NAASP: come funziona il ponte tra Asia e Africa

Nel 1955 sull’isola di Giava, in Indonesia, si tenne la Conferenenza di Bandung tra i cosidetti Stati “non allineati“, ossia coloro che non avevano manifestato apertamente di essere a favore di USA o URSS. Con Bandung nasceva anche quel termine che ebbe moltissimo successo per definire in gruppo tutti quegli stati lontani dai paesi occidentali per tradizioni e cultura, il “Terzo Mondo”.

Nella dichiarazione finale si proclamò l’uguaglianza tra tutte le nazioni, il sostegno ai movimenti impegnati nella lotta al colonialismo, il rifiuto delle alleanze militari egemonizzate dalle superpotenze e alcuni principi fondamentali di cooperazione politica internazionale fra i Paesi aderenti. A più di 60 anni di distanza, lo spirito di Bandung viene ripreso dalla New African Asian Strategic Partnership, comunemente detta NAASP.

La NAASP è appunto un parternariato tra 106 Paesi, di cui 54 asiatici e 52 africani, nato durante il Summit tra Asia e Africa tenutosi a Jakarta nel 2005, a 50 anni di distanza da Bandung. Il motivo di questo rinnovamento  è da ricercarsi nella volontà di rafforzare la cooperazione tra i due continenti  e di risolvere congiuntamente le sfide e i problemi di caratura transnazionale. L’importanza potenziale della NAASP può essere illustrata in cifre:

  • 5,6 miliardi di persone, ossia quasi la totalità dei due continenti più popolosi. Gli stati africani che non hanno partecipato sono il Togo e il Sud Sudan, mentre in Asia manca all’appello Israele (e ne spiegheremo in seguito i motivi)
  • quasi il 50% dei PIL mondiale coinvolto
  •  più della metà dei giacimenti di idrocarburi mondiale.

Il ruolo dell’Indonesia

L’Indonesia ha avuto un ruolo fondamentale nella nascita del progetto NAASP. Ne fu il primo promotore e, insieme al Sudafrica, ne è il co-presidente dal 2005. In qualità di co-presidente dell’Asia, l’Indonesia ha svolto un ruolo attivo nello sviluppo della NAASP. Nel 2006-2011 l’Indonesia ha realizzato 26 programmi, come il workshop NAASP-UNEP (United Nation Environment Programme) sulla politica ambientale tenutosi nel 2006, il Forum dell’Asia sulle Risorse Genetiche, la Conoscenza Tradizionale e il Folklore nel 2007 e il Programma di apprendistato per gli agricoltori mozambicani nel 2010. Inoltre, l’Indonesia ha ospitato la conferenza ministeriale NAASP sullo sviluppo per la Palestina nel 2008, (che approfondiremo in seguito) in cui hanno partecipato 218 partecipanti provenienti da 56 paesi e 3 organizzazioni internazionali.

La NAASP ha discusso inoltre in particolare di 8 aree di cooperazione transnazionale, precedentemente formulate nel vertice del 2005. Le 8 aree di cooperazione sono:

  • strategia antiterroristica
  • la lotta contro il crimine organizzato transnazionale,
  • la sicurezza alimentare,
  • la sicurezza energetica,
  • le piccole e medie imprese,
  • il turismo,
  • la rete universitaria per lo sviluppo dell’Asia
  • l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne.

l’Indonesia è lo stato campione della regione asiatica, insieme all’Algeria, vincente nella regione africana, per l’area di contrasto del terrorismo.

L’impegno per l’indipendenza della Palestina

Forse il programma più importante della NAASP è quello relativo all’impegno sullo sviluppo costante per la Palestinal’unico stato che ha preso parte alla conferenza di Bandung e non è riuscito ad ottenere l’indipendenza. Per questi  motivi, l’Indonesia ha organizzato a Jakarta il 14 e 15 luglio 2008 una conferenza dei ministri degli esteri della NAASP sul rafforzamento dell’impegno per lo sviluppo della Palestina. La conferenza si è conclusa con l’impegno della NAASP a fornire programmi di sviluppo per il popolo palestinese, rinnovabili ogni 5 anni.

Il progetto si basa sul rafforzamento delle istituzioni economiche e regolatorie della comunità palestinese, specialmente in Cisgiordania e sulla striscia di Gaza, al fine di sostenere l’attuazione del PRDP (Personal Review and Development Plan). La durata del progetto è stata estesa per consentire il completamento delle attivitá, incluse quelle inserite successivamente con l’obiettivo di creare capacità presso il Ministero delle Finanze (MF) e l’Ufficio centrale statale palestinese (PCBS). Il quadro dei risultati è in fase di aggiornamento per far sì che rifletta gli sviluppi delle priorità e i risultati delle  attività aggiunte presso il MoF e PCBS.

