Un ponte tra Africa e Cina: la costruzione delle comunità africane passa per Pechino

unione africana

Dopo aver raccontato i progetti di sviluppo infrastrutturale tra vari Paesi africani e la Cina, arriviamo con questo articolo alla fine del nostro progetto “un ponte tra Africa e Cina”, e lo facciamo parlando del simbolo del potere delle Comunità Africane: i nuovi palazzi dell’Unione Africana (UA) e della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), entrambi  made in China”. Infatti la Cina, oltre a sviluppare progetti di profondo interesse economico, come possono essere appunto dighe, ponti e ferrovie, dall’inizio degli anni ‘10 del 2000 ha cominciato una riprogettazione dei palazzi delle organizzazioni regionali.  Non c’è un immediato e diretto profitto economico, ma l’importanza, dal punto di vista dell’immagine che deriva da questo tipo di partnership, è fondamentale.

Il Centro Congressi dell’Unione Africana ad Addis Abeba

L’AU Conference Center and Office Complex (AUCC) ad Addis Abeba, Etiopia, è la sede dell’Unione Africana e ospita i summit dell’organizzazione. A questi summit prendono parte vari organi dell’UA: l’Assemblea dei capi di Stato e di governo, il Consiglio Direttivo, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti, i comitati Tecnici specializzati, il Consiglio di pace e sicurezza e la Commissione dell’Unione Africana. La struttura dell’UA promuove la partecipazione agli incontri anche dei cittadini africani e della società civile attraverso il Parlamento panafricano e il Consiglio economico, sociale e culturale. L’edificio, inaugurato il 28 gennaio 2012, è stato progettato e costruito grazie a una collaborazione tra la Tongji University di Shanghai, la China State Construction Engineering e il China Architecture and Design Research Group

Il centro congressi domina lo skyline di Addis Abeba, essendo il più alto edificio della capitale etiope; l’altezza della torre principale è di 99,9 metri. Si tratta di un riferimento all’adozione della dichiarazione di Sirte che ha istituito l’Unione africana, appunto, il 9 settembre 1999. Il design del sito ricorda due mani abbracciate, a simboleggiare l’intesa tra Cina e Unione Africana.

La costruzione dell’edificio è iniziata nel gennaio 2009 e si è conclusa nel 2012, impiegando una forza lavoro di 1.200 unità, metà dei quali erano cinesi. L’intero progetto da 200 milioni di dollari è stato finanziato dalla Cina come dono all’Unione. La maggior parte dei materiali utilizzati sono stati importati dalla Cina e persino gli arredi sono stati pagati da Pechino. 

La Cina spia l’Unione Africana?

Il fatto che gli arredi, ma soprattutto i dispositivi digitali presenti nell’AUCC, siano stati totalmente forniti dalla Cina ha riscosso moltissime critiche in tempi recenti. In particolare, i sistemi informatici sono stati consegnati chiavi in ​​mano, ovvero computer, schermi e videocamere sono stati prodotti in Cina e poi concessi all’UA pienamente funzionanti. Gli ingegneri cinesi però hanno deliberatamente introdotto dei backdoor digitali, meccanismi che hanno dato accesso alla Cina ai dati relativi agli scambi interni dell’organizzazione

Nel gennaio 2018 Le Monde, citando fonti anonime dell’Unione Africana, ha riferito che, tra il 2012 e il 2017, i dati dai computer dell’UA sono stati trasferiti ogni notte ai server di Shanghai. Nel gennaio 2017, infatti, la piccola cella IT dell’UA aveva notato che i suoi server erano stranamente sovraccaricati tra mezzanotte e le 2 del mattino. Gli uffici erano vuoti, l’attività inattiva, ma i trasferimenti di dati stavano raggiungendo il picco. Le Monde ha anche segnalato la scoperta di numerose cimici.

Da allora, l’UA ha acquisito i propri server e ha rifiutato l’offerta della Cina di configurarli. Al piano terra dell’edificio si trova un data center che concentra buona parte del sistema informativo dell’organizzazione. Tutte le comunicazioni elettroniche sono ora crittografate e non passano più attraverso Ethio Telecom, l’operatore pubblico dell’Etiopia.

Pechino nega fermamente le accuse e l’Unione Africana ha scelto di non portarle avanti, dopo aver affermato semplicemente di non avere segreti da spiare. La possibile interferenza nelle stanze dell’Unione Africana non ha però fermato la partnership tra Cina e Comunità africane nella costruzione di “palazzi del potere”.

La nuova sede della Commissione dell’ECOWAS

La Commissione della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) e la Repubblica Popolare Cinese hanno firmato il 10 luglio 2019 ad Abuja, in Nigeria, un accordo di attuazione per la realizzazione della nuova sede della Commissione.

Il costo della costruzione è di 31,6 milioni di dollari e sarà interamente elargito, come al solito, da Pechino.

