È ormai un anno che Bassirou Diomaye Faye ha assunto la presidenza del Senegal. Nato a Thiès (terza città del Paese, non lontana dalla capitale Dakar), classe 1980, ex ispettore delle finanze pubbliche e sindacalista, Faye è il presidente più giovane della storia del Paese.
In campagna elettorale, Faye, appartenente all’etnia sérèr, aveva dichiarato di voler dirigere il Paese verso un futuro di “sovranità, giustizia e prosperità”. Una linea politica che mirava a una rottura netta con un passato coloniale che, secondo lui, è ancora troppo radicato nell’apparato politico-economico del Senegal.
Le elezioni
Già due anni prima delle elezioni presidenziali previste per febbraio 2024, in Senegal si respirava aria di grande fermento politico. Il popolo era preoccupato ed emozionato per l’imminente chiamata alle urne. Con un’età media di 19 anni, buona parte della popolazione sognava un Senegal nuovo, padrone delle sue risorse e affrancato militarmente, economicamente e culturalmente dalla Francia, l’ex potenza coloniale.
A incarnare questo ethos (spirito) era soprattutto Ousmane Sonko. Ex ispettore fiscale, Sonko era emerso sulla scena pubblica nel 2016, denunciando irregolarità nel bilancio statale. Poi aveva fondato i Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l’etica e la fraternità (Pastef), partito con cui si era candidato alle presidenziali del 2019, ottenendo il terzo posto.
Nel 2022, il Senegal era rimasto scosso dall’incarcerazione arbitraria di Sonko e dallo scioglimento del suo partito. Infatti, una volta annunciata la sua intenzione di candidarsi alla presidenza, il leader del principale partito di opposizione era stato coinvolto in accuse di violenza sessuale e diffamazione, che si erano protratte fino all’inizio del 2023. A giugno 2023, era stato condannato per “corruzione della gioventù”. Poche settimane dopo, era stato arrestato a Dakar con un’accusa generica di “vari capi di imputazione e crimini”.
A quel punto, il Senegal – Paese dell’Africa occidentale, rinomato per la sua stabilità politica e dove, a volte, scriveva Mariama Ba nel 1979, “la voglia di vivere uccide la dignità di vivere” – aveva cominciato a protestare. L’appetito per “la dignità di vivere” stava andando a minare una calma sinonimo di mancata presa di posizione e che si adagiava su un sistema sempre meno democratico.
L’elezione di Faye
Il culmine delle proteste è stato raggiunto all’inizio del 2024. Circa 20 giorni prima delle elezioni, queste sono state rimandate dal presidente uscente Macky Sall a data da destinarsi.
La decisione arbitraria di non tenere le presidenziali ha alimentato il malcontento popolare, unendo numerose organizzazioni dissidenti in piattaforme come The Aar Sunu Election, che si coordinavano online. Oltre a fornire uno spazio per organizzare incontri e manifestazioni, le piattaforme social hanno anche permesso di commentare gli eventi che stavano scuotendo il Paese. In risposta, il governo ha limitato i dati mobili a Dakar per prevenire “minacce e disturbi dell’ordine pubblico”.
Tuttavia, il malcontento diffuso e l’attenzione critica da parte dei media internazionali hanno spinto Sall a fissare le elezioni il 24 marzo. Per calmare le proteste, il presidente uscente ha inoltre concesso l’amnistia a tutti quelli che, di fatto, erano prigionieri politici. Tra essi c’erano anche Faye e Sonko, liberati appena dieci giorni prima del voto.
Le elezioni alla fine hanno visto la vittoria schiacciante, al primo turno, di Faye, membro prominente del Pastef. Faye aveva sostituito Sonko come candidato del partito, viste le varie accuse e condanne a carico del leader del Pastef (il Codice elettorale senegalese stabilisce che chi è stato condannato non può candidarsi). Dopo la vittoria di Faye, Sonko è comunque stato nominato Primo ministro.
Ma a un anno dalla sua presa di potere, il nuovo presidente senegalese si sta attenendo ai principi cardine del suo programma basato su una politica nazionalista e anticoloniale?
A determinarlo sono le misure adottate in diversi ambiti. Come sicurezza nazionale, nazionalizzazione dell’economia e lotta alla corruzione. Ma anche la postura a livello regionale, dove Faye si è presentato come ponte tra la Comunità economica dei Paesi dell’Africa occidentale (Ecowas) e l’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes).
Le basi militari francesi in Senegal
Nei vari discorsi e interviste del presidente in carica, è emersa più volte la sua visione secondo cui la sovranità del Paese non può conciliarsi con la presenza di basi militari straniere – in questo caso francesi – sul suo territorio.
Le parole di Faye erano un’altra dimostrazione del crollo della Françafrique (l’insieme dei legami politici, economici e militari che la Francia ha a lungo mantenuto con le sue ex colonie). Questo processo è stato acuito dal fallimento dei programmi di antiterrorismo, controinsurrezione e peacekeeping diretti dalla Francia in Africa a partire dal secondo dopoguerra.
