Cultura e informazione sono la nostra resistenza

Oggi, come ogni 25 aprile, festeggiamo il giorno della liberazione dal nazifascismo e con esso celebriamo la Resistenza. Per la maggior parte delle persone gli orrori dei totalitarismi non torneranno mai e, di conseguenza, per essi risulta stantio parlare di resistenza dato che non ci sarà nuovamente bisogno di imbracciare le armi e combattere strada per strada e casa per casa.

Comunist Party USA

Questo ragionamento potrebbe essere vero se pensassissimo che la resistenza si faccia solo con le armi in pugno e che le dittature si impongano solo con un veloce colpo di mano, sia esso elettorale o militare. Se leggiamo i quotidiani internazionali, ci possiamo accorgere che in tutto il mondo, tolte alcune rare eccezioni, i principi fondamentali della democrazia stanno facendo passi indietro. Ma perché questo arretramento sta avvenendo e cosa possiamo fare per fermarlo?

Il mondo cambia e con esso la resistenza

Una frase di Maria Ressa, attuale direttrice di Rappler – giornale indipendente nelle Filippine, antagonista del governo Duterte – ci può aiutare a capire: “Quando le persone non sanno cosa è vero e cosa è falso, chi ha il megafono più forte ha il potere di comandare tutti“. Cultura e informazione sono sempre stati elementi incredibilmente importanti nella vita democratica di un Paese nonché i principali motori di movimenti di resistenza contro governi illiberali.

Tutte le dittature, i governi dispotici, gli imperi e le attuali – cosiddette – “democrature”, senza escludere le organizzazioni terroristiche e malavitose, hanno sempre preso di mira in prima istanza informazione e cultura. Il mondo è pieno di esempi di questo tipo e non bisogna andare in luoghi lontani per osservare questo trend: risulta più facile indicare i Paesi che non cercano di condizionare il mondo dell’informazione e della cultura che non il contrario.

The Denver Post

Il potere politico deviato nell’era della disintermediazione ha preso sempre di più il volto totalizzante tipico delle dittature e della criminalità. Il principale intento è quello di creare un legame unico con la persona in modo da togliere qualsiasi grado di interpretazione e conoscenza a quest’ultimo, spesso e volentieri isolandolo. Il soggetto di conseguenza non può che leggere la realtà con gli occhi scelti dal potere costituito. Un’opera che, se sembrava complessa nella prima metà del Novecento dove non vi erano social media e tecnologia – e bastava controllare giornali e radio – potrebbe apparire impossibile nell’attuale universo di informazione multiforme.

Il primo elemento è minare l’idea di verità, bombardando il cittadino con miliardi di informazioni, vere o false che siano, affinché il singolo dubiti e decida di non credere più in niente. Il secondo elemento è il megafono più forte che può essere costruito solamente controllando direttamente più megafoni possibili o azzittendo tutti gli altri. In questa ottica gran parte dei poteri, a partire dalla Casa Bianca e dal Cremlino, stanno sistematicamente svilendo le fonti di informazioni e cercando di costruire il più possibile un’egemonia.

Come si può resistere a questa deriva?

A partire dalle elezioni del 2016 negli Stati Uniti, ma in seguito in quasi tutte le tornate elettorali del mondo, si è posto questo tema perché si è percepita la facilità con cui uno Stato terzo possa interferire con le vicende del proprio Paese. Le proposte sono state delle più varie e dirette verso tutti e due gli elementi. Alcuni hanno promosso un fact checking continuo su tutti i mezzi di comunicazione, una proposta che lascerebbe ancora molti più dubbi etici, per non parlare dei problemi tecnici. Altri hanno invece proposto di limitare la grandezza dei megafoni, creando un’organizzazione internazionale che controlli la presenza social e televisiva.

La soluzione culturale

Queste sono tutte soluzioni a breve termine che mostrano l’incapacità dei propositori, o la loro assenza di volontà, nel capire e percepire il problema. L’unica soluzione che possa veramente risolvere questo problema risiede nella cultura, che sia profonda e interiorizzata.

Il primato economicista della fine del Novecento e il costante smantellamento del sistema dell’istruzione hanno portato ad avere una popolazione che difficilmente è in grado di assumere  un senso critico profondo. Questo è probabilmente l’elemento centrale che anche i più grandi nemici delle democrazie non capiscono: non si possono sconfiggere le falsità con una certificazione di verità, ma attraverso l’insegnamento del sospetto.

Eusea

L’attuale guerra contro  gli accademici e verso la complessità degli elementi è il simbolo di un mondo che ha paura di essere smascherato. La costante banalizzazione delle questioni e la perdurante facilità con cui si propongono soluzioni banali a problemi estremamente complessi è sintomo di questo momento.

Per resistere  al retrocedere dei principi democratici e dei valori di libertà dobbiamo accettare di dover combattere con la cultura e l’informazione. Queste non devono avere il bollino verde di verità, ma necessitano  invece di  essere costruite in modo da poter dare una vera base su cui costruire una coscienza critica.

Una cultura dolorosa

Marx, Freud e Nietzsche sono stati definiti da Ricouer “i maestri del sospetto” in quanto hanno insegnato a un secolo, il Novecento, a dubitare, spogliare il sacro e cercare il senso profondo delle cose: proprio per questo sono stati manipolati e censurati dai totalitarismi. Molti altri dopo di loro hanno portato avanti questo lavoro di cultura che non va dimenticato.

Se vogliamo resistere è importante che la scuola, il mondo della cultura e il mondo dell’informazione smettano di seguire il lettore, ma scelgano invece di educarlo. La cultura deve guidare la persona in un percorso di dolore, deve formarlo nelle sue parti offrendogli strumenti che possano permettergli di difendersi dal megafono più forte e dalle melliflue parole che escono dal suo altoparlante.

La nostra resistenza

Noi de Lo Spiegone, nel nostro piccolo, crediamo fermamente in questo aspetto ed è per questo che i nostri articoli non sono brevi, ma lunghi quanto serve per fornire l’intero contenuto; non sono banali, ma semplici, cercano di guidare in un universo complesso anche attraverso la citazione delle fonti utilizzate, al fine di poter approfondire le tematiche trattate oltre le nostre parole.

Sperando di non dover mai più sacrificare vite e imbracciare armi, ogni giorno crediamo di portare avanti la nostra forma di resistenza, nel modo migliore, con parole e contenuti che pensiamo facciano fare un passo avanti alla conoscenza: la vera guardiana del nostro vivere democratico.

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