Camerun: Paul Biya al settimo mandato in un paese che cambia

Con il 71,28% dei voti Paul Biya è stato eletto alla presidenza del Camerun per la settima volta. Il leader ultra-ottantacinquenne mantiene quindi la carica che ormai ricopre da 36 anni, fatto che lo rende uno dei capi di stato più duraturi in Africa e nel mondo. L’unico a superarlo è il presidente della Guinea Equatoriale Teodoro Obiang Nguema, che presto raggiungerà i quarant’anni di governo.

L’affluenza alle urne é stata molto bassa, toccando appena il 54% a livello nazionale e un misero 10% nelle regioni anglofone nel nordovest, due risultati decisamente inferiori a quelli delle scorse votazioni e che fotografano la difficile situazione odierna.

Il Camerun è arrivato alle elezioni in un momento particolare. Se da un lato è vero che il Paese ha vissuto una crescita economica sostenuta dalle ultime elezioni del 2011, lo è anche il fatto che questa sia faticando a tradursi in una vera riduzione della povertà.

Il Paese è sempre meno sicuro, a causa dell’intensificarsi delle incursioni di Boko Haram e della crescente tensione – che nell’ultimo anno  è diventata un vero e proprio conflitto separatista – nelle regioni occidentali anglofone al confine con la Nigeria e la dura repressione del governo ha attirato critiche velenose anche da parte di partners storici come gli Stati Uniti, in particolare dopo la conferma di molte esecuzioni extra-giudiziarie.

Il Camerun è quindi in una situazione instabile, in cui a quanto pare i cittadini e i partners internazionali trovano conforto nella continuità politica, ma che in realtà sta cambiando in maniera dirompente. Oltre al riaccendersi del conflitto interno mai del tutto sopito, la difficoltà delle autorità nel guidare i cambiamenti sociali in atto nel Paese.

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Chi è Paul Biya

Il presidente “intramontabile” del Camerun, Biya, é uno degli ultimi leader multi-decennali del continente, al potere ininterrottamente da 36 anni. Egli sale infatti al potere nel 1982 dopo aver forzato l’uscita di scena di Ahmadou Ahidjo, vecchio leader che guidava il Paese dall’indipendenza del 1960. Ahidjo era molto vicino agli ex colonizzatori francesi ma era ormai alla guida di un sistema politico paralizzato e incapace di rinnovarsi.

Anche per questo l’arrivo dall’ex Primo Ministro Biya alla guida del Camerun fu salutata come un evento positivo, giudizio che fu presto smentito dallo stesso nuovo presidente. Ben presto insieme al suo partito, il Cameroon People’s Democratic Movement (CPDM), il nuovo capo di stato creò un sistema neopatrimonialista e nepotistico, in cui tutto l’apparato statale era nelle mani della sua ristreta cerchia di fiancheggiatori.

La stessa apertura alle elezioni multipartitiche non ha scalfito la tenuta del suo governo, che nonostante vada regolarmente alle urne è ben lontano da una vera pratica democratica. Il Camerun non ha ancora sperimentato un passaggio di potere incruento, ha un livello di corruzione altissimo e, inoltre, con l’abolizione del limite dei mandati presidenziali nel 2008 ha dimostrato come la figura di Biya sia ancora estremamente ingombrante e oltre le “regole del gioco”.

La leadeship di Biya è diventata autoreferenziale e non sembra oggi in grado di affrontare le sfide poste da un Paese che cambia, in un continente ormai disinnamorato dei leader a vita. Oggi il 60% della popolazione del Camerun ha 25 anni o meno, e chiede con sempre più forza più lavoro e migliori condizioni di vita, ed è più cosciente di un tempo del fatto che in altre parti dell’Africa la politica sta evolvendo.

Infatti, sebbene il Paese stia crescendo economicamente i benefici non si redistribuiscono in maniera favorevole alle fasce più deboli della popolazione. Questo fa crescere il malcontento che, sommato alla sfida generazionale e all’insicurezza del nord e del nordovest crea una miscela potenzialmente eslplosiva.

Per questo motivo sono in molti a mettere in dubbio la capacità di Biya di continuare a guidare propriamente il Camerun: il Paese è cambiato molto negli ultimi 36 anni, a differnza del suo Presidente.

 

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Le opposizioni

L’opposizione a Paul Biya fa capo specialmente a due figure: Maurice Kamto e Joshua Osih.

Maurice Kamto è stato il principale avversario di Biya in queste elezioni. Il leader del Cameroon Renaissance Movement è un politico navigato, ex membro della International Law Commission dell’ONU e esponente di rilievo nelle istituzioni camerunensi.

