Macron vince, l’Europa festeggia

Emmanuel Macron ha dominato il secondo turno delle elezioni presidenziali francesi su Marine Le Pen. Il leader di En Marche sembra attestarsi intorno al 65,5% mentre la leader del Front National si è fermata al 35,5. Il dato dell’astensione si è attestato al 25,3% è il più alto in un secondo turno in Francia dal 1969.

Tutta l’Europa ha tenuto il fiato sospeso dopo il primo turno di 2 settimane fa, dove Macron aveva vinto con un margine che non era del tutto rassicurante. I grandi esclusi dal ballottaggio( Fillon, Hamon e Melenchon) hanno dovuto decidere il voto e mentre i primi due hanno scelto di dare un’indicazione di nuovi

L’astensione

Il primo dato da analizzare in questa elezione è l’astensione. Il dubbio che si sussurrava nei corridoi di En Marche e nelle cancellerie di tutta Europa riguardava gli elettori di Melenchon e di Fillon. Dopo un primo turno che ha dimostrato che il legame con i partiti è saltato, come anche l’appartenenza ideologica, nessuno era certo che i classici elettori di estrema sinistra non venissero convinti dalla campagna anti-globalizzazione che la candidata del Front National ha messo in piedi.

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Il dato dell’astensione alto, che si è visto già dalle 12.00, ha subito fatto capire che una buona parte dell’elettorato insoddisfatta da ambedue i candidati ha deciso di non andare a votare, dato che si è capito da anche un numero di schede bianche abbastanza alto.

 

il Front National ha tradito Marine Le Pen

Marine Le Pen ha messo chiaramente in luce che qualsiasi cosa avesse fatto il nome e la storia del suo partito la avrebbe condannata alla sconfitta. Questo problema era chiaro alla leader del Front National già da molto tempo ed è per questo che l’atto dopo il primo turno era stato quello di lasciare la presidenza del partito, per lasciarla al suo vicepresidente. Questo avrebbe dovuto mostrare all’elettorato che lei sarebbe stata il presidente di tutti, ma non è servito.

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Dopo aver visto i sondaggi successivi all’abbandono, nessuno nella dirigenza si era illuso che questa scelta avrebbe aperto le porte dell’Eliseo ed è per questo che nella seconda settimana si era di nuovo puntato sulla tattica tipica del Front National: l’aggressione a spada tratta sui temi sacri del partito (patria, chiesa e famiglia). L’atteggiamento aggressivo nel dibattito era figlio di un’idea vecchia di Front National, volta a rafforzare il movimento interno più che puntare alla presidenza. La scelta del luogo del quartier generale va in questo senso, un piccolo castello nobile in un bellissimo bosco, non proprio il luogo giusto per radunare una folla enorme per festeggiare la presidenza.

Se si guarda la mappa del voto Marine Le Pen è stata tradita da tutte le sue roccaforti tranne pochissime eccezioni come la regione di Calais, il suo santuario e forse la zona che si percepisce più colpita dall’immigrazione. Anche in queste regioni comunque ha tenuto il fortino solo di una manciata di voti, che con lo scrutinio ancora in corso potrebbero anche cadere.

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Tutto sembra però proiettato verso le prossime elezioni. Il discorso di sconfitta ci ha detto molto delle velleità di Marine Le Pen di scommettere sul fallimento di Macron. La leader del Front National però sa che finché il partito avrà quel nome e sarà identificato con la figura del padre Jean Marie, non sarà possibile arrivare all’Eliseo. Per questo Marin Le Pen dal palco della sconfitta ha chiesto un nuova costituente del partito, e il suo vice non ha escluso un cambio del nome e dei vertici. Questo potrebbe significare che tra 5 anni sarà la nipote, Marion Maréchal-Le Pen, con un partito dal nome e dal retaggio più moderato a correre alle presidenziali

 

Il significato del voto per la Francia e per l’Europa

Il dato certo questa sera è che Emmanuel Macron ha sorpreso tutti e aperto una nuova fase della politica francese, anche se ancora non sappiamo quale stabilità avrà questo esperimento.

Nessuno ha mai fatto qualcosa di simile in Francia cioè: creare un partito a un anno dalle elezioni e riuscire a vincere le presidenziali. La prima prova per il giovanissimo presidente saranno le legislative nelle quali dovrà riuscire a trovarsi una maggioranza e ancor prima dovrà costruire un governo rispettando tutti i grandi elettori che hanno sostenuto il suo nome, come il centrista François Bayrou o la socialista Ségolène Royale.

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Di sicuro ha creato una nuova idea di politica e una nuova idea di politico. Gli va riconosciuto come sia stato l’unico negli ultimi anni ad essere riuscito a vincere senza rincorrere i populisti sui loro temi, anzi costringendo i populisti ad inseguirlo sui propri, e soprattutto è stato il primo a vincere stringendosi al collo la bandiera dell’Europa, criticandola il giusto ma elevandola allo stesso tempo. Il giovane ex ministro dell’Economia ha inoltre distrutto un sistema partitico, adesso sarà necessario capire cosa faranno i vecchi partiti, in particolare quello socialista.

Adesso Macron dovrà dare le risposte che ha promesso ai francesi e dovrà riportare speranza e questioni all’interno dell’Unione stessa. La fiducia nel paese gli è arrivata da tutte le parti e dovrà ripagare l’investimento che i francesi hanno fatto su di lui. Guardando la mappa del voto, a differenza della Le Pen, è stato insignito di una volontà popolare ovunque quindi sia dagli operai del Nord, che hanno votato Melenchon, sia dagli immigrati delle Banlieue e adesso è a loro che deve una risposta efficace ai problemi francesi di cui molto si è parlato.

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Dal punto di vista dell’Europa il messaggio che è passato è stato chiaro: in Europa, in questo momento storico, i populismi hanno un tetto massimo di espansione oltre il quale non riescono ad andare. I patti repubblicani, cioè gli accordi della forze pro-sistema, ancora funzionano nel vecchio continente e tengono ancora a bada forze sovversive dell’ordine costituito.

Adesso però viene chiesto a Macron di avere il coraggio di andare a Bruxelles e di proporre le idee coraggiose che ci ha mostrato su questo campo in campagna elettorale. Deve quindi trovare degli alleati per cercare di creare un Ministro dell’Economia Europeo, di un esercito europeo e portare l’Europa nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

La responsabilità di Macron e dell’Europa

Macron ha raggiunto una grande vittoria, ma dopo aver finito i festeggiamenti dovrà riuscire a risolvere i problemi e mettersi in gioco seriamente. Il rischio se dovesse terminare la propria presidenza ricalcando il mandato di Francois Hollande, che si è rivelato una totale disfatta, sarebbe quello di consegnare il paese alle forze populiste che sarebbe l’unica risposta anche logica, dopo il fallimento di ogni realtà di sistema.

La stessa responsabilità è sulle spalle dell’Unione Europea. Questo è il momento per fare quel salto di qualità nell’integrazione e nelle decisioni che deve portare ad uno sviluppo altrimenti il rischio è che non vi sarà una nuova opportunità tra 5 anni per ricostruire.

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