USA- Russia: un nuovo capitolo di sanzioni

La Camera dei rappresentanti ha ufficialmente votato il 25 Luglio scorso, con una maggioranza schiacciante con 419 voti favorevoli, e 3 contrari (solo tre repubblicani libertari, Justin Amash del Michigan, Tom Massie del Kentucky e Jimmy Duncan del Tennessee hanno votato contro), approvando così un disegno di legge che imporrebbe nuove sanzioni sulla Russia, l’Iran e la Corea del Nord. La legge è stata approvata alla Camera nello stesso giorno in cui il genero di Trump, Jared Kushner, ha fatto la deposizione al Comitato ristretto per l’intelligence sui legami della campagna Trump alla Russia. La Casa Bianca ha da sempre vigorosamente negato una possibile collusione e ha ripetutamente chiamato le indagini sul ruolo della Russia nelle elezioni come “una caccia alle streghe“.

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Il progetto di legge include una disposizione che consente al Congresso di bloccare qualsiasi sforzo del presidente di alleviare le sanzioni, e sarà ora inviato per la ratificazione alla Casa Bianca. Tale  previsione si è opposta a una disposizione del disegno di legge che richiede l’approvazione del Congresso per qualsiasi tentativo del presidente di porre fine alle sanzioni sulla Russia.

Dopo lo scandalo del Russia-gate e le rivelazioni su un possibile coinvolgimento russo nelle elezioni presidenziali statunitensi del novembre 2017, sia i repubblicani che i democratici hanno spinto per rafforzare le sanzioni contro Mosca. Questa quindi è la prima legge importante in campo di politica estera che viene approvata dal Congresso nell’amministrazione Trump. La posizione statunitense quindi potrebbe essere racchiusa nella citazione del senatore Gop John McCain: “Gli Stati Uniti devono inviare un forte messaggio a Putin e a ogni altro aggressore, che non tollereremo attacchi alla nostra democrazia”.

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Una versione precedente del disegno di legge è passata al Senato con 98 voti contro 2. Il disegno di legge combina nuove misure contro la Russia per la sua interferenza nelle elezioni del 2016, nonché disposizioni volte a frenare il programma nucleare nucleare della Corea del Nord e il militarismo iraniano. Il pacchetto di sanzioni, che riguarda anche l’Iran e la Corea del Nord, “stringe le viti sui nostri avversari più pericolosi al fine di mantenere gli americani al sicuro“, così ha detto il relatore della Camera, Paul Ryan.

La durezza delle sanzioni è una conseguenza diretta del rilassamento dei rapporti tra Mosca e Washington dei primi mesi di presidenza Trump. Ora infatti la maggioranza repubblicana del Congresso ha in sostanza dichiarato di non fidarsi di un presidente del proprio partito per servire l’interesse nazionale quando si tratta di affrontare la Russia. Trump aveva sperato di sollevare il pacchetto esistente di sanzioni sulla Russia imposti a seguito dell’annessione della Crimea alla Federazione Russa (2014), ora però egli è stato privato dell’autorità presidenziale per farlo. L’opzione del veto presidenziale a questo punto è impraticabile: i veti presidenziali possono essere superati con una maggioranza di due terzi in entrambe le camere, che in questo caso potrebbe essere raggiunta con molta facilità. Tale situazione crea un precedente potenzialmente dannoso: il Congresso rischia di compromettere la capacità delle future amministrazioni di ridurre la flessibilità delle relazioni diplomatiche future.

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Le risposte di Mosca

Mercoledì scorso, il ministro degli esteri russo Sergei Ryabkov ha detto all’agenzia di stampa Interfax che le ultime misure di sanzioni statunitensi non abbiano lasciato spazio per migliorare i rapporti nel prossimo futuro. Il presente disegno di legge estende le sanzioni precedentemente in vigore su determinati soggetti, imprese enegetiche e banche russe. Oggi, inoltre, si rivolge a tutte le entità che si occupano dei settori della difesa o della intelligence russe – una misura che potrebbe minacciare gli acquirenti di armi russe con sanzioni secondarie.

