Ricorda: la Grande Guerra nei cieli

Sono passati ormai oltre cento anni dalla morte del più celebre asso dei cieli di tutti i tempi. Il 21 aprile 1918, Manfred Von Richthofen, noto agli inglesi come The Red Night e ai Francesi come Le Diable Rouge’, ma immortalato dalla Storia con l’epiteto di ‘Barone Rosso’, veniva ucciso in combattimento nei pressi di Vauz Sur Somme. Quel giorno, Richtofen si era inoltrato in territorio alleato col suo leggendario triplano Fokker di colore rosso (da cui il suo appellativo) all’inseguimento di un veivolo inglese. Spintosi a bassa quota nel tentativo di neutralizzare il suo avversario, il Barone venne colpito da terra in pieno petto da un artigliere australiano. In base a un’altra versione della vicenda, ‘Le Diable Rouge’ venne invece ucciso dal pilota canadese A. Roy Brown. In seguito al suo abbattimento, le spoglie del Barone vennero recuperate dai soldati britannici e seppellite con tutti gli onori.

 

 

La leggenda del Barone Rosso incarna alla perfezione la figura degli assi della Grande Guerra. Appartenente alla classe nobiliare prussiana, Richtofen aveva iniziato il conflitto come alfiere in un reggimento di cavalleria (il 1º Ulani) per poi passare nel 1915 alla Luftstreitkräfte, l’aviazione imperiale tedesca. In un periodo in cui bastavano 20 vittorie aeree per poter sfoggiare il titolo di asso, Richthofen riuscÌ ad abbattere ben 80 veivoli avversari, immortalando per sempre il suo nome nei libri di storia.

Durante uno dei conflitti più sanguinosi dell’umanità e il primo ad essere combattuto su larga scala con mezzi moderni, gli assi dei cieli seppero catturare la fantasia dei popoli allora in guerra. Tra i vari piloti leggendari possiamo nominare il Francese René Fonck con 75 vittorie, il più grande di sempre fra gli assi Alleati, mentre tra le fila britanniche ritroviamo il nome di  William Bishop, con 72 aeroplani nemici abbattuti. Altri assi che possiamo citare sono il britannico Albert Ball (44 vittorie),  il Tedesco Werner Voss (48 vittorie) o ancora l’Italiano Francesco Baracca (34 vittorie).

 

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Soldati Australiani il 22 aprile 1918 in seguito al ritrovamento della carcassa del velivolo di Richthofen

 

Il mito di questi eroi alati rimane ancora vivo nella memoria storica di molti, ma ancora più importante era il ruolo ricoperto dalla loro leggenda durante il conflitto. Le loro storie erano spesso usate come elemento di propaganda per mantenere alto il morale dei soldati. Tale era la fama di William Bishop tra le truppe inglesi che lo stato maggiore britannico decise di richiamarlo dal servizio nel giugno del 1918, prima della fine della guerra, per paura che una sua eventuale morte potesse influire sul morale dei soldati.

Oggi cogliamo l’occasione per raccontare la storia di un conflitto che cambiò il volto dei cieli per sempre; un conflitto che stravolse completamente la concezione della guerra, inaugurando un nuovo campo di battaglia su cui scontrarsi. Con questo articolo vi portiamo alla scoperta dei primi passi dell’ aviazione militare nel contesto della Prima Gerra Mondiale e delle funzioni che essa ricoprì nel corso delle operazioni belliche.

La Grande Guerra in vero, non fu il primo scontro fra nazioni in cui vennero utilizzati velivoli. Già nel 1911, nel corso della Guerra Italo-Turca, combattuta dal Regio Esercito contro l’Impero Ottomano per la conquista della Libia, e nelle Guerre Balcaniche del 1912-1913, si era fatto utilizzo di aerei per effettuare per lo più missioni di ricognizione. Ovviamente, in occasione di questi conflitti, le operazioni aeree non si rivelarono particolarmente efficaci, influendo minimamente o per nulla sull’ esito finale delle campagne militari.

