Salvo sorprese dell’ultimo minuto, la Prima ministra estone Kaja Kallas prenderà il posto di Josep Borrell come Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Unione europea. In pratica, sarà colei che gestirà in prima persona la politica estera dell’Ue.
Il suo profilo, però, non piace a tutti. Il motivo principale è la sua postura eccessivamente dura nei confronti della Russia, che rischia di far crescere una tensione già alta al confine orientale dell’Europa. “Quando le persone non sanno che esisti, non si accorgeranno della tua scomparsa”. È questo uno dei moniti che la nuova lady di ferro europea ha imparato nel corso della sua vita. E Kallas non ha intenzione di passare inosservata.
L’ascesa di una star
Kallas, 47 anni, non nasce politica. Inizialmente la Prima ministra estone pratica la professione da avvocata di impresa specializzata in diritto dell’antitrust. Nel 2011 diventa deputata per poi essere eletta come europarlamentare tra il 2014 e il 2018. Poi la definitiva ascesa: Kallas diventa Prima ministra nel 2021, chiudendo il cerchio di una famiglia già votata alla cosa pubblica.
Il padre, Siim Kallas, si forma come economista assumendo il ruolo di capo della Banca centrale estone, ma è anche un uomo politico e guida il Paese tra il 2002 e il 2003. L’attuale leader estone ha preso in mano il Partito riformatore di ispirazione liberale fondato proprio dal padre che, dopo l’esperienza alla guida di Tallin, ha assunto il ruolo di commissario europeo ai trasporti per l’Estonia tra il 2004 e il 2014. Una curiosità lo precede: Siim Kallas è stato l’unico a far parte sia della Commissione europea che del Soviet supremo. Il padre di Kaja Kallas ha lavorato nell’organo legislativo dell’Urss per un breve periodo, poco prima del suo crollo nel 1991.
La storia della sua famiglia, e del suo sentimento anti-sovietico, nasce però ben prima. È proprio lei a raccontarlo in più di un’occasione, anche con un editoriale sul New York Times apparso a un mese esatto dall’invasione russa dell’Ucraina. “Mia madre aveva solo 6 mesi quando, nel 1949, i sovietici la deportarono, insieme alla madre e alla nonna, in Siberia. Mio nonno fu mandato in un campo di prigionia siberiano. Sono stati fortunati a sopravvivere e a tornare in Estonia”.
Il profilo politico
Nonostante il passato, a prima vista Kallas potrebbe non apparire come la lady di ferro descritta dai media. Schiva e riflessiva, ma anche empatica, Kallas una volta ha confessato di soffrire della sindrome dell’impostore. Il suo sentirsi sempre inadatta non le ha comunque impedito di irritarsi per le critiche che le sono state rivolte spesso più per le scelte di moda che per le sue politiche. L’Economist racconta che durante un’intervista si fermò diversi secondi prima di rispondere a una domanda sul perché in Estonia la corruzione avesse attecchito meno che in Moldavia.
Dal punto di vista delle scelte politiche, Kallas può essere definita come una liberal-centrista. Sostenitrice di uno sviluppo verso le energie rinnovabili e a fianco delle lotte per i diritti della comunità Lgbtq+, la Prima ministra estone è molto conservatrice sotto il profilo economico, spingendo verso un mercato sempre più libero.
Dopo aver sconfitto i populisti alle elezioni del marzo 2023, Kallas finisce al centro di uno scandalo. I media rivelano infatti che suo marito è uno dei principali azionisti di un’azienda che stampa etichette per bevande che continua a fare affari in Russia. Tutto legale, ma il tema ha pesato sulla sua reputazione. Nonostante ciò, la lady di ferro estone ha continuato a portare avanti il suo programma politico, legalizzando il matrimonio tra coppie dello stesso sesso e attuando una tassa di immatricolazione sulle automobili.
Pace non significa sempre pace
“La Nato deve dimostrare di essere determinata, capace e pronta a difendere ogni centimetro del suo territorio e, se necessario, a usare la forza. A volte il modo migliore per raggiungere la pace è essere disposti a usare la forza militare”. Un manifesto politico scritto di suo pugno sull’Economist, il 9 aprile 2022, segna la strada che secondo Kallas deve prendere anche l’Europa in politica estera.
La postura nei confronti del presidente russo Vladimir Putin è quella di uno scontro di civiltà. ”Dobbiamo renderci conto che l’idea del Cremlino di sicurezza europea e globale è completamente in contrasto con quella del mondo libero. E Vladimir Putin è disposto a uccidere e reprimere in massa per il gusto di farlo”.
Kallas tende ad associare i crimini commessi dai russi in Ucraina con quelli dell’Unione sovietica e spinge fin dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina per misure dure e punitive contro Mosca. Queste comprendono il divieto di visto per i turisti russi e il boicottaggio delle competizioni sportive che ammettono atleti del Cremlino.
Kallas è solita intervenire sui più importanti media mondiali, anche grazie al suo inglese molto fluente. Quello che scrive a poche settimane dallo scoppio della guerra in Ucraina sembra essere una previsione di quanto accaduto nei successivi due anni e mezzo: “I soldati ucraini sono abili combattenti, ma hanno bisogno di armi e materiali, compresi mezzi di difesa aerea a lungo raggio e missili anticarro per proteggere meglio i loro cieli”. Dai carri armati Abrams, passando per gli F-16, fino ad arrivare al via libera all’utilizzo di armi occidentali a lungo raggio contro il territorio russo: tutti tabù che nel corso del tempo sono caduti. Come la richiesta che Putin venga processato come criminale di guerra.
Il sostegno a Kiev, tra passato e futuro
Kallas inizia già prima dell’offensiva su larga scala a sostenere Kiev. Quando Mosca ammassa centinaia di migliaia di truppe al confine ucraino e la maggior parte dei Paesi non crede alla possibilità che Putin invada l’Ucraina, Kallas chiede sostegno per Kiev e invia armi. A testimonianza dell’impegno verso i vicini, Tallinn ha destinato circa la metà del budget per la difesa proprio al Paese guidato da Volodmyr Zelensky. Non solo,l’Estonia è anche il Paese che accoglie in percentuale alla propria popolazione (1,3 milioni di persone) più rifugiati dall’Ucraina rispetto a tutti gli altri membri dell’Ue. Kallas apre inoltre le porte del suo Paese a circa 50 mila persone venute dall’Ucraina, che potrebbero diventare 55mila entro la fine del 2024.
“Alla Nato, il nostro obiettivo dovrebbe essere semplice: Putin non può vincere questa guerra. Non può nemmeno pensare di aver vinto, altrimenti il suo appetito aumenterà. È vero, l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia ci ha galvanizzati all’azione. Alleati e partner hanno preso decisioni con notevole determinazione e unità. Ma ora è il momento di fare uno sforzo in più”. Kallas è pronta a mettere l’Europa in prima linea per farlo.
Fonti e approfondimenti
Cho, K., “Who is Estonia’s Kaja Kallas, and why is her win key for Ukraine?” Washington Post, 7/03/2023
Economist, “Kaja Kallas on the atrocities in Ukraine”, 9/04/2022
Economist, “Kaja Kallas, the plain-talking Estonian tipped to be the EU’s top diplomat”, 23/06/2024
Kallas, K., “’I’m the Prime Minister of Estonia. Putin Can’t Think He’s Won This War.”, New York Times, 22/03/2024
Pantel, N., “Kaja Kallas: Estonia’s High-Profile Prime Minister – a Star in the Making”, Der Spiegel, 25/02/2023


