Il diritto all’istruzione nel mondo: tutele e dati

Lo Spiegone
@LoSpiegone

Alle volte definito come empowering o moltiplicatore, per sottolineare l’importanza centrale che assume per lo sviluppo degli individui, degli altri diritti e delle società, il diritto all’istruzione è uno dei diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuto e tutelato giuridicamente a livello internazionale, regionale e nazionale.

Nonostante ciò, i dati a livello globale – aggravati dalla crisi in corso – mostrano i limiti e le mancanze dei sistemi educativi e delle politiche a questi connesse

I primi passi nel riconoscimento e nella tutela del diritto

Il diritto all’istruzione viene disciplinato per la prima volta a livello internazionale, al di là di quanto già previsto dalle normative statali, nell’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948.

Il testo prevede le prime tutele internazionali relative ai vari livelli dell’istruzione. Punti cardine della norma sono la garanzia universale ossia spettante a tutte e tutti – e l’obbligatorietà dell’istruzione elementare; l’accesso indiscriminato all’istruzione tecnica e professionale; l’accessibilità – in base alle capacità e al merito – all’istruzione superiore; la priorità dei genitori nella scelta per i propri figli.

Sin da questo primo passo, si stabilisce l’essenzialità dell’educazione per lo sviluppo della personalità umana e si offre un primo accenno di quella che sarà la permanente spinta normativa e politica verso l’inclusività totale e indiscriminata.

È proprio su quest’ultimo concetto che si modella il primo strumento legale internazionale e vincolante unicamente dedicato all’istruzione: la Convenzione contro la discriminazione nell’istruzione adottata nel 1960 – e in vigore dal 1962 – dall’Assemblea generale dell’UNESCO.

La non discriminazione, come sancita dall’Art.2 della Dichiarazione universale, guiderà l’evoluzione del diritto fino ai giorni nostri.
A partire dal suddetto art.26, la Convenzione si prefigge lo scopo di implementare la tutela del diritto all’istruzione in ogni suo aspetto e nei confronti di ogni categoria, soprattutto di quelle più marginalizzate e vulnerabili, vincolando gli Stati (ad oggi ci sono più di 100 ratifiche) senza alcuna riserva. Accanto a questa, venne approvata anche una Recommendation – non vincolante per natura, ma con lo stesso contenuto del primo testo – per aiutare gli Stati con più difficoltà a raggiungere gli obiettivi previsti.

Lo strumento riafferma, quindi, gli elementi chiave della Dichiarazione del ’48, andando a sviluppare e ampliare alcuni punti, tra cui la previsione di standard minimi e comuni di qualità nell’educazione; la possibilità di fruire del diritto per tutti, anche per chi, ormai adulto, manca di un’istruzione di base; dell’uguaglianza nelle opportunità di accesso all’educazione, con l’obiettivo di contrastare e diminuire le disuguaglianza; il supporto al corpo docente, soprattutto per quanto concerne i corsi di formazione. 

Pochi anni dopo, veniva nuovamente ribadita la necessità di dare una forma quanto più vasta possibile a questo diritto e alle sue tutele. Nasceva, così, l’art.13 della Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, redatta nel 1966 dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite ed entrata in vigore nel 1976.
L’articolo viene considerato il dettato più onnicomprensivo relativo al diritto all’istruzione mai adottato. In particolare, al primo comma, viene sottolineata la centralità di tale diritto per la crescita della persona umana, per lo sviluppo della sua dignità e della sua partecipazione nella società e per la lotta contro le discriminazioni, grazie al dialogo reciproco tra i gruppi, assicurando la libertà di pensiero, morale e religiosa nelle scelte di ognuno. 

L’art.13 e il successivo art.14, che stabilisce un tempo limite per gli Stati per adeguarsi agli standard minimi educativi, sono stati poi interpretati dalla Committee on Economic, Social and Cultural Rights (CESCR) in due General Comments, come i principali strumenti interpretativi della Convenzione.

