Child Marriage e la situazione in Niger

Il Child Marriage è una violazione dei diritti dell’uomo e rappresenta una realtà ancora molto diffusa. Erroneamente viene definito come il fenomeno delle “spose bambine”, ma in realtà è la situazione in cui si verifica un matrimonio, formale o informale, nel quale uno o entrambi i soggetti, tanto ragazzi quanto ragazze, siano minori di 18 anni, anche se è innegabile che questa piaga colpisca maggiormente le ragazze.

Sono numerose le fonti legislative, nazionali e internazionali, che disciplinano il matrimonio, specificandone le caratteristiche e i requisiti; una su tutte è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, approvata il 10 dicembre 1948 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che all’Art. 16 comma 2 riporta: “Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi”.

Stando poi a quanto determinato dall’art. 16 della Convenzione sull’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione contro le Donne, adottata l’8 dicembre 1979 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed entrata in vigore il 3 settembre 1981 con forza di trattato internazionale: “il fidanzamento (inteso come fase immediatamente precedente al matrimonio ndr.) e il matrimonio di un minore non deve avere alcun effetto legale, e deve essere apprestato ogni mezzo legislativo per specificare l’età minima per contrarre matrimonio”.

Altro importante riferimento normativo è la Dichiarazione Universale dei Diritti del Fanciullo, approvata il 20 novembre 1959 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che elenca tutti i diritti di cui deve godere il minore. Pur non menzionando esplicitamente il diritto a non essere costretto al matrimonio in minore età, la dichiarazione riconosce e stabilisce il diritto del minore a:

  • sicurezza sociale
  • istruzione accessibile e, se necessario, gratuita
  • sviluppo della propria libera personalità
  • protezione del diritto alla salute e all’affettività.

Sono tutti diritti che evidentemente cozzano con la pratica di child marriage.

Un elemento fondamentale per la riduzione del fenomeno è la determinazione dell’età minima per esprimere il consenso al matrimonio. Questo sarebbe un fattore negativo, perchè impedirebbe la contrazione di matrimoni precoci, ma anche positivo perchè porterebbe una tutela nei confronti di chi, essendo stato costretto a sposarsi precocemente, voglia far valere il proprio diritto di libertà. E’ stata, perciò, creata la Convenzione sul Consenso al Matrimonio, Età Minima per il Matrimonio e la Registrazione del Matrimonio, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1962 ed entrata in vigore nel 1964. Già nei primissimi articoli della Convenzione si ritrovano principi fondamentali, applicabili a tutte le situazioni e a tutti gli Stati: l’art. 1 dispone che : “nessun matrimonio potrà avere effetto legale senza il pieno e libero consenso di entrambe le parti, espresso personalmente e davanti all’autorità competente per la celebrazione del matrimonio e davanti ai testimoni, come previsto dalla legge”.

Questo articolo sancisce, come fatto già dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, l’importanza fondamentale che riveste il consenso con i suoi elementi fondamentali di pienezza e di libertà.

L’articolo seguente contiene una disposizione rivolta direttamente agli Stati.
L’art. 2 invita “Gli Stati parte della convenzione [a] prendere iniziative legislative per specificare l’età minima per contrarre matrimonio. Nessun matrimonio potrà avere effetto se uno dei soggetti è al di sotto di tale età, eccetto i casi in cui le autorità abbiano garantito un’eccezione nell’interesse degli sposi.”

Come accennato, si tratta di un fenomeno ancora molto diffuso in un gran numero di paesi, soprattutto dell’Africa e dell’Asia. I dati rilevati da “Girls not brides”, associazione globale che collabora con più di 800 associazioni nei vari Stati, sono allarmanti: si stima infatti che 700 milioni di donne sono state date in sposa quando ancora erano minorenni, quindi 1 donna su 3.

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Le cause di questo fenomeno sono molteplici ed intimamente legate alla tradizioni ed alle usanza del paese in cui si verifica: in primis la povertà dilagante, la necessità di preservare l’onore ed il buon nome della famiglia, i principi religiosi a cui si sente di dover obbedire nonchè grandi carenze nel sistema statale in merito a registrazione anagrafica e possibilità di istruzione.

Tutte queste coordinate si manifestano prepotentemente in Niger, che detiene il primato di Stato con il più elevato tasso di Child Marriage: è appurato che il 76% delle donne sono state date in sposa prima dei 18 anni, di cui il 28% prima dei 15 anni.

È doveroso dire che secondo la legge dello stato l’età minima per il matrimonio è 15 anni per le ragazze e 18 per i ragazzi. Recentemente è stato fatto anche un tentativo di innalzare l’età del consenso a 18 anni anche per le ragazze, ma non ha avuto l’effetto sperato.

La diffusione del Child Marriage cambia anche a seconda delle diverse regioni: nella regione di Diffa, zona rurale, la percentuale di spose precoci raggiunge l’89%, mentre nella regione di Agadez, zona urbana, è di “appena” 47%.

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https://www.savethechildren.org.uk/content/dam/global/reports/advocacy/child-marriage-niger.pdf

LE CAUSE

Come accennato in precedenza, le cause del fenomeno sono tutte connesse tra di loro e sembrano anche difficili da eradicare. La povertà è il fattore che più di tutti incide sulla diffusione di questa pratica: dato che in media in ogni famiglia ci sono circa 6 figli, da mantenere con 1 dollaro al giorno, si ritiene conveniente che la bambina sia data in sposa, perchè in questo modo sarà sostentata da un’altra persona, quasi sempre molto più grande di lei e più facoltosa.

