Ricorda 1971 – La creazione degli Emirati Arabi Uniti

Ricorda MENA 1971 Emirati
Riccardo Barelli - Remix Lo Spiegone - National Archives of the United Arab Emirates - Wikimedia commons - pubblico dominio

La storia delle monarchie del Golfo è strettamente legata a quella dell’Impero britannico, entità che nel XIX secolo stabilì una serie di protettorati nella regione. L’egemonia straniera non è stata però il risultato della cosiddetta gunboat diplomacy, ovvero il piegare un altro Stato alla propria volontà sotto la minaccia di un attacco navale. Al contrario, i leader tribali cercarono attivamente la protezione di Londra, finché quest’ultima non si vide costretta a ritirarsi dal Golfo per motivi di budget.

 Dalla Costa dei Pirati agli Stati della Tregua

Storicamente, la costa occidentale del Golfo Arabo è sempre stata divisa in piccole comunità organizzate su base tribale. Oltre ai nomadi del deserto, vi erano gruppi sedentari stabilitisi in città-stato portuali. Questi ultimi trovarono nel mare una preziosa fonte di risorse: oltre alla pesca delle perle, gli abitanti della costa erano impegnati anche nella carpenteria navale, nel commercio e, talvolta, nella pirateria.

Fino al XIX secolo, la Gran Bretagna non aveva interesse a controllare il Golfo Arabo: Londra voleva solo che le rotte marittime per l’India fossero stabili e sicure. Tuttavia, intorno al 1797, le attività di pirateria nell’area si intensificarono, minacciando anche le navi inglesi. I principali responsabili delle razzie marittime erano gli al-Qasimi. Il pericolo rappresentato da questa tribù e dai suoi alleati divenne talmente grave e i loro attacchi così frequenti, che l’intera zona sud-occidentale del Golfo venne soprannominata Costa dei Pirati.

Il governo britannico di Bombay decise quindi di intervenire militarmente. Dopo una serie di spedizioni punitive, gli al-Qasimi e i capi tribali più influenti della Costa dei Pirati – ovvero i leader di Dubai, Abu Dhabi, Ras al-Khaima, Sharja, Fujaiarah, Ajman e Umm al-Quwaim – firmarono, nel 1820, un Trattato generale contro la pirateria. Questo documento venne seguito nel 1835 da una Tregua marittima – dalla quale gli sceiccati presero il nome di Stati della Tregua – che sanciva la fine delle razzie marittime in cambio della protezione degli inglesi.

Dieci sceiccati in cerca di protezione

Dopo la Tregua del 1835, altri sceicchi ne notarono i vantaggi in termini di stabilità e sicurezza. Pertanto, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, anche i leader di Bahrain, Kuwait e Qatar ricercarono attivamente la protezione britannica e chiesero di firmare trattati simili.

Gli sceicchi non desideravano l’interferenza inglese nei propri affari interni, ma la creazione di legami stretti con l’Impero britannico portò proprio a questo risultato. Infatti, i trattati di protezione vennero seguiti da una serie di accordi esclusivi che obbligavano i leader arabi a non intraprendere relazioni con le altre potenze europee, concedendo alla Gran Bretagna il controllo dei propri affari esteri. In aggiunta, gli inglesi si assunsero il compito di controllare il traffico di armi nella regione, mettendo al sicuro i regnanti da eventuali ribellioni.

In questo modo, gli Stati della Tregua, insieme a Qatar, Bahrain e Kuwait divennero protettorati della Corona inglese e vennero posti sotto l’amministrazione dell’Indian Office di Bombay. Formalmente, gli sceicchi mantennero il proprio ruolo come capi di Stato, ma de facto i loro territori erano parte dell’Impero britannico. Oltre agli Stati della Tregua, Bombay controllava anche lo Yemen del sud e l’Oman; quest’ultimo, sebbene non fosse formalmente né una colonia né un protettorato, era divenuto economicamente dipendente dagli inglesi dopo la chiusura della tratta degli schiavi e la perdita dei territori in Africa orientale.  

Petrolio e nazionalismo arabo

Nel 1947, con l’indipendenza dell’India, la supervisione del Golfo passò al Foreign office di Londra. Nonostante non fosse più necessario proteggere le rotte verso il subcontinente indiano, il controllo della regione restava ancora una priorità, per la posizione strategica e, soprattutto, per la presenza di risorse petrolifere. A partire dagli anni Cinquanta, l’ascesa del nazionalismo arabo fu una fonte di preoccupazione per Londra e per i leader locali. I principali promotori di questa ideologia furono i docenti provenienti dall’ Egitto e dalla Palestina, assunti nelle scuole del Golfo. Il pan-arabismo e l’anticolonialismo si diffusero rapidamente in Arabia orientale; il presidente egiziano Gamal Abel Nasser divenne un idolo per la popolazione. Allo stesso tempo, le organizzazioni internazionali, prima tra tutte l’Assemblea generale dell’ONU, iniziarono ad accusare Londra di aver tenuto i Paesi del Golfo isolati dal resto del mondo e di mantenere al potere dei despoti feudali.

