Le società multireligiose del Medio Oriente

La presenza di differenti religioni nello scenario mediorientale ha fatto in modo che, oltre alle contemporanee difficili situazioni di convivenza tra le varie comunità di fedeli, fossero documentate a livello storico e sociale anche esperienze positive di Nazioni multireligiose e multiconfessionali maturate nei secoli.

Se al momento gli esempi più lampanti di Stati tolleranti dal punto di vista religioso sono il Libano, se pur tra mille difficoltà, e la Siria pre-Primavera araba; in passato sono state entità statali come l’Impero Ottomano, o il Regno Crociato di Palestina, a creare sistemi politici e sociali in grado di includere tutti i cittadini e di non discriminare nessun credo. Entrambe, ai giorni d’oggi, aree geografiche oggi occupate da Nazioni tutt’altro che tolleranti  a livello religioso e sempre politicamente agitate.

 

L’Impero Ottomano e la convivenza tra musulmani, ebrei e cristiani

Per secoli l’entità statale dominante nel contesto mediorientale è stata quella dell’Impero Ottomano, noto anche come la “Sublime Porta”. Questo soprannome indica l’importanza ricoperta dall’Impero Turco e dalla sua capitale Costantinopoli (l’odierna Istanbul): il passaggio più diretto per mettere in contatto l’Europa cristiana e il mondo musulmano. Una posizione privilegiata che per secoli ha visto diverse comunità etniche e religiose convivere in un contesto multiculturale e multi religioso come quello dell’Impero Ottomano.

 

 

Di particolare importanza è il periodo che verso la metà dell’800 ha portato l’intero impero a modernizzarsi migliorando anche le condizioni di vita delle minoranze confessionali. Un miglioramento sostanziale fu raggiunto dai cristiani. Da sempre “componente civile dell’impero” di primaria importanza e per questo motivo tollerata, i cristiani ottomani a cavallo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX arrivarono a costituire il 24% della popolazione dell’Impero (seconda religione più rappresentata dopo l’Islam sunnita). Una comunità così numerosa, soprattutto nelle città principali come Costantinopoli, Aleppo, Damasco e Gerusalemme, facilitarono e agevolarono il rapporto tra la “Sublime Porta”  e le Chiese rappresentative delle varie confessioni  presenti sul territorio imperiale (su tutte la Chiesa Cattolica di Roma e quella Greco-Ortodossa), rappresentate da Province Ecclesiastiche gestite da vescovi o patriarchi affiancati nell’operato da amministratori scelti dal Sultano.

 

Santa Sofia, Istanbul.

 

L’importanza della presenza di membri della Chiesa, attivi nella gestione di vere e proprie Province Ecclesiastiche in un Paese che faceva forza sulla fede islamica come elemento di coesione, indica la qualità di dialogo raggiunta tra le due religioni anche in periodi più antichi, ovvero quando l’Impero Ottomano era una vera e propria minaccia per l’Europa cristiana. Alcuni dei Patriarcati più importanti dell’ex Impero (Patriarcato di Antiochia dei Siri, Patriarcato di Smirne, Patriarcato di Gerusalemme), ancora oggi, svolgono le loro funzioni in Medio Oriente e registrano decine di migliaia di battezzati ognuna, segno che il dialogo interreligioso e la tolleranza sono valori sui quali le società del Medio Oriente possono ancora basarsi.

Così come i cristiani, anche gli ebrei erano ampiamente tollerati. Infatti, a livello legale, i non-musulmani potevano unirsi in millet: comunità religiose di cristiani o ebrei, legittimati a riunirsi per pregare e celebrare festività religiose nei luoghi adibiti. Il controllo statale su queste comunità veniva garantito dal leader religioso del millet, nominato dal Sultano e quindi fedele funzionario imperiale, anche se non musulmano.

Inoltre, esattamente come nel modello arabo del primo millennio dopo cristo, le comunità di ebrei e cristiani dovevano pagare una speciale tassa sul loro credo. In generale si può affermare che l’Impero Ottomano fosse un esempio di tolleranza religiosa, soprattutto se contestualizzato in quell’epoca; tuttavia il pacifico periodo di multireligiosità s’interruppe agli inizi del ’20 secolo, quando al crollo dell’Impero seguì una vampata di nazionalismi che fondavano le loro basi sull’Islam e portarono all’espulsione dei cristiani greco-ortodossi e alla persecuzione degli armeni, prevalentemente cristiani.

