Il personaggio dell’anno Russia: Vladimir Putin

“Nostro riferimento è una Russia per tutti e per ciascuno, un Paese in cui ciascuno possa realizzarsi. E io, da capo dello Stato, farò tutto per accrescere la potenza, la prosperità e la gloria della Russia”.

Questo è un frammento del discorso pronunciato da Putin lo scorso 7 maggio 2018 al giuramento da Presidente della Federazione Russa. Nel marzo 2018 ha avuto inizio il suo quarto mandato alla guida del Paese. A distanza di 18 anni dal primo mandato, Putin è stato di nuovo confermato alla guida del Paese fino al 2024, nonostante varie difficoltà sul fronte nazionale ed internazionale come anche dimostrato dalle analisi degli studi effettuati da Levada Center, una ONG russa che si occupa di sondaggi su temi sociali e politici. Una recente analisi del sondaggio vede il 40% degli intervistati essere inclini ad appoggiare una protesta pubblica contro le politiche governative.

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Resta comunque un fatto piuttosto indiscusso che ormai attorno alla figura di Putin si sia fondata una sorta di culto di personalità in chiave post-sovietica, accompagnato da un’ideologia a cui può essere dato il nome di “putinismo”. Partendo dalle immagini del leader ritratto su ogni tipo di oggettistica, si arriva fino al calendario per il 2019 che apparentemente ha battuto tutti i record delle vendite soprattutto all’estero (come ad esempio in Giappone). Ogni ritratto rappresenta il presidente russo come una figura iconica. Quest’anno è stato anche creato un programma televisivo ad hoc dal nome “Mosca Cremlino Putin”. Tale è un programma settimanale che va in onda la domenica sul primo canale della tv di stato russa e ha l’obiettivo di illustrare le tappe più significative degli ultimi sette giorni del presidente e presentarle ai concittadini. Si tratta quindi di un reportage sulle attività quotidiane del presidente Putin, intervallate da commenti dei suoi fedeli collaboratori. Probabilmente il programma è indirizzato ai due blocchi sociali maggiormente interessati dalla figura del capo di stato: gli anziani e i giovani.  In questo senso la questione della riforma delle pensioni, con l’innalzamento dell’età di diversi anni per entrambi i sessi, crea molto malcontento e gioca un ruolo fondamentale. In effetti, le manifestazioni di protesta avvenute lo scorso 9 settembre in tutto il paese, in concomitanza con le elezioni amministrative, hanno registrato una mobilitazione significativa e l’arresto di un numero consistente di persone.

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Per anni, nell’immaginario globale Putin è stato dipinto come un avventuriero in politica estera. Nel tempo ha saputo mutare la considerazione di cui godeva quando Tony Blair e George W. Bush accolsero calorosamente il suo arrivo al potere. Adottando una politica più decisa ha guadagnato popolarità, i suoi interventi militari in Georgia, Siria, Crimea, Ucraina, così come l’organizzazione di gigantesche parate ed esercitazioni militari hanno distolto l’attenzione del  popolo russo dal calo del PIL dovuto alle sanzioni imposte dai paesi occidentali. A questo fine nel 2014, quando Putin ha ospitato le Olimpiadi invernali, o come la Coppa del mondo del 2018 hanno attirato molti visitatori curiosi oltre che gli amanti del calcio.

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Putin ha anche saputo utilizzare non soltanto i media ma anche i social network: ha orchestrato l’interferenza dei social media e il sostegno finanziario per le campagne anti-UE gestite da diversi gruppi europei di destra, tra cui anche nel Regno Unito o tra i politici serbi determinati a fermare i Balcani occidentali dall’avvicinarsi all’Europa. L’indagine ancora in corso da parte dell’FBI sulla possibile interferenza russa nella corsa alla Casa Bianca di Donald Trump è l’ennesima notizia che ha tenuto i riflettori fissi su Putin per tutto il 2018, oltre al caso dell’ex agente segreto russo Skripal, che sarebbe stato avvelenato con il gas nervino assieme a sua figlia a Salisbury, in Inghilterra.

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Putin non ha mai mostrato molto riguardo per la politica interna, dando molta più importanza alla proiezione della sua immagine sull’occidente. Putin ama la pubblicità, come dimostrato anche dal presentarsi alle nozze del ministro degli esteri austriaco, così come il caloroso saluto, in apertura del G20 in Argentina, tra Vladimir Putin e il principe Saudita bin Salman, sospettato di essere il principale mandante dell’assassinio del giornalista Jamal Khashoggi. I due, appena si vedono, si danno il cinque, sorridendo.

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Dopo due decenni di amore di Putin per il palcoscenico mondiale e di essere sotto le luci della ribalta del mondo, i russi vogliono un presidente della politica interna che si occupi delle loro priorità economiche e sociali. Nelle recenti elezioni regionali, il partito di Putin, governante della Russia Unita, ha subito battute d’arresto senza precedenti, assicurando meno del 30% dei voti in aree precedentemente sicure come Vladimir e Khakassia. Le ultime notizie riportano anche di come Putin stia pensando di re-introdurre il controllo dei testi dei cantanti rapper, riforma che di certo non verrà accolta calorosamente soprattutto dalla popolazione più giovane.

