L’economia della Cambogia: tra sviluppo e disuguaglianze

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Dopo aver parlato della tragica storia della Cambogia e delle sue violazioni dei diritti umani, questo terzo articolo affronta la situazione economica del Regno, il suo sviluppo e le grandi disuguaglianze che dividono il Paese.

La Cambogia si è affacciata al mondo del libero mercato poco più di un ventennio fa, quando – dopo un lungo periodo di economia centralizzata in stile sovietico – nel 1993, ha iniziato un percorso di transizione verso l’economia di libero mercato. Dato il suo limitato livello di sviluppo, il governo cambogiano ha dovuto necessariamente far leva sugli investimenti esteri.

Dopo i primi ostacoli, l’economia del Regno ha conosciuto un periodo di grande prosperità: infatti, nel decennio 2000-2010, il tasso di crescita media annua del PIL è stato del 7.7%, mantenendosi maggiore del 7% anche negli anni successivi. Annoverata tra i Paesi con i tassi di crescita economica più alti a livello mondiale, la Cambogia non è eguagliata da nessun’altra società post-conflittuale.

La crescita economica della Cambogia comparata ai Paesi in via di sviluppo ed economie avanzate

Una crescita squilibrata

La Cambogia è stata riconosciuta dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale come uno dei Paesi con la più rapida crescita economica del mondo. Nel 2016, secondo la Banca Mondiale, il PIL pro capite era di 1.264,9 dollari – quando nel 1992 ammontava solo a 200 dollari.

Il rapido sviluppo è dovuto sicuramente alla pace – dopo decenni di guerra e carestia – ma anche all’apertura dei mercati e, quindi, agli investimenti esteri e all’influenza dei Paesi confinanti. Il miglioramento, dal punto di vista economico e sociale, è visibile nell’Indice di Sviluppo Umano: secondo gli ultimi dati risalenti al 14 settembre 2018, la Cambogia è passata da “Scarso Sviluppo Umano” a “Medio Sviluppo Umano”. Il cambiamento è evidente soprattutto se si comparano i dati di oggi a quelli del 2000.

Nonostante il miglioramento dell’economia, però, la Cambogia rimane 146° nell’Indice di Sviluppo Umano sui 189 Paesi presi in considerazione. Il 34,9% della popolazione vive in una condizione di povertà multidimensionale e il 12% in povertà multidimensionale estrema. Il problema reale riguarda la distribuzione dei benefici tratti dallo sviluppo economico, la quale è praticamente inesistente: le diseguaglianze sono uno dei principali problemi del Paese. Secondo la Banca Asiatica di Sviluppo, il 20% più ricco della popolazione cambogiana consuma, in media, cinque volte di più del 20% più povero.

Gli investimenti esteri e la Cina

Per quanto riguarda gli investimenti esteri, il 2012 segna l’anno della svolta: come segnalato dallo stesso governo cambogiano, nel periodo 2012-2016, gli investimenti esteri coprivano il 46% degli investimenti totali, quasi totalmente provenienti dal continente asiatico (90%) e, in gran parte, dalla Cina. La Cina, che ha sempre investito nel Paese, sta guadagnando più spazio all’interno della scena economica del Regno, per garantirsi un ruolo geopolitico strategico.

Nel 2018, la Cina da sola ha provveduto al 30% degli investimenti totali – principalmente utilizzati per infrastrutture – confermandosi primo partner del Regno. La differenza, rispetto a USA e UE, sta nelle condizioni imposte dalla Cina: se da un lato, USA ed Europa impongono un certo rispetto per la democrazia e i diritti umani, dall’altro la Cina non risulta così invasiva nella politica del Regno, dando anzi sostegno al governo di Hun Sen.

Investimenti cinesi in Cambogia

L’importanza dell’agricoltura e la (in)sicurezza alimentare

Il settore dominante è l’agricoltura, anche se ultimamente i settori di tessuti, costruzioni, turismo e indumenti hanno registrato una crescita rilevante. Secondo la Banca Mondiale, nel 2012, l’agricoltura ammontava a circa il 33,5% del PIL. Negli anni successivi, questo dato è leggermente diminuito, raggiungendo circa il 29% nel 2015, a causa dello sviluppo del settore industriale.

Ad ogni modo, il 65% dei cambogiani dipende direttamente dall’agricoltura. Infatti, nelle zone rurali – dove vive l’80% della popolazione – le attività principali sono l’agricoltura di sussistenza, la pesca e il foraggiamento nelle foreste circostanti.

Piantagione di riso in Cambogia (Fonte: Brad Collis)

Nonostante la rilevanza del settore agricolo, la Cambogia è un Paese caratterizzato da una forte mancanza di sicurezza alimentare, definita come la condizione in cui “tutte le persone, in ogni momento, hanno accesso fisico, sociale ed economico ad alimenti sufficienti, sicuri e nutrienti che garantiscano le loro necessità e preferenze alimentari per condurre una vita attiva e sana.

