Ricorda 1890: lo Sherman Act, le origini delle leggi antitrust

Da 130 anni, l’economia statunitense è protetta dallo Sherman Antitrust Act. La legge fu emanata dal Congresso sotto la presidenza di Benjamin Harrison nel 1890 e ha l’obiettivo di limitare la concentrazione di potere che interferisce con il corretto funzionamento concorrenziale del mercato. A prestare il nome alla legge fu il senatore repubblicano dell’Ohio John Sherman, esperto di regolazione del commercio.

Background storico

Lo Sherman Act è considerato essere l’origine del diritto antitrust moderno. Tuttavia, gli esseri umani hanno tentato di proteggere le economie da comportamenti anticoncorrenziali già da due millenni. Un primissimo esempio è la Lex Iulia de Annone, emanata presumibilmente nel 18 a.C., che imponeva pesanti sanzioni a chi deliberatamente faceva incetta di generi alimentari, prevalentemente grano, perché avrebbe creato fenomeni inflazionistici nell’impero di Augusto. Analogamente, molti monarchi medievali applicavano leggi per proteggere le tariffe e supportare il commercio locale. L’esempio più simile alle attuali leggi antitrust viene però dalla dottrina restraint of trade (limitazione del commercio) della Common law britannica. La prima competition law fu introdotta dal Parlamento canadese nel 1889, ma è con lo Sherman Act dell’anno successivo che il mondo ha beneficiato di uno statuto legale completo sulla disciplina della concorrenza.

Aspetti giuridici dello Sherman Act

Il testo originale è suddiviso in due parti principali:

  1. La prima disposizione delinea e vieta specifiche condotte anticoncorrenziali. Questa disposizione non si limita solo ai cartelli formali, ma incorpora qualsiasi azione che limita il commercio tra Stati e con le nazioni estere. Tra le condotte illegali rientrano qualsiasi accordo per fissare i prezzi, limitare la produzione industriale, ripartire i mercati o escludere la concorrenza.
  2. La seconda disposizione proibisce tutti i tentativi di monopolizzazione del mercato negli Stati e con le nazioni estere.

Le imprese trovate in violazione della legge possono essere sciolte dai tribunali federali. Le violazioni sono inoltre punibili con ammende e reclusione. Infine, i privati lesi dalle violazioni sono autorizzati a citare in giudizio per il triplo dei danni subiti.

Prime applicazioni

Per più di un decennio dalla sua approvazione, la legge è stata utilizzata raramente, prevalentemente contro i sindacati considerati organizzazioni illegali dai tribunali. La causa principale della scarsa applicazione è da ricercare nel fatto che la maggioranza degli Stati non avesse ampie definizioni giuridiche che definissero il commercio locale e interstatale. A farne finalmente un uso estensivo fu il presidente Theodore Roosevelt (1901-1908) nella sua campagna antitrust e il suo successore William H. Taft (1909-1913).

Un caso famoso dell’epoca fu lo scioglimento forzato da parte della Corte Suprema, nel 1904, della Northern Securities Co., compagnia ferroviaria che univa le tre più grandi aziende di trasporto ferroviario del Midwest. La fusione aveva creato quella che all’epoca era l’azienda più ricca del mondo e rischiava di monopolizzare il trasporto ferroviario nella regione. Stesso esito ci fu nei casi Stati Uniti contro American Tobacco Co. e Standard Oil Co. of New Jersey del 1911, accusate di aver monopolizzato tramite pratiche anticoncorrenziali rispettivamente l’industria del tabacco e quella petrolifera. Tra le pratiche elencate nelle sentenze vi era quella dell’underpricing, ovvero la pratica di sfruttare la propria grandezza, abbassando temporaneamente i prezzi a discapito di concorrenti meno strutturati che, confrontandosi con drastici cali nelle entrate, cedono alle offerte delle grandi aziende dando forma a fenomeni monopolistici. Entrambe le aziende furono giudicate colpevoli di aver violato lo Sherman Act; la prima fu dissolta in quattro aziende concorrenti che formarono un oligopolio mentre la seconda fu sciolta in numerose entità regionali indipendenti tra loro.

