Hrant Dink e l’articolo 301 del codice penale turco

Undici anni fa,  per mano di un estremista ultranazionalista, veniva ucciso  Hrant Dink; il giornalista e scrittore turco di origine armena aveva fondato, il 5 aprile 1996, il giornale bilingue Agos. Oggi, nell’anniversario della sua morte, ricordiamo insieme chi è stato Hrant Dink e per quale motivo è importante ricordarlo.

Chi è stato Hrant Dink?

Hrant Dink è nato a Malatya nel 1954, da una famiglia di umile estrazione, tant’è che con i suoi fratelli è costretto a spostarsi a Istanbul per un nuovo inizio. Dopo il divorzio dei genitori vive e viene educato in un orfanotrofio gestito dalla comunità armena. Una volta diplomato continua i suoi studi all’Università di Istanbul nel campo della zoologia e della filosofia. Il rapporto di Dink con la religione è piuttosto insolito infatti è stato battezzato e sposato secondo il rito apostolico armeno, mentre è stato educato secondo i precetti della tradizione armeno-protestante. Non si reputava un esperto di religione, ma cercò di mantenere questo dualismo nel corso di tutta la sua vita. Dopo aver terminato l’università, completa il servizio militare, ma non viene promosso a causa della sua eredità armena. Proprio questa discriminazione fa crescere in lui una forte propensione verso l’attivismo, che ritroviamo fino alla sua morte.

Dink è stato assassinato a Istanbul il 19 gennaio del 2007, vicino agli uffici di Agos, con diversi colpi di arma da fuoco. L’omicida è stato identificato come Ogün Samast, classe 1990, nato a Trebisonda, città nota per essere diventata un importante punto di reclutamento per il movimento ultranazionalista. Nonostante si sia arrivati a un responsabile sono state riscontrate diverse incongruenze durante il processo. Nel 2014 la Corte suprema turca ha stabilito che l’inchiesta sull’uccisione di Dink era stata viziata, inoltre l’ex capo dell’intelligence turca ha testimoniato che l’omicidio è stato “deliberatamente non impedito“. La morte di Dink ha sollevato la reazione non solo internazionale e di accademici, ma soprattutto dei cittadini turchi, che hanno reso omaggio al giornalista con un corteo di ben centomila persone per il suo funerale.

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La fondazione di Agos

L’idea di fondare il settimanale Agos, nel 1996, è venuta dopo che i media hanno iniziato a collegare, in maniera impropria, gli armeni della Turchia con il PKK; serviva quindi un modo per comunicare con la società e per fare chiarezza sulla reale posizione armena in Turchia. Fino alla fondazione di Agos, Dink non era stato un giornalista professionista, ma aveva collaborato con articoli occasionali o recensendo dei libri a giornali locali armeni. La comunità armena faceva riferimento a due giornali, Marmara e Jamanak, pubblicati entrambi solo in armeno, ma con la fondazione del giornale di Dink invece si è riusciti a raggiungere un maggior numero di lettori, proprio perché pubblicato sia in turco che in armeno, offrendo così anche una visione più chiara della società armena agli occhi dei turchi.

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I temi trattati da Dink riguardano non solo trattamenti ingiusti nei confronti della comunità armena, ma anche violazioni dei diritti umani e problemi di democratizzazione in Turchia. Proprio questa sua sfrontatezza nel trattare alcune tematiche è costata a Dink la condanna a sei mesi di carcere.

La questione armena e l’articolo 301

L’obiettivo di Dink è sempre stato quello di migliorare i difficili rapporti tra turchi e armeni e nei suoi discorsi non si è mai astenuto dall’usare la parola genocidio, facendo riferimento a quanto successo alla comunità armena tra il 1915 e 1916. Dink ha “sfidato la visione accettata della storia”, riconoscendo il genocidio armeno, cioè l’uccisione di un milione e mezzo di persone per mano dei Giovani Turchi, con lo scopo di creare uno stato nazionale. Nonostante i processi in corso e le minacce ricevute da parte di estremisti nazionalisti, Dink non si è mai tirato indietro dal farsi promotore di quello che riteneva un atto necessario al fine di una possibile riconciliazione tra turchi e armeni.

Dink è stato condannato per “offesa all’identità turca”, secondo quanto previsto dall’articolo 301 del codice penale. Questo articolo è stato sfruttato per limitare la libertà di stampa e di espressione nel paese, fungendo da base per portare avanti procedimenti contro intellettuali che contestavano la tesi ufficiale sulla questione armena. Hrant Dink è stato costretto a far ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo per un annullamento della sentenza. La Corte si è pronunciata però solo nel 2010, sostenendo che le autorità turche hanno violato la sua libertà di parola (art. 10 CEDU). La questione armena in Turchia non è certamente risolta; nel paese ancora non si può ancora parlare liberamente di genocidio degli armeni.

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Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa la Turchia si classifica al 155° posto su 180

Nel maggio del 2008, dopo ripetute sollecitazioni da parte dell’Unione Europea, il Parlamento approva una modifica dell’articolo 301. Saranno puniti coloro che offendono lo Stato turco e gli organi dello Stato (e non più genericamente “l’identità turca”), con una riduzione di pena a un massimo di due anni. La decisione sull’apertura di un eventuale procedimento giudiziario, inoltre, spetterà al ministro della Giustizia, e non ai singoli giudici.

E’ importante ricordare Hrant Dink non solo per aver sostenuto il riconoscimento del genocidio armeno nello stato turco, ma anche per il coraggio dimostrato in nome della libertà di stampa e di opinione, messa a dura prova più e più volte.

Etyen Mahçupyan, amico e collega di Dink, ha affermato infatti  “ci sono ancora dei problemi in Turchia in merito alla libertà di stampa e di espressione perché il governo vuole influenzare i media e gli editori vanno spesso a braccetto con la politica. Questo porta ad autocensure, intimidazioni, o scarsa indipendenza dei giornalisti“. Nonostante la modifica dell’articolo 301 quindi, in Turchia il clima è ancora molto teso ed è difficile prevedere se mai si arriverà a una effettiva libertà di stampa e di opinione.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

Hrant Dink, L’inquietudine della colomba-essere armeni in Turchia, 2008, Guerini e Associati

Mercello Flores, Il genocidio degli armeni, 2015, il Mulino

Giornalisti o terroristi? Libertà di stampa in Turchia. Intervista a Eyten Mahçupyan

http://osservatorioiraq.it/turchia-il-parlamento-approva-la-modifica-dell%E2%80%99articolo-301-0?cookie-not-accepted=1

http://www.repubblica.it/2007/01/sezioni/esteri/ucciso-dink/ucciso-dink/ucciso-dink.html

La testimonianza di Hrant Dink

http://www.lastampa.it/2017/05/03/esteri/la-pi-grande-prigione-al-mondo-per-giornalisti-la-turchia-e-il-miraggio-della-libert-di-stampa-fjQf5jwJg3ByAUAIhCQokK/pagina.html

https://www.ibs.it/inquietudine-della-colomba-essere-armeni-libro-generic-contributors/e/9788883359989

https://www.ibs.it/genocidio-degli-armeni-libro-generic-contributors/e/9788815257321

 

 

 

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