Canabis Protectio: il modello uruguayano

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Con il voto favorevole del Senato del 10 dicembre 2013, l’Uruguay divenne il primo Paese al mondo a rendere legale la produzione, la distribuzione e la vendita di cannabis per le persone maggiorenni, anche a uso ricreativo. La Legge Nº 19.172, pubblicata ufficialmente il 7 gennaio 2014, ha come obiettivo quello di combattere il narcotraffico e si inserisce all’interno di una politica orientata a minimizzare i rischi e a ridurre i danni del consumo, promuovendo l’informazione, l’educazione e la prevenzione. Con questi obiettivi va analizzata la posizione dello Stato che si occupa di controllare l’importazione, la produzione e la vendita attraverso l’IRCCA (Instituto de Regulación y Control de Cannabis).

Il modello uruguayano

Il modello uruguayano prevede tre opzioni per accedere legalmente alla cannabis per uso ricreativo: l’autoproduzione, l’acquisto in farmacia o l’iscrizione ai cannabis club. In caso di autoproduzione, l’Uruguay permette di coltivare fino a 6 piante per casa, quantità  massima indipendentemente da quanti vivano sotto lo stesso tetto. Per l’acquisto in farmacia, invece, è stabilito un massimale di 40 grammi al mese a persona, venduti in pacchetti da 5 grammi l’uno. Il prezzo dei pacchetti è bloccato e, con la recente attualizzazione del 1 dicembre 2020, ha raggiunto i 340 pesos uruguayani (circa 6,50 euro). Grazie al controllo statale, anche il livello di THC (il principio psicoattivo della cannabis) viene monitorato dallo Stato e deve essere mantenuto tra il 7% e il 9%. I club sono autorizzati a coltivare un massimo di 99 piante e devono avere un minimo di 15 soci, fino a un massimo di 45. Beneficiari di questa legge sono esclusivamente i cittadini uruguayani e gli stranieri con la residenza nel Paese: entrambi si devono obbligatoriamente iscrivere al registro nazionale.

Nell’ultimo rapporto dell’IRCCA, che fotografava la situazione al 31 maggio 2020, si osserva una diminuzione nelle registrazioni alle tre vie di accesso, da attribuire soprattutto alla pandemia. Tuttavia, stando sempre ai dati dell’IRCCA aggiornati al 3 dicembre, rispetto a maggio c’è stata una nuova crescita: 58.863 persone iscritte al registro (+ 4.373 rispetto all’ultimo report). Di queste, 43.257 sono registrate presso le farmacie (+2.019), 10.403 sono autorizzate a coltivare in casa (+1.985) e 5.203 sono iscritte nei 163 club attivi nel Paese (+189).

Il problema della vendita di cannabis in farmacia

Nonostante la legge sia in vigore dal 2014, il percorso per rendere operativi tutti i canali di accesso è stato lungo. Le difficoltà maggiori si sono riscontrate nella distribuzione in farmacia, totalmente operativa soltanto a partire dal 2017, che soffre tuttora di alcune criticità. La prima è il basso numero di farmacie abilitate presenti sul territorio, solo 14 al momento, distribuite soprattutto nelle grandi città e spesso carenti del prodotto. Quando venne lanciata la vendita in farmacia le file per accedervi furono lunghissime e molte delle persone in attesa non riuscirono a comprare i pacchetti di cannabis. L’altro grande problema sono le transazioni bancarie. Molti Paesi considerano il business legato alla cannabis illegale e, per evitare di incorrere in sanzioni economiche o penali, molte banche uruguyane evitano le transazioni con questo settore. Ciò significa che la maggior parte delle transazioni avviene tramite contante e non entra a far parte del mercato finanziario. All’inizio del 2019 qualcosa ha cominciato a cambiare con l’autorizzazione che il governo statunitense ha concesso alle banche nazionali per operare con denaro proveniente da questo commercio. Molto potrebbe cambiare, sia economicamente sia socialmente, a seguito della rimozione della cannabis dalla lista di sostanze narcotiche delle Nazioni unite, avvenuta il 3 dicembre 2020.

