La Nuova Zelanda, o Aotarangi, e il biculturalismo

Il biculturalismo in Nuova Zelanda
@Nambassa Trust and Peter Terry - Wikimedia Commons - CC BY-SA 3.0

La Nuova Zelanda si fonda sulla relazione tra coloni e indigeni, che è a sua volta alla base del concetto neozelandese di biculturalismo. L’uso combinato del nome “Nuova Zelanda” insieme a quello in lingua Maori che indica l’arcipelago, “Aotarangi”, è divenuto popolare negli anni Ottanta proprio con lo scopo di rafforzare l’idea di una cultura duale. Nel 1980, anche l’inno nazionale diventa biculturale e da allora viene cantato in lingua inglese e in lingua Maori: un cambiamento simbolico, che riflette però una tendenza più generale nella società neozelandese.

Cos’è il biculturalismo in Nuova Zelanda?

L’identità del Paese sembra essere fortemente legata alla cultura delle popolazioni native, che si sono stabilite sull’isola nel tardo 13esimo secolo giungendo dalla Polinesia orientale. In primo luogo dunque, la questione da porsi però è su quale tipo di identità si basa questo binarismo, dal momento che le stesse popolazioni native sono eterogenee. Infatti, la Nuova Zelanda è stata abitata inizialmente da vari popoli e tribù che vi sono giunti in momenti diversi, pertanto avrebbe poco senso dare un’immagine univoca della cultura Maori.

I primi contatti tra i coloni europei e le popolazioni native non furono privi di scontri. Il Trattato di Waitangi, firmato dal governo britannico e da circa 500 capi delle tribù abitanti l’arcipelago nel 1840, fu siglato nel tentativo di mettere fine ai contrasti tra colonizzatori e popolazioni indigene. Il Trattato di Waitangi è stato considerato, a partire dagli anni Ottanta, uno dei documenti fondativi del Paese.

Dopo la firma del Trattato, il numero di coloni europei in territorio neozelandese superò per la prima volta quello dei nativi e la cultura britannica divenne così quella dominante.

Negli anni Settanta invece, si assistette a quello che è stato definito da vari studiosi come Rinascimento Maori, ovvero un ribaltamento del ruolo subalterno che la cultura Maori aveva rivestito nei decenni precedenti in favore di un presunto rapporto più paritario. Nel 1975, il governo ha dato vita al tribunale Waitangi, un’istituzione nata con lo scopo di investigare in merito alle violazioni al Trattato firmato nel 1840. Nel 1985, i poteri di questo tribunale sono stati aumentati, al fine di indagare anche le violazioni al trattato avvenute nel passato.

Il rinascimento Maori

Gli anni Ottanta hanno segnato quindi una svolta nel concetto di biculturalismo neozelandese e nel porre le basi della società attuale. In particolare, da allora sono state direttamente le istituzioni a occuparsi della questione della doppia cultura. Se negli anni precedenti si dava per scontato che tutto ciò che fosse  occidentale ed europeo rappresentasse la corrente dominante e che, al contrario, la tradizione Maori dovesse ricoprire una posizione subalterna, con il Rinascimento Maori questa tendenza ha subito un’inversione di rotta.

Gli studiosi della storia e del contesto sociale neozelandese hanno coniato un concetto specifico per descrivere questo passaggio. L’intercultural hyphen, traducibile letteralmente come “trattino interculturale”, nasce proprio in riferimento alla nomenclatura Nuova Zelanda-Aotarangi e si riferisce a questa riforma della società avviata negli scorsi decenni.

L’idea di biculturalismo si basa inoltre sulla riscoperta del patrimonio linguistico Maori e sull’accostamento al vocabolario inglese dei termini comunemente usati nell’arcipelago.

Verso la fine degli anni Ottanta, il settore pubblico ha sviluppato molteplici rapporti con l’intenzione di riflettere un Paese più biculturale, proponendo modifiche istituzionali volte a rendere lo Stato più vicino alla popolazione Maori. Ne è un esempio  il report della Commissione Reale di Politiche Sociali del 1987, che affermava che “la dimensione Maori è fondamentale per la società neozelandese e questo dovrebbe avere delle implicazioni profonde su tutte le politiche sociali”.