I primi a chiedere il ritiro francese dall’Africa sono stati Mali, Niger e Burkina Faso. Poi è stata la volta di Ciad, Senegal e Costa d’Avorio. A fine 2024, Faye ha espressamente chiesto alla Francia (presente militarmente nel Paese sin dall’indipendenza nel 1960) di ritirare i propri soldati.
Questo ha comportato la riconsegna ai militari senegalesi di due delle cinque basi francesi in Senegal. Situate a Dakar, le due basi di Maréchal e Saint-Exupéry sono passate alle autorità senegalesi il 7 marzo 2025. Tale riconsegna ha segnato l’inizio del progressivo ritiro delle forze francesi dal Paese e un primo passo verso il ritiro completo degli Elementi francesi in Senegal, previsto entro la fine del 2025.
Il controllo sulle risorse petrolifere
Per quanto riguarda il settore energetico, sotto la guida di Birame Souleye Diop, ministro dell’Energia, del Petrolio e delle Miniere, il Senegal ha ufficialmente fatto il suo ingresso nell’era del petrolio e del gas.
Nel febbraio 2025, la Società africana di raffinazione (Sar) ha annunciato con successo la raffinazione dei primi 650.000 barili di greggio senegalese. Il petrolio proviene dal giacimento di Sangomar, situato al largo delle coste centrali-occidentali del Senegal e gestito dalla compagnia australiana Woodside. Dalla raffinazione di questi primi barili, sono state ottenute 90.000 tonnellate di vari prodotti come gasolio, cherosene, benzina e gas butano.
Il gas invece è al centro di un progetto congiunto tra Bp, Società petrolifera del Senegal, Società mauritana degli idrocarburi e Kosmos energy. L’obiettivo è lo sviluppo del giacimento di gas Grand tortue ahmeyim, situato al largo delle coste di Mauritania e Senegal. Questo progetto di gas naturale liquefatto (gnl) opera in acque tra le più profonde d’Africa e ha una capacità di produzione che spazia tra 2,3 e 2,5 milioni di tonnellate di gnl all’anno.
A fine dicembre 2024, è iniziata ufficialmente la produzione. Il Senegal la destinerà sia all’esportazione che al consumo interno. Sebbene i livelli non siano paragonabili a quelli di giganti come la Nigeria, si prevede che la crescente produzione di gnl avrà un impatto significativo sul processo di trasformazione dell’economia senegalese.
Secondo le stime di Or Noir Africa (piattaforma dedicata al monitoraggio delle industrie del petrolio, del gas, dell’energia e delle miniere in Africa), le entrate derivanti dagli idrocarburi raggiungeranno 110,5 milioni di euro nel 2025. Questo rappresenta un passo fondamentale nell’affermazione del Senegal come attore chiave nel panorama energetico del continente, con potenziali effetti positivi sulla crescita economica a lungo termine.
Lotta alla corruzione e trasparenza istituzionale
Altri punti fondamentali dell’agenda di Faye e Sonko sono la lotta alla corruzione e la garanzia di trasparenza istituzionale.
A questo proposito, il 12 febbraio, la Corte dei conti ha pubblicato una relazione di 57 pagine relativa alla gestione delle finanze pubbliche durante l’ultimo mandato di Sall (2019-2024). Dal rapporto è emerso un deficit di bilancio ben superiore a quanto dichiarato. Così, il debito – invece di essere il 74% del Pil come dichiarato dall’amministrazione Sall – oggi è pari al 99,67% del Pil.
I circa 7 miliardi di dollari di debito taciuti hanno intaccato significativamente la credibilità internazionale del Paese e la fiducia dei creditori internazionali. L’agenzia Moody’s ha ridotto il rating del Senegal, indicando un aumento dell’incertezza per gli investitori nel Paese. Mentre il Fondo monetario internazionale ha sospeso una parte del prestito di 1,8 miliardi di dollari approvato nel 2023.
Il debito, il sottostimato deficit commerciale e l’esistenza di prestiti fuori bilancio mettono sotto accusa la gestione delle finanze pubbliche dell’ultima amministrazione Sall. Ora, la principale sfida per Faye e Sonko è ristabilire la credibilità del Paese sia agli occhi della popolazione che degli attori internazionali, attraverso una gestione trasparente e responsabile delle finanze pubbliche.
La posizione sulla scena internazionale e regionale
Sulla scena internazionale, il Senegal ha dimostrato un impegno attivo nel dialogare con i principali attori globali, tentando al contempo di delimitare con maggiore forza i confini della propria sovranità.
L’obiettivo primario di Faye è ridefinire i termini del rapporto con la Francia per ridimensionare la sua influenza politica, militare, economica e culturale. Più volte, il presidente senegalese ha sottolineato di non voler tracciare una netta cesura, ma di vedere nella Francia un partner strategico a patto di una cooperazione più aperta e diversificata.