Lotta al narcotraffico

Uno dei principali obiettivi della Legge Nº 19.172 è quello di combattere il narcotraffico. Con la legge venne creata anche la Junta Nacional de Drogas, un organismo adibito al monitoraggio dei suoi effetti attraverso l’utilizzo dei sondaggi. Uno dei dati più significativi emersi è la diminuzione dal 58% del 2014 al 18% del 2018 di persone che hanno dichiarato di ricorrere al mercato nero per l’acquisto di cannabis. Inoltre, nello stesso anno, è cresciuta l’età media nella quale si inizia a utilizzare cannabis, passando dai 18 anni del 2011 ai 20 anni del 2020.

 

 

Per quanto riguarda i reati per possesso di droga, i dati descrivono una riduzione del 34% in sette anni. In calo anche i reati collegati alla droga nel suo complesso, scesi del 22%. Secondo i dati forniti dall’IRCCA, inoltre, dal 2014 al 2019 sono stati sottratti 22 milioni di dollari al mercato illegale di cannabis, nonostante questo non sia stato definitivamente sconfitto. Chi non può attingere al mercato regolare, per questioni economiche o legali, continua a rifornirsi nel mercato illegale della cannabis proveniente soprattutto dal Paraguay, il cosiddetto prensado paraguayo (letteralmente, il “pressato paraguayo”). Di qualità molto bassa, il prensado ha un costo molto più accessibile: circa 500 pesos, 14 euro, per 25 grammi. Oltre al narcotraffico, con i club si è messo in moto anche il mercato illegale alimentato dai coltivatori nazionali e dai soci di questi spazi. Sono soprattutto i turisti, attratti dall’idea che in Uruguay la cannabis sia legale, a comprare da loro.

Nonostante i buoni risultati, i passi da fare sono ancora molti, specie nella lotta al narcotraffico. Nel 2019 la Dirección General de Represión al Tráfico Ilícito de Drogas registrava il sequestro di circa due tonnellate di droga, in prevalenza cannabis, nel 2018 erano state 2,4 e nel 2017 1,9. Sempre nel 2019, un’inchiesta del settimanale Busqueda riportava fonti della polizia che lamentavano una mancanza di effetti concreti delle politiche di legalizzazione nella lotta al narcotraffico. Secondo il report della Junta Nacional de Drogas, la situazione del narcotraffico è rimasta stabile, in quanto a persone coinvolte, ed è aumentata la conflittualità tra le bande che si contendono il mercato. L’aumento dei controlli della polizia, inoltre, si è tradotto in una maggiore distribuzione di piccole quantità, nello spaccio di altre droghe e nel consolidamento delle carceri come mercati più grandi.

A proposito dei reati, con il nuovo regolamento c’è stato un cambio di prospettiva da parte della polizia in quanto i casi di detenzione di cannabis hanno cominciato a essere trattati in modo diverso. La Legge Nº 19.172 è intervenuta anche su questo: se prima della legge essere fermati con una quantità approssimativa di 40 grammi implicava un’altissima probabilità di essere perseguito in giudizio, adesso il possesso di cannabis illegale è valutato in modo molto più liberale e permissivo.

 

 

Fonti e approfondimenti

Cecilia González, Marihuana legal en Uruguay: más de 50.000 usuarios inscritos, menos tráfico y descenso de detenciones, RT, 28/08/2020.

Gerardo Lissardy, Uruguay: cuánto ha cambiado realmente el mercado de las drogas en el país con la legalización de la marihuana, BBC, 19/12/2019.

IRCCA (Instituto de Regulación y Control de Cannabis) Mercado regulado del cannabis, Informe X al 31/05/2020

Junta Nacional de Drogas

Magdalena Martinez, Uruguay registra una caída del tráfico de marihuana tras la legalización, El País, 20/12/2019.

María García Arenales, Uruguay: el experimento legal con marihuana que asombra a todo el mundo, elDiario.es, 06/07/2019.

 

 

Editing a cura di Giada S Deregibus

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