Ricorda: la Pace di Vestfalia

Con l’articolo di oggi della serie “Ricorda” torniamo indietro di 370 anni, per la precisione al 1648 e alla pace di Vestfalia, avvenimento fondamentale per gli studi di storia di qualsiasi liceale e, ancora di più, per chiunque sia interessato a comprendere l’origine dell’ordine internazionale che per secoli è stato dominante. Si potrebbe, in realtà, fare un doppio passo indietro dal momento che entrambi gli eventi compiono nel 2018 un compleanno importante, ricordando allo stesso tempo l’inizio, 1618, e la fine, 1648, di una guerra che durò per 30 anni, e proprio per questo motivo viene ricordata come guerra dei trent’anni.

Nell’anno in cui la Pace di Vestfalia fu sancita, la storia dell’Europa e del mondo subì un cambiamento totale e ciò ha influenzato e determinato gli avvenimenti che da allora hanno avuto luogo, dal momento che con questo trattato si è data vita e legittimità a una delle più importanti creazioni della storia moderna, vale a dire lo Stato Moderno.

 

 

defenestrazione di praga
Defenestrazione di Praga, 23 maggio 1618

 

Conteto storico-politico

Per prima cosa è necessario un accenno al contesto storico-politico in cui gli eventi si sono susseguiti. Dopo più di un secolo di guerre di religione, la Pace di Vestfalia, il cui nome deriva dalla regione dell’attuale Germania dove, per la precisione, non solo uno ma ben tre trattati furono firmati, sancì la fine della guerra dei trent’anni, iniziata nel 1618, e della guerra degli ottant’anni tra Province Unite e Spagna. L’evento scatenante del conflitto è la nota defenestrazione di Praga e le ragioni del suo scoppio vanno ricercate nella volontà da parte dell’impero degli Asburgo di imporre la religione cattolica, o ancora più precisamente, di impedire l’ulteriore diffusione del credo protestante, ad una regione, sotto il controllo imperiale, che per larga parte era già protestante.

 

pace di vestfalia cambiamenti

 

La guerra dei trent’anni, cominciata come un conflitto religioso delimitato nello spazio, divenne ben presto una lotta internazionale per il potere. Bisogna sempre tenere a mente che per tutto il periodo della storia moderna, quindi almeno fino a Napoleone, quando si parla di “internazionale” si vuole in realtà intendere il panorama europeo, dal momento che è sempre stato quest’ultimo a dettare le direttive per il mondo intero.

Nel corso di trenta anni moltissimi furono gli attori che ebbero un ruolo rilevante all’interno della guerra, tanto che alle sue diverse fasi vengono attributi i nomi degli Stati che ne presero parte. Si ricorda, ad esempio, la fase svedese come successiva a quella danese, a sua volta preceduta dalla fase boemo-palatina; ciò a mostrare che molti furono gli Stati coinvolti e che il coinvolgimento di una così ampia gamma di regni europei fece sì che la fine di questa guerra celebrò l’inizio di un nuovo ordine internazionale, ulteriormente avvalorato dalla conclusione nel 1659 del conflitto franco-spagnolo per mezzo della cosiddetta Pace dei Pirenei.

Gli accordi stipulati, nel 1648, firmati due nella città di Münster e uno nella città Osnabrück, posero fine a quasi tutte le ostilità e conclusero l’ultima grande guerra di religione in Europa. Sotto un punto di vista religioso, accanto al riconoscimento della fede cattolica e protestante, si aggiunse la fede calvinista. Sotto un punto di vista politico, la Germania si ritrovò divisa in tantissimi piccoli regni, ognuno con un’autonomia assoluta. In questo panorama gli Asburgo potevano esercitare la propria autorità solamente sui domini di Boemia, Ungheria e Austria.

Inoltre, la pace di Vestfalia, da una parte segnò la decadenza della Spagna, che dovette accettare la secessione delle Province Unite, dall’altra accrebbe la Svezia e la Francia. Quest’ultima, oltre al riconoscimento del possesso di alcuni vescovati, riuscì ad indebolire ulteriormente l’Impero, sostituendo in Alsazia alla giurisdizione di quest’ultimo la propria. La Svezia invece ottenne la Pomerania Anteriore, oggi a nord-est della Germania.

 

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Quale nuovo ordine internazionale

Il nuovo ordine internazionale venutosi a creare all’indomani di questo avvenimento ha posto le basi per la creazione dell’ordine internazionale che ancora oggi risulta dominante e che ha caratterizzato la storia delle relazioni internazionali degli ultimi secoli, subendo negli ultimi decenni degli sconvolgimenti e importanti messe in discussione. Il cosiddetto “modello westfaliano”.

