Tanzania: dal periodo coloniale al nuovo millennio

Comincia oggi, con questo articolo, il nostro approfondimento sulla Tanzania, un Paese che rappresenta il nesso tra la cultura swahili-africana e le influenze del mondo arabo e orientale. In questa prima parte affronteremo le vicende storiche che, a partire dalla colonizzazione tedesca e britannica, hanno portato alla nascita dello stato della Tanzania e ai suoi sviluppi recenti.

Periodo coloniale: dalla Germania alla Gran Bretagna

Nel 1884 il dottor Carl Peters, esploratore e politico tedesco, intraprese un viaggio nell’attuale territorio della Tanzania, riuscendo ad accordarsi con la popolazione e acquistare la zona per conto del Kaiser. L’area era il primo nucleo di quello che poi sarebbe diventato il protettorato tedesco dell’Africa Orientale (aggiungendo le colonie del Ruanda e di Urundi, l’attuale Burundi). Nonostante gli insiedamenti tedeschi nella zona fossero alquanto scarsi, anche a causa della morfologia del territorio, si rivelarono sufficienti per imporre il proprio dominio sulle popolazioni locali, che si ribellarono fin dall’inizio al giogo del Kaiser: un esempio di ribellione è identificabile nei fatti accaduti tra il 1905 e il 1906 quando la mobilitazione degli autoctoni fu fermata dai tedeschi, inducendo una terribile carestia che causò all’incirca 200.000 morti.

 

 

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Nello stesso periodo, la Gran Bretagna aveva già occupato le isole di Pemba e di Zanzibar, che si trovano a pochi chilometri dalle coste tanzanesi. Zanzibar divenne protettorato britannico nel 1890 con il Trattato di Heligoland-Zanzibar, ma a differenza dei tedeschi, gli inglesi lasciarono ampie autonomie all’isola, che allora era governata da un sultano di origine omanite. Durante la guerra la Tanzania fu uno dei campi di battaglia più cruenti di tutta l’Africa, a causa dell’estrema vicinanza geografica  dei due schieramenti e, con la vittoria alleata nel 1919, passò sotto l’influenza britannica e venne chiamata Tanganyika.

Nel 1926 venne istituito il primo consiglio legislativo del Tanganyka a Dar El Salaam, ma gli africani non poterono prendervi parte fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, quando iniziò a tirare aria di rinnovamento in tutto il continente. Nel 1946 il Tanganyika divenne un territorio fiduciario delle Nazioni Unite, ovvero posto sotto l’amministrazione di uno stato membro ONU, in questo caso il Regno Unito, al fine di avviarlo progressivamente all’inidpendenza..

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Bandiera del Tanganyika

Negli anni ’50, il futuro leader del Tanganyka indipendente, ovvero Julius Nyerere,  fondò la Tanganyika African National Union (TANU), un partito che promuoveva lo sviluppo di un sentimento nazionalista africano che avrebbe poi aperto la strada per la proclamazione dell’indipendenza del Paese. Il TANU di Nyerere riuscì ad ottenere vastissimi consensi, tanto che le autorità coloniali inglesi, spinte dal processo di decolonizzazione che avrebbe poco dopo preso piede in tutta l’Africa, promossero delle riforme costituzionali per dare rappresentanza in parlamento agli africani e programmarono le elezioni per il 1958.

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Julius Nyerere

Nascita della Tanzania

Le elezioni del 1958-1959 videro la schiacciante vittoria del TANU di Nyerere, che promosse fin da subito, con il benestare del Regno Unito, l’indipendenza del Tanganyika, che arrivò nel 1961. Il Tanganyika divenne una Repubblica del Commowealth nel 1962, con a capo del governo Julius Nyerere. Nel frattempo, anche l’isola di Zanzibar si proclamò indipendente nel 1963, diventando una monarchia costituzionale con a capo il sultano. Il primo governo zanzibariano fu promosso dallo African Shirazi Party (ASP), che era stata la forza politica a guida della transizione verso l’indipendenza. 

La questione di Zanzibar

Il 26 aprile 1964, per volere di Nyerere, il Tanganyika e Zanzibar si unirono per formare la Repubblica Unita di Tanzania, adottando una nuova Costituzione: la parola Tanzania è infatti un neologismo sincratico, ovvero la fusione di due parole diverse (Tanganyika e Zanzibar). L’isola di Zanzibar è sempre stata un soggetto politico a sè stante, fondamentale polo commerciale e punto di incontro tra le culture araba, persiana e bantu-africana. In passato Zanzibar fu il più fiorente mercato di schiavi e spezie di tutta l’Africa, ed ebbe un ruolo predominante nel fare da ponte tra Asia e Africa. Il peso economico e politico di Zanzibar era molto maggiore rispetto a quello del Tanganyika.

Il ruolo di Zanzibar rappresenta ancora oggi un serio problema istituzionale per la Tanzania: la costituzione cita Zanzibar come “una parte della Repubblica Unita della Tanzania”. Il punto di dibattito, che si trasporta dalla creazione dell’Unione nel 1964, è se Zanzibar debba essere considerato uno stato con una determinata sovranità nazionale, con la conseguenza di considerare la Tanzania una federazione o, come previsto dalla costituzione, continuare ad essere considerato “una regione autonoma”, avente comunque ampie autonomie per quanto riguarda la politica e l’amministrazione interna dell’isola.

