Il governo Sanchez tra record e prossime sfide politiche

Durante la campagna elettorale per le elezioni generali del 2015 Pedro Sanchez, allora segretario del Partido Socialista (PSOE), attaccò duramente Mariano Rajoy durante un dibattito televisivo accusando il Partido Pupular (PP) di corruzione e di finanziamenti illeciti, etichettando l’allora Primo Ministro come “indecente”. Fu, tuttavia, proprio Rajoy a “vincere” quelle elezioni guardando il PSOE crollare dal 28% del 2011 al 22%.

Lo scorso primo giugno è invece toccato a Sanchez ammirare il crollo dell’avversario politico, con un ruolo da protagonista. La mozione di sfiducia da lui stesso presentata in parlamento nei confronti del Governo a seguito dell’esito della sentenza Gürtel ha portato alla nascita di un governo presieduto dai Socialisti di Sanchez. Le elezioni del 2015 segnarono l’inizio della crisi di governo che si risolse solo nel 2016, con Rajoy che saliva a la Moncloa e Sanchez che veniva obbligato dalle correnti interne al suo stesso partito a dimettersi per favorire la creazione di una maggioranza di governo. Ora Sanchez, dopo uno spettacolare ritorno al potere, deve tuttavia fare i conti con una situazione difficilmente gestibile.

Il governo nato dalla sfiducia

Il Governo presieduto da Sanchez nasce grazie all’istituto della sfiducia costruttiva, che vincola la caduta del governo in carica a una maggioranza assoluta nella Camera e una proposta di governo alternativa.

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La Costituzione spagnola all’art. 113, comma 2, recita: “La mozione di censura dovrà essere presentata almeno da un decimo dei deputati e dovrà includere la proposta di una candidatura alla Presidenza del Governo“, mentre l’art. 114, comma 2, aggiunge: “Se il Congresso adotta una mozione di censura, il Governo deve presentare le dimissioni al Re e il candidato proposto nel testo della stessa mozione risulterà investito della fiducia della Camera agli effetti di cui all’art. 99. Il Re lo nominerà Presidente del Governo“.

La sfiducia costruttiva è dunque un istituto utilizzato per evitare le crisi politiche durante la legislatura rafforzando di fatto la stabilità del governo. Il Parlamento non può, infatti, votare la sfiducia al governo in carica senza concederla a un nuovo esecutivo. Il governo che ha quindi perso la maggioranza può rimanere in carica fino a quando le forze politiche non trovano un accordo per la formazione di un nuovo esecutivo. Superare questo ostacolo è stato quindi possibile attraverso un voto favorevole di Socialisti (84), Podemos (50), En Comu Podem (12), Compromis (4), Esquerra Republicana de Catalunya (9), Partido Democrata Europeo Catalan (8), En Marea (5), Partido Nacionalista Vasco (5), Euskal Herria Bildu (2) e Nueva Canarias (1) per arrivare a una maggioranza di 180 deputati rispetto ai 176 previsti per approvare la mozione di censura proposta da Sanchez.

La sfida per Sanchez sarà di mantenere unita un’eterogenea alleanza di forze politiche che hanno trovato il loro comun denominatore nel voler far cadere Rajoy, non nel voler far nascere un plenipotenziario governo Sanchez. I socialisti, seppur al governo, possono contare solo su un quarto dei seggi nella camera dei deputati: il nuovo governo parte, quindi, con le mani legate.

Il record delle ministre

Il giorno dopo la mozione di sfiducia il Re Felipe VI ha affidato il governo a Sanchez.

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Su 17 ministeri ben 11 sono guidati da donne, è un record per la Spagna e per molti altri paesi. La collocazione delle donne non è solo simbolica, infatti sono a loro attribuiti importantissimi incarichi tra i quali, in primis, la vicepresidenza unica affidata a Carmen Calvo, la quale gestisce anche l’interim per l’Uguaglianza.

Dolores Delgado, giudice, è a capo del Ministero della Giustizia e fa parte di un’associazione di magistrati progressisti. Divenne piuttosto nota perché fu la faccia più conosciuta dell’Audiencia Nacional durante l’esame della domanda svizzera sull’estradizione di Hervé Falciani, l’ingegnere informatico che nel 2009 sottrasse i dati dei conti bancari di 130mila presunti evasori fiscali alla banca HSBC.

Al Ministero dell’Economia c’è Nadia Calviño, ex direttrice generale del bilancio della Commissione Europea. Ancora in ambito economico troviamo il Maria Jesus Montero che si occuperà dei conti pubblici; Margarita Robles è invece a capo della Difesa, mentre Carmen Monton sarà Ministro della Sanità.

I ponti da costruire con gli “alleati”

Il compito più immediato che avrà il nuovo Primo Ministro sarà di costruire rapporti con le altre forze politiche, in particolare con gli autonomisti.

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La Catalogna sarà il campo di gioco più difficile, infatti mentre continuano i processi ai leader della regione Carles Puigdemont, i rapporti tra Sanchez e il neo eletto presidente catalano Torra si sono complicati. Lo stesso PSOE è agli occhi degli autonomisti “complice” di Rajoy per aver approvato l’applicazione dell’art. 155 della Costituzione che impone il controllo diretto del governo centrale sulla Catalogna. Sarà pertanto complicato per Sanchez sopravvivere a una situazione così frammentata e così piena di attori con interessi specifici, il dialogo e il compromesso dovranno tener conto di una verità che è sotto gli occhi di tutti: il conflitto autonomista nato in questi ultimi mesi non ha portato nient’altro che enormi costi politici e sociali prima che economici.

Il segretario di Podemos, Pablo Iglesias, ha esordito affermando come in sole ventiquattro ore Sanchez abbia già dimenticato chi ha reso possibile la sua salita a la Moncloa. Secondo Iglesias quello appena formatosi è il governo più debole d’Europa e della storia della Spagna, sostenuto da solo 84 deputati. Tuttavia Iglesias sembra disposto ad alleanze e compromessi.

È dunque ancora tutto da scrivere il destino di un governo nato meno di una settimana fa dall’accordo delle forze politiche nel chiudere l’esperienza di governo dei popolari senza definire una strategia nel post-Rajoy. Il rischio è il ritorno a nuove elezioni che ripropongano l’empasse simile a quella del 2015. La legislatura ha ancora due anni di vita nei quali la conformazione “rivoluzionaria” di un governo scelto solo dal leader socialista potrebbe modificarsi con sostituzioni nei ministeri.

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Lo spirito iniziale potrebbe accentuarsi così come ridimensionarsi, la Spagna è anch’essa emblematica di una fase politica europea in cui diversi fattori spingono la classe politica a un bivio tra eterna campagna elettorale e vera gestione della dei problemi nella loro coplessità. Così come per la Catalogna il caos non porta a nulla se non a gravi conseguenze sociali e politiche, prima che economiche.

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Fonti ed approfondimenti:

https://politica.elpais.com/politica/2018/06/08/actualidad/1528439496_922498.html

https://elpais.com/economia/2018/06/07/actualidad/1528363742_272117.html

https://www.clarin.com/mundo/socialista-pedro-sanchez-nuevo-presidente-gobierno-espanol_0_HJ-eLqRJX.html

http://www.lavanguardia.com/politica/20180607/444187176758/podemos-pablo-iglesias-gobierno-pedro-sanchez-agrado-pp-ciudadanos.html

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