 

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Stabilendo il principio della sovranità, la pace di Vestfalia sancisce che ciascun firmatario si sarebbe impegnato a rispettare i diritti territoriali degli altri stati firmatari, astenendosi dall’intervenire nei loro affari interni. Quest’ultimo principio prende il nome di divieto di ingerenza. Una volta posti questi principi fondamentali si venne a creare un’Europa composta da stati sovrani, modello che in seguito l’Europa stessa stabilì essere necessario per tutti quei territori che volevano essere considerati allo stesso livello degli stati europei e che dunque dovevano soddisfare gli standard di civilizzazione e sviluppo europei, gli unici “degni” di determinare il susseguirsi degli eventi su un piano internazionale. In questa chiave di lettura, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale e, in particolare, dopo la nascita delle Nazioni Unite, si diffusero vari movimenti di critica e messa in discussione di questo ordine improntato sul predominio di valori esclusivamente europei, sminuendo e sottovalutando principi e diritti molto cari a culture e tradizioni diverse da quelle dell’Occidente.

 

Cambiamento di rotta negli ultimi decenni

 

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All’indomani della Seconda Guerra Mondiale e a seguito della scoperta degli orrori perpetrati, il tradizionale ordine mondiale ha iniziato ad essere messo sotto accusa. I principi sanciti dalla Pace di Vestfalia non sembravano più soddisfare le aspettative del panorama postbellico. Ciò che si voleva creare era un nuovo ordine mondiale, basato sul principio di cooperazione internazionale, il cui paladino divengono le Nazioni Unite.

Si diffonde un sempre più prolifico dibattito sul concetto di diritti umani e sull’obbligo da parte della comunità internazionale della loro tutela. E’ proprio in base alla tutela dei diritti umani che i principi sanciti dal modello Vestfalia sembrano venire completamente meno. Vengono posti importanti quesiti in relazione al rapporto tra sovranità e divieto di ingerenza, da una parte, e tutela dei diritti umani, dall’altra. Fino a che punto, infatti, la sovranità deve essere rispettata? Si può restare in silenzio e guardare, quando lontano, delle volte neanche così tanto, una carneficina sta avendo luogo?

I dibattiti a riguardo sono stati moltissimi e si sono intensificati soprattutto negli anni ’90, prima con il conflitto in Bosnia, tra il 1992 e il 1995, poi con la guerra del Kosovo e l’intervento della NATO. Per porre fine ad oscenità del genere, la comunità internazionale ha iniziato ad interrogarsi sulla possibilità di porre al primo posto i diritti umani e nel 2001, per la prima volta, nel rapporto della International Commission on Intervention and State Sovereignty, (ICISS),  si è parlato di “Responsabilità di Proteggere” (R2P), lì dove a proteggere non vi sia il governo in carica dello Stato interessato.

La nobiltà delle discussioni sui diritti umani e di una dottrina come la “Responsibility to Protect” sembra però venir meno quando ci si sofferma sulle ragioni per cui in alcuni casi l’intervento ha avuto luogo, pur violando il principio di non ingerenza, mentre in molti altri casi in cui la violazione dei diritti umani era indiscussa ed evidente, nessuna azione è stata intrapresa.

Gli esempi sono innumerevoli; alle volte, infatti, la Comunità internazionale ha deciso di lavarsi le mani, quando invece tutte le forze sarebbero dovute essere messe in campo. Si può far riferimento ai tragici eventi perpetrati in Ruanda dall’aprile al luglio 1994, che vanno sotto il nome di Genocidio del Ruanda, o ancora più vicini a noi, spazialmente e temporalmente, basti pensare a ciò che dal 2011 sta avendo luogo in Siria.

Perché in questi due tragici episodi tutto ciò che la Comunità Internazionale ha saputo fare è stato guardare? Sempre in rispetto di quei principi sanciti 370 anni fa nella regione nord-ovest dell’attuale Germania?  

La Pace di Vestfalia, come emerso nell’analisi, ha rappresentato un punto di svolta per la storia internazionale, ma ciò che bisogna chiedersi ora è se veramente i suoi risvolti siano giunti al termine e si sia entrati in un Nuovo Ordine Mondiale o se le potenze che detengono il potere ne facciano libero uso, in base alle circostanze e agli interessi. Dopotutto è interessante ricordare che ogni pace nasce per soddisfare gli interessi di tutti coloro che ne prendono parte.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

La pace di Vestfalia: una svolta nella storia dell’Europa https://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/2004205

https://www.britannica.com/event/Peace-of-Westphalia

Luca Scuccimarra, Proteggere l’Umanità. Sovranità e Diritti Umani dell’Epoca Globale. Bologna, il Mulino, 2016

Alberto Aubert, Paolo Simoncelli, Storia moderna. Dalla formazione degli Stati nazionali alle egemonie internazionali, Bari, Cacucci

https://www.historytoday.com/richard-cavendish/treaty-westphalia

http://www.ilnodogordiano.it/?p=3119

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