La giovane età stabilità come minima per il consenso non è casuale: in media le ragazze raggiungono la pubertà proprio intorno ai 15 anni. Questo aumenta il rischio di gravidanze extra matrimoniali che porterebbero un’onta indelebile sulla famiglia e l’impossibilità per la ragazza di trovare marito. Si ritiene quindi che per prevenire questa eventualità sia più opportuno far sposare la ragazza, consentendole di avere figli da giovanissima.

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A ciò si collega anche la scarsa qualità dei pubblici servizi: nel caso specifico ci si riferisce ad una gravissima arretratezza del sistema di registrazione delle nascite, che continua ad essere un optional per gran parte della popolazione. In pratica esistono bambine che non esistono, le cui vite sono liberamente sottoposte al controllo del padre prima e del marito dopo e questo comporta che ogni tipo di violazione dei diritti nei suoi confronti non può essere provato in alcun modo, come nel caso in cui le si impedisca di andare a scuola. Il diritto alla scolarizzazione è uno dei primi ad essere frequentemente violato, del tutto o in parte: tra le donne con matrimoni precoci l’81%, di età compresa tra i 20 e i 24 anni, non ha ricevuto alcun tipo di istruzione, mentre il 63% ha frequentato solo le scuole primarie. In questo modo, infatti, si impedisce un sano sviluppo della persona, della personalità e delle sue aspirazioni, si creano soggetti passivi e remissivi, incoscienti e incapaci di ribellarsi o di chiedere aiuto. Peraltro, nella cultura patriarcale dello stato le possibilità per una ragazza di studiare e fare carriera sono minime, in quanto le famiglie favoriscono l’istruzione dei maschi. Ecco così che si crea una perenne dipendenza che deriva dall’aver precluso alla ragazza di andare a scuola e ciò, a lungo termine, impedirà poi di trovare un lavoro che le permetta di sostenersi autonomamente, dovendo invece sempre fare affidamento su un altro soggetto, in questo caso il marito.

LE CONSEGUENZE

Gli effetti collaterali di tutto ciò si presentano da subito: gravidanze precoci e multiple, che mettono in grave pericolo la salute e la vita della madre e del bambino. I tassi di mortalità post partum raggiungono il 35% dei decessi tra ragazze tra i 15 e i 19 anni, il 48% delle donne ha sofferto di fistola ostetrica, una grave complicanza da parto spesso dovuta al fatto che il corpo della ragazza non è maturo nè pronto per sopportare una gravidanza ed infine un’elevata possibilità di morte infantile per i bambini nati da gravidanze precoci.

Non si può tacere sull’impatto emotivo e psicologico che il matrimonio ha sulla ragazza. Infatti una volta divenuta moglie non è raro che subisca un isolamento, essendo costretta a diventare la donna di casa, un abbandono forzato della scuola, laddove non sia già intervenuto, abusi sessuali e violenza domestica.

INTERVENTI

Il Niger ha preso parte alla formulazione di convenzioni in seno all’African commission on human and peoples’ rights, organo paragiurisdizionale che si occupa dei diritti dell’uomo e delle collettività, riguardo ai diritti dei minori e delle donne. Nel primo caso ha dato vita a “The African Charter on the Rights and Welfare of the Child”, firmata il 13 luglio 1999 e ratificata l’11 dicembre dello stesso anno, in cui si impegna a riconoscere alcuni diritti fondamentali, come quello di protezione da qualsiasi tipo di abuso, tortura e trattamenti inumani o degradanti, ex art. 16; si impegna altresì ad impedire le pratiche socioculturali dannose, come il Child Marriage, che inficia sul benessere e sulla dignità dei bambini, ex art. 21.

Per quanto riguarda il “Protocol to the African Charter on Human and Peoples’ Rights on the Rights of Women in Africa”, firmato ma non ratificato, riconosce diritti fondamentali della donna, anche nella veste di moglie, alla quale si riconoscono pari diritti e dignità del marito e soprattutto si sancisce nuovamente l’illegittimità del matrimonio precoce e forzato.

Eppure nonostante tutti questi interventi, sulla carta fattibili e rispettati, la piaga del Child Marriage è ancora radicata, vuoi per costumi o per scarsa oculatezza dello Stato. Facendo un discorso strettamente economico, infatti, l’eliminazione o una drastica diminuzione del Child Marriage comporterebbe un potenziale guadagno di 500 milioni di dollari entro il 2030, grazie ad una crescita demografica più controllata e si potrebbero risparmiare circa 100 milioni con la riduzione del numero di morti e di casi di malnutrizione tra i bambini. Forse questa considerazione potrebbe attirare più consenso della mera, purtroppo, esistenza di diritti della persona stabiliti ed evidentemente ignorati a livello globale.

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Fonti ed approfondimenti:

Child marriage & the law

https://www.unicef.org/esaro/African_Charter_articles_in_full.pdf

http://www.achpr.org/instruments/women-protocol/#6

Niger

https://www.savethechildren.org.uk/content/dam/global/reports/advocacy/child-marriage-niger.pdf

http://www.achpr.org/instruments/child/ratification/

http://www.un.org/womenwatch/daw/cedaw/text/econvention.htm#article14

http://www.ohchr.org/EN/UDHR/Pages/Language.aspx?LangID=itn

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