa, e l’avvio di un’attività in proprio come indici per categorizzare la classe media russa, un recente studio ha evidenziato che i cittadini russi raggiungevano questi obiettivi più facilmente nel 2003 che nel 2014. Perché?

Innanzitutto, è necessario tenere in considerazione la situazione politica della Russia in entrambi i periodi storici. Nel 2003, gli esponenti della classe media potevano infatti godere di una nuova stabilità politico-economica che andava lentamente consolidandosi, e di un generale attenuamento delle sregolate politiche di privatizzazione degli anni precedenti a favore di un ambiente economico liberale – ma con un’ingerenza (più o meno legittima) statale tesa a evitare pericolose polarizzazioni. Nel 2014, invece, il capitalismo di Stato era ormai consolidato, dando maggiore stabilità al nucleo della classe media, ma togliendo dinamicità al mercato del lavoro. Quello che questi dati mostrano non è tanto un minore benessere generale della classe media, quanto la scarsa possibilità di un’ulteriore crescita: con il progressivo consolidarsi del potere centrale, in questi undici anni si è sensibilmente ridotta la mobilità sociale. L’economia russa è basata sullo sfruttamento delle risorse naturali – gestite tramite grandi corporazioni – e dunque fortemente orientata alla rendita, e alla concentrazione del profitto. Per questo motivo, non è caratterizzata da investimenti a lungo termine e da politiche che favoriscano una maggiore mobilità sociale e occupazionale.

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La sede principale dell’azienda Gazprom a Mosca. Wikimedia Commons

La classe media non gode della sicurezza sufficiente a muoversi liberamente nel mercato del lavoro e a investire nella propria formazione. Vi è anzi la tendenza a mettere da parte i propri risparmi per creare fondi pensione privati, in modo da assicurarsi una prospettiva di vita dignitosa dopo la fine della carriera lavorativa. A far crescere la tensione sociale è sicuramente l’assenza di strategie finanziarie efficaci che prevengano la svalutazione dei risparmi, i recenti tagli al sistema di previdenza sociale (coronati dall’aumento dell’età pensionabile nel 2018) e l’instabilità generale del sistema bancario russo. In merito a ciò, la classe media condivide un approccio prevalentemente pragmatico alla politica. La grande maggioranza dei suoi membri respinge istanze estremiste (vicine, ad esempio, al populismo anti-corruzione di Navalniy), e predilige la certezza di una stabilità economica che l’opposizione anti-sistema non potrebbe al momento garantire.

 

Un fiore che sta per sbocciare?

La classe media russa è dunque il frutto non ancora maturo delle politiche economiche degli ultimi vent’anni, influenzate dalla corruzione radicata nel sistema politico ed economico russo, e dal profondo divario socioeconomico creatosi dopo il crollo dell’URSS – a cui non è ancora stato posto un freno sostanziale.

La classe media risulta quindi densa di contraddizioni e mossa da forze opposte, senza una vera identità indipendente. Come risultato del percorso che ha portato alla sua formazione, questa classe si trova in una fase storica diversa rispetto alle classi medie dei Paesi Occidentali, delle quali non condivide pienamente le caratteristiche sostanziali. Nonostante i momenti di consolidamento e stabilizzazione economica che ha attraversato negli ultimi anni, è ancora un gruppo sociale incerto e precario sia a livello economico che a livello ideologico. Un gruppo reso immobile da una società ancora troppo polarizzata, in cui gli interessi della classe media non sono mai stati l’obiettivo principale delle policy governative.

Fonti e approfondimenti

Gorshkov, The Middle Class as the Reflection of the Economic and Sociocultural Model of Russia’s Development Today, Russian Social Science Review, 2016

Lepekhin, Stratification in Present-Day Russia and the New Middle Class, Sociological Research, 2014

Milanovic, Global Inequality, The Belknap Press of Harvard University, 2016

Remington, The Russian Middle Class as a Policy Objective, Post-Soviet Affairs, 2013

Sibirskaya, O. Khokhlova, N. Eldyaeva, O. Lebedinskaya, Statistical Evaluation of Middle Class in Russia, Mediterranean Journal of Social Sciences, 2015 http://www.mcser.org/journal/index.php/mjss/article/viewFile/6800/6509

Tikhonova, Characteristics of the Status Identity and Consumption of the Middle Class, Russian Social Science Review, 2016

GINI Index by World Bank

http://www.insor-russia.ru/en/_news/analytics/259

https://themoscowtimes.com/articles/how-the-middle-class-will-democratize-russia-11771

https://www.theglobalist.com/is-there-a-russian-middle-class/

https://lospiegone.com/2017/04/01/navalny-e-la-giovane-opposizione-russa/

Foto di copertina © Nikolay Vorobyev

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