La nuova legge elettorale libanese

Il 6 maggio il Libano tornerà alle urne a 9 anni dall’ultima tornata elettorale. Dall’ultima volta il paese ha visto due prolungamenti del mandato degli attuali parlamentari per motivi legati al clima di insicurezza creato dalla guerra siriana. Queste sono state le motivazioni ufficiali, ma la realtà che ha bloccato il Libano è legata alla natura settaria del suo sistema politico, in cui nessuno vuole modificare la situazione per paura di perdere potere a discapito degli altri gruppi.

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Nel 2017 i partiti, che compongono il panorama politico settario libanese dopo gli  accordi di Ta’if del 1989, sono riusciti ad arrivare a un accordo sulla legge elettorale. Le nuove regole di ripartizione dei seggi  vedono un sistema di tipo proporzionale, dopo aver passato anni con uno maggioritario. Va ricordato comunque che la competizione è sempre limitata, perché in ogni distretto vi è un numero di seggi riservato alle varie fazioni etnico religiose e di conseguenza più liste corrono per un posto solo.

La nuova legge elettorale

Per cominciare, cerchiamo di spiegare meglio la legge elettorale. La base di partenza è un sistema proporzionale, il partito prende tanti seggi quanti sono i suoi voti all’interno del distretto elettorale. Questi distretti sono 15 e sono stati fortemente modificati rispetto alle elezioni precedenti: molti sono stati allargati, mentre altri sono stati fortemente rimpiccioliti (spesso per motivi di carattere politico). Le differenti liste che corrono per le elezioni devono iscriversi nei differenti seggi e presentare qui i candidati con cui vogliono correre (esempio Hezbollah potrebbe presentare più candidati per ogni seggio riservato agli sciiti).

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La scheda elettorale su cui voteranno i libanesi è molto simile alle schede di Russia e Sud Africa. Sul foglio l’elettore trova la foto del candidato, la sezione religiosa per cui corre, una breve descrizione del personaggio e del partito per cui corre e poi la sezione in cui può mettere una croce per votarlo.

Data la presenza di più candidati all’interno della stessa lista elettorale viene garantita all’elettore la possibilità di esprimere una preferenza: viene eletto il candidato con più preferenze. Allo stesso tempo per essere eletti la lista deve superare una soglia di sbarramento al 10%  al livello nazionale; se questo non succede la lista è eliminata. Una volta superato il 10% la lista deve raggiungere anche la quota di quoziente di elezione che è uguale al numero dei voti totali del distretto diviso per i seggi disponibili. Una volta che una lista vince un seggio le viene sottratto il numero di voti che le sono serviti per vincerlo e si continua il conteggio. I seggi rimasti vacanti alla fine del conteggio  vengono assegnati alle liste che rimangono con il maggior numero di voti.

Una legge proporzionale de iure, ma de facto maggioritaria

All’indomani dell’annuncio del presidente Micheal Aoun della redazione della nuova legge elettorale, molti osservatori internazionali erano rimasti stupefatti da questo annuncio. La domanda più frequente era: com’è possibile che partiti che di nascosto si contendono il controllo del paese, si accordino su una legge proporzionale? Soprattutto sapendo che gli sciiti stanno diventando la maggioranza della popolazione e che una legge proporzionale, in una situazione in cui ci sono delle fratture societarie così forti, porta inevitabilmente alla vittoria di chi ha i numeri più larghi.

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La risposta è arrivata quando si è letta la legge elettorale. Il sistema, nonostante sia nascosto sotto la facciata del proporzionale, è in realtà maggioritario. Principalmente per due fattori. Il primo è l’elevata soglia di sbarramento al 10%. Il secondo invece è la divisione dei seggi in base alle confessioni che riduce il numero di seggi per cui si corre e di conseguenza riduce l’effetto proporzionale, fino a far diventare un sistema estremamente maggioritario quando vi è un solo seggio in ballo.

