La fine di Tsipras?

Il primo ministro Tsipras ha aperto la Fiera Internazionale di Salonicco con un discorso ottimista sull’economia greca, su come si sia risollevata e ripresa dai pacchetti di salvataggio concessi al paese negli anni passati.

Anche se le elezioni sono previste per il 2019, nel Paese c’è già fermento e si iniziano a fare le prime valutazioni sull’operato del governo e su quello che potrà avvenire prima del 2019. Tsipras potrebbe chiedere il voto anticipato vista la ripresa economica e vista la percentuale di consensi che ha ottenuto il suo partito, Syriza, negli ultimi sondaggi. Per capire al meglio ciò che potrebbe succedere dobbiamo analizzare prima vari scenari.

La fragilità partitica

Per capire meglio il contesto che stiamo analizzando dobbiamo immergerci nel panorama partitico greco, assai frammentato, dove la cooperazione fra gli attori politici è fondamentale per la formazione di un governo.

Nelle ultime elezioni i partiti che hanno riscosso maggiori consensi sono Syriza e Nuova Democrazia. Il partito attualmente al governo rappresenta la sinistra radicale, favorevole al socialismo democratico e all’eurocomunismo, mentre il secondo partito del Paese è di tendenza liberare, vicino al conservatorismo e all’europeismo. Dopo che Mitsotakis è stato eletto leader, nel gennaio 2016, ND ha sperimentato una rinascita; il partito è tradizionalmente diviso da due correnti interne, una più liberare, l’altra più conservatrice. Le due fazioni propongono progetti contrastanti riguardo la futura linea politica che secondo loro il partito dovrebbe intraprendere. Visti gli ultimi sondaggi si può ben notare come il partito probabilmente sia arrivato al massimo del suo potenziale di crescita a livello di consensi, questo anche perché le divisioni interne sono state messe da parte, in previsione delle elezioni.

rradical-leftist-syriza-party-alexis-tsipras
Alexis Tsipras

 

La posizione dei piccoli partiti può spostare l’ago della bilancia dalla parte di Syriza o ND. Il PASOK e la Sinistra Democratica, nell’agosto 2015, si sono uniti nell’Allineamento Democratico; questa famiglia politica di centro sinistra, è attualmente terza nei sondaggi, nonostante all’interno siano presenti notevoli discussioni per la scelta di un futuro leader della coalizione. Il voto interno al partito sarà profondamente rilevante per gli esiti delle elezioni nazionali, poiché se il futuro leader porterà il gruppo più a sinistra, questo perderà voti in favore di ND, se invece si sposterà più a destra, forse ND perderà alcuni voti, ma potrà comunque vincere le elezioni, avendo in tal caso, anche un partner di coalizione.

Altri partiti che sono centrali nel panorama greco sono Alba Dorata, di estrema destra, e il Partito Comunista. Alba Dorata, partito vicino al nazionalismo e al neofascismo, è attualmente quarto nei sondaggi, ma si trova in difficoltà poiché alcuni membri sono sotto processo con l’accusa di gestire un’organizzazione criminale. Ancora non c’è un verdetto che può farci dire come tutto ciò influirà sulle elezioni. Il Partito Comunista, invece, spera di rubare elettori a Syriza, scoraggiati dall’operato del partito.

image-772265-860_poster_16x9-vokb-772265

L’Unione dei Centristi, al sesto posto nel paese, probabilmente riuscirà ad entrare nuovamente in Parlamento, infatti lo scopo del partito è quello di formare un grande governo di coalizione per garantire una maggiore stabilità al Paese. Anche il partito dei Greci Indipendenti probabilmente riuscirà ad entrare di nuovo in Parlamento, nonostante nei sondaggi sia a poco più del 3%, soglia di sbarramento sotto la quale non si ottengono seggi.

Le cose sono molto più frammentate a sinistra di Syriza, infatti ci sono molti partiti che potrebbero sottrarre consensi al partito di Tsipras, ma che attualmente non riescono a superare lo sbarramento del 3%. Da valutare è anche ciò che potrebbe fare l’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, che potrebbe formare un nuovo partito dal suo movimento DiEM25.

L’economia greca

La crisi economica greca ha avuto inizio ufficialmente nell’autunno del 2009, quando il neo primo ministro Papandreou rivela pubblicamente che i precedenti governi greci avevano falsificato i dati dei bilanci pubblici inviati all’Unione Europea, in maniera tale da permettere alla Grecia di entrare nella Zona Euro.

A seguito dei timori di una crisi del debito pubblico, nel maggio del 2010 è stato approvato un pacchetto di 110 miliardi di euro di aiuti in 3 anni, da parte dei Paesi della Zona Euro alla Grecia, a patto però di politiche economiche di austerity.

La situazione non sembra migliorare, nonostante i nuovi tagli del Governo per 6,5 miliardi di euro e nuove privatizzazioni. La crisi non ha influito solamente sui dati macroeconomici, ma anche sui dati occupazionali del Paese, tanto che nel febbraio 2011 il tasso di disoccupazione è pari al 15,9%.