Nel General Comment 11 (art.14) sono stati approfonditi i piani di azione per l’educazione primaria. Il General Comment 13 (art.13) contiene invece 60 disposizioni per illustrare e spiegare il diritto all’educazione in tutte le sue sfaccettature, dal contenuto normativo agli obblighi e violazioni degli Stati parte e non. 

Le caratteristiche fondamentali dell’educazione: il General Comment No.13 della CESCR

Degna di nota è la disposizione 6, nella sezione relativa al Comma 2 e alle considerazioni generali relative al diritto a ricevere un’istruzione. In questa parte, il Comitato ha infatti affrontato ed esplicitato le quattro caratteristiche fondanti e fondamentali del diritto all’educazione, standard minimi che non devono essere violati:

  • Disponibilità – presenza di dotazioni adeguate negli istituti educativi e nei programmi: in ogni Stato devono essere presenti scuole/istituti e programmi che funzionino. La funzionalità dipende dalle condizioni e può variare ma devono essere garantite strutture sicure, la disponibilità di servizi igienici; la presenza di personale qualificato, preparato e adeguatamente retribuito; la fornitura di materiale per l’insegnamento e servizi per lo studio quali librerie, strumenti tecnologici…
  • Accessibilità – degli istituti e dei programmi secondo tre dimensioni principali: la non discriminazione; l’accessibilità fisica, da garantire sia offline, ad esempio con la presenza minima di istituti in ogni area del Paese, sia online; l’accessibilità economica, da assicurare in forma gratuita per la scuola primaria e da implementare progressivamente per tutti gli altri livelli, fino a quello superiore. 
  • Accettabilità – sia della forma che della sostanza dell’insegnamento garantito: i programmi e i metodi di insegnamento devono rispettare standard minimi di qualità ed essere appropriati al contesto socio-culturale in cui vengono sviluppati.
  • Adattabilità – dell’educazione nel suo complesso: l’istruzione non può essere un qualcosa di statico, ma necessita l’adattamento costante ai bisogni e ai cambiamenti della comunità e della società in cui opera, e degli studenti a cui si riferisce, sia sotto il profilo culturale che sociale. 

Successivi sviluppi normativi

Proprio su quest’ultimo principio – l’adattabilità – si è mossa l’evoluzione del diritto all’istruzione e delle sue tutele.
Era il 1989, infatti, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, prevedendo il rispetto e la tutela del diritto da parte degli Stati all’art.28 e integrandolo con l’art.29, in cui vengono riconosciuti apertamente gli obiettivi dell’educazione, definiti ulteriormente nel 2001, nel General Comment 1 della Committee on the Rights of the Child.

Analizzando questi obiettivi – lo sviluppo massimo della personalità, del talento e delle abilità psico-fisiche dei bambini; lo sviluppo del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; la preparazione del bambino o adolescente alla partecipazione attiva nella società, nel rispetto delle differenze e dell’ambiente – si comprende a pieno il significato di istruzione come empowering right e diritto moltiplicatore – ossia capace di ampliare la fruibilità degli altri diritti fondamentali. 

Accanto alla tutela “generica”, il diritto si è andato a sviluppare nelle sue tutele “particolari”, essendo previsto in vari strumenti normativi internazionali, tra cui la Convenzione internazionale sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (1965), la Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (1979), la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e membri delle loro famiglie (1990) e la Convenzione ONU per i diritti di persone con disabilità (2006).

L’evoluzione del diritto all’istruzione nel suo ampliamento normativo e inclusivo, non si è quindi mai fermata e non si ferma neanche oggi – essendo incluso in più di 40 strumenti normativi internazionali, regionali e nazionali. È uno degli strumenti su cui gli Stati devono fare leva per affrontare sfide più o meno nuove, come il gender gap, il digital divide e la sostenibilità ambientale e aiutare categorie più vulnerabili come, ad esempio, quella degli sfollati interni e di chi vive in zone di conflitto.