Il ministro degli Esteri ha continuato sostenendo che tale situazione avrà “un impatto estremamente negativo sul processo di normalizzazione delle relazioni tra i due Stati“. Mosca ha risposto all’approvazione delle sanzioni da parte del Senato statunitense con la riduzione del numero dei diplomatici americani presenti sul territorio della Federazione e togliendo agli Stati Uniti l’uso di proprietà immobiliari che erano precedentemente a loro disposizione. Il ministero degli Esteri russo ha precisato di riservarsi la possibilità di ulteriori misure di risposta «in base al principio di reciprocità».

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Sempre dalla stessa data è stato sospeso l’uso dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca, come anche della dacia in Serebryany Bor. Tali azioni di rappresaglia hanno dimostrato che si stia aprendo una nuova fase di conflitto economico tra i due Stati. In un comunicato, il Ministero degli Esteri russo definisce le sanzioni «un ricatto mirato a limitare l’interazione dei partner stranieri con la Russia» che «contiene in sé minacce per molti paesi e per l’imprenditoria internazionale». Le nuove sanzioni vanno a colpire una serie di industrie russe rischiando di danneggiare ulteriormente l’economia di Mosca già indebolita dalle sanzioni ricevute dopo l’annessione della Crimea.

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Risposta dell’Unione Europea

Il Presidente della Commissione Europea Junker ha espresso il timore che ci saranno “conseguenze unilaterali impreviste che incideranno negativamente sull’Unione Europea in materia di sicurezza energetica. La più grande incognita è il destino del progetto “Nord Stream – 2“, nella realizzazione del quale sono coinvolte società russe come anche  europee. Esso prevede la realizzazione di due linee di gasdotto, dalla  Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico, e che prevede un trasferimento complessivo di 55 miliardi di metri cubi di gas annui a partire dal 2019. Le sanzioni americane potrebbero compromettere le aziende che finanziano il Nord Stream 2, tra cui la Wintershall e Uniper (tedesche), la Royal Dutch Shell (anglo-olandese), OMV (austriaca) e l’Engie (francese). L’UE riflette ora sia sugli effetti a lungo termine di questo disegno di legge e sull’impatto immediato di alcune delle nuove misure contenute in esso.

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Gli Stati Uniti hanno già lavorato insieme all’UE per sviluppare risposte sanzionali all’annessione russa della Crimea. Secondo il nuovo disegno di legge proposto, sarebbero imposte sanzioni per qualsiasi società che contribuisca allo sviluppo, alla manutenzione e all’ammodernamento dell’infrastruttura energetica della Federazione russa.

La Francia, la Germania e l’UE hanno inoltre criticato gli effetti che le nuove sanzioni potrebbero creare sulle imprese europee. Il presidente della Commissione Europea Juncker, ha considerato negativamente il sacrificio che graverebbe sulle spalle dell’UE a seguito di tali sanzioni: “L’America first non può significare che gli interessi dell’Europa siano all’ultimo posto“. Qualora gli Stati Uniti non riuscissero a tener conto degli interessi dell’UE e dichiarassero che i poteri discrezionali non vengano utilizzati nei confronti delle imprese europee, la Commissione Europea provvederà a cercare arbitrato presso l’OMC o considerare le leggi statunitensi come inapplicabili sul territorio dell’UE.

FONTI:

  1. https://www.economist.com/news/united-states/21725603-vote-republicans-bind-hands-president-their-own-party
  2. https://www.theguardian.com/us-news/2017/jul/25/us-house-representatives-sanctions-russia
  3. https://www.gazeta.ru/politics/2017/07/26_a_10803092.shtml
  4. https://www.kommersant.ru/doc/3371407
  5. http://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-politics/us-russia-sanctions-latest-europe-ready-to-act-jean-claude-juncker-energy-security-america-first-a7861851.html

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