Tra Zuma e Ramaphosa: una speranza per il Sudafrica?

Lo scorso 18 dicembre, l’African National Congress, il partito di governo sudafricano, ha scelto il suo nuovo leader. Nonostante ci fossero sette candidati, era noto che la sfida si sarebbe disputata tra Nkosazana Dlamini-Zuma, ex moglie dell’attuale presidente del Paese, Jacob Zuma, e Cyril Ramaphosa, attivista anti-apartheid, poi politico e imprenditore.

La probabilità che il nuovo leader di partito sarà eletto presidente nelle elezioni che si terranno nel 2019 è molto alta: il Sudafrica è sempre stato governato dall’ANC dal 1994 e, pur avendo diminuito il proprio seguito, è ancora la più grande speranza di cambiamento per il popolo sudafricano.

Il Sudafrica di Zuma

Jacob Zuma, presidente dal 2009 e leader dell’ANC dal 2007, non è stato un toccasana per il Sudafrica. Se è di sicuro vero che non si può incolpare soltanto Zuma per le pessime condizioni economiche del Sudafrica, si può di certo affermare che, durante il suo periodo da presidente, la situazione non sia affatto migliorata.

Come dimostrano i dati della World Bank, dal 2010 le prestazioni del paese sono peggiorate, dopo un periodo di progressiva crescita che aveva avuto inizio all’alba del nuovo millennio. Il grafico che segue mostra l’andamento del Prodotto Interno Lordo sudafricano che, durante il periodo Zuma, è crollato subito dopo un iniziale picco. La crescita annua registrata nel 2017, per calcolare la quale vengono presi in considerazione i principali aggregati economici di una nazione, per primo il PIL, si aggira attorno allo 0,7%, dato pessimo se confrontato con gli altri stati dell’Africa subsahariana che registrano tassi di crescita anche superiori al 10%. Le previsioni per il 2018 sembrano leggermente migliori: la stessa World Bank stima che la percentuale di crescita toccherà l’1,1%. 

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Comunque, sulle spalle di Zuma ha pesato, più di ogni altra cosa, il suo rapporto problematico con la giustizia: già all’inizio del primo mandato da presidente, sulla sua testa pendevano accuse di violenza sessuale e corruzione. Nei successivi otto anni non si è fatto mancare niente e, ad oggi, sono 783 i capi d’accusa per corruzione a suo nome. Celebre è la vicenda che lo vede in affari con la famiglia Gupta, di origini indiane. La vicinanza con i Gupta sembra essere sia affettiva che lavorativa ed è costata al presidente numerose accuse.

L’elezione di Ramaphosa ha messo in pericolo la sua posizione. Oltre a non poter vantare della protezione dell’ex moglie, uscita sconfitta dalle votazioni di partito, anche le parole di Ramaphosa sono suonate per Zuma come una minaccia, in quanto il nuovo leader ha messo la lotta alla corruzione come uno dei perni dei suoi progetti per il futuro, annunciandolo già nel suo primo discorso.

Le dichiarazioni sono state seguite, alcuni giorni dopo, il 29 dicembre scorso, da un intervento della Corte Costituzionale sudafricana che ha fortemente criticato il parlamento per non aver in alcun modo agito per l’eventuale impeachment del presidente. La Corte ha insistito quindi sulla necessità di avviare il procedimento entro sei mesi e valutare se sia opportuno rimuovere prematuramente Zuma dal suo incarico.

Chi è e cosa ci si aspetta da Ramaphosa

I problemi creati da Zuma, soprattutto in relazione alla questione corruzione, hanno inciso fortemente sull’elezione del nuovo leader: molti degli esponenti del partito di governo hanno temuto che in caso di vittoria dell’ex moglie, l’attuale presidente sarebbe stato da lei aiutato a evitare implicazioni, processi ed eventuali condanne.

Così, il 18 dicembre, i quasi 5000 delegati presenti a Johannesburg, hanno scelto Cyril Ramaphosa, che ha battuto la sfidante per 2440 voti, contro i 2261 di Nkosazana Dlamini-Zuma.

Ramaphosa, che ha dimostrato la sua astuzia ben prima di prendere il posto di leader, cercando di mantenere buoni rapporti con il presidente, era già vice segretario dell’ANC e vice presidente della Repubblica del Sudafrica. Più giovane dei suoi predecessori, appartenente quindi alla generazione che segue quella di Mandela, ha iniziato la sua carriera politica negli anni ’70, tra le fila dei testimoni della lotta all’apartheid. Celebre per aver contribuito alla formazione di uno dei più forti e famosi sindacati sudafricani, la National Union of Mineworkers, Ramaphosa ha poi ampliato la sua carriera spingendosi verso il settore imprenditoriale, ma senza mai abbandonare la politica. I guadagni derivanti dalla sua investment company Shanduka gli hanno permesso di occupare uno dei primi posti nella lista degli uomini più ricchi del Sudafrica. Il suo merito, almeno per quanto noto, è che, nonostante si sia arricchito in modo considerevole e abbia, contemporaneamente, rivestito rilevanti ruoli in seno al partito, è non essere mai stato accusato di corruzione o uso improprio di fondi pubblici, anche se ha rischiato più volte di essere accusato di conflitto di interessi. Tale fattore lo ha di certo aiutato ad ottenere il posto di leader dell’ANC.

