Il diritto all’istruzione delle persone disabili e la strategia dell’inclusione scolastica

Il diritto all’istruzione delle persone disabili e la strategia dell’inclusione scolastica
Foto di Wokandapix da Pixabay

La pandemia da Covid-19 si è dimostrata la cartina al tornasole delle profonde ingiustizie sociali che ancora esistono accentuandone la grandezza. Sia che si pensi al disastroso tasso di disoccupazione femminile raggiunto in questo anno o all’inaccessibilità alle cure mediche per le persone più povere, non si trovano facilmente ambiti non colpiti dalla crisi socio sanitaria e la scuola non è un’eccezione. Il diritto allo studio, infatti, ha subito una forte compressione che ha colpito maggiormente alcune categorie, tra cui quella delle studentesse e degli studenti disabili e le loro famiglie

Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Salute circa il 15% della popolazione mondiale soffre di una forma di disabilità, fisica o intellettuale, e circa l’80% di queste persone vive in un Paese in via di sviluppo. Tuttavia i dati forniti possono dare un’idea parziale dell’incidenza della disabilità: le difficoltà diagnostiche e gli stigma sociali che circondano la disabilità non ne permettono una conoscenza a tutto tondo. 

Non stupisce quindi che l’OMS abbia definito la disabilità come oggetto di interesse per la salute mondiale nonché questione di diritti umani. In tal senso, si era espressa già la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che ha richiesto la non discriminazione in base alle condizioni fisiche e mentali delle persone, per poi continuare con la Carta dei Diritti Economici Sociali e Culturali del 1966 e la Dichiarazione dei diritti dell’infanzia del 1986 che reclamavano il diritto all’istruzione per i bambini e i giovani adulti di tutto il mondo e in tutte le condizioni. 

La Convenzione sui diritti delle persone disabili 

Attraverso la Convenzione sui diritti delle persone disabili si fece un passo in più nella trattazione specifica della questione. Nel dicembre del 2006 l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha adottato la Convenzione, entrata poi in vigore nel maggio del 2008, con delle caratteristiche innovative

Ad oggi è sottoscritta da 180 Paesi e dall’Unione europea e ha come obiettivo primario quello di rendere le persone disabili soggetti attivi di diritto e non più meri ricettori di leggi. Il passaggio è sostanziale perché cambia obiettivi e standard d’azione: non sono gli Stati a riconoscere qualcosa, ma i soggetti di diritto a esigere che i loro diritti e i loro doveri vengano tenuti in considerazione al pari di quelli riferiti a ogni altro membro attivo delle comunità statali reclamando il loro riconoscimento all’interno della società. Inoltre, la Convenzione non porta al riconoscimento di alcun nuovo diritto ma si limita a ribadire che le persone disabili devono godere degli stessi diritti degli altri, facendo un lavoro di erosione del concetto di isolamento che spesso accompagna il tema della disabilità.  

L’articolo 24: il diritto all’istruzione per tutti

Questo tema è diventato il fulcro dell’attività del Comitato per i diritti delle persone disabili, organo istituito in seno alla Convenzione, che lo ha interpretato come punto focale del lavoro della Convenzione e degli Stati. 

I mezzi attraverso cui abbattere lo stigma sociale sono l’istruzione e l’educazione in senso ampio

Secondo l’OMS, circa 93 milioni di bambini e giovani adolescenti presentano qualche forma di disabilità, definita come “minorazione fisica, mentale, intellettuale o sensoriale a lungo termine che in interazione con varie barriere può impedire la piena ed effettiva partecipazione nella società su base di ugua­glianza con gli altri”. 