In Cambogia, 1 persona su 4 è malnutrita e assume meno dell’apporto calorico minimo ritenuto adeguato dalla FAO. Secondo i dati dell’agenzia ONU, la percentuale di persone malnutrite ammontava al 18,5% nel periodo tra il 2015 e il 2017, quando a livello mondiale era di circa il 10,8%. La situazione sta lentamente migliorando, infatti la percentuale di persone che soffrono la fame è passata dal 42,6% del 1996 al 23,9% del 2014. Nonostante ciò, nel 2017, la Cambogia è stata ancora classificata dall’Indice Globale della Fame come Paese che “seriamente” soffre di malnutrizione.

Le cause sono le più disparate. La diversificazione dei raccolti è minima: il 90% delle terre coltivate è dedicato alla produzione di riso, che è insicura a causa delle tecniche scadenti. Tre quarti del sistema di irrigazione è alimentato solamente da acqua piovana.

Il cibo consumato è di bassa qualità: in alcuni casi, la produzione di sussistenza (food crop) viene sostituita con i raccolti destinati al commercio (cash crop), mettendo a rischio la produzione nazionale e l’indipendenza del Paese dal punto di vista alimentare. Infine, hanno grande rilevanza anche l’instabile proprietà delle terre – con la conseguente facile perdita di quest’ultime – e il negato accesso alle risorse naturali e ai mezzi di produzione del cibo.

I pericoli del cambiamento climatico e la deforestazione

Un altro problema emerso, negli ultimi anni, riguarda il cambiamento climatico e la deforestazione. Il cambiamento climatico mette a repentaglio tutto il sistema di produzione agricolo, data la sua forte dipendenza dalle piogge. I contadini sono soliti procedere con i raccolti più volte all’anno, ma l’impossibilità di coltivare – a causa delle emergenze ambientali – mette in pericolo la sussistenza dell’intero Paese.

Le temperature più alte della media, insieme alla siccità, hanno rotto tutti gli equilibri in un Paese abituato alle inondazioni. Un affluente del Tonle Sap, a Kampong Thom, si è addirittura prosciugato. La siccità di quest’anno, però, non ha ancora raggiunto i livelli del 2016.

Inoltre, la deforestazione minaccia la sopravvivenza delle comunità rurali, abituate storicamente a dipendere dai frutti naturali delle foreste. Negli anni ’60, il 73% del territorio del Regno era ricoperto da foreste. Secondo i dati dell’Indice di Sviluppo Umano del 2018, tra il 1990 e il 2015, un quarto delle foreste cambogiane è stato abbattuto.

Conclusioni

Nonostante il rapido sviluppo, la Cambogia rimane un attore economico ancora debole all’interno della scena internazionale, e sicuramente ancora bisognoso di partner di rilievo. Quindi, è necessario che il Regno diventi, il prima possibile, un partner attivo nelle relazioni economiche con le grandi potenze.

Anche il rapporto con la Cina deve essere regolato e controllato da entrambi i lati: la presenza della Cina può contribuire effettivamente allo sviluppo dell’economia del Regno, permettendogli di raggiungere un livello di sviluppo pari agli standard internazionali, ma la Cambogia non deve diventare dipendente dalla Cina.

Secondo la Banca Mondiale, la Cambogia per mantenere la propria crescita economica sostenibile e stabile, e per ridurre la povertà dovrebbe: aumentare la competitività economica; investire nella distribuzione della ricchezza; proteggere le risorse naturali e aumentare la resilienza al cambiamento climatico.

Quindi, risulta essenziale per il Regno l’elaborazione di politiche economiche che abbiano come obiettivo una distribuzione più equa della nuova ricchezza prodotta  – per permettere alla Cambogia uno sviluppo reale, e non solo parziale ed elitario.

Fonti e approfondimenti

Council for the Development of Cambodia website, Investment Trend

World Bank, Cambodia: Sustaining Strong Growth for the Benefit of All, August 2017

World Bank, Recent Economic Developments and Outlook, Selected Issue – Investing in Cambodia’s Future, May 2019

United Nations Development Programme (2018), Human Development Reports

Trading Economics, Cambogia Indicatori Economici

World Economic Forum (2017), Human Capital Report 2017

Essarayoss Mean, Inequality a Defining Challenge for the World, and for Cambodia, VOA Khmer, September 2015

Oeurn Ke S. and Chandra Babu S., (January 2018), Agricultural extension in Cambodia: An Assessment and Option for Reform, IFPRI Discussion Paper 017006, (USAID 2017)

Prak Chan Thul (2017), China’s big money trumps U.S. influence in Cambodia, Reuters

Rana A. and Chandra Babu S. (April 2018), The Role of the Private Sector in Food System Resilience, Lesson from Cambodia, IFPRI Discussion Paper 01721 (De Silva et al., 2013)

Touch D. (2018), What Does Chinese Investment Mean for Cambodia?, The Diplomat

La Repubblica (marzo 2019), Cambogia, un popolo abituato alle inondazioni fa i conti con la siccità e col “divieto” di coltivare riso

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