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Per quel che riguarda la politica estera, Putin utilizza l’esercito come uno strumento di potenza, su cui ha posto accento più di una volta durante tutto il 2018. In assenza di capitali cospicui per acquistare l’influenza attraverso gli investimenti esteri, la Russia di Putin tende il muscolo della forza per cambiare gli equilibri politici nei territori circostanti.

Inoltre, Putin è impegnato in una frenetica scalata per l’influenza in Africa, che è stata guidata da un’ondata di cooperazione militare e accordi sulle armi firmati in tutto il continente nel 2018. Il più recente – un accordo per una base logistica russa pianificata in Eritrea – è stato annunciato all’inizio di settembre dopo nove mesi che hanno visto i funzionari del Cremlino attraversare il Corno verso i Grandi Laghi e l’Africa meridionale. Il ritmo del rinnovato intervento della Russia ha sollevato timori riguardo alle implicazioni per i diritti umani e la sicurezza della vendita di armi a regimi deboli o in conflitto.

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Negli ultimi anni Siria e Ucraina sono state teatro della riaffermazione della potenza russa in due territori che un tempo facevano parte dell’Unione Sovietica (l’Ucraina) o della sua sfera d’influenza (la Siria). Lo scorso 25 novembre l’esercito russo è entrato in azione in entrambi i fronti poco prima dell’incontro del G20: al largo della Crimea, con una serie di incidenti navali con l’Ucraina, e in Siria, dove l’aviazione russa ha effettuato i primi bombardamenti degli ultimi due mesi.

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Il contesto dei due paesi è diverso, ma il messaggio di Putin è lo stesso dove la Russia è una grande potenza che sa farsi rispettare. Questo messaggio è stato rivolto all’estero a pochi giorni del vertice del G20 in programma a Buenos Aires. L’incidente navale in Ucraina dello scorso 26 novembre 2018 è stato dovuto alla strategia russa di accerchiamento del mar di Azov, mare condiviso da Ucraina e Russia e la costruzione di un ponte che la collega al resto dei territori russi. Dai porti sul Mar d’Azov transita buona parte delle esportazioni ucraine. Putin ha messo in atto un’escalation calcolata della tensione. La NATO è solidale con l’Ucraina e Kiev ha decretato la legge marziale, ma nei fatti nessuno in occidente è pronto a intervenire per il Mar d’Azov.

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Vladimir Putin ha compiuto 66 anni, che è l’età media per un uomo in Russia. Sin dall’inizio dell’ennesimo mandato presidenziale, per Putin si è già iniziato ad ipotizzare chi potesse succedergli e quali potrebbero essere le conseguenze dirette sullo Stato. Medvedev è stato un compagno di banco e il protetto di Putin, oltre ad essere il fedele Primo Ministro, ma che durante la breve presidenza tra 2008 e il 2012 ha tentato di attuare alcune riforme democratiche che sono rientrate dopo la fine del suo mandato. Nel caso dovesse essere il successore, Medvedev permetterebbe alla Russia di ricominciare da una serie di politiche in cui Putin non è più di grande utilità per i più ampi interessi russi.

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Sul finire del 2018 è stato reso pubblico un’altra notizia per quando riguarda la figura di Vladimir Putin. Era già pubblicamente noto che il Capo di Stato russo avesse cominciato nel KGB la carriera che lo ha condotto alla poltrona più alta del Cremlino, e lui stesso ha raccontato dettagli sulla sua iniziale formazione al mestiere di agente segreto a San Pietroburgo e sugli anni della sua successiva assegnazione a Dresda, nell’allora Germania Est. Solo quest’anno è stata portata alla luce la sua relazione con la Stasi, il servizio segreto di Berlino Est. Il quotidiano tedesco Bild Zeitung ha pubblicato l’immagine del tesserino identificativo della Stasi dell’allora trentatreenne maggiore Vladimir Putin, ritrovato negli archivi dei servizi tedesco-orientali a Dresda. Il documento, con tanto di foto di riconoscimento, porta i timbri dei rinnovi trimestrali fino al 1989, l’anno della fine del regime filosovietico.

Fontie Approfondimenti:

https://www.theguardian.com/tv-and-radio/2017/jun/13/oliver-stone-vladimir-putin-russian-people-never-been-better-off

https://www.euractiv.com/section/global-europe/opinion/tue-as-putin-falters-possible-next-leader-of-russia-in-brussels-this-week/

https://www.jstor.org/stable/41061898?seq=1#page_scan_tab_contents

https://www.businessinsider.co.za/russia-tv-launches-new-show-dedicated-to-praising-putin-2018-9

https://www.youtube.com/watch?v=eVzsWj98UHs

https://ria.ru/person_Vladimir_Putin/

https://www.levada.ru/en/2018/12/14/protest-potential/

https://www.theguardian.com/global-development/2018/sep/11/russias-scramble-for-influence-in-africa-catches-western-officials-off-guard

 

 

https://www.reuters.com/article/us-germany-russia-putin/putins-stasi-identity-card-discovered-in-german-archives-idUSKBN1OA21N

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