“eHealth” o Sanità Digitale in Cina: la risposta alle problematiche sanitarie del Paese?

Tra la fine degli anni ’80 e oggi, la Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha attraversato stravolgimenti sostanziali. Boom economico e politiche demografiche hanno sensibilmente cambiato il tessuto sociale cinese, soprattutto nella composizione economica e nella distribuzione geografica della popolazione. Questi cambiamenti hanno portato il Partito Comunista Cinese (PCC) a confrontarsi con diverse sfide di natura sociale.

Il settore sanitario spicca tra le varie aree in cui il PCC ha tentato di rispondere alle numerose problematiche che si sono sviluppate negli ultimi decenni. Per la sanità, queste derivano principalmente da enormi flussi migratori dalle campagne verso le città, dal progressivo invecchiamento demografico e, in generale, da un sistema sanitario nazionale mai propriamente ricostruito dopo essere stato smantellato negli anni ’80.

Un accelerato progresso tecnologico, soprattutto nell’ambito di informatica e connettività, ha fatto sì che anche a livello sanitario si verificasse una spinta verso la digitalizzazione. Sempre più spesso ci si riferisce alla sanità digitale, o “eHealth”, come alla possibile risposta per le problematiche sanitarie cinesi. Ma quanto potenziale ha realmente la eHealth nel risolvere le necessità sanitarie della popolazione cinese?

Questo articolo presenta e approfondisce le problematiche della sanità cinese, discutendo la misura in cui una sanità digitale rappresenti una risposta a queste sfide. Dopo una breve presentazione del sistema sanitario cinese dalla fondazione della RPC, l’analisi si concentrerà su ottenimenti e limiti connessi all’adozione della eHealth in Cina.

Il sistema sanitario cinese

Prima degli anni ’80, il sistema sanitario cinese si strutturava su tre livelli: nelle città, il governo si occupava direttamente dell’assistenza sanitaria di impiegati governativi, universitari e militari, mentre le imprese stanziavano fondi per coprire le spese mediche dei loro impiegati e famiglie. Nelle campagne, “schemi sanitari cooperativi” finanziati da comuni e brigate riducevano sensibilmente il costo di spese mediche da pagare di tasca propria per circa l’80% della popolazione rurale.

Le riforme economiche avviate nel 1979 da Deng Xiaoping  smontarono progressivamente la struttura economica e sociale del Paese e, con loro, i programmi di garanzia. Nelle città, le imprese ridussero sostanzialmente la copertura sanitaria fornita ai loro impiegati; nelle campagne, le cooperative agricole e le relative strutture sanitarie vennero smantellate. Di conseguenza, a partire dagli anni ’80 in centinaia di milioni furono privati del sostegno statale in materia sanitaria, trovandosi a non potersi permettere le spese per cure mediche primarie.

Negli ultimi decenni, il persistente divario tra mondo urbano e rurale ha colpito sempre di più il settore sanitario. Se gli standard di vita dei residenti urbani sono andati migliorando, gli abitanti delle campagne hanno affrontato problemi sempre maggiori. Di conseguenza, mentre nelle metropoli i cittadini più benestanti possono tendenzialmente permettersi cure mediche “out-of-pocket”, gli abitanti delle campagne o coloro che migrano verso le grandi città non riescono a sostenere spese mediche di base.

Una serie di scelte economiche che, a partire dagli anni ’70, ha dato priorità a una crescita immediata ma poco sostenibile a lungo termine, ha portato l’economia cinese sull’orlo della stagnazione. Tra queste scelte troviamo la pressoché totale assenza di investimenti nella sanità, dagli anni ’80 fino al 2008. L’incapacità del sistema sanitario cinese di far fronte alle necessità della popolazione ha trasformato la forza trainante del Paese, ovvero il suo abbondante capitale umano che si traduceva in numerosissima forza lavoro, in un fardello economico: in tanti ad esempio hanno contratto debiti, che non sono stati in grado di ripagare, per far fronte a spese mediche.

eHealth: progressi ottenuti

Come risolvere decenni di trascuratezza nell’ambito sanitario in un Paese vasto e popoloso come la Cina? Data l’enorme crescita nel numero di utenti internet nella RPC, negli ultimi anni il passaggio a un sistema sanitario sempre più digitalizzato è diventato una delle soluzioni spesso proposte per risolvere questo problema.

