La digitalizzazione nell’Unione europea

L’Unione europea vede la digitalizzazione come una priorità tecnologica e sociale. In questo articolo esploriamo il concetto di digitalizzazione e il modo in cui Bruxelles sta cercando di promuoverlo con le sue politiche.

Digitalizzazione: definizioni e ruolo nella società

Il termine “digitalizzazione” non ha un solo significato: ne esistono infatti numerose definizioni differenti. La digitalizzazione potrebbe essere vista come la semplice trasformazione di dati dal formato analogico a quello digitale. Solitamente però il termine assume un significato più ampio, legato all’utilizzo delle tecnologie digitali per migliorare la competitività di un’azienda. In italiano questi due significati fanno sempre capo a “digitalizzazione”, mentre l’inglese distingue tra digitisation nel primo caso e digitalisation nel secondo. Per complicare le cose, si può parlare anche di “trasformazione digitale”, un’espressione di portata ancora più ampia che indica il generale cambiamento apportato dalle nuove tecnologie alla società contemporanea.

La digitalizzazione delle imprese viene considerata uno dei fattori più importanti per valutare lo stato dell’innovazione in un determinato Paese. I vantaggi da essa portati riguardano tanto la competitività della singola impresa quanto il perseguimento di obiettivi sociali più ampi. Secondo la Commissione europea, il processo agisce infatti da acceleratore nei confronti degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, stilati dalle Nazioni Unite nel contesto della cosiddetta Agenda 2030. I benefici della digitalizzazione sulle imprese sono comprovati: aziende altamente digitalizzate hanno più probabilità di crescere e creare nuovi posti di lavoro, tendono a utilizzare pratiche di gestione del lavoro più efficaci e in generale hanno un rendimento più produttivo.

Da ciò, si intuisce perché la Commissione di Ursula von der Leyen attribuisca una tale importanza al tema della trasformazione digitale.

La situazione in Europa

Nonostante ciò, l’Europa sembra essere meno in grado di promuovere tale processo rispetto ad altri contesti altamente industrializzati, primi fra tutti gli Stati Uniti. Due ragioni principali sembrano essere alla base di tale difficoltà.

La prima risiede nella disparità in termini di investimenti. Se la mole di investimenti pubblici in Europa sta al passo con quella concessa oltreoceano, lo stesso non si può dire per gli investimenti privati. Gli investitori statunitensi sembrano avere una mentalità più imprenditoriale e disposta ad accettare il rischio – un fatto che deriva tanto da aspetti culturali, quanto dal generale contesto economico statunitense, che garantisce ad esempio minori barriere all’investimento. Per compensare, l’Unione europea dovrebbe cercare di modulare i numerosi fondi pubblici che mette a disposizione, cercando di colmare quei gap (i cosiddetti market failures, o “fallimenti del mercato”) che scoraggiano i privati dall’investire il proprio denaro in progetti innovativi. In altre parole, i fondi pubblici dovrebbero sbloccare gli investimenti privati. Il tentativo più recente di agire in questo senso è stato il cosiddetto “Piano Juncker” – rinominato poi Piano di Investimenti per l’Europa, e dal 2021 InvestEU – che si spera essere in grado di mobilitare 650 miliardi di euro in investimenti tra il 2021 e il 2027.

Il secondo motivo dietro le difficoltà europee sta nella dimensione media delle imprese. In Europa infatti la presenza di aziende superiori al rango di PMI (piccole e medie imprese, che contano meno di 250 impiegati e un fatturato inferiore ai 50 milioni all’anno) è molto ridotta rispetto agli Stati Uniti. Nel 2017, dei cosiddetti “unicorni” – start-up con un fatturato superiore al miliardo di dollari – soltanto il 12% del totale erano europei, un numero piuttosto ridotto se si pensa che il mercato unico europeo rappresenta il più grande mercato del mondo. Aziende più piccole hanno più difficoltà a investire in nuove tecnologie e a espandersi oltre il mercato locale. Al contrario, imprese più grandi possono assumersi rischi maggiori e hanno il capitale iniziale necessario per digitalizzarsi, ottenendo poi i vantaggi legati alla digitalizzazione in un circolo virtuoso.

La promozione della digitalizzazione in Europa

Malgrado queste difficoltà, l’Unione rappresenta uno dei contesti più importanti per promuovere la digitalizzazione. L’arrivo di nuove tecnologie come il 5G, l’analisi dei Big Data, l’Internet delle cose, le Intelligenze Artificiali di nuova generazione, rappresenta un’opportunità che l’Unione può sfruttare per promuovere la digitalizzazione del proprio tessuto economico.