Nell’ottobre del 2011 si è deciso quindi di offrire alla Grecia un secondo pacchetto di salvataggio da 130 miliardi, dopo l’approvazione da parte del Parlamento di ulteriori tagli per l’ammontare di 28 milioni di euro entro il 2015. Il Governo si vede costretto a portare avanti una manovra che prevede ulteriori tagli alle pensioni, mobilità per migliaia di dipendenti statali e il prolungamento della tassa sugli immobili fino al 2014.

In questo periodo nasce la cosiddetta “Troika”, formata da Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Commissione Europea, che fungono da creditori durante le negoziazioni con paesi interni alla Zona Euro il cui debito pubblico è in crisi.  La Grecia riesce così ad accedere al fondo salva-stati, per tentare di risanare il debito pubblico.

Debito_pubblico_Grecia_1999-2010

Nel febbraio 2012 il Parlamento greco ha votato un ennesimo piano di austerity per incassare un aiuto di 130 miliardi di euro da parte della Troika. Solo a fine 2014, dopo diversi anni di recessione, l’economica greca torna a crescere dello 0,7% sul PIL.

A seguito delle elezioni del gennaio 2015, Tsipras inizialmente fallisce nell’instaurare un dialogo con la Troika riguardo le pesanti misure di austerity, conducendo il Paese verso una nuova crisi depressiva. Il primo ministro indice quindi un referendum per luglio 2015, chiamando gli elettori ad accettare o rifiutare le proposte dei creditori. La vittoria del “NO” è schiacciante con il 62%, ma nonostante ciò, Tsipras riesce ad accordarsi con la Troika.

La situazione sociale interna è precipitata, i pacchetti di salvataggio hanno avuto pesanti conseguenze sul piano dell’occupazione e della protezione sociale, con un forte aumento della povertà. I creditori hanno chiesto una severa riforma delle pensioni, l’aumento dell’IVA, nuove leggi sul lavoro e l’innalzamento delle imposte indirette. In momenti piuttosto critici il governo ha anche fatto ricorso al controllo sui capitali, imponendo limiti ai prelievi giornalieri sui conti correnti, con la creazione quindi di panico tra i cittadini.

Recentemente però ci sono stati segni di miglioramento, i ministri delle finanze l’Unione Europea hanno dichiarato l’uscita della Grecia dalla procedura per deficit eccessivo, inoltre sia nel 2017 che nel 2018 si prevede un rapporto deficit-PIL sotto il 3%. Nonostante i miglioramenti macroeconomici il Paese versa in una difficile situazione sociale, dove si è abbassato il potere di acquisto delle persone più povere e anche gli stipendi medi sono diminuiti, creando un impoverimento delle famiglie. Il tasso di disoccupazione, pur essendosi abbassato, rimane comunque uno dei più alti d’Europa, con il 21%. Ci sono settori però che non hanno risentito particolarmente della crisi, come quello dell’agricoltura, dei trasporti e del turismo.

La caduta di Tsipras?

Se dovesse esserci un elezione imminente il candidato favorito sarebbe Mitsotakis (ND), con un distacco sull’attuale Primo Ministro di oltre il 10%. La popolarità di Tsipras è precipitata per dei messaggi contraddittori mandati agli elettori. Non ci sono state solo le decisioni prese dal Governo, che hanno ignorato l’esito del referendum, il Primo Ministro è anche accusato di aver messo da parte alcune importanti questioni come la legge sul lavoro, il debito e la tassazione, prediligendo politiche volte a favorire gli investimenti e la privatizzazione. Syriza si sta pian piano trasformando in un partito “prendi tutto”, abbandonando i suoi reali obiettivi e perdendo i suoi iniziali elettori, senza guadagnarne però di nuovi.

La Nuova Democrazia invece sta ottenendo sempre più consensi proprio grazie alla figura del nuovo leader Mitsotakis. Il leader di ND ha accusato l’attuale Primo Ministro di non essere riuscito a far risollevare il paese, con la necessità quindi di dover accettare nuove misure di austerità sia per il 2019 che per il 2020. Secondo il leader di centrodestra serve un cambiamento radicale nelle politiche del Paese, con l’abbassamento delle tasse, la riduzione della spesa e il rilancio degli investimenti. L’obiettivo di Mitsotakis è quello di schiacciare i populisti, portando avanti un programma fortemente europeista.

New Democracy President, Kyriakos Mitsotakis addresses
Kyriakos Mitsotakis

Ciò che possiamo fare quindi, vista l’attuale precarietà del paese, è solo attendere le prossime elezioni e continuare a seguire l’evolversi della situazione economica greca; nonostante un piccolo miglioramento dal punto di vista macroeconomico la Grecia si trova ancora in una situazione di profondo stallo.

 

 

 

Fonti e Approfondimenti:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...