L’ex alleato di Biya ha lanciato una fortissima campagna elettorale con il supporto del suo partito, basata sul suo carisma e una forte presenza mediatica. Nel suo progetto di rimpiazzare il Presidente, però, Kamto è stato accusato di aver fatto un uso spregiudicato dei mezzi di informazione e di dichiarazioni non supportate dai fatti, motivo per cui ha ricevuto aspre critiche.

Il 49enne imprenditore Joashua Osih invece è il leader del Social Democratic Front (SDF), succeduto alla guida del partito dopo il ritiro di John Fru Ndi dalla corsa alla Presidenza. Osih è quello che più di tutti ha insistito sulla sfida generazionale vissuta dal Camerun nella sua campagna elettorale, ma è stato fortemente penalizzato dall’insicurezza che attanaglia il Paese.

L’SDF è infatti molto legato alle regioni anglofone del nordovest e, quindi, l’insicurezza che ha impedito che lì le elezioni si svolgesero in maniera normale ha privato Osih di gran parte dei voti che avrebbe potuto prendere. Queso lo ha relegato al quarto posto nella corsa presidenziale, oltre che spingerlo a contestare l’esito delle elezioni per via delle intimidazioni subite dalla popolazione anglofona.

 

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Joshua Osih

La contestazione dei risultati

Nonostante la pubblicazione dei risultati sia avvenuta solo ieri, le operazioni di voto si sono svolte lo scorso 7 ottobre. Una nuova vittoria di Paul Biya era data per scontata da quasi tutti gli osservatori ma in queste due settimane di attesa le opposizioni hanno contestato duramente il voto e, nel caso di Kamto, addirittura annunciato la propria vittoria.

Poche ore dopo il voto Maurice Kamto ha infatti dichiarato di aver vinto le elezioni, dichiarazione subito smentita dal partito di governo. Lo stesso Kamto non ha portato alcuna prova a sostegno della sua affermazione e la commissione elettorale aveva già fatto sapere che i risultati ufficiali sarebbero stati pubblicati solo il 22 ottobre.

Gli esponenti della maggioranza hanno subito ricordato a Kamto che le sue dichiarazioni potevano rappresentare una violazione dalla legge, ma per tutta risposta il leader del CRM ha dichiarato di non riconoscere il risultato elettorale. Saputo di aver ottenuto ufficialmente solo il 14% dei voti, il leader contestatore non si è nemmeno presentato alla cerimonia di nomina del”nuovo” Presidente.

Ben più circostanziata è invece l’accusa di comportamenti fraudolenti e di intimidazioni verso gli oppositori, che soprattutto nelle regioni più instabili minerebbero la credibilità di questo risultato. Nel periodo tra il voto e l’annuncio dei risultati sono quindi state depositate davanti al Consiglio elettorale 18 istanze ufficiali che chiedevano la ripetizione delle votazioni per le irregolarità verificatesi durante le elezioni, tutte però respinte dall’organo legislativo.

 

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Maurice Kamto

Cosa dobbiamo aspettarci

Il voto di questo mese è un esempio chiaro di come il Camerun sia un Paese che, sebbene formalmente abbia attivato alcuni dei meccanismi della democrazia rappresentativa, deve ancora compiere passi importanti verso una pienezza della condivisione del potere tra le forze politiche.

Le accuse di intimidazioni e brogli nelle votazioni non trovano riscontro nei report degli organismi internazionali, in larga parte assenti e che comunque si sono affrettati a dichiarare “generalmetne pacifiche” le elezioni dello scorso 7 Ottobre. La comunità internzionale sembra quindi decisamente spaventata dalla prospettiva della discesa del Camerun nel caos che potrebbe seguire ad un cambiamento nella sua leadership, motivo per cui non è così interessata a contestare i metodi con cui Biya mantiene il potere da 36 anni.

Questa scommessa sembra però perdente, visto che sono sempre di più le fasce di popolazione desiderose di vedere un nuovo corso nella politica camerunense. A questo va poi aggiunta l’età stessa di Biya, che lo rende ormai un garante inaffidabile di una fantomatica stabilità.

Quello  di cui sembra avere bisogno il Paese dal punto di vista politico è quindi una vera e propria ritrutturazione della sua leadership, oltre che una maggiore responsabilizzazione della stessa: solo un drastico cambiamento a livello politico lo renderà in grado di affrontare la sfida generazionale e le altre prove che lo attendono nei prossimi  anni, oltre che renderne il voto poco più di un mero esercizio di stile.

La riconferma di Biya, alla luce di queste considerazioni, sembra quindi un’opportunità sprecata per un tentativo di trasformazione del Camerun ma, viste le premesse, c’è da chiedersi se fosse davvero legittimo sperare in un risultato differente.

 

 

 

Fonti e Approfondimenti:

https://www.bbc.co.uk/news/world-africa-45940414

https://www.cfr.org/blog/cameroons-future-uncertain-despite-biyas-impending-election-victory

https://www.bbc.co.uk/news/world-africa-43469758

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