La Tunisia in bilico fra vecchie e nuove crisi

di Anthea Beatrice Favoriti

Con le elezioni presidenziali e legislative dello scorso autunno, la Tunisia continua nel suo processo di consolidamento democratico. Dopo mesi di negoziazioni travagliate e battute d’arresto, il 27 febbraio 2020, il Parlamento ha accordato la fiducia al governo di Elyes Fakhfakh, con 129 voti a favore, 77 contrari e un solo astenuto. Segretario generale del partito social-democratico Ettakatol, Fakhfakh aveva ricoperto la carica di ministro del Turismo e delle Finanze durante il governo di Jebali tra il 2011 e il 2014.

La fase di impasse politica, le ingenti perdite economiche dovute alle misure restrittive imposte dal lockdown, nonché le questioni di sicurezza regionali, specie quelle legate al vicino contesto libico (dossier centrale della politica estera tunisina), rappresentano le principali sfide che l’esecutivo si troverà a dover affrontare nei prossimi mesi.

La situazione politica

La nomina di Fakhfakh a Primo ministro giunge in un momento di forte immobilismo, dovuto alla situazione di profonda frammentazione in cui versa il panorama politico tunisino a seguito dei risultati delle elezioni legislative dello scorso ottobre. In questo quadro, le principali forze politiche – il partito islamista Ennahda guidato da Rachid Ghannouchi e il partito populista Qalb Tounes del magnate televisivo Nabil Karoui – hanno subito un forte ridimensionamento.

In entrambe le elezioni presidenziali e parlamentari dello scorso autunno, l’elettorato tunisino si è riconfermato disilluso nei confronti della classe politica post-2011. Al momento del ballottaggio per la nomina a presidente è stato premiato il candidato più distante dalla classe dirigente del Paese, Kaïs Saïed. Considerato un outsider, questi ha sconfitto Nabil Karoui con il 72,71% dei voti. Saïed, professore di diritto costituzionale, si è di fatto distinto lungo tutta la durata della campagna elettorale per essere un agguerrito contestatore della classe politica del Paese. Consegnando l’immagine di un uomo incorruttibile, è riuscito a ottenere il supporto dei più giovani, dei cittadini più conservatori e della classe media.

Ennahda, dal canto suo, nonostante la crisi di consensi alle elezioni legislative, con il 19,63% di voti e 54 seggi, si è confermata la principale forza politica. Ciò ha permesso al partito di eleggere il proprio leader come presidente del Parlamento e di avere un ruolo centrale nella formazione dell’esecutivo.

L’eterogeneità ideologica fra le varie formazioni partitiche ha contribuito a creare un clima di instabilità all’interno del governo, che è parso evidente fin dalle prime richieste di Ennahda. Di fatti, esso avrebbe dato il via libera alla formazione dell’esecutivo di Fakhfakh, solo se avesse incluso all’interno delle forze di maggioranza Qalb Tounes, in modo da formare un governo di unità nazionale. La proposta è stata tuttavia rifiutata dal nuovo premier, definitosi contrario al credo politico contro-rivoluzionario del partito di Karoui. Temendo un ulteriore ridimensionamento elettorale e volendo evitare uno scontro diretto con il neoeletto presidente della Repubblica Saïed, Ennahda ha poi accordato la fiducia.

I principali partiti che hanno acconsentito a entrare nella maggioranza di governo sono stati, oltre al partito islamista Ennahda, Achaab (formazione della sinistra tunisina), Attayar (principale forza del centro-sinistra), Tahya Tounes il Movimento popolare e, infine, i partiti del gruppo Riforma nazionale. All’opposizione siede invece Qalb Tounes, la coalizione islamista Al Karama e il Partito Desturiano Libero.

Instabilità economica: una bomba a orologeria

Una delle preoccupazioni principali per il Paese è lo stato della propria economia. Con un’inflazione al 6,7%, una spesa pubblica pari al 30% del PIL e un debito estero dell’85%, le prospettive di crescita sono scarse. Il tasso di disoccupazione rimane alto: è pari in media al 15%, ma nelle aree periferiche arriva a toccare anche il 30%. Inoltre, persistono disparità in termini di sviluppo e servizi tra una regione e l’altra. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI) per il 2020, l’economia si contrarrà del 4,3% e i settori che risentiranno maggiormente della crisi saranno due: l’agricoltura e il turismo, che contribuiscono rispettivamente al 10% e al 14% del PIL nazionale.

Secondo le previsioni per il 2020 del World Resources Institute, entrambi i settori saranno inoltre sempre più influenzati dal cambiamento climatico. L’innalzamento delle temperature e il calo delle precipitazioni andranno a intensificare il livello di water stress della Tunisia, che si colloca oggi al trentesimo posto fra i Paesi maggiormente colpiti dalla siccità. Con l’uso massiccio di fertilizzanti, vi è il rischio che si verifichi un impoverimento progressivo del terreno, innescando un circolo vizioso di insicurezza alimentare, disoccupazione e inurbamento. L’utilizzo di pesticidi, inoltre, porterà all’inquinamento delle falde acquifere. Infine, l’innalzamento del livello del mare, e la conseguente erosione delle coste, avrà un impatto anche sul settore turistico, che si stima potrebbe perdere 1,4 miliardi di dollari e 400.000 posti di lavoro.