I progetti di Nyerere

La nuova Repubblica Unita si distinse da subito per la scelta costituzionale di intraprendere la strada socialista. Negli anni Settanta Nyerere introdusse il sistema monopartitico e i due principali gruppi politici, il TANU e l’ASP, si fusero insieme nel Chama Cha Mapinduzi (CCM), che divenne l’unico partito della Tanzania. Le politiche economiche e sociali di Nyerere si possono sintetizzare nell’Ujamaa (che in swahili significa “famiglia allargata”), il progetto di sviluppo e crescita che aveva come scopo la coesione e lo sviluppo sociale del Paese, con la presenza di concetti socialisti. Introdotto ufficialmente con la Dichiarazione di Arusha del 1967, l’Ujamaa rappresentò una comunità in cui la cooperazione e l’avanzamento collettivo dovevano essere il modus vivendi della società tanzaniana: fu uno degli esempi più lampanti di “socialismo rurale”. Nell’Ujamaa l’acquisizione personale non era proibita, ma veniva privilegiato il possesso comune delle risorse primarie, sopratutto la terra, e dei mezzi di produzione e una distribuzione più egualitaria della ricchezza prodotta fra i membri della comunità.

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Il simbolo dell’Ujamaa

Il modello dell’Ujamaa si prefissava come target la realizzazione dei seguenti progetti:

  • creazione sistema monopartitico, con il CCM come unico partito possibile
  • uguaglianza sociale, economica e politica tramite la creazione di una democrazia molto centralizzata
  • nazionalizzazione di settori chiave dell’economia
  • la villagization della produzione, ovvero il raggruppamento di villaggi che collettivizzavano tutta la produzione agricola
  • il raggiungimento dell’autosufficenza della Tanzania, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista culturale: Nyerere puntò a creare una cultura tanzaniana completamente slegata dall’influenza delle potenze europee
  • forte sviluppo dell’istruzione fondata sui precetti dell’Ujamaa

Il modello dell’Ujamaa, però, non riuscì mai a decollare pienamente e crollò definitivamente a causa di diversi fattori: primo fra tutti fu la crisi petrolifera degli anni Settanta, che bloccò lo sviluppo economico da poco intrapreso da numerosi stati africani e, inoltre, la guerra con l’Uganda del 1978 privò alla Tanzania molte delle risorse necessarie allo sviluppo. La guerra, che per gli ugandesi viene definita “di liberazione”, fu combattuta tra il dittatore ugandese Idi Amin Dada e Julius Nyerere, accusato da questi di aver sostenuto gruppi di ribelli che volevano rovesciare la dittatura. Gli scontri portarono alla caduta di Amin Dada, grazie anche alla strategia di Nyerere di evitare lo scontro face to face colpendo una serie di obiettivi isolati al fine di indebolirne l’esercito.

Sviluppi recenti

Con l’introduzione del modello Ujamaa, Julius Nyerere perse gran parte del sostegno popolare a causa della deriva autoritaria del sistema monopartitico del Paese. Nel 1985 egli cedette il governo del Paese ad Ali Hassan Mwinyi, che a quel tempo ricopriva la carica di sottosegretario del CCM. Mwinyi fu fautore di un rinnovamento costituzionale che portò all’introduzione graduale del sistema multipartitico. Dopo una transizione di 10 anni, nel 1995 la Tanzania votò per la prima volta con un sistema democratico multipartitico.

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Ali Hassan Mwinyi

Le elezioni dell’ottobre 1995 non sono state completate nei tempi previsti, poiché la commissione elettorale nazionale ha riscontrato irregolarità in alcuni seggi. Il voto in sette collegi di Dar es Salaam è stato annullato e ripreso il 17 novembre. Dieci partiti di opposizione hanno annunciato che avrebbero boicottato le nuove elezioni  e tutti i candidati alla presidenza dell’opposizione si sono ritirati. Il CCM è emerso con una sostanziale maggioranza (circa il 75% dei voti) nelle elezioni parlamentari. Le elezioni presidenziali tenute nello stesso periodo hanno portato al potere il leader del CCM Benjamin Mkapa.

 

 

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Le elezioni presidenziali e legislative dell’ottobre 1995 a Zanzibar, le prime dopo il ripristino della democrazia multipartitica, vennero ferocemente contestate dal CCM e dal Civic United Front (CUF) con sede a Zanzibar. Alcuni rappresentanti del CUF boicottarono il Parlamento. Alle elezioni di Zanzibar dell’ottobre 2000 Abeid Amani Karume, il candidato presidente del CCM, fu dichiarato vincitore, ma la scelta non fece cessare l’alto livello di tensione presente. Attraverso le pressioni da parte del governo nazionale e del segretario generale del Commonwealth, vennero avviati i colloqui per risolvere questa impasse.  I principali assi dell’accordo furono:

  • lo svolgimento di elezioni suppletive in quei seggi del parlamento di Zanzibar che furono dichiarati vacanti quando i membri del CUF si rifiutarono di prenderli;
  • la riforma della legge elettorale di Zanzibar e creazione di un registro elettorale permanente;
  •  dare forza legale all’imparzialità della stampa statale di Zanzibar.

Gli sviluppi politici alle porte del nuovo millennio facevano ben sperare, essendo la Tanzania uno dei rari casi africani in cui la transizione politica è sempre avvenuta in modo pacifico. Inoltre, l’economia tanzaniana attraversava un buon periodo, trainato dall’interesse turistico sia per Zanzibar che per la Tanzania, anche se il debito pubblico del Paese è tra i più alti del Continente.

 

Fonti e Aprrofondimenti:

http://thecommonwealth.org/our-member-countries/united-republic-tanzania/history

http://www.historyworld.net/wrldhis/PlainTextHistories.asp?historyid=ad23

www.bbc.co.uk/news/world-africa-14095868

https://www.theguardian.com/commentisfree/2014/dec/11/tanzania-hidden-socialist-history-president-julius-nyerere

https://www.thoughtco.com/what-was-ujamaa-44589

https://www.africaportal.org/publications/tanzania-recent-developments/

file:///C:/Users/User/Downloads/Tanzania_-_Recent_Developments.pdf

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