Il sultano e le formiche: la rinascita di Mosca

Foto di Tsy1980 - Wikimedia - CC BY-SA 4.0

Con più di dodici milioni di abitanti (quasi diciotto milioni, se si conta l’intera oblast’) Mosca è la megalopoli più popolosa d’Europa, superando Istanbul, Londra e Parigi. Tuttavia, a differenza di queste ultime città, la sua importanza strategica, economica e simbolica e la sua densità abitativa sono relativamente recenti.

Mosca nella Storia

Nella Rus’ di Kiev di epoca medievale,  Mosca era un piccolo e insignificante insediamento rurale. Il vicino principato di Suzdal’-Vladimir, a poche centinaia di chilometri da Mosca, era il centro nevralgico dell’area occidentale della Rus’ e Mosca era uno dei suoi avamposti. Nel XIII secolo la Rus’ di Kiev andò incontro a una graduale dissoluzione, a causa delle invasioni delle popolazioni tataro-mongole. In questo contesto, Mosca potè godere di una serie di circostanze fortuite che, insieme all’abilità strategica degli uomini di potere di allora, trasformarono il piccolo villaggio in un potente principato chiamato Moscovia, che poco a poco conquistò l’egemonia nel territorio. Da quel momento in poi, lungo tutto il medioevo fino ad arrivare all’età moderna, l’ascesa di Moscovia sarà pressoché inarrestabile, così come il progressivo irrigidimento in senso autoritarista della sua forma di governo. 

Nel 1721 Pietro il Grande fondò lo zarato russo, annettendo nuovi territori all’ex principato di Moscovia e sciogliendone gli organi collegiali per creare una monarchia assoluta e consolidare la propria autocrazia. La capitale fu trasferita a San Pietroburgo, di cui lo stesso Pietro aveva ordinato la costruzione sul Golfo di Finlandia per ragioni strategiche. Tuttavia, nonostante il trasferimento in toto della corte zarista e degli organi di potere a San Pietroburgo, Pietro il Grande non trascurò Mosca durante il suo regno. La città ricominciò ben presto a ospitare una fervida vita culturale – anche grazie alla fondazione dell’Università Statale ad opera dello scienziato Mikhail Lomonosov, di cui oggi l’ateneo prende il nome – e ai continui e ricchi scambi con la nuova capitale imperiale. 

Mosca rimase inoltre il centro della crescente produzione industriale e vide un forte incremento nella densità di popolazione. Proprio grazie a questo intenso sviluppo, nel corso del XIX secolo nacquero a Mosca alcune formazioni rivoluzionarie di operai che diedero inizio a un’infuocata serie di scioperi e tumulti. Infatti, se San Pietroburgo ospitò la rivoluzione del 1905 (repressa nel sangue) e quella del 1917, Mosca non rimase certo estranea a queste dinamiche e, anzi, fu essa stessa coacervo delle nuove istanze socialiste. Una volta al potere, poi, Vladimir Lenin spostò la capitale sovietica nuovamente a Mosca, allo scopo di scongiurare invasioni e ingerenze dall’esterno vista la posizione strategica quanto esposta di San Pietroburgo.

Durante il periodo post-rivoluzionario, Mosca sperimentò una seconda fase di rapido sviluppo industriale che condusse a sua volta a una maggiore crescita demografica, causando una problematica sovrappopolazione. La città era ancora piuttosto arretrata e le politiche e i piani economico-urbanistici dell’Unione Sovietica non erano in grado di soddisfare le esigenze di una popolazione in crescita e in condizioni molto precarie.

Questa situazione fu calmierata nel secondo dopoguerra, con i piani abitativi e infrastrutturali di Nikita Khrushchev che cambiarono radicalmente il volto della città. Furono demolite le vecchie abitazioni in legno ed eretti interi quartieri residenziali di cosiddette Khrushchevki. Grazie a questi condomini a più piani, di costruzione veloce ed economica, fu possibile allentare la pressione del rapido incremento della popolazione e migliorare significativamente un aspetto della qualità della vita degli abitanti della capitale. Mosca si espanse dunque con grandi aree residenziali. Le Olimpiadi estive del 1980 contribuirono all’ammodernamento infrastrutturale della città, senza tuttavia incidere sulla qualità della vita di una popolazione che stava attraversando il cosiddetto periodo di “stagnazione” economica.

Mosca oggi

La storia di Mosca e della Russia post-sovietica sono saldamente intrecciate: mentre San Pietroburgo è rimasta cristallizzata come capitale della cultura, senza istituzioni di punta né complessi finanziari e industriali importanti, negli ultimi trent’anni Mosca è tornata protagonista della vita politica. È a Mosca che ha avuto luogo il colpo di stato con cui Boris El’cin salì al potere nel 1991, dopo che l’ex segretario del PCUS Mikhail Gorbachev aveva dichiarato il crollo dell’URSS. Durante i “selvaggi anni Novanta”, Mosca è stata al centro delle politiche di liberalizzazione e privatizzazione sfrenata delle imprese statali. Qui si sono concentrate le attività della nuova economia di mercato, insieme a un notevole flusso di investimenti esteri. 

