Kennedy lascia: al via la contesa per la Corte Suprema

Con una lettera recapitata alla Casa Bianca, il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Anthony M. Kennedy ha annunciato le sue dimissioni lo scorso 26 giugno. Kennedy, 81 anni, lascia vacante uno dei 9 posti della massima corte federale statunitense. Nominato dal Presidente Reagan nel 1988, Kennedy è da sempre un conservatore moderato, ed uno dei cosiddetti “swing vote”, ossia un giudice che non vota sempre in allineamento ad un gruppo preciso tra democratici e conservatori. In passato, Kennedy aveva infatti votato come i suoi colleghi progressisti riguardo a temi delicati per gli Stati Uniti (come i diritti degli omosessuali, l’aborto e la pena di morte), e come i conservatori invece sul tema delle armi.

I 9 membri della Corte Suprema non hanno un mandato a tempo, ma possono essere sostituiti in caso di morte, dimissione o procedura di impeachment. La divisione fra i diversi schieramenti di democratici e conservatori è una questione di vitale importanza per la politica americana: votando a maggioranza nella Corte, un giudice in più schierato da una parte o dall’altra è risolutivo nel decidere la vittoria. Trump ha quindi l’occasione di portare a 5 il numero dei giudici conservatori, determinando  il futuro degli Stati Uniti. Se si considera poi il fatto che Ruth Bader Ginsburg, uno dei giudici progressisti di maggior spicco, ha già 85 anni, le cose per Trump potrebbero mettersi ancora meglio.

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Il senato come ago della bilancia

L’ago della bilancia sembra pendere ulteriormente in favore del Partito Repubblicano, visto che le nomine dei giudici devono essere confermate dal Senato ed attualmente,  in quest’ala del Congresso, i seggi occupati dagli esponenti del GOP sono ben 51 su 100. Durante l’ultimo mandato di Obama, per esempio, ciò ha consentito ai repubblicani di fare ostruzionismo alla nomina del giudice Merrick Garland, proposto dal Presidente democratico, riuscendo a bloccare di fatto la questione.

Finito il mandato di Obama, poi, i repubblicani hanno cambiato le disposizioni regolamentari riguardanti le nomine e la ratifica delle nomine alla Corte Suprema. Infatti, se prima era necessario il voto favorevole di 60 senatori su 100, adesso ne bastano 51: proprio il numero di senatori repubblicani attualmente al Congresso. Si capisce bene perché, dopo le dimissioni di Kennedy, gli uomini del GOP vogliano votare la nomina di un nuovo giudice il prima possibile. Lo stesso Trump, con un post su Twitter, ha annunciato che renderà pubblica la scelta del suo candidato il 9 luglio prossimo.

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Il prossimo novembre si andrà alle urne in tutti gli Stati Uniti in occasione delle elezioni di medio termine: una tornata elettorale in cui un terzo del Senato verrà rinnovato, con la forte possibilità quindi che i repubblicani possano perdere la loro ristretta maggioranza. Il nuovo Senato si insedierà tuttavia solo a gennaio 2019. Da qui, probabilmente, il desiderio dei repubblicani di votare in fretta per scegliere il nuovo giudice del Congresso.

Quale strategia per i Dem?

La linea che seguiranno i democratici non è proprio del tutto chiara. Vista la situazione attuale,  infatti, gli esponenti del Blue Party sembrano ancora alla ricerca di una strategia. Gli attivisti liberali invocano la linea più dura possibile contro il prossimo candidato di Trump, mentre i democratici moderati non sentono il bisogno di stabilire una presa di posizione finché il Presidente non presenterà un nome preciso. Le prossime deliberazioni del caucus democratico (la riunione degli alti vertici del partito) rimangono pertanto oscure.

L’unica cosa chiara è che, con le grandi speranze dei repubblicani e del Presidente di dirimere la questione in loro favore, i Dem si sentono stretti in una morsa che li lascia senza fiato, con la prospettiva di una battaglia che deciderà l’equilibrio all’interno del Senato e della Corte Suprema: se la perderanno, la forbice decisionale si allargherà ulteriormente in favore dei repubblicani.

I senatori democratici Kamala Harris della California, Kirsten Gillibrand di New York, Elizabeth Warren del Massachusetts, e Cory Booker del New Jersey si sono uniti ad una manifestazione lo scorso giovedì per incoraggiare la mobilitazione della base del partito, “suonando la carica” nonostante le basse probabilità di fermare il rimodellamento della Corte Suprema da parte di Trump.

 

La short list ed i nomi papabili

Ci sono stati vari tentativi di “definire un borsino” con i  nomi dei possibili candidati alla nomina. Ai giornalisti presenti sull’Air Force One, lo scorso venerdì, Trump avrebbe detto di aver “ridotto a 5” le possibilità, fra le quali sarebbero incluse due donne. Il Presidente ha poi ribadito la sua volontà di affidare il seggio di Kennedy ad un convinto giurista conservatore, sulla scia della sua prima nomina alla Corte Suprema, il giudice Neil Gorsuch.

Trump non ha voluto rivelare i 5 nomi papabili, anche se ha dichiarato che sono stati estratti da una lista di 25 giudici conservatori pubblicata durante la campagna elettorale del 2016, approfittandone poi per rivolgere un pubblico apprezzamento al senatore dello Utah Mike Lee, che secondo molti sarebbe il principale candidato.

Riguardo agli altri possibili nomi, si ritiene che possano essere presi in considerazione: Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett (entrambi giudici di corti d’appello federali), Raymond Kethledge (che è stato alle dipendenze di Kennedy), Thomas Hardiman, Amul Thapar, Keith Blackwell (noto per non aver appoggiato un ricorso in appello del Dipartimento dei Trasporti della Georgia contro il Ku Klux Klan), Allison Eid (celebre per le sue posizioni contro le droghe, anche a scopo terapeutico), e Britt Grant (famosa per le sue posizioni contro la comunità LGBT). Non resta, dunque, che attendere.

Fonti e approfondimenti

https://www.ilpost.it/2018/06/27/anthony-kennedy-corte-suprema-stati-uniti/

https://www.politico.com/story/2018/06/28/supreme-court-democrats-fight-683537

https://www.politico.com/story/2018/06/29/mitch-mcconnell-supreme-court-justice-election-685934

http://thehill.com/homenews/administration/394909-trump-to-announce-supreme-court-pick-july-9

 

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