Cambia vento nello Yemen?

La silenziosa guerra in Yemen è a un punto di svolta: il 18 giugno scorso, ribelli Houthi e truppe filogovernative hanno scambiato circa 200 prigionieri nella città yemenita di Taiz, contesa dalle due parti. Le recenti conquiste dell’AQAP e dello Stato Islamico, hanno spinto le truppe filogovernative a cessare quasi del tutto i combattimenti contro i ribelli e a concentrarsi contro i fondamentalisti islamici, che minacciano gli Stati della penisola arabica. L’AQAP, Al-Qaeda in the Arabian Peninsula”, è un’organizzazione terroristica affilata ad Al-Qaeda, attiva in Yemen e in Arabia Saudita dal 2009. Recentemente ha ottenuto il controllo di intere aree della regione centro-orientale e organizzato numerosi attentati nella capitale Sana’a contro moschee sciite. Ma se da una parte i filogovernativi hanno allentato la pressione, dall’altra i membri della coalizione del golfo arabo, con l’operazione “Restaurare la speranza”, continuano i raid aerei nelle zone sotto influenza Houthi uccidendo per lo più civili.

Chi fa parte della coalizione?

Qui possiamo vedere da dove provengono le forze aeree e di terra della coalizione.

Operation-Yemen-Conflict

 

Quali sono gli Stati che svolgono un ruolo centrale?

  • Arabia Saudita: la politica interventista e aggressiva attuata dallo Stato arabo tende ad avere una strategia espansionista e di politica di potenza con l’obiettivo di difendersi dalle pressioni esterne dell’Iran che, fomentando la minoranza sciita in tutta la penisola arabica, sta indebolendo la casa Saudita. La petromonarchia infatti sta vivendo anche un periodo di instabilità interna causata dal ribasso del prezzo del petrolio e dal conseguente aumento della disoccupazione, che sfiora il 30% nella fascia di popolazione giovanile. L’aspirazione saudita è quella di prevalere sull’Iran: grazie a una possibile vittoria in Yemen, Riyad potrebbe unificare le forze divise all’interno dello Stato intorno al nazionalismo religioso, così da contrapporsi ai tentativi di ribellione degli eretici sciiti. Sono state inviate 150’000 truppe e 100 jet, dei quali più della metà Eurofighter Typhoon, venduti da un consorzio di aziende dell’Unione Europea che vede protagonista anche l’italiana Finmeccanica. Una vittoria in Yemen potrebbe quindi ridefinire il ruolo dell’Arabia Saudita, assumendo la leadership dell’intero medio oriente.

Saudi Arabia  Army  Royal Saudi Air Force  F-15  Eagle Fighter Jet

  • Emirati Arabi Uniti: il ricco Stato della penisola arabica è da subito entrato nella coalizione al fianco del grande vicino saudita, inviando circa 30 jet e 1800 truppe. Fin da subito si è scoperto che il 90% di questi soldati sono in realtà mercenari dell’America latina, assoldati grazie alla società americana Blackwater. Questi soldati, pagati più di 1000 dollari a settimana, inizialmente dovevano addestrare le truppe filogovernative, ma in realtà stanno avendo un ruolo fondamentale nei combattimenti contro i ribelli. Dopo l’abbattimento di 2 elicotteri e la morte di 60 soldati emiratini, il ministro degli Esteri degli Emirati, Anwar Gargash, prima ha annunciato che “La guerra per gli Emirati è praticamente conclusa”, dopo invece ha attaccato Al-Jazeera, accusandolo di aver manipolato le sue parole. Il ministro ha quindi ribadito che la missione non è ancora finita, in quanto l’operazione ha tre obiettivi che non sono ancora stati realizzati: il primo era riportare la crisi yemenita su un confronto politico; il secondo era restaurare il governo legittimo; il terzo era contrastare l’interferenza iraniana nella regione, che da sempre offre aiuto e sostegno ai ribelli.
  • Stati Uniti: da prima che iniziasse la guerra, gli americani avevano già iniziato a bombardare i campi di addestramento dell’AQAP con i droni. In via degli ottimi rapporti con l’Arabia Saudita, gli USA hanno appoggiato la coalizione fornendo supporto aereo e logistico. Dal 2002 a oggi sono stati lanciati 150 attacchi aerei contro le postazioni dei militanti jihadisti, ma anche contro le roccaforti degli Houthi, uccidendo numerosi civili. Le recenti vittorie dei fondamentalisti islamici hanno spinto gli americani a inviare una piccolo contingente di forze speciali sul suolo yemenita. Il portavoce del Pentagono Christopher Sherwood, ha annunciato che “Il nostro obiettivo comune è quello di raggiungere una stabilità duratura in Yemen attraverso una soluzione politica, quindi negoziati, sotto l’egida delle Nazioni Unite e coinvolgendo tutte le parti”. La presenza di un piccolo contingente è un importante punto di svolta nella strategia degli Stati Uniti: avere la possibilità di operare direttamente sul campo contro i miliziani dell’AQAP che, da quando è iniziata la guerra civile tra Houthi e filogovernativi, hanno avuto ampio margine di manovra, riuscendo a rinforzare le proprie fila.