Il dissesto economico ha condotto alla crescente informalizzazione dell’economia, favorendo la proliferazione di flussi commerciali illegali lungo la tratta transfrontaliera al confine libico, (“el khat”, letteralmente “la linea”, metafora del commercio di contrabbando). L’assenza istituzionale nelle aree di confine ha permesso l’inserimento di attori non-statali, come le reti criminali legate al contrabbando di droga, carburante e armi e i gruppi jihadisti. Inoltre, la repressione di tale commercio ha contribuito a esacerbare la sensazione di abbandono dei giovani che, in mancanza di possibilità, hanno costituito un fiorente bacino di reclutamento per le organizzazioni terroristiche, tuttora attive nel territorio.

In tale quadro, l’attentato suicida di fronte all’Ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi avvenuto il 6 marzo 2020, ha fatto ripiombare il Paese nella paura, riportando alla memoria gli attacchi terroristici succedutisi dal 2015 al 2017. Secondo i dati del Country Report on Terrorism del 2019, la Tunisia rimane un Paese a elevato rischio, sebbene il governo abbia disposto lo stato di emergenza dal 2014 e rafforzato le misure in materia di contrasto al terrorismo.

Il dossier libico

La Libia  rimane tra le priorità della politica estera tunisina. La presenza di Ennahda all’interno dell’esecutivo di Fakhfakh potrebbe rivestire un ruolo chiave nel favorire il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (Gna), guidato da Fayez al Serraj, grazie anche al sostegno di Qatar e Turchia. Tuttavia, l’incontro tenutosi lo scorso gennaio fra Ghannouchi e Erdoğan è stato oggetto di forti critiche. La possibilità che Ankara possa utilizzare Tunisi come base d’appoggio per l’ingresso di truppe turche e siriane in Libia ha indisposto più di un partito. 

In questo quadro, il Partito Destruriano libero ha richiesto nuovamente la revoca della fiducia a Ghannouchi, accusandolo di costituire una minaccia per la sicurezza nazionale. Quest’ultima accusa è stata mossa a seguito di uno scambio di telefonate, a inizio maggio, fra il leader di Ennahda e Khaled al-Mashri, capo dell’Alto Consiglio di Stato libico, noto per la sua affiliazione con l’organizzazione dei Fratelli Musulmani in Libia. Il Partito Desturiano libero si è inoltre riservato di monitorare le azioni del governo, per tutelare la neutralità e la sovranità nazionale tunisina.

Di fatto, un coinvolgimento diretto della Tunisia comprometterebbe il suo ruolo d’interlocutore neutrale, fortemente sostenuto dal presidente della Repubblica Saïed. La volontà di quest’ultimo di favorire una soluzione diplomatica e intra-libica al conflitto, rifiutando qualsiasi possibile adesione a un’alleanza militare, si scontra con le strategie d’interventismo turche assecondate da Ennahda.

Tuttavia,  visto da un’altra prospettiva e alla luce degli ultimi eventi, il tentativo di mediazione al conflitto libico di Saïed potrebbe mascherare altri obiettivi politici, fra cui la possibilità di accrescere il proprio potere nella regione. Il 3 maggio infatti una nave mercantile è approdata a Tripoli dopo essere partita dalla città tunisina di Sfax. Sono stati scaricati, sotto sorveglianza dei miliziani del Gna, 134 container di attrezzature militari e mediche inviate da Ankara. Negli stessi giorni, la Tunisia ha permesso a un aereo turco di atterrare all’aeroporto meridionale di Djerba-Zarzis, per fornire assistenza medica alla popolazione libica attraverso il valico di frontiera di Ras Jedir.

Ankara ha poi fornito cospicue donazioni a Tunisi, inviando un carico di dieci tonnellate di equipaggiamento medico per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Nel prossimo futuro, questa “diplomazia degli aiuti” potrebbe dimostrarsi capace di influenzare in maniera più marcata le politiche tunisine in Libia, a sostegno della campagna militare turca.

La crisi libica ha contribuito a mettere in luce la continua competizione fra Saïed e Ghannouchi, sia sul piano della politica interna – evidente nelle difficoltà della formazione dell’esecutivo – sia sul fronte della politica estera. Ciò mostra come entrambi stiano cercando di definire a proprio beneficio il corso delle politiche del Paese.

L’inasprimento delle misure restrittive dovute al lockdown e le conseguenti ricadute sull’economia, nonché l’intensificarsi del conflitto libico sempre più internazionalizzato, metteranno probabilmente a dura prova la tenuta sociale del Paese. La gestione dell’emergenza epidemiologica ha fatto sì che i temi politici prima considerati d’impellente urgenza, come le riforme economiche e l’istituzione di una Corte costituzionale, venissero accantonati. Tuttavia, è evidente come dalla gestione complessiva dell’emergenza sanitaria in corso e della ripresa economica che ne seguirà, dipenderà gran parte della stabilità e del futuro dell’attuale governo.

 

Fonti e approfondimenti

Tunisia’s Parliament approves gov’t of PM-designate Fakhfakh, Al Jazeera, 27/2/20

What does Haftar want with Tunisia?, Middle East Monitor, 22/4/20

World Resources Institute, Updated Global Water Risk Atlas Reveals Top Water-Stressed, 12/8/19

Nawal Sayed, Tunisian Parties: Ghannouchi Threatens National Security, Sada Elbalad, 21/5/20,

Wehrey, F, Tunisia’s Wake-Up Call: How Security Challenges From Libya Are Shaping Defense Reforms, Carnegie, 18/3/20

Turkey driving a wedge between Tunisia, Libya, The nation press, 19/5/20

Intel: Tunisia’s new government wins vote of confidence from legislators, Al-Monitor, 27/2/20

Tunisia’s Perennial Priorities, Carnegie, 20/3/20

 

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