A livello regionale, invece, Faye ha assunto un ruolo di mediatore per conto dell’Ecowas nei confronti di Mali, Burkina Faso e Niger. Tutti e tre retti da regimi militari saliti al potere tra il 2021 e il 2023, questi Paesi hanno abbandonato l’Ecowas (accusandola di essere manovrata da potenze straniere). Poi, il 6 luglio 2024 hanno ufficialmente creato la Confederazione degli Stati del Sahel.
Il ritiro definitivo dall’Ecowas è stato ufficializzato il 29 gennaio 2025, nonostante gli sforzi di mediazione di Faye. Il presidente senegalese infatti ha più volte sottolineato i progressi ottenuti dall’organizzazione, invitando però a una riforma della sua governance per adattarla alle sfide attuali.
Oggi, la mediazione di Faye continua a rappresentare un pilastro fondamentale. Infatti, Omar Touray, presidente della Commissione dell’Ecowas, ha dichiarato che l’istituzione rispetta la decisione dei tre Paesi di lasciare la comunità. Al contempo, però, ha stabilito un periodo di transizione fino al 29 luglio 2025 con l’obiettivo di cercare di riportare i tre Stati nel blocco.
Ulteriori misure economiche
Durante il suo primo anno di presidenza, Faye ha portato avanti diversi punti chiave del suo programma. Come la riduzione dei prezzi dei beni di prima necessità e l’avvio di programmi agricoli volti a ridurre la dipendenza del Senegal dalle importazioni di grano. L’obiettivo è combattere la malnutrizione e rafforzare la sicurezza e la sovranità alimentare del Paese.
Inoltre, nel novembre 2024, il Senegal ha deciso di non rinnovare il contratto di pesca con l’Unione europea (Ue), ritenuto svantaggioso per il Paese. Da un lato, l’Ue ha annunciato di non voler rinnovare l’accordo a causa del poco impegno, presunto, del Senegal nella lotta alla pesca illegale. Dall’altro lato, gli accordi erano sempre più criticati dalle comunità locali senegalesi, poiché favorivano una concorrenza sleale e avevano un impatto socio-economico ed ecologico negativo.
Dunque, il primo anno del mandato di Faye segna solo l’inizio di un lungo percorso di trasformazione. Nonostante i progressi, restano ancora molte sfide da affrontare, in particolare sul fronte socioeconomico. Un esempio lampante è la disoccupazione giovanile, che secondo gli ultimi dati forniti dall’Agenzia nazionale di statistica e demografia del Senegal si attesta attorno al 20%. A questa si accompagna la crescente emigrazione, con una quota di giovani migranti che si aggira intorno al 25%, un fenomeno che riflette le limitate opportunità interne al Paese.
Fonti e approfondimenti
Agence Nationale de la Statistique et de la Démographie. Emploi.
ActuNiger, “Sommet de la Cédéao: les Président Diomaye Faye et Faure Gnassingbé désignés facilitateurs pour les discussions avec l’AES (communiqué final)”, 9/07/2024
Cour des Comptes du Sénégal. 2025. Audit du rapport sur la situation des finances publiques gestions de 2019 au 31 mars 2024
Dominici, Laurent, “La vittoria di Bassirou Diomaye Faye alle presidenziali del Senegal e le prospettive della politica nazionale”, Institute for global studies, 5/04/2024
Faye, Mamadou, “Cedeao – AES: L’organisation régionale ratifie la sortie du Mali, du Niger et du Burkina-Faso”, BBC News Afrique, 11/12/2024
France24, “La France restitue au Sénégal plusieurs installations militaires”, 7/03/2025
Jeannin, Par Marine, “Rupture entre l’AES et la Cedeao: un départ en forme de faux-semblant”, Le Monde Afrique, 17/12/2024
Jeune Afrique, “Présidentielle au Sénégal: Sonko confirme son plan B depuis la prison”, 29/01/2024
Le Monde Afrique, “Le Sénégal revendique l’initiative de la fin de l’accord de pêche avec l’Union européenne”, 14/11/2024
Migration Data Portal. Senegal.
Mopathe, Sow, “Sénégal: 72,53 milliards FCFA de recettes pétrolières attendues en 2025 – Or Noir Africa”, Or Noir Africa, 16/12/2024
Reuters, “Senegal’s Petrosen expects final investment decision on gas project in 2025”, 5/11/2024
SenePlus International, “Cedeao-Pays Aes: Le rapport de médiation de Diomaye trés attendu”, 15/12/2024
Jeune Afrique, Au Sénégal, naissance d’un front commun pour une présidentielle avant le 2 avril – Jeune Afrique, 29/02/2024
United Nations Department of Economic and Social Affairs, Population Division. Senegal.