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Resta comunque l’aspetto più negativo del conflitto yemenita, di cui nessuno sembra volersi prendere carico: come bloccare l’espansione della organizzazione terroristica jihadista AQAP, che approfitta della conflittualità tra le varie fazioni armate yemenite, con il rischio di estendersi nelle aree occidentali dell’Oman mirando a installazioni petrolifere. Gli Stati Uniti stanno però riuscendo a convincere gli Stati arabi a concentrare le forze contro i terroristi islamici invece che contro gli Houti, avviando delle trattative. La tregua annunciata all’inizio dei colloqui di pace, sponsorizzati dall’ONU, ha smorzato i combattimenti, ma i negoziati  tra le due parti in Kuwait procedono molto lentamente.

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La prossima settimana si incontreranno a New York il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e il Segretario ONU Ban Ki-Moon per discutere delle violazioni della coalizione anti-houthi contro civili e bambini che l’Onu aveva denunciato in un report due settimane fa. Ai sauditi non era andato affatto giù l’inserimento del loro blocco nella blacklist delle Nazioni Unite (successivamente tolto) e avrebbero minacciato di non finanziare più i progetti dell’Onu se il loro nome non fosse stato cancellato dalla lista nera. Secondo questo dossier la coalizione araba avrebbe causato il 60% dei morti e dei feriti tra i bambini dall’inizio del conflitto yemenita, utilizzando anche armi bandite e non convenzionate.

 

APPROFONDIMENTI:

http://www.usnews.com/news/world/articles/2016-06-15/uae-declares-war-in-yemen-is-over-for-emirati-troops

http://www.huffingtonpost.com/entry/uae-yemen-war_us_57625382e4b05e4be860eaec

http://www.aljazeera.com/news/2016/06/uae-war-emirati-troops-yemen-160616044956779.html

http://www.reuters.com/article/us-yemen-security-emirates-idUSKCN0Z20HU

http://www.ibtimes.co.uk/yemen-uae-intervention-saudi-coalition-against-houthi-rebels-practically-over-1565780

http://sputniknews.com/middleeast/20160615/1041406863/uae-withdraw-yemen.html

https://www.washingtonpost.com/news/checkpoint/wp/2016/06/17/u-s-special-operations-forces-shift-to-long-term-mission-in-yemen/

http://edition.cnn.com/2015/03/25/middleeast/yemen-unrest/

http://english.alarabiya.net/en/News/middle-east/2015/03/26/GCC-states-to-repel-Houthi-aggression-in-Yemen-statement-.html

http://english.alarabiya.net/en/News/2016/06/18/Yemen-foes-swap-prisoners-in-Taez-battleground.html

https://www.washingtonpost.com/news/checkpoint/wp/2016/06/17/u-s-special-operations-forces-shift-to-long-term-mission-in-yemen/

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