 

 

Nel suo primo discorso al partito, tenuto pochi giorni dopo l’elezione, Ramaphosa ha delineato quali saranno i suoi obiettivi principali. Egli ha aperto parlando del partito, che durante il periodo di Zuma come presidente ha rischiato di sgretolarsi; il nuovo leader ha chiesto ai delegati di muoversi all’insegna dell’unità, sia all’interno del gruppo politico, sia nelle relazioni tra i vari attori, che siano essi statali, o provenienti dalla popolazione civile, come i sindacati.

Ramaphosa ha poi spostato l’attenzione sulla questione della distribuzione della terra: in tutti gli stati africani che hanno vissuto un periodo di dominazione bianca, le politiche di redistribuzione sono sempre state un argomento scottante. Anche se il Sudafrica ha visto finire il regime dell’apartheid nel 1994, le disuguaglianze dovute al colore della pelle non sono mai state definitivamente eliminate. Il nuovo leader, consapevole della necessità di un nuovo processo redistribuivo, ha sostenuto che il principio dell’espropriazione senza compensazione deve essere tenuto in considerazione come metodo utilizzabile per l’appiattimento delle disuguaglianze.

Egli ha inoltre sottolineato che, visti i livelli preoccupanti di disoccupazione, è necessario creare nuovi posti di lavoro. Va ricordato che il numero di disoccupati in Sudafrica si è sempre mantenuto alto a causa della necessità di personale specializzato che il mercato del lavoro richiede e della scarsa presenza di posti di lavoro a bassa qualificazione. Strettamente collegata a tale fattore è l’aspra lotta alla povertà che il nuovo leader ha intenzione di intraprendere: ad oggi, come calcolato dal gruppo Statistic South Africa, più del 50% della popolazione si trova sotto la soglia di povertà e, come mostra il grafico, i più giovani sono la fascia che risente di più della mancanza di mezzi economici, anche solo di sostentamento.

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Per raggiungere i suddetti scopi è necessario trasformare l’economia del Paese; Ramaphosa non ha descritto i termini in cui tale trasformazione avverrà, ma, essendo un’imprenditore, e tenuta a mente la risposta positiva dei mercati a seguito della sua elezione, si prevede una maggiore apertura agli investitori stranieri.

Durante il suo discorso, Ramaphosa ha anche preso posizione su alcune questioni di portata internazionale, condannando i nuovi metodi di schiavitù citando a tal proposito la Libia e sottolineando il sostegno che il Sudafrica offre ai popoli del Western Sahara, della Palestina e di Cuba.

Il punto centrale del discorso, che ha fatto eco in tutto il mondo, è stato quello riguardante la lotta alla corruzione. Gli scandali che hanno toccato il partito e soprattutto il presidente Zuma, hanno contribuito a mettere il paese in ginocchio, e il nuovo leader ha intenzione di combattere la corruzione con la stessa forza con cui combatterà la povertà.

Va comunque tenuto a mente che Ramaphosa, come leader di partito non ha, in teoria, una sua personale linea politica. Le parole che escono dalla sua bocca dovrebbero essere specchio di ciò che il partito, come gruppo, pensa e sostiene. Ciò significa che, anche se il  discorso di Ramaphosa è stato in grado di riaccendere la speranza nei cuori di molti cittadini sudafricani, non cambierà, per ora, la direzione che lo stato ha intrapreso negli ultimi anni.

Un altro fattore che sminuisce ulteriormente l’effettivo potere che Ramaphosa ha acquisito divenendo leader dell’African National Congress è l’assetto strutturale di questo. Alla testa del partito ci sono quelli che vengono chiamati top six: il presidente è il primo dei sei, seguito dal vice presidente, dal national chairperson, dal segretario generale e il suo vice e dal tesoriere. Tre di questi cinque incarichi sono in mano a fermi sostenitori di Zuma. Il primo è proprio il vice presidente, David Mabuza, che può essere descritto come l’antitesi di Ramaphosa; a seguire il segretario generale e il suo vice, Ace Magashule e Jessie Duarte, il primo così fedele a Zuma da essere stato accusato di aver collaborato con lui nei traffici portati avanti con la famiglia Gupta, la seconda autrice di forti condanne ai media quando questi hanno criticato l’operato del presidente.

Quello che ci si chiede ora è quindi cosa il nuovo leader di partito avrà davvero la forza di fare finché Zuma rimarrà presidente. Si è chiacchierato molto, subito dopo l’elezione, della possibilità di indire delle elezioni anticipate e togliere Zuma dal ruolo di capo di stato, così come avvenne nel 2008 con Thabo Mbeki, ma Ramaphosa, da solo, non ha il potere per farlo. L’impeachment sembra essere ad oggi l’unica strada.

 

 

Fonti e Approfondimenti:

https://www.africaportal.org/features/good-bad-and-ugly-economic-review-zumas-presidency/

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/sudafrica-crisi-arriva-ramaphosa-19269

https://www.internazionale.it/opinione/gwynne-dyer/2017/12/22/presidente-del-sudafrica

http://www.bbc.com/news/world-africa-42435886

https://www.theguardian.com/world/2017/dec/18/cyril-ramaphosa-chosen-to-lead-south-africas-ruling-anc-party

http://www.bbc.co.uk/news/resources/idt-sh/Trials_of_Jacob_Zuma

Poverty on the rise in South Africa

https://www.news24.com/SouthAfrica/News/meet-the-ancs-new-top-6-20171218

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