Alcuni dati

Nonostante gli sviluppi e gli impegni presi dalla comunità internazionale la situazione rimane critica e, per questo motivo, il diritto all’educazione di “qualità, come base per migliorare la vita delle persone e raggiungere lo sviluppo sostenibile” è stato inserito dalle Nazioni Unite nel 2015 tra gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDG-4).

Oggi, però, siamo ben lontani dal raggiungere i livelli prefissati per il 2030.

Secondo l’Istituto di statistica dell’UNESCO (UIS), infatti, nel 2018 circa 258 milioni di bambini e adolescenti si trovavano esclusi dal sistema, sia perché non vi hanno accesso, sia per abbandono scolastico. Di questi, 59 milioni di bambini sono esclusi dalla scuola primaria, 62 milioni dalla secondaria inferiore e 138 milioni dalla secondaria superiore, di cui la maggioranza viene rilevata nell’Africa subsahariana con 13, 28 e 37 milioni di bambini e adolescenti esclusi, e nell’Asia meridionale con 13, 17 e 64 milioni. 

Il dato generale, nonostante alcune note positive come la diminuzione del gender gap, non è variato negli ultimi anni e si prevede, anzi, che peggiorerà a causa della crisi in corso. Nel 2020 si è infatti calcolato come il 90% degli studenti sia rimasto a casa in ottemperanza alle misure preventive anti-contagio e che almeno 500 milioni di studenti siano stati, e siano tuttora, privi di accesso alla didattica a distanza. 

Questi due dati bastano a rendere chiaro quanto sia a rischio il futuro di milioni di bambini, bambine, ragazzi e ragazze, per cui la garanzia del diritto all’istruzione rappresenta l’ultimo riparo contro esclusione, marginalizzazione, sfruttamento e violenze. 

 

Fonti e approfondimenti

Strumenti normativi

UN General Assembly, Universal Declaration of Human Rights, RES 217 A, 10 December 1948

UNESCO General Conference, Convention against discrimination in education, 14 December 1960

UN General Assembly, International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, RES 2200A (XXI), 16 December 1966

UN Committee on Economic, Social and Cultural Rights (CESCR), General Comment No. 11: Plans of Action for Primary Education (Art. 14 of the Covenant), 10 May 1999

UN Committee on Economic, Social and Cultural Rights (CESCR), General Comment No. 13: The Right to Education (Art. 13 of the Covenant), 8 December 1999

UN General Assembly, Convention on the rights of the Child, RES 44/25, 20 November 1989

Committee on the Rights of the Child at the Twenty-sixth Session, General Comment No. 1: The Aims of Education (article 29), 17 April 2001

Studi

UNESCO, The Right to Education Law and Policy Review Guidelines, 2014

UNESCO, The Right to Education Handbook, 2019

UNESCO Education Sector, Convention against discrimination in education: Ten reasons why this Convention is crucial to ensure the right to education for all children, youth and adults 

UNESCO, Education 2030: Incheon Declaration and Framework for Action for the implementation of Sustainable Development Goal 4, 2016

Dati

UIS UNESCO, New Methodology Shows that 258 Million Children, Adolescents and Youth Are Out of School, Fact Sheet no. 56, September 2019

UIS UNESCO, SDG 4 Data Digest – How to Produce and Use the Global and Thematic Education Indicators, 2019

UN, The Sustainable Development Goals Report 2020, 2020

UNESCO, Observatory on the right to education

UNESCO, Atlas of girls’ and women’s right to education

Sitografia

UN Department of Economic and Social Affairs, SDG-4 Ensure inclusive an equitable quality education and promote lifelong learning opportunities for all

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UNESCO, What you need to know about the right to education, 2020

UNESCO, Ending Discrimination in Education: a key instrument to protect the right to education, 2020.

 

Editing a cura di Francesco Bertoldi

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Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
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