Il diritto all’istruzione è quindi il primo diritto reclamato per far parte della società civile ed è enunciato nell’art. 24 della Convenzione. Anche visivamente si può constatare l’importanza che lo circonda, dal momento che il testo della norma è lungo e costruito su più piani di interesse. Il sistema scolastico di ogni ordine e grado è chiamato a confrontarsi con le specifiche necessità degli studenti disabili. Si richiede quindi che le strutture e gli insegnanti siano dotati di mezzi e capacità appropriati per supportare gli studenti durante il loro percorso scolastico. Si esige anche che gli Stati mettano a disposizione degli utenti metodi di insegnamento e di socializzazione per far sì che il percorso scolastico non sia solo istruttivo ma costruttivo: non basta, secondo la Convenzione, che lo studente vada a scuola a “imparare la lezione”, ma è necessario che l’ambiente scolastico sia in grado di contribuire allo sviluppo della sua personalità e dei suoi talenti. In altre parole, la scuola deve riconoscere le potenzialità di tutti i suoi studenti e lavorare alla formazione delle persone come soggetti della società civile, riconoscendo la piena dignità e validità e impegnandosi nell’abbattimento delle barriere e degli ostacoli che ne impediscono il raggiungimento. 

L’art. 24, dunque, non si vuole limitare a essere un ennesimo richiamo al diritto all’istruzione, ma ha un fine più ampio e complesso, quello di sostenere insegnanti e alunni nella costruzione di una società che realmente riconosca le pari opportunità, l’uguaglianza e l’accessibilità a tutti i soggetti, nonostante la presenza di disabilità.

Inclusività: fine e mezzo della Convenzione

Questo obiettivo viene spiegato dal termine “inclusività”, diventato il manifesto della strategy internazionale in tema di disabilità, e di cui il Comitato ha dato una definizione specifica. L’inclusività è “un processo di riforma sistemico che parte dall’ambiente scolastico ma si rivolge anche all’esterno e che si rivolge alla società intera”. 

Tale obiettivo è divenuto il punto di forza sia della Strategia di inclusione delle disabilità delle Nazioni Unite sia dell’Agenda ONU 2030, che dedica al tema 7 target riferiti alla promozione dei diritti dei disabili; in particolare, l’obiettivo n. 4 si impegna nel creare un concetto di istruzione che sia realmente equo e che dia la possibilità a tutti i ragazzi di poter esercitare pienamente il proprio diritto all’istruzione. Il target, inoltre, si concentra sull’eliminazione del gender gap in termini di accessibilità all’ambiente scolastico e di prosecuzione degli studi, nell’ottica di riuscire a garantire il miglior livello di istruzione e di capacità economiche a tutti i soggetti di diritto. Il divario tra ragazze e ragazzi disabili che riescono ad accedere all’ambiente scolastico, oltre a differenziarsi rispetto alle persone non disabili, raggiunge una differenza di quasi due punti percentile, andando a gravare su una condizione già impari.  

Quindi?

Se la lettera dell’art. 24 della Convenzione pare essere chiara, durante la pandemia non è stato semplice rispettare le sue prescrizioni. I tentativi di “portare la scuola a casa” non sempre hanno tenuto conto delle difficoltà affrontate dalle persone disabili, sia in merito agli strumenti forniti quali lezioni in videochat o via radio, sia in merito al problema di inclusività e socialità che la scuola ha il compito di rispettare. Peraltro, le condizioni divengono ancora più difficili se ci si rapporta a realtà in cui la tecnologia fatica a integrarsi con la vita quotidiana e rischia, invece, di essere solo un’altra forma di discriminazione ormai nota con il nome di digital gap

Se è vero che la crisi deve portare alla rinascita, allora uno dei primi passi da fare è quello di ragionare attentamente sull’inclusività e non lasciarla lettera morta.

 

 

Fonti e approfondimenti

Office of the High Commissioner for Human Rights, “A right to education for all, including persons with disabilities”, 14 febbraio 2014.

Comitato per i diritti delle persone disabili, “General comment n. 04; Article 24: Right to inclusive education”, 2 settembre 2016.

Inclusion Europe, “Lack of education for children with intellectual disabilities made worse in the Coronavirus emergency”, maggio 2020. 

The World Bank, “Disability inclusion”, 01 ottobre 2020. 

World Health Organization,”Disability and health”. 

The World Bank, “Disability gaps in educational attainment and literacy”, 2017.

UNESCO, “The right to education for persons with disabilities”, 2019.

 

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

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