Come funziona il Reddito di Inclusione (REI)?

Il Reddito di Inclusione e Lotta alla Povertà (REI) è una delle ultime politiche sociali approvate dal governo italiano. Il 9 giugno 2017 è stata votata in via definitiva dalle Camere ed è entrata in vigore a gennaio 2018. L’obiettivo dichiarato dal governo è quello di limitare la  fascia di povertà del Paese.

Il principio su cui si basa questa politica è quello dell’inclusione sociale attraverso il collocamento lavorativo e l’ottimizzazione delle capacità individuali. Questa idea è lontana dal principio universalista, ovvero concedere benefici alla cittadinanza per il semplice fatto che essi siano cittadini e debbano godere degli stessi benefici senza richiedere nessuno impegno in cambio, utilizzato invece nelle politiche sul reddito minimo di cittadinanza.

Con una campagna elettorale avviata e le elezioni alle porte, il REI è sicuramente una riforma che verrà utilizzata da tutte le fazioni politiche come punto di riferimento per sostenere o attaccare l’operato del governo. E’ quindi importante andare a capire in cosa consiste, chi sono i reali beneficiari e quali limiti ha questa riforma del governo Gentiloni.

I criteri d’aiuto e i suoi limiti

Il REI si divide in due grandi criteri d’aiuto:

  1. Aiuto Economico: sarà dato un aiuto economico che oscilla tra i 190€ e i 540€ per un massimo di dodici mesi consecutivi. Questo primo aiuto non è un costo fisso ma un aiuto flessibile. La differenza economica è determinata dal numero dei membri familiari, divisi in sei fasce (da un membro a sei o più membri)
  2. Progetto Personalizzato: Saranno avviati dei progetti ad hoc per i richiedenti REI in modo tale da far uscire dalla povertà gli individui non solo attraverso delle sovvenzioni date dallo Stato, ma creando un percorso che possa garantire ai singoli di potersi sostenere da soli anche in futuro. Questo secondo approccio è quindi mirato a migliorare gli standard di vita dei partecipanti non attraverso denaro.

Questa politica sociale sembra avere un forte approccio residuale, ovvero basato sulla stigmatizzazione di alcune fasce di popolazione a cui vengono garantiti alcuni benefit dovuti alla loro condizione all’interno della società. Questo significa quindi che i benefici provenienti dalla politica non sono concessi agli individui perché sono cittadini italiani ma solo e unicamente perché appartengono alla fascia economicamente più fragile della nostra società.

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Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Il governo italiano nella presentazione della politica ha però affermato che il REI ha un approccio universalista, ovvero basato sulla volontà da parte dello Stato di garantire a tutti i cittadini il beneficio della politica in discussione. Ci sono due grandi problematiche che smentiscono le parole del governo e sono:

  • Il nucleo familiare costituisce un limite per fare richiesta per il REI. Infatti, per ogni membro familiare in più le sovvenzioni economiche cambiano. Questo significa che un single e una famiglia composta da quattro membri avrebbero due aiuti distinti, creando non inclusione attraverso il REI ma maggiore differenziazione per i beneficiari della politica stessa 
  • Il criterio di personalizzazione che la politica sull’inclusione ha messo in atto sembra non essere definita in maniera netta. Infatti, questa verrà applicata sulla base delle competenze già acquisite dagli individui ma non è definito né come saranno categorizzate queste competenze né come questa differenziazione di competenze inciderà sul totale dell’aiuto economico stanziato per i richiedenti.

Concentrando la nostra attenzione su quest’ultima problematica, il governo ha dichiarato che coloro che rientreranno all’interno dei parametri del REI saranno divisi in base a tre parametri fondamentali: il lavoro, la famiglia e le condizioni abitative. Quello che è chiaro è quindi la differenziazione delle situazioni sociali dei singoli italiani, quello che però non è chiaro è come questa differenziazione verrà combattuta per prevenire disuguaglianze all’interno di una fascia sociale già svantaggiata. Queste maggiori chiarificazioni ribadiscono con ancora più forza l’approccio residuale della politica e il suo allontanamento dall’obiettivo dichiarato del governo, ovvero il carattere universalista.

I requisiti familiari

Alcuni nuclei familiari saranno avvantaggiati rispetto ad altri nel ricevere l’aiuto economico. Infatti, all’inizio questa politica verrà attivata solo ed esclusivamente per famiglie che hanno almeno uno dei seguenti requisiti:

  • presenza di un minorenne;
  • presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore o un suo tutore;
  • presenza di una donna in stato di gravidanza accertata (nel caso in cui sia l’unico requisito familiare posseduto, la domanda può essere presentata non prima di quattro mesi dalla data presunta del parto e deve essere corredata da documentazione medica rilasciata da una struttura pubblica).
  • presenza di una persona di età pari o superiore a 55 anni che si trovi in stato di disoccupazione.

Un altro fattore da prendere in considerazione come limite per fare richiesta del REI è l’incompatibilità tra questa politica e altre politiche per combattere la disoccupazione, come la NASpI, ASDI e tutte le politiche simili.

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I requisiti economici

Oltre alle limitazioni già descritte esistono anche delle limitazioni economiche entro le quali i richiedenti dovranno necessariamente stare per poter ottenere i benefici del REI. Il nucleo familiare deve essere in possesso congiuntamente di:

  • un valore ISEE in corso di validità non superiore a 6mila euro;
  • un valore ISRE (l’indicatore reddituale dell’ISEE, ossia l’ISR diviso la scala di equivalenza, al netto delle maggiorazioni) non superiore a 3mila euro;
  • un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro;
  • un valore del patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6 mila euro per la persona sola).

Conclusione

In conclusione possiamo affermare che, facendo una stima degli individui che rientrano dentro i parametri delineati fino qui e sottraendo a questi individui coloro che hanno già fatto richiesta per altre politiche sociali incompatibili, solo circa 500mila famiglie saranno eleggibili per richiedere il REI sull’intero territorio italiano. Nonostante l’anima di questa politica sia universalista e cerchi, almeno nel suo nome, di ridurre le disuguaglianze in Italia, il REI ha troppe limitazioni per essere considerata come tale.

Questi limiti, imposti dal Consiglio dei Ministri e in particolare dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno spinto la riforma verso un finto passo in avanti per l’Italia. Il Ministero ha assicurato però che “Con le risorse aggiuntive previste nella legge di bilancio 2018, dal 1° luglio 2018 il REI diventa universale: vengono cioè meno i requisiti familiari e restano solo i requisiti economici”, questo però non sembra eliminare una problematica di base, ovvero che per essere universale la politica sociale deve rivolgersi a tutti i cittadini senza alcun tipo di limitazione. La limitazione economica quindi ribadisce la stigmatizzazione e la mancanza del principio di cittadinanza, cardine del termine “universale“.

Fonti e Approfondimenti

http://www.lavoro.gov.it/priorita/pagine/lotta-alla-poverta-approvato-in-cdm-il-decreto-legislativo-che-introduce-il-reddito-d-inclusione-rei.aspx/

http://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/lotta-alla-poverta-via-libera-dal-parlamento-al-reddito-di-inclusione-poletti-passo-storico-per-il-nostro-paese.aspx

http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Sostegno-per-inclusione-attiva-SIA/Pagine/default.aspx

http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-33/7569

http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/Documents/REI-sintesi.pdf

http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/Documents/Presentazione-REI-e-strategia.pdf

 

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