 

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Ancora nei primi di agosto del 1914, a Grande Guerra appena iniziata, i capi di stato maggiore dei Paesi belligeranti si mostravano ancora troppo scettici nei confronti dell’enorme potenziale dell’aviazione. Essi erano di fatto legati a un concetto di guerra tradizionale, tipico dei conflitti ottocenteschi, in cui fanteria e cavalleria giocavano ancora un ruolo da protagonista.

Agli albori del conflitto, gli aerei vennero quindi utilizzati principalmente per operazioni di ricognizione, ma già allora i vantaggi di questi nuovi mezzi furono ben chiari. Di fatto, un velivolo in poche ore poteva raccogliere una quantità di informazioni di intelligence ben superiore rispetto a quanto ottenibile con una pattuglia di cavalleria. Man mano che da guerra di movimento il conflitto si trasformò in guerra di posizione, tali vantaggi divennero ancora più marcati. Gli aerei erano indispensabili per mappare gli intricati sistemi di trinceramento del nemico, consentendo di individuare la posizione dell’artiglieria avversaria e quindi di effettuare bombardamenti con maggiore efficacia.

Presto si capì che oltre a raccogliere informazioni, bisognava impedire al nemico di fare altrettanto; divenne quindi indispensabile abbattere gli aerei avversari. I piloti ricognitori, che inizialmente si limitavano a salutare con galanteria gli aviatori nemici che incrociavano durante le loro missioni, iniziarono a portare con sè armi da fuoco e a scambiarsi, con scarsi risultati, fucilate in volo.

Il punto di svolta si ebbe nel 1915, quando l’ingegnere olandese Anthony Fokker, il quale era al servizio della Germania imperiale, inventò un meccanismo che permetteva di sincronizzare il fuoco di una mitragliatrice con il movimento dell’elica di un velivolo. L’innovativa invenzione portò alla costruzione dei primi caccia. Grazie a tale vantaggio tecnologico, i tedeschi riuscirono a stabilire un’iniziale superiorità nei cieli, la quale venne mantenuta fino al 1916,  quando gli Alleati (ormai anche loro in possesso dello stesso sistema di sincronizzazione)  riuscirono a colmare il gap con la Germania tramite la creazione delle squadriglie aeree francesi e l’espansione del British Royal Flying Corp, l’antenato della Royal Air Force (RAF).

 

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Divenire un avviatore era per certi versi una grande opportunità per molti soldati assetati di gloria,  ma anche un modo per sfuggire al logoramento della guerra di trincea. In vero, le speranze di vita di un pilota dell’epoca erano le stesse di un soldato di trincea: ben 1 su 4 moriva in combattimento. Nonostante ciò gli standard di vita dei piloti erano sicuramente molto più elevati rispetto a quelli di un comune soldato di fanteria.

Sebbene le epiche battaglie aeree tra gli assi della Prima Guerra mondiale possano essere considerate l’emblema dell’aviazione dell’epoca, a cambiare  il volto della guerra furono anche le operazioni di bombardamento. Già il primo agosto del 1914, Paul Behncke, ammiraglio della Marina Imperiale tedesca, aveva suggerito di utilizzare gli Zeppelin per intraprendere operazioni di bombardamento su Londra. Come affermato da Behncke, tali attacchi avrebbero causato panico tra la popolazione, abbattendo il morale dei britannici e facendoli dubitare della possibilità di poter vincere la guerra.

 

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Il 30 agosto 1914, i  tedeschi condussero uno dei primi raid aerei del conflitto bombardando Parigi con un Etrich Taube, un monoplano sviluppato dall’aviazione austriaca. Il 19 gennaio del 1915 fu invece la volta dell’Inghilterra. In tale episodio vennero utilizzati degli Zeppelin per effettuare incursioni sulle coste inglesi e colpire alcuni punti strategici. Il 31 maggio 1915 anche la capitale britannica veniva bombardata per la prima volta nella sua storia dai dirigibili tedeschi. Sul fronte italiano possiamo invece citare i bombardamenti di Venezia e Milano del 1916 da parte degli austriaci. Allo stesso modo, anche l’aviazione italiana effettuò operazioni di bombardamento sulle città dell’Impero Austro-Ungarico. I velivoli impiegati dall’Italia furono i bombardieri pesanti di modello Caproni, con i quali vennero colpite le città di Liubiana, Pula e altri centri.