Il sistema in realtà tende a premiare due tipi di partiti: i gruppi estremamente compatti, come possono essere Hezbollah o la minoranza drusa, e i partiti che sono estremamente concentrati geograficamente e potranno, dunque, massimizzare il peso all’interno dei collegi (un esempio di questo sono i cristiani maroniti a Tripoli o i sunniti nella parte Nord di Beirut).

Le criticità del sistema

Dato questo quadro le elezioni in Libano sembrano perdere di interesse e rischiano di essere la riproposizione dei soliti volti noti. In realtà,però, il 6 maggio può nascondere delle grosse sorprese. Cerchiamo di prevedere tre scenari che potrebbero dilaniare lo scenario politico libanese

La divisione sunnita

Il primo scenario potrebbe essere legato alla divisione del mondo sunnita soprattutto a Beirut. Uno dei partiti che si è presentato alle elezioni è formato da movimenti cittadini, tra cui quelli che erano saliti tanto alla ribalta con la crisi dei rifiuti di Beirut. Questo potrebbe rappresentare un vero problema per il premier Hariri che potrebbe vedersi cannibalizzare da questi gruppi minori i 6 seggi sunniti del distretto di Beirut II. Se Hariri dovesse perdere 4 o 5 di quei seggi potrebbe essere molto difficile costruire una maggioranza per eleggerlo nuovamente primo ministro, un posto che ricordiamo spetta di diritto ai sunniti. I più preoccupati da questo scenario sarebbero i Sauditi che dovrebbero assistere impotenti alla supplica di Hariri verso Hezbollah per avere i voti per farsi rieleggere.

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Hezbollah colpito dai distretti

Il secondo scenario rischioso per la controparte sciita è rappresentato dalla forma dei collegi. Secondo molti esperti l’approvazione dei collegi da parte di Hezbollah è il sintomo della grande fiducia che il movimento ha nelle proprie capacità. Analizzandone bene la forma, infatti, è possibile notare come zone di predominio totale del movimento siano state spaccate, come la Beqaa o come Beirut Sud che è stata separata dalla Baabda. Questo perché Nasrallah è sicuro che la guerra in Siria, i soldi iraniani che hanno innaffiato la base elettorale del partito e il senso di vittoria che si percepisce tra le file di Hezbollah renderanno le elezioni un trionfo. In questo scenario il partito di Dio potrebbe ritrovarsi a vincere seggi dove prima non aveva nessuna possibilità e potrebbe anche favorire i propri alleati, anche non sciiti, come il partito della fede sunnita avversario di Hariri. Dall’altra parte il rischio più grande è che i piccoli partiti sciiti come Amal e il Partito Comunista Libanese, estremamente concentrati territorialmente, possano sottrarre seggi importanti al partito.

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Il crollo dei gruppi minori

Il terzo scenario complicato per la vita politica libanese potrebbe essere rappresentato dal crollo dei consensi dei gruppi minori (come i cristiani maroniti, i drusi e i cristiani ortodossi). Se questi dovessero essere messi sotto pressione da movimenti nuovi interni ai gruppi potrebbe saltare il vecchio gentleman agreement tra le varie minoranze religiose. Questi accordi gestiscono buona parte delle questioni amministrative e riaprirle potrebbe mettere in dubbio la pace del paese.

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Fonti e approfondimenti:

https://en.annahar.com/article/594740-lebanons-new-election-law-explained

https://www.al-monitor.com/pulse/originals/2018/03/lebanon-elections-new-law-hezbollah-results-constituency-win.html

http://www.jadaliyya.com/Details/34394/Lebanon%60s-New-Electoral-Law-Proportional-in-Form,-Majoritarian-at-Heart

http://www.dailystar.com.lb/News/Lebanon-News/2017/Jul-07/411988-lebanese-electoral-law-2017-full-text-in-english.ashx

https://www.newyorker.com/news/news-desk/is-lebanons-new-electoral-system-a-path-out-of-sectarianism

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