La questione è talmente importante che la Commissione von der Leyen ne ha fatta una delle proprie priorità politiche, denominata “Un’Europa pronta per l’era digitale”. L’obbiettivo è quello di favorire, tramite fondi, incentivi e programmi dedicati, la trasformazione digitale delle imprese europee, favorendone allo stesso tempo la sostenibilità ambientale in modo da rendere l’Unione a emissioni zero entro il 2050. La strategia generale prende il nome di “Plasmare il futuro digitale dell’Europa” e si dirama in tre pilastri tematici, incentrati sui cittadini, su economia e imprese, e sulla società in generale – categoria in cui rientrano le questioni ambientali, la privacy o la lotta alla disinformazione.

Nonostante i ritardi dovuti alla pandemia, la Commissione ha presentato nella prima metà dei 2020 i seguenti documenti in tema di digitalizzazione:

  • La strategia industriale;
  • La strategia per le PMI;
  • Il Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale;
  • La Strategia europea per i dati.

La Commissione ha presentato a marzo la Strategia industriale europea, accompagnata da quella per le PMI. Queste due strategie si propongono di attuare la transizione digitale e sostenibile attraverso una riduzione della burocrazia, una delle barriere interne all’investimento più importanti, e tramite un accesso facilitato ai numerosi fondi pubblici a disposizione delle imprese. Accanto a Horizon 2020 (il fondo per l’innovazione più importante), è stato proposto un Digital Europe Programme, ancora da approvare nel contesto del budget comunitario, nonché un fondo specializzato per le PMI e l’iniziativa ESCALAR per attirare più investimenti privati. Inoltre, verrà concessa alle aziende consulenza strategica e digitale da parte dei cosiddetti Poli dell’innovazione digitale.

Agli aspetti legati allo stato dell’industria e delle imprese si aggiungono le misure volte a minimizzare gli impatti sociali negativi. Innanzitutto, bisogna assicurare che la trasformazione digitale non distrugga posti di lavoro, e che le categorie più a rischio possano migliorare le proprie competenze digitali in modo da adattarsi alla nuova realtà. Inoltre, vi sono da considerare fattori quali l’accettazione sociale di tali tecnologie da parte dei cittadini.

Entrambi queste dimensioni sono menzionate ad esempio nel recente Libro bianco sull’Intelligenza Artificiale. Quello dell’IA è uno dei cavalli di battaglia della Commissione in tema digitale, dato l’alto potenziale di tale tecnologia e il ruolo da protagonista che l’Europa potrebbe giocare in questo campo. Il tema viene affrontato in termini di opportunità per le imprese e di necessità di creare un contesto legislativo tale da garantire il rispetto della privacy dei cittadini.

La questione della privacy, in cui l’Unione europea è davvero leader mondiale grazie al suo GDPR – il Regolamento generale sulla protezione dei dati – viene affrontata specificamente nella Strategia europea per i dati. L’idea è quella di creare un Mercato unico per i dati, creando standard comuni e inter operativi, unendo le capacità di cloud dei vari Stati membri, permettendo la libera circolazione di dati e la creazione di banche dati comuni. Inoltre, si prospetta la necessità di creare regole e leggi comuni riguardo all’utilizzo, alla conservazione e alla proprietà dei dati. In questo senso, l’Europa spinge affinché i diritti dei propri cittadini in tale ambito siano rispettati il più possibile. Il suo approccio innovativo è oggetto di interesse da parte del resto del mondo, che starà a vedere come le problematiche relative al GDPR verranno affrontate da Bruxelles.

Digitalizzazione e trasformazione digitale sono dunque al centro degli sforzi della Commissione europea, che vede in esse un’opportunità tanto per i cittadini, quanto per l’economia europea e l’ambiente. Nei prossimi anni si avrà modo di capire se Bruxelles sarà leader mondiale nel settore, o se rimarrà subordinata a potenze tecnologiche come gli Stati Uniti e la Cina.

 

Fonti e approfondimenti

Banca europea per gli investimenti (2019) Who is prepared for the new digital age?EIB

Comitato economico e sociale europeo (2019) Digitalisation: Challenges for EuropeEESC

Commissione europea (2020) A Europe fit for the digital ageEC.

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