Nel 1914 il Congresso approvò due provvedimenti per sostenere lo Sherman Act. Il primo era la creazione della Federal Trade Commission che ha fornito al governo gli strumenti di supervisione e denuncia dell’attività di concorrenza sleale. Il secondo era il Clayton Antitrust Act, che specifica ulteriori pratiche illegali anticoncorrenziali, tra le quali:

  • discriminazione di prezzo tra diversi acquirenti con scopo monopolistico;
  • accordi di trattativa in esclusiva;
  • accordi di trattativa vincolante;
  • fusioni e acquisizioni che riducono sostanzialmente la concorrenza sul mercato.

Nel 1920, tuttavia, la Corte Suprema ha applicato la cosiddetta interpretazione della rule of reason (regola della ragione), che chiarisce come non tutte le combinazioni che limitano il commercio sono illegali. Solo un’irragionevole restrizione del commercio, infatti, costituirebbe una violazione dello Sherman Act. Da allora, grazie a questa interpretazione, le grandi imprese hanno avuto un margine di manovra più ampio.

Casi eclatanti

Nei successivi decenni, il divieto di monopolio è stato periodicamente applicato, comportando in alcuni casi lo smembramento dell’impresa inadempiente. Un caso eclatante è stato lo scioglimento nel 1984, in piena epoca di deregulation reaganiana e radicalismo capitalista, della American Telephone & Telegraph Company (AT&T). Negli anni Settanta, l’azienda godeva di uno status di monopolio naturale e lo ha fatto in modo incontrollato per molti anni. Il processo ribaltò la situazione e la società madre fu divisa in una AT&T molto più piccola e in altre sette regional Bell operating companies (RBOCs), ognuna delle quali avrebbe dovuto servire una diversa regione del Paese. In seguito, cinque di queste società si sono fuse nuovamente in AT&T, mentre le altre due sono diventate Verizon e Qwest.

Il caso più famoso di sempre, però, riguarda la società Microsoft Corp. Una sentenza del 1999 ha infatti stabilito che la società aveva tentato di creare un monopolio nel mercato di software per browser. Effettivamente, Microsoft aveva iniziato a legare il suo sistema operativo, Windows, con il browser, Internet Explorer, eliminando in sostanza la necessità di altri browser, estromettendoli dal mercato. Nel giugno 2000, la Corte Suprema ha ordinato la scissione della Microsoft in due unità separate, una per produrre il sistema operativo e l’altra per produrre altri componenti software. L’immediato appello di Microsoft fu accolto nel 2001 e la società di Bill Gates decise di elaborare una proposta di conciliazione che consentisse ai produttori di PC di adottare software non-Microsoft. La decisione non fu ben accolta dalla maggioranza dell’opinione pubblica perché giudicata troppo soft e trovò l’opposizione di dieci Stati. Nel 2004, la Corte d’appello statunitense approvò all’unanimità l’accordo Dipartimento di Giustizia-Microsoft, rigettando tutte le accuse che le sanzioni fossero inadeguate.

Sviluppi recenti

Nel 2019 la Corte Suprema ha autorizzato un’importante azione legale collettiva per violazione delle leggi antitrust contro Apple Inc. Nello stesso anno, il Dipartimento di Giustizia ha iniziato un’ampia revisione del comportamento potenzialmente anticoncorrenziale delle “piattaforme online leader di mercato”, presumibilmente includendo Amazon, Facebook e Google. Proprio contro Google è nata una coalizione di avvocati generali di 48 Stati, il Distretto di Columbia e Portorico, che ha annunciato indagini antitrust coordinate su presunte pratiche monopolistiche del colosso di Menlo Park.

130 anni di leggi antitrust

Se da un lato le leggi antitrust come lo Sherman Act comportano una minaccia alla spontanea espressione del libero mercato, attraverso la loro applicazione i consumatori dovrebbero beneficiare di una scelta più ampia a prezzi più accessibili. Inoltre, poiché il potere dei cartelli viene limitato da tali leggi, i produttori sono obbligati a investire maggiori capitali in ricerca e sviluppo a beneficio del consumatore, della società in generale e del progresso innovativo. Infine, vista la grande influenza lobbistica delle aziende mono e oligopolisitche nella sfera politica, è importante avere delle leggi che, da ormai più di un secolo, limitano i conflitti d’interesse e le limitazioni artificiose dei mercati.

 

Fonti e approfondimenti:

The Editors of Encyclopaedia Britannic, “Sherman Antitrust Act”

Nowland Law, “Famous Antitrust Cases of the Last Century“, NowLand Law, 23/03/2020

 

Grafica: Marta Bellavia – Instagram: illustrazioninutili_

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