Il Reddito di Cittadinanza e le lezioni del modello Francese

Sin dall’insediamento del governo giallo-verde aumentano curiosità, attesa e sicuramente nervosismo sul Reddito di Cittadinanza, architrave del programma del Movimento e parte fondante del contratto di governo sottoscritto con la Lega. Dopo l’approvazione della Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza, è attesa la proposta del Governo sul Reddito di Cittadinanza. Quale formulazione darà l’esecutivo a tale politica? Nell’attesa andiamo ad analizzare diversi modelli europei, iniziando con quello Francese.

In Francia il Revenu de solidarité active (RSA) è stato introdotto nel 2008 sostituendo il precedente strumento del  Revenu Minimum d’insertion attivato nel 1988. Il RSA garantisce un reddito minimo in casi di inattività del beneficiario che va da circa 500 euro in caso di mononucleo a circa 1000 euro in caso di coppie con figli a carico. Inoltre, la misura va a integrare i redditi dei lavoratori sotto la soglia fissata annualmente per raggiungere il reddito minimo.

Le lontane radici dell’RSA e la riforma del 2008

Prima del 2008 erano tre le principali misure volte ad assicurare una sussistenza agli inattivi in Francia: il Revenu Minimum d’Insertion (che risale al 1988), la Allocation de Parent Isolé (API) e la Allocation de Solidarité Spécifique (ASS). 

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Il Governo di Michel Rocard sotto la Presidenza di Mitterand approvò il Revenu Minimum d’Insertion nel 1988.

Tali misure scontavano il fatto di non essere inserite in una logica di re-inserimento nel mondo del lavoro. Dal momento in cui i tre sussidi potevano essere sostanzialmente ridotti o cancellati con un nuovo lavoro del beneficiario o con un aumento di salario generato dalla variazione delle ore di lavoro di questo, risultava paradossale la perdita complessiva di reddito generata dalla diminuzione dei trasferimenti causati dal rientro nel mondo del lavoro o dall’aumento delle ore lavorative. Da ciò discendeva la “trappola dell’inattività”, tali sussidi andavano infatti a disincentivare la ricerca di un nuovo lavoro o i miglioramenti salariali di un lavoratore.

La trappola dell’inattività alimentava  un circolo vizioso di disoccupazione e povertà, oltre a contribuire all’aumento del lavoro in nero. Così nel 2008 le negoziazioni tra forze politiche e associazioni sindacali portarono alla riforma del sistema, avendo a modello una politica maggiormente ispirata a politiche occupazionali attive. La legge 1249/2008 diede così avvio a una modifica sotto una nuova logica delle prestazioni assistenziali e a una semplificazione di queste, dalla quale nacque l’attuale modello del Revenu de solidarité active.

Come funziona il Revenu de solidarité active

Lo strumento del RSA è oggi indirizzato ai cittadini privi di reddito o con livelli ritenuti insufficienti. Per risultare idoneo alla prestazione bisogna avere più di 25 anni, nel caso di età inferiore devono ricorrere alcune condizioni come essere in stato di gravidanza, avere figli a carico o aver lavorato almeno due anni in un ciclo di tre anni. La misura è aperta sia ai cittadini francesi che comunitari legalmente residenti in Francia per almeno tre mesi (mentre si richiedono 5 anni per gli extra-europei). 

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L’implementazione dello strumento prevede la cooperazione di diversi attori. I governi Locali (Départements) sono responsabili della gestione del sistema. Il Fondo Nazionale per i Sussidi alle Famiglie e Il Mutuo Fondo Sociale Agricolo raccolgono le iscrizioni, definiscono l’ammontare dei sussidi ogni 3 mesi e gestiscono i pagamenti dei sussidi. Infine l’Agenzia per il Publico Impiego (Pôle Emploi) opera nell’orientamento e nella formazione professionale.

L’ottica di sdoppiamento assistenza/attivazione della misura, raggiunto con la riforma del 2008, fa si che questa sia composta da due pilastri: un Basic RSA gestito dai governi locali e un Active RSA gestito dal governo centrale. Mentre il primo garantisce semplicemente un reddito minimo, il secondo ha come obbiettivo l’incentivo a re-inserirsi nel mondo del lavoro attraverso un utilizzo mirato del sussidio e di corsi di formazione ed orientamento.

