Le anime in lotta nel Partito Democratico

Il 9 ottobre sarà il 50esimo anniversario dalla morte di Che Guevara, in molti paesi del globo vi saranno manifestazioni e commemorazioni organizzate da partiti di sinistra. Negli Stati Uniti la domanda che molti si sono fatti è: il Partito Democratico come reagirà? Come si schiererà? Questa domanda non ha un reale peso nella politica americana ma dirà molto di quale strada avrà scelto il partito di opposizione a Trump. Il partito che è stato di Obama e di Carter agirà da partito socialista o manterrà sulle sue posizioni classiche?

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Le anime del partito in questo momento sono in lotta all’interno della trincea che stanno costruendo per cercare di arginare Trump, e molto della futura presidenza dipenderà da questo scontro.

Negli ultimi 9 mesi molto è cambiato nelle gerarchie del Partito Democratico e il confronto tra la sinistra e l’establishment democratico è arrivato a picchi importanti in varie occasioni. Dopo la sconfitta di Hillary Clinton alle ultime elezioni, il partito progressista ha abbassato la testa e ha lasciato la scena alle uniche personalità che sono uscite rafforzate dalla campagna come Elizabeth Warren e Bernie Sanders, due interpreti del futuro del Partito. Questi due personaggi hanno guidato la campagna contro il muslim-ban e i vari tentativi di Trump di eliminare l’Obamacare.

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da sinistra: Keith Ellison e Thomas Perez


Durante questi 8 mesi l’evento principale che si è svolto a livello nazionale è stata l’elezione del nuovo segretario del partito Democratico.
Questo ruolo nei partiti americani è sicuramente secondario ma la scelta aveva peso proprio per la lotta tra le due anime della compagine progressista. Il candidato di esperienza, sponsorizzato da Obama e Biden, era Thomas Perez. Perez è sempre stato un personaggio minore dei governi dell’ex presidente democratico: ha ricoperto il ruolo di segretario al Lavoro ma senza mai diventare un protagonista. Lo sfidante della sinistra radicale era Keith Ellison, un giovane deputato islamico del Minnesota fortemente appoggiato da Bernie Sanders, Elizabeth Warren e Robert Reich. Dopo varie votazioni incerte Perez è stato eletto, ma per placare immediatamente le proteste ha proposto Ellison come suo vice iniziando immediatamente un riavvicinamento all’interno del partito.

Il Tribalismo Democratico

L’elezione del segretario del partito non è finita in un bagno di sangue grazie all’intervento di personalità illuminate, ma in altri luoghi lo scontro non è stato così mitigato. Alcuni opinionisti hanno dato una definizione di questo atteggiamento da guerra aperta: tribalismo democratico. La lotta si consuma a tutti i livelli della politica del paese (dalle elezioni municipali di Arlington in West Virginia fino alla Convention democratica). La parola tribù è perfetta in questo caso in cui ogni piccolo leader di partito ha creato la sua cerchia e ha aperto il confronto con gli altri creando un grande caos. Sicuramente le piccole televisioni radicali di sinistra come TYT, The Young Turks, non aiutano creando ancora più attrito.

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Per spiegare quali sono le posizioni all’interno del partito basta riprendere un titolo del New York Times dell’11 giugno “The Base Wants It All. The Party Wants to Win“.
La frase esprime facilmente il concetto che molti sussurrano all’interno del partito: l’establishment democratico, e in particolare i luogotenenti di Hillary Clinton, sono concentrati nelle strategie per cercare di sconfiggere Trump, mentre invece la sinistra democratica, rinforzata anche dai fuoriusciti dei partiti minori, spinge su tre argomenti fondamentali: debiti scolastici, opportunità lavorative per i giovani e riscaldamento globale.

Bernie Sanders a giugno ha organizzato un grande evento a New York a cui hanno partecipato moltissime persone e ha raccolto molti applausi soprattutto durante le critiche al partito a cui ha chiesto un cambio di regime totale. I cartelli delle persone inneggiavano al People’s party, una nuova formazione che alcuni dei giovani attivisti di Sanders sperano lui possa formare staccandosi dal Partito Democratico

La terza via

I due fronti si sono scontrati ampiamente negli ultimi mesi su tutti i media e in particolare sui diversi giornali democratici. Il Partito Democratico si è trovato di fronte ad una profonda spaccatura e questo ha aiutato Trump, che spesso ha dovuto far concentrare i media sulle diatribe democratiche.

Non tutti però stanno lavorando alla distruzione del partito democratico. Il principale fautore di questa visione è proprio Joe Biden, anche attraverso il nuovo segretario Thomas Perez. L’ex vice presidente di Obama si è accorto dello scollamento tra il vecchio establishment democratico e il mondo attuale che chiede cose totalmente differenti. Biden è conscio di come la sinistra del partito sappia mobilitare le masse e sappia attirare i voti dei giovani e delle minoranze nere e ispaniche.

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Una visione nuova con una lettura più aperta verso i temi dei movimenti popolari di sinistra è quello che Perez e Biden stanno cercando di mediare. Mentre da una parte  si sta cercando di far capire ai Clinton e ai moderati democratici che la politica americana non può più essere diretta da Bahia Blanca, storica residenza dei Kennedy, e che non può più essere basata sui vecchi paradigmi storici. Dall’altra parte è necessario far capire invece ai supporter di Sanders che il partito è l’unica possibilità di pesare alla Casa Bianca e al Congresso, ma soprattutto è necessario dimostrargli che le misure di Obama hanno avuto risultati negli ultimi anni e senza quei risultati non è possibile arrivare ai cambiamenti che vogliono.

 

 

Approfondimenti:

https://www.thenation.com/article/the-circular-firing-squad-isnt-amusing-anymore/

 

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