Questo balzo in avanti si è riflettuto anche sull’assetto urbano della città, che è stata “tirata a lucido”, per così dire. Chiese ed edifici storici sono stati recuperati e restaurati, la rete di trasporti pubblici è stata potenziata fino a raggiungere collegamenti capillari e un alto grado di efficienza. Le università e i centri di ricerca si sono moltiplicati. In particolare, grazie al maxi pacchetto di riforme economiche dell’allora vice primo ministro Egor Gaidar, nel 1992 venne fondata la National Research University Higher School of Economics, specializzata nelle scienze sociali ed economiche al fine di creare un moderno ed efficiente polo di analisi, ricerca e sviluppo della nuova economia di mercato.

Il simbolo principale della rinascita di Mosca è il business centre di Moskva-siti, un complesso di grattacieli dall’architettura avveniristica sorto nel 1995 nel pieno centro di Mosca, a ricalcare il concetto della city di Londra. Qui hanno sede gli uffici delle grandi aziende russe. Infatti, anche se  Mosca rimane il principale polo industriale della Russia, il settore manifatturiero ha visto un rapido declino a partire dagli anni Novanta, lasciando spazio alla crescita del settore energetico, dei servizi e della finanza. 

Con la salita al potere di Vladimir Putin negli anni Duemila, Mosca ha anche investito nella valorizzazione di siti storici, come il parco dell’esposizione universale VDNKh e il mausoleo di Lenin in Piazza Rossa, coerentemente con le politiche putiniane di sistematico recupero e re-interpretazione del passato sovietico.

Il “cantiere perenne” e il modello di sviluppo neoliberale

Da grigia città sovietica, Mosca si è trasformata in meno di trent’anni in una moderna megalopoli adatta alle esigenze di svago e, soprattutto, di consumo dei suoi abitanti. Con la sua ricchissima offerta culturale, la sua vivace e avanguardistica industria creativa e i suoi parchi (Mosca è la città più verde d’Europa), la capitale russa è diventata infine “una città confortevole in cui vivere”, per usare le parole del suo sindaco Sergey Sobyanin.

La trasformazione moscovita però non ha sempre avuto il comfort degli abitanti come obiettivo principale. La prima fase della “rinascita”, all’inizio degli anni Novanta, ha insistito sulla creazione di un’immagine di Mosca come “città globale”, in parallelo con la sfrenata liberalizzazione dell’economia. La costruzione di moderni grattacieli e l’istituzione di grandi centri di commercio e finanza furono le priorità di questo periodo ed ebbero forte valore simbolico e dimostrativo di un’economia moderna, globale e in crescita. 

Tuttavia, un approccio del genere allo sviluppo urbano non avrebbe considerato le necessità di svago e consumo di una classe media in crescita, secondo il modello di avanzamento delle megalopoli occidentali. Pertanto, di pari passo con lo sviluppo di una “città globale”, dal 2010  il sindaco Sobyanin ha promosso la creazione di una città “a misura d’uomo”, con nuovi piani urbanistici rivolti al miglioramento della qualità della vita degli abitanti ispirati alle grandi metropoli globali. Sono state così riqualificate ampie porzioni di spazio pubblico, con la conseguenza di un’imponente gentrificazione di aree precedentemente abbandonate o degradate.

Queste evoluzioni e cambi di priorità riflettono uno sviluppo urbano di stampo prettamente neoliberale. Le politiche di rinnovamento di Mosca sono state orientate, in un primo momento, alla creazione di una “megacity” e alla soddisfazione delle esigenze dei suoi oligarchi, i nuovi ricchi della liberalizzazione economica. In seguito, si è dato ascolto alle nuove esigenze della classe media urbana, dopo la violenta transizione economica in senso capitalista del Paese e il generale miglioramento delle condizioni socio-economiche della popolazione. 

Inoltre, la maggiore attenzione alla vivibilità dell’ambiente urbano da parte dell’amministrazione moscovita ha avuto l’ulteriore scopo di trattenere i propri abitanti – e, dunque, il proprio capitale – nel difficile periodo che ha seguito la crisi economico-finanziaria del 2008. Questi cambiamenti non sono indice di una radicale inversione di rotta,  al contrario: riflettono le contraddizioni delle politiche neoliberiste e rappresentano una risposta obbligata ai cambiamenti economici, politici e sociali avvenuti in Russia e nella sua capitale.

 

Fonti e approfondimenti

Encyclopedia Britannica – Moscow.

Mirjam Büdenbender and Daniela Zupan, The Evolution of Neoliberal Urbanism in Moscow, 1992–2015, Antipode, Volume49, Issue2, March 2017.

Vladimir Kolossov and John O’Loughlin, How Moscow is becoming a capital mega-city, International Social Science Journal, Volume56, Issue181, September 2004.

 

Editing a cura di Elena Noventa

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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