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La soglia base di reddito di solidarietà varia di anno in anno in base all’inflazione, alla condizione del richiedente e  in base alla composizione del nucleo familiare. La soglia base, uguale a livello nazionale, corrisponde all’importo per i beneficiari privi di reddito, disoccupati e senza un nucleo familiare. Questa va poi a rimodularsi e nel caso ad aumentare in presenza di un nucleo familiare e di figli a carico. La stessa soglia può, ovviamente, diminuire nel caso in cui il beneficiario abbia un reddito (inferiore alla soglia minima) che verrà in tal caso integrato fino a raggiungere la cifra base.

Dal momento in cui il beneficiario inizia a lavorare (anche in maniera part-time) il Basic RSA  è ridotto, ma è parallelamente affiancato dall’ Active RSA che si aggiunge in modo da garantire che il reddito totale (Basic RSA+Active RSA+Salari) sia equivalente al reddito minimo garantito, che è dunque la somma del Basic RSA con il 62% del salario percepito. La somma di tutti i trasferimenti pubblici e dei salari non può eccedere la soglia del reddito minimo garantito. Infatti i guadagni che derivano da altre misure di supporto al reddito (indennità di disoccupazione o integrazione dell’affitto della casa) sono dedotte dall’ammontare complessivo dell’RSA.

In capo ai beneficiari discende l’obbligo di cercare un’occupazione, coadiuvati da centri per l’impiego che forniscono loro anche servizi di formazione. Il criterio caratteristico del modello francese è la possibilità di rifiutare soltanto una offerta di lavoro, al rifiuto della seconda si perde il diritto al sussidio.

Effetti sulla vita dei cittadini e nuove sfide

La crisi economica ha sicuramente messo alla prova per la prima volta la politica pubblica francese. Nel settembre del 2010 1,8 milioni di famiglie hanno beneficiato della politica. Rispetto al totale dei nuclei familiari circa 1,1 milioni sono stati beneficiari del basic RSA. Comparando con i dati del 2015, questi fotografano un aumento dei beneficiari: 2,45 milioni di famiglie delle quali 1,6 prive di membri attivi nel mercato del lavoro e dunque beneficiari solo di basic RSA. Si stima che il 68% della popolazione idonea al programma di active RSA non sia registrata.

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Le stime dei comitati nazionali di valutazione hanno concluso che l’Active RSA ha aumentato i redditi medi delle famiglie per unità di consumo del 18% da 699 euro a 825, inoltre più in generale l’intera misura ha contribuito a diminuire la povertà dello 0,3% nel 2010 portando fuori dalla soglia di rischio 135 mila persone. Se da un lato la portata assistenziale del Basic RSA è riuscita a coprire larghe percentuali di popolazione, dall’altro va costantemente migliorata la copertura del pilastro Active RSA, questa resta la sfida dei prossimi anni.

Appunti per il Governo italiano

Le principali lezioni che si possono trarre dall’analisi del modello francese sono le seguenti.

La trappola dell’inattività rappresenta il rischio più grande e va pertanto evitata formulando uno schema che invogli al reinserimento nel mondo del lavoro più che all’assistenza. L’entità economica del beneficio è fondamentale sotto questo punto di vista: andrebbe pertanto ridimensionata, rispetto alle proposte che circolano, non solamente per una questione di finanza pubblica ma in primis per un effettivo funzionamento come politica attiva del Reddito di Cittadinanza.

La lotta al lavoro in nero dovrebbe essere una battaglia di qualsiasi esecutivo che abbia a cuore la crescita del paese, tanto più deve esserlo se si vogliono mettere in piedi schemi come il Reddito di Cittadinanza che hanno come obiettivo finale quello di far uscire, attraverso il sussidio, dalla disoccupazione i potenziali occupati.

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Il rafforzamento dei centri per l’impiego è condicio sine qua non per non alimentare la trappola dell’inattività, così come lo è l’individuazione degli attori incaricati di implementare lo strumento del Reddito di Cittadinanza, dotarli delle risorse adeguate in termini finanziari e di personale e vigilare su un’implementazione corretta e uniforme a livello nazionale.

Fonti ed Approfondimenti

https://www.oecd.org/els/48724021.pdf

https://www.social-protection.org/gimi/gess/RessourcePDF.action?ressource.ressourceId=53361

https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-09-28/reddito-cittadinanza-tre-anni-ma-prorogabile-161606.shtml?uuid=AEzQv3AG

https://osservatoriocpi.unicatt.it/cpi-archivio-studi-e-analisi-reddito-di-cittadinanza-un-confronto-con-l-europa

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