Via i marchi dalle sigarette: il modello australiano si diffonde

Oltre 5 anni fa l’Australia è stato il primo Paese a stabilire per legge che le sigarette siano vendute in pacchetti privi di loghi e scritte, standardizzati e uguali per tutti i produttori. Chiunque vuole vendere tabacco nel paese può farlo solo in pacchetti completamente coperti di scritte immagini finalizzate a scoraggiarne il consumo, salvo per una piccola fascia orizzontale in cui sono scritti i nomi delle aziende produttrici, tutti con lo stesso carattere.

Il governo Australiano ha fortemente voluto questo provvedimento, tanto da assumere un team di esperti di marketing appositamente per studiare nel dettaglio come rende sgradevoli i pacchetti di sigarette. La speranza è quella di neutralizzare l’incentivo al fumo dato dall’ottimo marketing e design studiato in decenni dalle multinazionali del tabacco, utilizzando per esempio il colore “Pantone 448 C opaque couché” , giudicato dal team il meno adatto ad invogliare l’acquisto di qualsiasi prodotto, e crude immagini di tumori e patologie legate al tabagismo.

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La decisione di permettere esclusivamente i pacchetti anonimi è avvenuta in un più vasto un processo internazionale guidato da Francia, Irlanda e Regno Unito di sviluppo di politiche di questo tipo a difesa della salute pubblica. Gli eventi che accompagnarono l’emanazione della legge australiana spinserò però gli altri paesi a rimandare le loro decisioni..

Philip Morris Asia, colosso del tabacco appartenente alla multinazionale Altria Group Inc, denunciò infatti la nuova legge australiana davanti un tribunale per il diritto commerciale internazionale, chiedendone l’abrogazione (come vedremo in seguito). Gli altri paesi interessati a questa politica quindi temporeggiarono, in attesa del verdetto e del precedente giuridico che questo avrebbe creato.

Il tribunale ha dato unanimamente ragione al governo australiano, facendo così cadere le ultime riserve di paesi che da tempo discutevano legislazioni simili: i pacchetti anonimi sono obbligatori in Irlanda dallo scorso 3 marzo e in Francia e Inghilterra dallo scorso 20 maggio, mentre le altre parti del Regno Unito sono alle fasi finali della discussione. Vediamo ora più nel dettaglio cosa c’è dietro questa curiosa legge e soprattutto come si è risolta la controversia che la interessò:

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La Legge

Il primo dicembre 2011, il Tobacco Plain Packaging Act 2011, fortemente voluto dal governo laburista di Julia Gillard, diventa una legge australiana a tutti gli effetti, ufficializzando la decisione di rendere anonimi i pacchetti delle sigarette discussa negli anni precedenti. La legge diventò però effiace nella pratica solo nel 2012, dopo che la Corte Suprema respinse il ricorso delle aziende nazionali di tabacco, che tentarono di bloccare la norma ma senza appoggiarsi una base legale sufficientemente valida.

La legge fa parte di un più vasto sforzo del governo australiano mirato a ridurre il numero di fumatori e il consumo di tabacco e altre sostanze dannose, un investimento a lungo termine in termini di salute pubblica e efficienza del sistema sanitario nazionale. Molti degli Stati in cui la sanità è pubblica ed efficiente stanno investendo sempre più tempo e risorse nella prevenzione, creando campagne e regolamenti in grado di spingere le persone a ridurre comportamenti nocivi prima che portino a patologie più gravi.

Un calo dell’insorgere di patologie croniche significa avere nell’arco di una o due generazioni un sensibile calo del numero di persone che necessitano assitenza medica, “liberando” in questo modo risorse umane ed economiche dentro gli ospedali, che potrebbero in questo modo garantire servizi migliori a parità di budget. Per conseguire il loro obiettivo i promotori di queste politiche hanno nel mirino anche alcol e bevande zuccherate, prodotti di cui al pari del tabacco si vuole ridurre (non eliminare) il consumo, specialmente tra i giovanissimi.

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Julia Gillard nel 2011

Il fumo è in Australia una delle principali cause prevenibili di morte, un dato riguardo il quale negli ultimi tempi e autorità sanitarie sono riuscite ad attirare progressivamente l’attenzione della popolazione. Grande scalpore aveva infatti suscitato un autorevole studio del 2015 sulle abitudini dei fumatori australiani e il rapporto tra il loro vizio e la loro salute. Dallo studio risulta come la percentuale di fumatori tra gli adulti del paese si attesta sul 13% della popolazione (sotto la media dei paesi vanzati), ma soprattutto come due terzi di essi muoia per le complicazioni di patologie legate al consumo di tabacco.

Dall’introduzione dei pacchetti anonimi il consumo di tabacco in Australia nel primo anno di attività della legge è calato del 2,2% e in particolare le agenzie governative stimano che buona parte di questo calo è conseguenza diretta dei nuovi pacchetti anonimi. Questa percentuale può sembrare irrisoria ma significa che non meno di 118.000 australiani in meno fumano abitualmente, di cui gran parte sono giovanissimi che non hanno iniziato perchè dissuasi.

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Mappa delle percentuali di maschi adulti fumatori abituali

Il Processo

Philip Morris Asia è ricorsa in arbitrato contro questa legge, appoggiandosi al meccanismo di soluzione delle controversie dell’Hong Kong Agreement, un accordo bilaterale tra Australia e Hong Kong del 1993 per la protezione del commercio e degli investimenti. Questa è la prima causa investitore contro stato ad utilizzare l’accordo dalla sua firma, possibilità di ricorrere in giudizio garantita alle aziende dall’accordo qualora le leggi nazionali siano lesive dei loro interessi economici.

La disputa è stata condotta seguendo le regole per l’arbitrato della Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL) del 2010. Questa convenzione garantisce un corpo legislativo che funziona da regola generale nelle dispute internazionali sul commecio, utile nelle situazioni in cui mancano accordi bilaterali o questi sono incompleti sulle materie di cui si deve decidere.

Il 18 dicembre 2015 il tribunale arbitrale costituito appositamente per deliberare sulla controversia, composto da un emissario della Philip Morris Asia, uno del governo australiano e un giudice internazionale super-partes, ha emesso la sentenza definitiva. Il tribunale ha dichiarato all’unanimità di non avere giurisdizione sulla richiesta di Philip Morris Asia, avendo riscontrato un suo abuso di diritto. L’azienda aveva infatti acquisito la sua sussidiari Philip Morris Australia Limited con l’unico scopo di poter aprire la controversia, avendo saputo che la nuova regolamentazione del tabacco era prossima all’approvazione.

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Il governo australiano aspetta ancora il responso di un’altra causa, intentata in sede Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) da Ucraina, Hondouras, Cuba, Indonesia e Repubblica Dominicana (tutti paesi con altissimi liveli di tabagismo). La causa è simile a quella appena vinta dal Paese e verte anch’essa sulla presunta violazione della legge dei pacchetti anonimi della concorrenza e della libertà di mercato. Il verdetto è previsto per l’autunno del 2016.

Ciò che spaventa della sentenza “Australia vs. Philip Morris Asia” è che l’esito positivo sia intervenuto per un elemento strutturale del processo, non per una riconosciuta superiorità del diritto alla salute e delle politiche sanitarie sugli interessi di chi cerca solo il profitto. Questa sentenza rappresenta quindi un’occasione sprecata di creare un precedente nel diritto internazionale, lasciando le porte aperte a futuri ricorsi come quello della multinazionale del tabacco.

Molti accordi commerciali internazionali contengo infatti clausole simili a quella che permise a Philip Morris Asia di ricorrere contro l’Australia, compreso il discusso TTIP, che quindi in mancanza di un precedente in sede arbitrale mettono a rischio future politiche di prevenzione simili a quelle dei pacchetti anonimi, che vedranno i propri oppositori in grado di portarle ancora una volta davanti un giudice.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. HikingAustralia ha detto:

    Sono sempre avanti in Australia quando si tratta di vietare o regolare qualcosa 😉

    Mi piace

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