In questi episodi, i danni arrecati furono relativamante ridotti; i mezzi impiegati erano ancora troppo rudimentali  e i piloti erano spesso costretti a tornare indietro per problemi di avaria del motore. Tuttavia si trattò di attachi deliberati contro la popolazione civile di un Paese. Il conflitto non era più un affare esclusivo dei soldati, esso era arrivato alle porte delle abitazioni dei civili. Fabbriche, ferrovie, palazzi, case e arsenali vennero regolarmente bombardati. Tale era la paura tra la popolazione che presto i bombardamenti divennero oggetto di propaganda“it is better to face the bullets than to be killed at home by a bomb”, proclamavano i manifesti propagandistici inglesi. Ormai la popolazione andava mobilitata anche ideologicamente. Nessuno era più al sicuro; si trattava di vero e proprio terrorismo, una pratica perfezionata durante il secondo conflitto mondiale: la guerra era ormai divenuta totale.

 

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Il primo conflitto mondiale marcò dunque un nuovo corso della storia militare. Le funzioni dell’aviazione consolidatesi all’epoca rimangono praticamente immutate nella guerra contemporanea. Esse possono essere elencate qui di seguito:

  • Ricognizione: ossia la raccolta di informazioni di intelligence sulle attività belliche nemiche;
  • Controllo: il dominio dei cieli è spesso la chiave della vittoria nei conflitti convenzionali. Per questa ragione, stabilire il controllo dei cieli è uno dei primi obiettivi che qualsiasi operazione militare si pone. Diverso è invece il contesto dei conflitti asimmettrici, dove l’aviazione, a causa della tattica della guerriglia, è di solito meno efficace. Si veda l’esempio del Vietnam: in questo caso gli USA, pur avendo il controllo completo dei cieli, non riuscirono a sconfiggere le sfuggenti forze vietnamite.
  • Supporto tattico: ossia accompagnare le forze navali e di terra con attacchi aerei;
  • Bombardamento strategico: colpire obiettivi strategici per diminuire la capacità del nemico di continuare a combattere, come per esempio il bombardamento delle fabbriche di armi e generi alimentari, ma anche della popolazione stessa.

A queste quattro funzioni possiamo in fine aggiungerne un’altra che non era invece presente nel corso Prima Guerra Mondiale, ossia il trasporto di truppe, il quale non era  praticabile per le limitate capacità tecniche dei velivoli dell’ epoca.

La Grande Guerra segna non solo la nascita dell’avviazione moderna, ma anche l’alba della guerra totale. Lo sforzo industriale fu mastodontico, la propaganda venne impiegata per demonizzare il nemico e la popolazione divenne un bersaglio da colpire. Lo scontro tra popoli si mostrò in tutta la sua brutalità con operazioni militari condotte  per terra, per mare e, da allora, anche nei cieli.

 

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Fonti e approfondimenti:

https://www.worldwar1centennial.org/index.php/educate/places/wwi-aviation-history-timeline.html#1914

https://www.history.com/this-day-in-history/red-baron-killed-in-action

https://www.history.com/news/6-famous-wwi-fighter-aces

https://www.historic-uk.com/HistoryUK/HistoryofBritain/World-War-One-The-Battle-for-the-Skies/

https://www.bl.uk/world-war-one/articles/aerial-warfare-during-world-war-one

https://www.britannica.com/topic/air-warfare

https://encyclopedia.1914-1918-online.net/article/air_warfare_italy

http://www.bbc.co.uk/guides/zgxhpv4

http://www.bbc.co.uk/guides/zgxhpv4

https://www.telegraph.co.uk/men/thinking-man/world-war-one-observer-planes-paved-way-modern-aviation/

https://www.iwm.org.uk/learning/resources/what-impact-did-the-first-world-war-have-on-aircraft-and-aerial-warfare

https://www.bbc.com/news/world-europe-13294524

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