È ancora guerra in Yemen: gli obiettivi disattesi di MbS

Lo Yemen entra oggi nel quarto anno di guerra: era infatti il 26 marzo 2015 quando la coalizione guidata dall’Arabia Saudita iniziò i bombardamenti sulla città di Aden, allora appena conquistata dalle milizie Houthi. A tre anni di distanza il bilancio è drammatico: le vittime hanno superato le 10 mila, 22 milioni di yemeniti (su 27 milioni) necessitano di assistenza umanitaria, il Paese sta affrontando una delle più dure carestie degli ultimi anni e il colera si è diffuso in diverse città, non facendo altro che aggravare ulteriormente la situazione.

Come è già stato riportato qui, le parti in causa di questo conflitto sono molteplici e si sono coalizzate in alleanze più di convenienza che per reali affinità di scopi. A dimostrazione di ciò, gli accordi stanno ora vacillando e sono già emerse forti tensioni interne da ambo i lati.

 

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Questo primo articolo di aggiornamento è dedicato al ruolo degli attori regionali e ai cambiamenti riguardanti l’influenza da essi esercitata sul contesto locale. Successivamente, verrà proposto un articolo che illustrerà gli sviluppi interni agli schieramenti nord e sud e il peso delle forze jihadiste in Yemen.

 

Attori regionali

Per quanto riguarda le principali potenze internazionali coinvolte, oggi ci si trova di fronte a uno scenario ribaltato rispetto a quello presente nel 2015. Infatti, la forte influenza esercitata dall’Arabia Saudita è stata pian piano erosa da altri due attori, Iran ed Emirati Arabi Uniti (UAE).

L’intervento saudita, oltre ad aver prosciugato le casse del regno, ha completamente disatteso gli obiettivi prefissati. Riyad era entrata nel conflitto per contrastare l’avanzata delle forze islamiste di Al Qaeda e ISIS in Yemen e la presunta interferenza dell’Iran nel sud della penisola araba. Di fatto, invece, con il passare del tempo e il progressivo deterioramento delle condizioni del Paese, la presenza di Al Qaeda è andata rafforzandosi, mentre anche l’Iran ha accresciuto la propria influenza, trasformando le accuse saudite in una profezia auto-realizzata.

Coalition airstrikes target a neighborhood in Sana'a

Se in principio le armi utilizzate dagli Houthi avevano origine interna – in gran parte fornite da Saleh, Presidente dello Yemen fino al 2012 – oggi molti rifornimenti e aiuti logistici sono di provenienza iraniana. L’attuale obiettivo della Repubblica Islamica consiste nel mettere sotto pressione il regno saudita direttamente ai propri confini e allontanarlo così dall’altro angolo della scacchiera (Libano, Siria, Iraq). Come conseguenza, il confine saudita-yemenita è teatro di una perenne guerriglia, mentre alcuni importanti snodi viari e infrastrutturali continuano ad essere nelle mani dei ribelli (come Sana’a, la capitale, e il porto di Hodeida sul Mar Rosso).

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Se la contrapposizione tra Arabia Saudita e Iran è nota ed evidente in altri contesti, esiste un terzo attore regionale che esercita oggi un importante ruolo e che sta indebolendo il fronte filo-governativo: gli Emirati Arabi Uniti. Attraverso l’impegno militare di terra (al contrario dei sauditi), una rete di patronage locale, l’addestramento di forze yemenite e aiuti alla ricostruzione, gli Emirati perseguono i propri obiettivi discostandosi di fatto dalle linee di Riyad. Questi sono, innanzitutto, indebolire la Fratellanza Musulmana, presente in Yemen nel partito Islah, contrastare Al Qaeda (AQAP) e creare un’influenza geostrategica in grado di proiettarli su Corno d’Africa e Oceano Indiano. Questi obiettivi, in sostanza, sono stati centrati: in particolare, sono state le Forze Speciali della Guardia Presidenziale emiratina a guidare le operazioni di terra che hanno liberato i principali centri urbani e portuali della costa sud, per cui sono ora in grado di esercitare una forte influenza su Aden, Al-Mokha, Balhaf e Makulla, snodi strategici in vista del post-conflitto.

 

Houthi = Iran?

Risulta ancora difficile quantificare il peso che l’Iran aveva in Yemen tre anni fa. Il movimento degli Houthi, chiamato ufficialmente Ansarullah, è nato nei primi anni ’90 come gruppo teologico in favore di pace e tolleranza. Ha poi abbracciato le armi in seguito ai primi scontri con il governo centrale nel 2004 e, con la prima battaglia a Sa’da, ha iniziato una avanzata territoriale che avrebbe man mano alterato gli equilibri locali. Gli obiettivi degli Houthi sono sempre stati più politici che religiosi: tuttavia, nel corso del tempo, questo tipo di retorica è andata alimentandosi di pari passo con il legame Houthi-Iran.

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Nel frattempo, solo una parte delle tribù al confine con l’Arabia Saudita è rimasta fedele al governo centrale, mentre molti dei clan locali hanno sostenuto gli Houthi. Nonostante questi non appartengano ad alcuna tribù, hanno saputo sfruttare e ridisegnare le linee delle politiche tribali a proprio vantaggio, e a svantaggio dell’Arabia Saudita, che ha visto cadere quelle alleanze attraverso le quali riusciva a mantenere una certa influenza in Yemen. È probabile che questa motivazione abbia giocato un ruolo molto importante nelle dinamiche regionali e abbia quindi spinto l’Arabia Saudita a iniziare una forte contrapposizione nei confronti di Ansarullah: d’altronde, la minaccia Houthi si andava concretizzando con frequenti lanci di missili in direzione Riyad.

Le tribù yemenite sono divise da rivalità interne ed esterne che ne impediscono l’unità politica. In diverse occasioni sono venute meno alle alleanze già stipulate in vista di prospettive migliori, come dimostra ad esempio la rottura dell’intesa con Saleh, culminata con l’uccisione di quest’ultimo il 4 dicembre scorso. Durante il corso della guerra civile il sistema tribale è cresciuto di importanza: sin dal 2011, infatti, il governo ha smesso di adempiere alle proprie funzioni e il vuoto di potere venutosi a formare è stato colmato dalle organizzazioni tribali.

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Gli Houthi hanno indubbiamente saputo sfruttare a proprio vantaggio le dinamiche e i conflitti locali. Non bisogna infatti dimenticare che, prima di descriverlo come una guerra per procura, il conflitto che sta dilaniando il Paese è caratterizzato e determinato da contrasti interni ben radicati. Al contempo, le dinamiche internazionali hanno fatto sì che venisse ad acuirsi una divisione settaria prima molto meno sentita: il rischio è quindi quello che la polarizzazione della società si faccia sempre più profonda e che porti alla proliferazione di gruppi armati sempre più violenti.

 

 

Fonti e approfondimenti:

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/rivalita-regionali-yemen-solo-i-sauditi-perdono-19770

https://www.aljazeera.com/news/middleeast/2014/08/yemen-houthis-hadi-protests-201482132719818986.html

http://www.ispionline.it/en/pubblicazione/yemen-sectarianization-political-conflict-19933

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tribes-yemen-dominant-not-single-bloc-19922

 

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