L’idea di fondo è quella di utilizzare i progressi nell’ambito tecnologico e della comunicazione per affrontare problematiche quali la mancanza di personale sanitario, la distribuzione non uniforme di risorse e l’arretratezza del sistema nazionale di condivisione di informazioni sanitarie e, quindi, agevolare l’accesso a servizi sanitari di base. Non solo sanità mobile o “mHealth” – l’insieme di applicazioni per dispositivi mobili e apparecchi tecnologici indossabili –, ma anche telemedicina, un sistema di diagnosi online e di veri e propri ospedali digitali che svolge un ruolo sempre più importante nella sanità cinese.

La progressiva digitalizzazione del settore sanitario comporta dei vantaggi sia per i pazienti che per le casse statali. Un esempio è appunto quello degli ospedali digitali, un nuovo approccio all’erogazione di servizi ambulatoriali in aree lontane dalle città. Lanciato nel 2014, a oggi 158 ospedali sono dotati di questo servizio che consiste nella connessione con avanzati ospedali metropolitani. Tramite videochiamate, messaggistica istantanea e strumenti che misurano i valori del paziente, permette ai pazienti di essere visitati da dottori in ospedali di prima categoria. Questo servizio abbatte i costi sia per gli abitanti della Cina rurale, che ricevono cure specialistiche senza percorrere grandi distanze, sia per lo Stato, che risparmia in costosi progetti ospedalieri.

La spinta verso una sanità digitale ha portato miglioramenti anche a livello di condivisione delle informazioni sanitarie: progressi sono stati ottenuti nella creazione di un registro nazionale che ambisce a raccogliere, in maniera uniforme e standardizzata, i dati di oltre un miliardo e quattrocento milioni di cittadini. Questa piattaforma dati può facilitare l’accesso ad adeguate cure mediche per i migranti interni, permettendo loro di disporre dei dati sanitari personali senza doversi recare presso strutture mediche nelle loro località di origine, spesso distanti migliaia di chilometri.

Una migliore condivisione di dati sanitari è utile anche per rispondere all’insorgenza di epidemie, permettendo di innescare rapidamente il meccanismo di risposta ed evitando che focolai epidemici raggiungano dimensioni difficili da controllare, come accaduto con la SARS e l’influenza aviaria.

Limiti e preoccupazioni

Per quanto questo quadro possa risultare incoraggiante, in realtà la sanità digitale è lontana dall’essere la risposta ai problemi del sistema sanitario cinese. Abbiamo parlato di come, a partire dagli anni ’80, gli abitanti della Cina rurale abbiano sofferto maggiormente la mancanza di un sistema sanitario che garantisca loro l’accesso ai servizi primari. Infatti, nonostante il numero elevato di utenti internet, questi si concentrano nelle città e nelle province più sviluppate, così come la maggioranza delle infrastrutture per le telecomunicazioni.

Prima che una sanità digitale possa avere effetto positivo nella Cina rurale, sono necessari sostanziali investimenti non solo a livello di infrastrutture per la connettività, ma soprattutto di educazione e sensibilizzazione sanitaria nelle campagne cinesi. Studi infatti hanno dimostrato che i risultati ottenuti dall’eHealth in Cina sono di gran lunga più sostanziali nelle grandi metropoli che nelle campagne.

Un altro fattore importante è che l’accesso a Internet non necessariamente si traduce nell’utilizzo di servizi sanitari digitali; è stato infatti dimostrato che l’utilizzo di questi servizi è connesso primariamente allo status socioeconomico dei partecipanti. Anche nelle città, i principali utenti di servizi sanitari digitali sono giovani con un livello di educazione e un reddito piuttosto alto. Al contrario, gli anziani fanno un utilizzo limitato di servizi sanitari digitali sebbene siano in possesso di uno smartphone e/o di altri dispositivi che permettano loro di accedere a Internet.

Un altro aspetto controverso nell’adozione di una sanità digitale in Cina ha a che fare con la mHealth, utilizzata principalmente per tenere sotto controllo le così dette “malattie occidentali”. Miglioramento dello stile di vita, invecchiamento demografico e inquinamento hanno fatto sì che le malattie croniche e non trasmissibili (come diabete, ipertensione, osteoporosi e problemi cardiaci) diventassero, al posto di quelle infettive,  il motivo principale per il quale i cittadini cinesi ricercano cure mediche.

Guardando agli utenti di questi servizi sanitari mobili, si nota che la mHealth riproduce il divario geografico e socioeconomico discusso precedentemente. Gli abitanti della Cina rurale (che compongono circa il 50% della popolazione e sono quelli principalmente colpiti da problemi sanitari) e gli anziani sono infatti meno inclini all’utilizzo di servizi sanitari digitali.

L’utilizzo di dispositivi mobili per monitorare e raccogliere informazioni riguardo alle condizioni di salute dei cittadini cinesi desta inoltre preoccupazioni in merito al rispetto della loro privacy. La legislazione cinese per la gestione dei dati è infatti sottosviluppata, lasciando spazio per violazioni della privacy e uso improprio di informazioni personali da parte di enti commerciali e governativi. Nell’ultimo decennio, questo vuoto legislativo è stato fondamentale per permettere l’evoluzione verso una governance digitale, basata sull’utilizzo di Big Data per monitorare la popolazione. Emblematica è stata la progressiva introduzione del Sistema di Credito Sociale, un sistema di monitoraggio fondato sulla raccolta e condivisione di informazioni così da monitorare e predire il comportamento di individui e imprese.

Conclusioni: l’eHealth è davvero la soluzione?

Per concludere, la digitalizzazione della sanità in Cina può rappresentare un elemento aggiuntivo ma non un’alternativa al risanamento dell’apparato sanitario tradizionale. In particolare, è necessario che il PCC potenzi istituzioni, infrastrutture e risorse relative al settore sanitario nazionale. Due prerequisiti aggiuntivi per permettere che l’eHealth, nelle sue molteplici forme, possa contribuire alla risoluzione di problematiche sanitarie: in primis, una più ampia e uniforme educazione e sensibilizzazione della popolazione cinese in materia sanitaria; in secondo e ultimo luogo, il perfezionamento delle regolamentazioni relative alla gestione dei dati personali, così da garantire un uso proprio dei dati sanitari raccolti.

Fonti e approfondimenti

Barnhizer, 2013. Through a PRISM Darkly: Surveillance and Speech Suppression in the “Post-Democracy Electronic State”.

Chen & Cheung, 2017. The Transparent Self Under Big Data Profiling: Privacy and Chinese Legislation on the Social Credit System.

Hong & Cho, 2017. Has the Digital Health Divide Widened? Trends of Health-Related Internet Use Among Older Adults From 2003 to 2011.

Hong & Zhou, 2018. A Profile of eHealth Behaviour in China: Results from a National Survey Show a Low of Usage and Significant Health Divide.

Hong et al., 2017. The Digital Divide and Health Disparities in China: Evidence from a National Survey and Policy Implications.

Oduoye, 2019. A sneak peek at China’s Internet Hospitals. https://qwenu.com/2019/05/08/a-sneak-peek-at-chinas-internet-hospitals.

Tian et al., 2017. mHealth Interventions for Health System Strengthening in China: A Systematic Review.

Xie et al., 2017. Internet Hospitals in China: Cross-Sectional Survey.

Xinhua, 2019. China builds 158 internet hospitals amid digital tide. http://www.chinadaily.com.cn/a/201905/08/WS5cd29062a3104842260ba8f3.html.

Yu et al., Evaluation of E-Health in China.

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