 

La Gerusalemme tollerante di Baldovino IV

Ancor più particolare può sembrare (a causa del periodo storico) l’esempio del regno di Gerusalemme del XII secolo. Retto da Baldovino IV, detto anche “Il re lebbroso”, nel periodo che va dal 1160 al 1185 D.C, il regno di Gerusalemme è divenuto uno degli esempi di tolleranza religiosa che il la storia del Medio oriente può vantare. Pur essendo ricordato come un sovrano energico e combattente, Baldovino IV si è distinto per correttezza e tolleranza nei confronti dei non-cristiani residenti nel suo regno. Prendendo atto della naturale conformazione multireligosa del suo regno e soprattutto della città di Gerusalemme, adattò le sue politiche civili alle necessità di un tale mosaico socio-culturale.

Sotto il suo regno, nessuna delle comunità non cristiane subì discriminazioni a base religiosa. Ogni fedele di ogni credo aveva il diritto e la possibilità di pregare nei luoghi di culto appropriati: tutti i principali luoghi di culto di Gerusalemme, città sacra per le tre religioni abramitiche, rimasero sempre disponibili ed “accessibili ai fedeli”, lasciando a ogni religione il proprio spazio nella società.

Giusto menzionare anche le società arabe contemporanee a Baldovino IV, anch’esse tolleranti nei confronti delle comunità religiose minoritarie a patto che si assumessero l’onore di una tassa speciale (già menzionata in precedenza).

 

Vista su Gerusalemme.

Le odierne società multireligiose del Medio Oriente

Abbiamo già citato i casi di Siria e Libano: due Nazioni multireligiose e tolleranti che purtroppo negli ultimi anni hanno visto un accentuarsi degli scontri tra comunità etniche e religiose diverse. Tuttavia anche se al giorno d’oggi il Medio Oriente desta più preoccupazioni che altro, va ricordato come un Paese piccolo e neutrale come l’Oman stia divenendo un attore cruciale nel dialogo interreligioso e nelle dispute diplomatiche della Penisola Arabica.

 

 

Soprannominata la “Svizzera del Medio Oriente” l’Oman vanta una delle società più varie sia dal punto di vista etnico che religioso. Infatti quasi il 40% della popolazione è costituita da immigrati (prevalentemente dagli altri Paesi Arabi, ma anche da Iran, India e Sri Lanka) e rappresenta al suo interno una vasta gamma di religioni. Una delle più presenti è il cristianesimo, praticato principalmente da immigrati indiani, che vanta quasi 100.000 fedeli e quattro parrocchie affiliate al vicariato apostolico d’Arabia. Il rapporto tra le comunità di cristiani e l’Oman è lungo e caratterizzato da un clima disteso e tollerante: lo stesso sultano in persona ha donato i terreni ed edificato a proprie spese diversi luoghi di culto cristiani, come la principale chiesa di Mascate capitale del Sultanato.

 

Chiesa cristiana a Mascate, capitale dell’Oman.

 

Oltre al cristianesimo anche buddhismo e induismo sono molto presenti tra gli immigrati, così come il sunnismo e lo sciismo; ma a tutti viene garantito il diritto di esercitare la propria spiritualità in quanto l’Oman è un paese a maggioranza ibadita, ovvero la Terza Via dell’Islam, considerata da molti la confessione musulmana più tollerante. L’Ibadismo è una dottrina islamica antica tanto quanto il Sunnismo e lo Sciismo, essendo nate contemporaneamente alla morte del Profeta Maometto.

Nella sua interpretazione del Corano non vi sono atti di violenza e il dialogo con le altre religioni/confessioni è incoraggiato tramite una filosofia che fa della libertà di pensiero e della tolleranza religiosa la propria forza. La particolarità di tale visione religiosa (presente solo in Oman) si può notare il venerdì in qualsiasi moschea, quando fedeli ibaditi, sunniti e sciiti si riuniscono per pregare insieme negli stessi luoghi di culto.

Caso purtroppo molto raro che dimostra come sia possibile un sultanato illuminato che all’interno della propria costituzione presenta la Sha’aria come principale fonte di diritto ma anche la tolleranza religiosa e confessionale come pilastro cardine della società omanita.

 

Fedeli ibaditi si recano in moschea.

 

 

Fonti e approfondimenti:

http://www.asianews.it/notizie-it/Vicario-d%E2%80%99Arabia:-Quaresima-in-Oman,-Chiesa-pellegrina-che-prega-per-i-cristiani-perseguitati-40285.html

https://www.internazionale.it/bloc-notes/stefania-mascetti/2018/01/17/oman-diplomazia-gentile

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/la-neutralit-delloman-un-lusso-che-va-tutelato-

https://eastwest.eu/it/east-57/l-islam-tranquillo-degli-ibaditi

http://www.treccani.it/export/sites/default/scuola/lezioni/storia/IMPERO_TURCO_OTTOMANO_lezione.pdf

-“Stati Islamici e minoranze cristiane”, di G. Sale, Jaca Book Spa, Milano, 2008.

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