Perché anche comunisti (e immigrati) votano Marine Le Pen?

L’anno politico che si andrà a concludere con le elezioni presidenziali francesi, e con quelle federali tedesche, ha messo a dura prova la tenuta dei partiti tradizionali europei (e non). Dopo l’ascesa alla Casa Bianca di Donald Trump, il fenomeno politico più rilevante nel panorama dei movimenti populisti è senza dubbio il francese Front National della “figlia d’arte” di Jean-Marie Le Pen, Marine. 

Dato senza speranza dai sondaggisti fino a pochi mesi fa, infatti, il partito nazionalista francese si trova ora testa a testa (almeno al primo turno) con un altro outsiderEmmanuel Macron, fondatore nell’aprile del 2016 del partito progressista d’ispirazione liberale En Marche!

Nonostante la vittoria del Front National al ballottaggio sembra essere da escludere (qualunque sia l’avversario), nelle ultime settimane il potenziale elettorato di Marine Le Pen è cresciuto e si è ramificato, arrivando a includere un ampio strato di popolazione difficilmente inquadrabile nell’ideologia nazional-populista che questo partito propugna: ex comunisti e immigrati su tutti.

Grafico elezioni Francia intenzioni di voto

I NUMERI DI IMMIGRATI E COMUNISTI PRO LE PEN:

GLI IMMIGRATI

Stando al quotidiano cattolico La Croix, infatti, sono sempre di più gli immigrati di seconda e terza generazione che voteranno Le Pen, così come faranno diversi ex comunisti.

Il fenomeno, del resto, si era già palesato nella tornata elettorale del 2015: anche se si trattava ‘solo’ di elezioni regionali, il il 22% dei cittadini francesi di origine araba aveva dato il proprio voto al Front National. 

I numeri sulle intenzioni di voto per le presidenziali di aprile sono ancora più inquietanti secondo La Croix. La percentuale di immigrati fedeli alla Le Pen oscillerebbe tra il 26% e il 37%, di cui il 22% sarebbe di fede islamica e in più praticante. Il dato è impressionante se si considera che nel 2002, quando fu Jean Marie Le Pen a sfiorare l’Eliseo, i sostenitori del Fn provenienti da paesi arabi e africani si attestarono solamente attorno all’8%.

Il merito di ciò va attribuito sicuramente a Marine Le Pen, capace, in questi ultimi anni, di distinguere nei suoi discorsi politici l’Islam dall’islamismo, così come gli immigrati dal fenomeno globale dell’immigrazione. Una retorica politica che, anche se strumentale,sembra essersi evoluta nel senso di una difesa di musulmani e di figli di immigrati, con la proposta di un nuovo modello assimilativo ‘alla francese ’ per cui ogni straniero deve mettere in secondo piano (non rinunciandovi, ma postponendole) le proprie origini e tradizioni. Chiaramente a beneficio di quelle transalpine. Insomma:un colpo al cerchio degli immigrati con diritto di voto e uno alla botte di coloro che“non sono razzista, ma..”.

Immagine in evidenza

IL VOTO OPERAIO

Se i numeri sugli immigrati sono una novità, quelli che riguardano lo slittamento del voto a destra tra i settori più popolari sono ormai una costante.

Il fenomeno, che abbraccia molti paesi europei, è imputabile a un graduale allontanamento di partiti socialisti e comunisti dai temi classici della sinistra popolare: dalla difesa del lavoro alla redistribuzione della ricchezza, passando per la lotta alla povertà più estrema, queste istanze sembrano ormai essere a esclusivo appannaggio dei movimenti radicali di destra. Almeno per quanto concerne i partiti di matrice parlamentare.

Il caso francese, in questo panorama, fa scuola: Hollande, ex leader del Partito Socialista e vincitore alle elezioni presidenziali del 2012 grazie alla promessa di una linea dura contro l’austerity, lascia l’Eliseo senza nemmeno ripresentarsi alle elezioni, dopo aver cercato di rendere più flessibile il mercato del lavoro con la Loi Travail in perfetto stile Renzi.