La NAASP si impegna tuttora nel cercare di confluire tutte le forze nell’obiettivo di più difficile realizzazione, ossia il riconoscimento dello Stato Palestinese. Il progetto è in fase di stallo, e nel 2017 non son stati ancora attuati piani per lo sviluppo palestinese, sia perchè altre organizzazioni hanno preso le redini del “problema palestinese”, sia per la difficile attuazione del piano a causa delle diatribe che intercorrono tra alcuni stati, come tra le due Coree o tra l’Arabia Saudita e il Qatar. In attesa di nuovi sviluppi per la NAASP, si potrebbe fare un’analisi del ruolo predominante dell’Indonesia, ormai anacronistico per i tempi che corrono. Il leader asiatico della NAASP è in declino, e rispetto a 50 anni fa, l’ascesa della superpotenza cinese ha eclissato lo stato arcipelagico.

 

Il ruolo dei Paesi Africani e il rapporto con l’ Unione Africana (AU)

Uno dei principi significativi della conferenza di Bandung è quello di considerare “i problemi di interesse comune e di preoccupazione per i paesi dell’Asia e dell’Africa e discutere di modi e mezzi attraverso i quali il loro popolo potrebbe ottenere una più completa cooperazione economica, culturale e politica”. Sud Africa e Indonesia sono attualmente co-presidenti della NAASP e condividono l’impegno di spingere il progetto in avanti. Per rilanciare lo spirito di Bandung, il Vertice del 2005 ha dichiarato che la NAASP sarà necessaria per rafforzare la futura cooperazione tra i due continenti concentrandosi sui tre grandi pilastri di partenariato: solidarietà politica, cooperazione economica e socio-culturale.

 

Il raggiungimento degli obiettivi dipenderà dal modo in cui l’Unione africana (AU) risponderà  alla proposta del Sudafrica di integrare NAASP nelle strutture e nel processo multilaterale dell’AU, in quanto è l’unico partnernariato multilaterale africano esistente che non vi rientra. Ci sono anche altri fattori che devono essere analizzati per determinare la capacità della NAASP per la futura cooperazione. L’aspetto più importante è il rapporto che essa avrà con le iniziative già esistenti tra l’Asia e l’Africa. Come è stato osservato nella dichiarazione di vertice del 2005, è importante integrare e sviluppare le iniziative esistenti che collegano i continenti, quali le relazioni India-Africa, il Forum sulla cooperazione Cina-Africa, la Conferenza internazionale di Tokyo sull’Africa e la conferenza sub-regionale delle organizzazioni asiatico-africane (AASROC). 

 

Attualmente la sfida principale sta nel fatto che la NAASP deve ancora diventare una struttura formale per la cooperazione multilaterale. Di conseguenza, ciò crea incertezze circa la sua funzionalità e sul tempo necessario per integrarlo nelle strutture dell’AU.

Secondo la proposta presentata all’AU dal Sudafrica, se la NAASP è integrata nelle strutture e nei processi dell’AU, dovrebbe prendere in considerazione altri modelli di partenariato continentale (partenariati Africa-UE e ASA). La formalizzazione della NAASP per permettergli di diventare una struttura multilaterale  e funzionale alla cooperazione tra i continenti è di primaria importanza in quanto è fondamentale che abbia un quadro costruito per diventare operativo. Ora la responsabilità e la sopravvivenza della NAASP sono nelle mani dei leader attuali dei paesi di entrambi i continenti.

La NAASP rimane un importante e potenziale forum di cooperazione tra i paesi dei due continenti. In un mondo in continua evoluzione, certamente la NAASP, come qualsiasi altro forum internazionale, è chiamato ad affrontare le sfide di oggi. Indubbiamente nel caso della Palestina, la causa della libertà e dell’indipendenza rimane una priorità fondamentale per la NAASP. Per altri, il tema della stabilità e del benessere dei popoli asiatici e africani è il tema principale della cooperazione che riunisce i due continenti. Il problema principale della NAASP è l’organizzazione tra i Paesi Membri. Alcuni di loro vengono considerati superpotenze mondiali, come la Cina, l’India o il Sudafrica, altri versano in condizioni di povertà cronica. Solo risolvendo prima i problemi interni la NAASP potrà riportare in auge lo spirito di Bandung.

Fonti e Approfondimenti:

http://www.kemlu.go.id/Documents/NAASP/Hyperlink%201.pdf

http://www.kemlu.go.id/Documents/NAASP/Hyperlink%204.pdf

http://projects.worldbank.org/P118560/capacity-building-palestinian-economic-regulatory-institutions?lang=en

http://www.thejakartapost.com/news/2011/04/29/the-1955-bandung-conference-and-its-present-significance.html

https://www.igd.org.za/8101-the-future-of-naasp-in-the-global-south-cooperation

http://sameaf.mfa.go.th/en/organization/detail.php?ID=902

http://thediplomat.com/tag/new-asian-african-strategic-partnership/

http://thediplomat.com/2015/03/strengthening-the-asia-africa-partnership/

http://franke.uchicago.edu/Final_Communique_Bandung_1955.pdf

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