Il nazionalismo e il desiderio di indipendenza erano particolarmente forti in Kuwait. Lo sceicco Abdallah III al-Sabah chiese infatti a Londra di porre fine al protettorato nel 1958. Tra tutti gli sceiccati del Golfo, il Kuwait era quello più sviluppato, avendo potuto beneficiare delle rendite petrolifere da quattordici anni. Pertanto, anche grazie all’influenza della comunità internazionale, nel 1961 il Kuwait divenne uno Stato sovrano.

Nonostante gli al-Sabah avessero ottenuto l’indipendenza, gli altri regnanti preferirono rimanere sotto la protezione inglese. Dopo i vari colpi di Stato nazionalisti e anti-colonialisti, che avevano detronizzato monarchi in tutto il Medio Oriente, gli sceicchi temevano le ribellioni popolari. Nella regione si erano infatti formati gruppi armati intenzionati a scacciare gli inglesi e i sovrani locali, considerati burattini degli occupanti stranieri. I ribelli godevano del supporto delle repubbliche arabe, del vicino Yemen meridionale e dei Paesi del blocco sovietico. Inoltre, gli sceicchi volevano difendersi dallo strapotere dell’Arabia Saudita e dalle mire espansionistiche dell’Iran, che reclamava il Bahrain e alcune isole del Golfo.

Dal canto suo, anche Londra era interessata a mantenere sul trono i monarchi. Infatti, la stabilità delle dinastie reali assicurava la presenza nei territori di interesse strategico di un interlocutore fedele e arginava il pericolo che leader ostili alle potenze occidentali prendessero il potere.  

Il ritiro a est di Suez

Nonostante ciò, nel 1967 la crisi della valuta costrinse il governo inglese a rivedere le proprie priorità. Londra non poteva più permettersi di spendere ogni anno 12 milioni di sterline per la difesa e la supervisione degli Stati del Golfo. Pertanto, venne annunciato il ritiro dai territori a est del Canale di Suez entro il 1971.

Per garantire la sicurezza dei nove protettorati del Golfo dopo il ritiro, venne inizialmente progettata una federazione di emirati, in modo che gli sceicchi potessero unire le proprie forze e sostenersi a vicenda. Tuttavia, gli al-Khalifa del Bahrain e gli al-Thani del Qatar si opposero a qualunque tipo di fusione con altri Stati. Pertanto, Londra assicurò loro l’indipendenza separatamente, rispettivamente nell’agosto e nel settembre 1971.

A questo punto, rimanevano solo i sette Stati della Tregua. L’idea di una federazione formata da questi regni più piccoli era stata proposta già all’inizio del Novecento da Zayed bin Khalifa al-Nahayan, l’emiro di Abu Dhabi. Il progetto venne concluso dal suo omonimo nipote, salito al trono nel 1966, dopo che il consiglio di famiglia, con il benestare di Londra, aveva deposto il precedente sceicco, refrattario a usare le rendite petrolifere per modernizzare il Paese.

Gli Stati della Tregua andarono quindi a formare la federazione degli Emirati Arabi Uniti il 2 dicembre 1971. Inizialmente, Ras al-Khaimah chiese di firmare un’indipendenza separata, salvo poi decidere di far parte dell’unione. Infatti, l’emirato degli al-Qasimi aveva bisogno del sostegno della federazione, essendo stato l’ultimo a esportare petrolio. La distribuzione del potere negli Emirati Arabi Uniti è sempre stata sbilanciata a favore dei maggiori produttori di petrolio, ovvero Abu Dhabi e Dubai. Ancora oggi i rappresentanti di questi due emirati ricoprono le cariche principali della federazione.

I guadagni dell’esportazione di greggio non servirono solo a modernizzare i neonati Paesi e a creare il sistema del rentier state, ma servirono anche a creare quel senso di sicurezza necessario dopo il ritiro inglese. Nonostante la popolazione degli Stati del Golfo, e di conseguenza i loro eserciti, siano di dimensioni modeste, i regnanti si sono sempre accertati di acquistare grazie alle ingenti rendite petrolifere gli armamenti più sofisticati e tecnologicamente avanzati. I principali venditori sono naturalmente i Paesi occidentali, con i quali i regnanti sono rimasti in ottimi rapporti dopo la partenza degli inglesi. Il petrolio e i suoi guadagni hanno quindi preso il posto della Gran Bretagna come garante di stabilità e sicurezza, sia contro i nemici esterni che contro possibili ribellioni interne. 

 

 

Fonti e approfondimenti

Muna M. Alhammadi, Britain and the administration of the Trucial States, 1947-1965, The Emirates Center for Strategic Studies and Research, 2013.

Marcella Emiliani, Medio Oriente. Una storia dal 1918 al 1991, Laterza, 2012

John Barrett Kelly, Britain and the Persian Gulf, 1795-1880, Oxford University Press, 1968.

James Onley, Britain and the Gulf Shaikhdoms, 1820-1971: The Politics of Protection, Center for International and Regional Studies, Georgetown University, 2009.

Pierre Rondot, La naissance de l’Etat des Emirates arabes unis n’a pas résolu les problèmes du Golfe, 1972, in Manière de voir, Le Monde diplomatique, n° 147, 2016.

 

 

Editing a cura di Carolina Venco

 

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