Ma, in realtà, già dagli anni ’80 la sinistra francese si è mossa verso il liberismo,imponendo una politica di rigore proprio sotto i colori socialisti del governo Mitterand, e sostituendo la questione sociale con l’antirazzismo.

 La figura dell’immigrato ha sostituito a sinistra la figura dell’operaio. Ma la maggior parte degli operai in Francia non sono immigrati. La carta della povertà ci rivela che l’80% dei poveri non vivono nelle banlieues, ma nei pavillon e nelle zone rurali. 

È proprio in questo vuoto politico che il Front National si è inserito, appropriandosi in maniera quasi esclusiva di temi inerenti la disuguaglianza sociale,la difesa dei diritti economici dei francesi e la nazionalizzazione delle imprese.In questo modo è riuscita ad accaparrarsi tanto i i voti degli operai delle fabbriche quanto quelli dei vecchi minatori delle regioni del nord.

Se Jean-Marie Le Pen, però, faceva dell’antisemitismo la sua bandiera, dopo la debacle delle presidenziali e delle legislative del 2007, la rotta, con Marine, è cambiata in modo significativo. Espulso il padre dal partito a causa delle continue rivendicazioni negazioniste e antisemite, e vinta la battaglia intestina con la nipote Marion, Marine ha saputo portare avanti un importante rinnovamento generazionale, oltreché un adattamento ideologico.

La sua politica di dédiabolisation, ovvero di allontanamento, ha portato Marine a imporsi come uno dei protagonisti della vita politica francese. Nonostante un inizio difficile (alle elezioni per l’Assemblea nazionale del 2012 il Front National ottenne solo due seggi con il 13,6%) la Le Pen è riuscita a portare il suo partito ai massimi splendori, diventando la prima forza politica del Paese alle regionali del 2015 grazie al 27,73% dei suffragi espressi.

Marine Le Pen

CONSIDERAZIONI A MARGINE

Il caso francese ci aiuta a chiarire le idee sulla transizione politico-sociale che stiamo attraversando. I valori e gli schemi del recente passato non sono più applicabili, così come la tradizionale dicotomia destra-sinistra appare superata in favore di una contrapposizione tra popolo ed elites, tra globalizzazione e localismo, tra una società aperta e una società chiusa. 

Lo scontro tra opposte visioni rende più sfocate le categorie passate, permettendo alleanze tra antagonisti storici in favore del mantenimento dello status quo o in difesa di diritti universali. 

A soffrire di più questa mutazione sono stati senza dubbio i partiti di sinistra: socialisti e comunisti stanno pian piano sparendo dai parlamenti in favore di partiti populisti di ogni tipo. Il dibattito sulle conseguenze della globalizzazione, con il problema migranti in testa, ha creato una grande frattura che vede, da una parte, i progressisti come Renzi fallire a causa di un governo che perde il contatto la propria base, e,dall’altra, i movimenti anti-establishment come Syriza e Podemos, incapaci di superare lo scetticismo dei moderati. 

Anche il discorso economico che un tempo riuniva tutti sotto l’ombrello delle statalizzazioni ha finito per essere fatto proprio dall’ultradestra, come il programma di Marine Le Pen fa notare chiaramente.

E così destra e populisti garantiscono protezione, economica quanto sociale, mentre la sinistra si spacca e sembra non avere più niente da offrire al suo vecchio (e nuovo) elettorato. E il Front National è il primo partito di Francia. 

FONTI:

https://jean-jaures.org/nos-productions/macron-hamon-quelles-bases-electorales

http://www.la-croix.com/France/Politique/Presidentielle-2017-bataille-pour-conquete-vote-populaire-2017-02-02-1200822013

http://www.repubblica.it/esteri/2017/03/04/news/tour_de_france_elezioni_francesi_florange-159702142/

View story at Medium.com

http://www.ilfoglio.it/articoli/2012/04/24/news/in-francia-il-voto-operaio-e-di-destra-60215/

 

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