A partire da riconoscimenti come questo, sono state messe in atto diverse riforme del settore statale, che hanno portato a risultati significativi: dal 2011, la maggior parte dei dipartimenti governativi di Wellington ha adottato un doppio nome, includendo la nomenclatura Maori.

L’evoluzione del biculturalismo

Dall’inizio degli anni Ottanta, lo stesso concetto di biculturalismo ha vissuto dei cambiamenti. Prima di tutto, vi è stata un’evoluzione dal riconoscimento culturale e socio-economico della popolazione Maori che ha caratterizzato le prime fasi del fenomeno biculturale verso una maggiore enfasi sull’identità etnica. Un secondo cambiamento ha riguardato l’interpretazione politica di questo bi-etnicismo, portando l’inclusione culturale a livello istituzionale: è il caso delle cosiddette “politiche di compensazione”.

Anche oggi il governo neozelandese continua a investire molto sul biculturalismo. Basti pensare alla premier Jacinda Ardern, che con un gesto fortemente simbolico ha presenziato alla cerimonia Waitangi, o all’elezione di Nanaia Mahuta come ministro degli Affari Esteri.

Tuttavia, l’onda del biculturalismo si inserisce originariamente in una tendenza postcoloniale più ampia e legata al declino dell’imperialismo occidentale, che trova nella “decolonizzazione” la strada del riconoscimento delle comunità indigene e dei loro diritti. Nel caso della Nuova Zelanda, questa trasformazione si è concretizzata nel riconoscimento dell’identità culturale Maori come parte fondamentale dell’identità del Paese.

Il modello biculturale è ancora attuale?

Ad oggi vi sono ancora dibattiti accesi sullo status del biculturalismo a Wellington.

Le principali critiche sollevate evidenziano l’insufficienza delle misure adottate finora per garantire l’autodeterminazione Maori, oltre a sottolineare che la Nuova Zelanda conti la presenza di diversi gruppi etnici e quindi un modello bilaterale non sarebbe davvero inclusivo.

Il problema che viene sollevato a più riprese sta nel fatto che ci si riferisca solamente a due culture: quella Maori e quella Pakeha (originariamente i coloni, e attualmente i neozelandesi di origine europea, ossia il gruppo etnico dominante). Al contrario, la Nuova Zelanda è oggi un Paese multiculturale: i dati sui vari gruppi etnici presenti nell’arcipelago mostrano che il modello binario basato sulla cultura Maori e quella Pakeha non è il più adatto a una realtà che nei secoli è cambiata.

Nel primo caso, la critica ruota intorno a una certa superficialità delle misure adottate dal governo di Wellington. Non esistendo istituzioni specificatamente Maori in favore di una riforma delle istituzioni coloniali preesistenti, infatti, la società neozelandese non sarebbe in grado di  garantire un’effettiva parità tra bianchi e Maori.

Nel secondo caso, invece, la critica muove dalla molteplicità delle popolazioni neozelandesi. Allo stesso tempo, tuttavia, essendo l’idea di biculturalismo alla base del Paese, in caso di istituzioni veramente volte al riconoscimento dei pari diritti di tutti, il rischio potrebbe essere quello di una perdita dei diritti per le popolazioni Maori.

Lo scienziato politico Richard Mulgan ha commentato in proposito che “il riassunto più accurato della Nuova Zelanda dovrebbe essere: una nazione, due popoli, molte culture. […] il biculturalismo non nega l’esistenza di altre culture oltre a Pakeha e Maori; semplicemente nega loro un riconoscimento speciale”.

Alcuni hanno suggerito la necessità di definire la Nuova Zelanda bi-nazionale, piuttosto che biculturale. Il “bi-nazionalismo” intende la Nuova Zelanda come un Paese con due nazioni: quella Maori e quella non-Maori. Questo modello permetterebbe alla nazione non-Maori di essere multiculturale, mentre ai Maori di perseguire una maggiore autonomia.

 

Fonti e approfondimenti

David, Divergence and Convergence in the New Zealand Bicultural Model, p. 57-66, Caliban: French Journal of English studies, 2007

E.M. Esther, Biculturalism in New Zealand Parliament: A corpus-based approach, Peach University of Canterbury

Hayward, Story: Biculturalism, Te Ara – The encyclopedia of New Zealand 

Stewart, Rebooting biculturalism in Aotearoa-New Zealand, Briefing Papers, 2018

 

Editing a cura di Emanuele Monterotti

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