I lavori sarebbero dovuti iniziare nel 2020, ma lo scoppio della pandemia ha bloccato la messa in opera del progetto e non è stata quindi ancora posta la prima pietra. L’edificio della sede centrale sarà costruito da un appaltatore reclutato dal governo cinese. All’interno dell’accordo di attuazione sono state inserite delle clausole di controllo della messa in opera del progetto. Ad esempio, l’ECOWAS assumerà una società di consulenza per assistere alla costruzione e supervisionare la qualità dei lavori per garantire un buon rapporto qualità-prezzo da parte dei cinesi. Probabilmente la mossa dell’ECOWAS è stata anche studiata preventivamente al fine di evitare il rischio di spionaggio cinese, come successo con il Centro Congressi dell’UA.

Quanto è importante l’ECOWAS per la Cina?

Istituito il 28 maggio 1975, con la firma del Trattato di Lagos, l’ECOWAS ha la missione di promuovere l’integrazione economica in tutta la regione dell’Africa Occidentale. L’ECOWAS è considerato uno dei pilastri della Comunità economica africana (AEC), l’organismo dell’UA che riunisce alcune delle comunità economiche regionali. L’obiettivo dichiarato dell’ECOWAS è quello di raggiungere “l’autosufficienza collettiva” per i suoi stati membri creando un unico grande blocco commerciale con un’unione economica completa.

L’ECOWAS corre sempre più veloce, avendo tra i propri membri Paesi che stanno diventando protagonisti della scena economica africana, come Ghana e Costa d’Avorio, ma anche grandi realtà regionali e mondiali, come il gigante Nigeria. 

Oltre all’interesse prettamente economico, la Cina sta investendo nei Paesi africani per guadagnare influenza politica e diplomatica. Mentre Pechino difende le sue pratiche di aiuto considerandole neutrali e rispettose della sovranità delle nazioni beneficiarie, il denaro cinese, in realtà, non è del tutto apolitico.

Ovviamente, la costruzione degli edifici in sé non significa che la Cina abbia consolidato la sua influenza, ma è un segnale che Pechino si sta posizionando come un amico fidato dei presidenti dei Paesi africani. Tra le élite continentali la Cina è vista come un attore capace di potenziare la rappresentanza africana negli affari globali. La costruzione, da parte di Pechino, del quartier generale dell’Unione Africana ad Addis Abeba ne è un simbolo. Facendo ciò, inoltre, la Cina ha letteralmente incorporato la sua agenda politica nelle fondamenta dell’Unione Africana, legandola strettamente a sè.

Mentre la Cina cresce come potenza mondiale, i suoi programmi di aiuto in generale si stanno espandendo anche nel resto del mondo e per il loro coordinamento, nel 2018, è stata creata un’agenzia di cooperazione internazionale allo sviluppo. In quest’organo un’attenzione particolare è data ai programmi nei confronti dei Paesi africani. Quel che è certo è che la Cina, nel bene e nel male, sta diventando la protagonista indiscussa della politica estera della maggior parte dei Paesi africani: in molti casi è il primo interlocutore e il primo alleato.

 

 

Fonti e approfondimenti

Africa News, China to build $31.6 million ECOWAS headquarters, Abdur Rahman Alfa Shaban, 16 marzo 2018

BBC, African Union opens Chinese-funded HQ in Ethiopia, 28 gennaio 2012

Le Monde Afrique, A Addis-Abeba, le siège de l’Union africaine espionné par Pékin, Par Ghalia Kadir et Joan Tilouine, le 27 janvier 2018

The Guardian, China rejects claim it bugged headquarters it built for African Union, 30 gennaio 2018

China Daily, New AU headquarters passes initial inspection, Li Lianxing ,26 novembre 2011

Istitute for Security Studies Africa, Why the African Union needs a stable Ethiopia

Lo Spiegone, L’Unione Africana: nascita e crescita della cooperazione, Eleonora Copparoni, 6 dicembre 2016

Lo Spiegone, Le organizzazioni regionali africane e l’integrazione del continente, Matteo Savi, 24 febbraio 2019

Council of Foreign Relations, China to Build New ECOWAS Headquarters in Abuja, John Campbell, 11 aprile 2018

CNN, Free gift? China extends influence in Africa with $32M grant for regional HQ, Jenni Marsh, 30 marzo 2018

ECOWAS, ECOWAS and China sign Implementation Agreement for the Commission’s New Headquarter Building, 11 luglio 2019

ECOWAS, Recruitment of a consultant firm to provide quality assurance support to the ECOWAS Commission in the construction of its new Headquarters building in Abuja

Lund University,Does China’s Growing Economic Engagement Hamper Intra-regional Trade in ECOWAS? by Petja Aki Samuli Karppinen, giugno 2020

 

 

 

Editing a cura di Giulia Lamponi

Be the first to comment on "Un ponte tra Africa e Cina: la costruzione delle comunità africane passa per Pechino"

Rispondi

Lo Spiegone è una testata registrata presso il Tribunale di Roma, 38 del 24 marzo 2020
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: