Le elezioni spagnole e il miraggio della governabilità

Il 26 giugno gli spagnoli saranno chiamati a nuove elezioni legislative, convocate per rimediare allo stallo politico che ha afflitto il paese dallo scorso inverno. Dopo le precedenti elezioni del dicembre 2015, infatti, i partiti non sono riusciti a formare una maggioranza parlamentare stabile, bloccando di fatto l’attività istituzionale del paese.

Per la prima volta dal 1982 il risultato delle elezioni del 2015 aveva obbligato i partiti a formare un governo di coalizione, non avendo nessuno raggiunto i 176 seggi parlamentari necessari per governare. Questo segna un punto di svolta nel sostanziale bipolarismo tra Partido Socialista Obrero Español (PSOE) e il Partido Popular (PP), oltre che l’ingresso sulla scena politica di Podemos e Ciudadanos, partiti antisistema e anti-austerità

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Nelle elezioni 2015 i seggi erano così ripartiti:

  • PP – 28,7% – 123 seggi
  • PSOE – 22,1% – 90 seggi
  • Podemos – 20,65% – 69 seggi
  • Ciudadanos – 13,9% – 40 seggi
  • Altri partiti – 14,68% – 28 seggi

L’ultimo tentativo di mediazione degno di nota è stato il cosiddetto “Compromìs” proposto da Podemos al PSOE, un accordo di 30 pnti di cui solo 27 accettati dal partito socialista, una posizione ritenuta insufficiente dal movimento anti-austerità. Il fallimento di questa mediazione è stato il segno della non risolvibilità della situazione politica spagnola, spingendo il re Filippo VI a indire nuove elezioni.

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Il re firma lo scioglimento del Parlamento

Vediamo più da vicino i partiti coinvolti nelle elezioni di sabato, per poi concentrarci sui possibili scenari che seguiranno il voto.

Partido Popular (PP)
Maggiore forza di centro-destra, conservatrice e democristiano, il PP è il partito di maggioranza relativa nel paese. Il suo presidente è Mariano Rajoy, Primo Ministro uscente ancora in carica per via della paralisi istituzionale spagnola. Fa arte del Partito Popolare Europeo in ambito UE.

Partido Socialista Obrero Español (PSOE)
Forza di sinistra socialdemocratica al governo tra il 2004 e il 2011 con il premier Zapatero, oggi seconda formazione politica del paese. Fa parte del Partito Socialiste Europeo negli organi UE.

Podemos
Si sviluppa da un movimento contro la corruzione dell’estalishment politico e le conseguenze delle misure di austerità alle quali imputano il malessere economico e lavorativo del paese, oltre che la disuguaglianza che ne affligge gli abitanti. Il partito si inquadra come una forza di sinistra, populista e anti-europeista, desiderosa di rendere più diretta la democrazia spagnola e rinegoziare l’austerity e il Trattato di Lisbona. Il partito è guidato dal politologo Pablo Iglesias Turròn.

Ciudadanos
Il partito nasce in Catalogna, proponendosi fin da subito come un gruppo di centro-sinistra e offrendo una roposta politica mista tra socialdemocrazia e liberalismo. Al contrario di Podemos ha una posizione europeista, in particolare favorevole al federalismo europeo. Il partito è guidato da Alber Rivera Dìaz.

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Sarebbe ipotizzabile uno scenario in cui PP e Ciudadanos trovino un accordo per formare una maggioranza di centro/centro-destra, visto l’atteggiamento centrista del partito di Rivera e la sintonia dei due partiti sui temi economici e sull’opposizione all’indipendentismo catalano.

L’alleanza è comunque complicata, sia per il recente incremento della tendenza di centro-sinistra di Ciudadanos ma soprattutto per lo scandalo di corruzione che ha investito il PP di Rajoy. Il primo ministro uscente è inoltre malvisto dalla base del partito, che preferirebbe non appoggiarlo per un secondo mandato. Ad aumentare la distanza tra i due partiti è stata inoltre la trattativa di Ciudadanos con il PSOE, che seppur inconcludente ha reso diffidenti i popolari.

Molto interessante è invece l’inedita alleanza elettorale tra Podemos e la cosiddetta Izquierda Unida, cartello elettorale delle forze di sinistra che comprende parte degli indipendentismi e il partito comunista spagnolo. Un’alleanza di questo tipo, sotto il nome di Unidos Podemos permette di aggirare il sistema elettorale spagnolo, che punisce i partiti piccoli e di conseguenza “spreca” i voti che ricevono.

Gli analisti segnalano che l’alleanza a sinistra potrebbe superare il risultato del 2015 del PSOE, rendendola la seconda forza politica del paese. Questo rafforzamento del risultato di Podemos non sembra però risolutivo per lo stallo politico spagnolo: una polarizzazione del partito lo renderebbe difficile da includere in un’alleanza, necessaria per raggiungere la maggioranza e governare.

 

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Secondo i sondaggi le elezioni potrebbero avere un esito molto simile a quello delle precedenti, chiamando quindi i partiti a fronteggiare la stessa situazione che non sono riusciti a risolvere negli ultimi sei mesi. In un parlamento frammentato e senza la maggioranza di governo sarà dunque cruciale superare le rivalità per formare alleanze, ma questo si prospetta complicato.

Negli scorsi mesi la tensione tra i gruppi è cresciuta notevolmente, rendendo insuperabili le differenze nei progetti politici se non a costo di plateali passi indietro. I partiti dovranno trovare un modo per preservare la propria identità ma assicurare la fine della paralisi istituzionale, per rimettere in moto la politica spagnola e affrontare le sfide che attendono il paese: dialogare con i separatisti baschi e catalani, risanare il mercato del lavoro e i conti pubblici e combattere disuguaglianza e disoccupazione.

 

 

 

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