António Costa e la politica dal filo sottile

Antonio costa

«Non ricoprirò più, con ogni probabilità, alcuna carica pubblica». Quando si è dimesso dalla carica di Primo ministro del Portogallo, nel novembre 2023, António Costa era certo di essere arrivato al capolinea della sua carriera politica. L’ombra di uno scandalo di corruzione che aveva coinvolto membri del suo gabinetto l’aveva convinto a fare un passo indietro, dopo più di otto anni alla guida del Paese. 

A qualche mese dall’annuncio, tuttavia, il suo nome era tornato al centro del dibattito pubblico, come possibile successore di Charles Michel alla presidenza del Consiglio europeo. Uno sviluppo affatto scontato, anche alla luce della decisa avanzata delle forze di destra alle urne europee, ma che alla fine è andato in porto. Il 27 giugno scorso, è così iniziata una nuova fase. Per Costa e per le istituzioni europee.  

Il profilo di Costa

“In democrazia, la politica deve essere basata sul compromesso”, sosteneva il Primo ministro Costa ai microfoni di Politico qualche anno fa. Una convinzione che da sempre guida i passi del politico socialista, insieme al modo di fare gentile e propositivo con cui, come riporta Der Spiegel, riesce a entrare facilmente in sintonia con i suoi interlocutori da quasi mezzo secolo. 

L’impegno politico di Costa comincia con il battito di ciglia successivo alla rivoluzione dei Garofani, che chiude il passato dittatoriale del Paese. Quando sceglie di inserirsi nelle file socialiste, nel 1975, il 14enne nativo di São Sebastião da Pedreira è però già immerso nella politica. I suoi genitori sono stati oppositori attivi del regime: giornalista e dirigente di sindacato, la madre; scrittore comunista, il padre. 

Dopo un’esperienza a livello locale nella capitale portoghese, le sue capacità attirano in fretta l’establishment socialista. Il passaggio da parlamentare a membro del governo, negli anni Novanta, avviene con la benedizione del futuro Segretario generale dell’Onu, António Guterres. È lui a scegliere Costa prima come segretario di Stato e poi come ministro degli Affari parlamentari. La carriera, ormai più che lanciata, prosegue tra i banchi del Parlamento europeo e poi alla guida della città di Lisbona. 

Le politiche di Costa

Da sindaco, nel 2014, Costa si candida come segretario del Partito. La vittoria schiacciante alle primarie conferma il grande sostegno che circonda la sua leadership di Costa. Sostegno che però non è sufficiente per vincere le elezioni nazionali dell’anno successivo. 

Nel tentativo di «voltare pagina sull’austerità», il segretario socialista dà quindi prova delle sue abilità da negoziatore. Inventandosi un accordo con le forze di sinistra (il Blocco di sinistra e la Coalizione Democratica Unitaria, guidata dai comunisti) volto a rovesciare il governo conservatore. Un accordo inedito e incerto, in quanto tra i partiti vigeva una certa ostilità dalla fine del periodo autoritario. Ma che ha consentito a Costa di arrivare al potere e, più importante, di tracciare una cesura con le politiche di austerità che sono seguite in Europa al crollo di Wall Street. 

Gli anni della Troika, come riporta Teresa Nogueira Pinto, hanno avuto degli effetti devastanti sulla società portoghese. Nel 2013, la disoccupazione ha toccato il 17,3%, mentre il tasso di povertà è salito al 19,5%. Costa si è mosso su un filo sottile, cercando un equilibrio tra le preoccupazioni delle istituzioni europee e le aspettative dei suoi alleati in Parlamento. Un compromesso che ha dato i suoi risultati. La “geringonça”, come è stato ribattezzato il patto, ha portato a un deciso miglioramento delle condizioni socio economiche. I salari sono aumentati, l’economia è tornata a registrare diversi segnali positivi.

Ribassi e scandali 

Allo stesso tempo, il cammino di ripresa del Portogallo non è stato facile e lineare. Costa nel 2019 ha vinto le elezioni ed è quindi rimasto in carica, ma non è riuscito a mantenere salda l’alleanza che ha segnato il primo mandato. La richiesta di maggiori riforme sociali – tra cui quella del Codice del lavoro – proveniente dalle forze di sinistra, si è scontrata con le visioni più moderate del Partito socialista. E di conseguenza con la linea di contenimento degli investimenti pubblici scelta dal premier. 

La rottura segnata dal mancato accordo sulla legge di bilancio ha portato a una nuova tornata elettorale nel 2022. Costa ne è uscito vincitore, con una maggioranza parlamentare socialista. Tuttavia, il nuovo corso ha registrato ben più di una turbolenza, con 11 segretari di Stato che in soli nove mesi hanno lasciato il governo, perlopiù a causa di presunte irregolarità o conflitti di interesse. 

Una sequenza che ha raggiunto il climax con l’inchiesta su possibili atti di corruzione, traffico di influenza e illeciti in relazione alla concessione di progetti di estrazione del litio nel nord del Paese. L’indagine, che coinvolge diversi membri del governo, ha portato anche all’arresto di alcune figure della cerchia più stretta di Costa, oltre al ritrovamento di un’ingente somma nell’ufficio del capo del suo staff. Uno scandalo che a un certo punto sembrava avesse chiamato in causa lo stesso Primo ministro, per un errore. Il nome era stato trascritto da un’intercettazione, ma si riferiva all’omonimo ministro dell’Economia

All’emergere dello scandalo, l’ex primo cittadino di Lisbona si è immediatamente dimesso. Le urne, nel marzo 2024, hanno sancito il ritorno della destra al governo. 

Il tavolo europeo 

Proprio nello scandalo, noto alle cronache come “Operazione influencer”, i detrattori di Costa hanno visto un ostacolo difficile da superare in vista dell’ultimo vertice europeo. Tuttavia, il profilo dell’ex premier è rimasto credibile e popolare a Bruxelles. Questo ha fatto sì che anche il Partito conservatore, il più distante a Costa, alla fine si convincesse della bontà del suo nome.  

Come presidente del Consiglio europeo, Costa sarà ora chiamato a un altro banco di prova per il suo ingegno diplomatico. Date le sfide epocali sul tavolo dell’Unione e la crescente polarizzazione nei Paesi europei, infatti, la costruzione di una linea comune sarà tutt’altro che facile. Ma Costa, von der Leyen e Kallas hanno tutta l’intenzione – e la necessità – di provarci.   

Fonti e approfondimenti 

Costa, J (An interview with), “Portugal’s Election Is About Whether Austerity Is Really Over”, Jacobin, 17/11/2021

Constenla, T., “The dangerous friendships that sank António Costa | International”, EL PAÍS English, 9/11/2023

Hernández-Morales, A & Moens, B., “Von der Leyen and Costa: Europe’s new dynamic duo”, POLITICO, 28/06/2024

Hernández-Morales, A., Has Portugal’s António Costa struck his last deal?”, POLITICO, 7/03/2024

Nogueira Pinto, T., “The perspectives for deep economic reforms in Portugal”, GIS Reports, 24/06/2019

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