Elezioni in Guatemala: tra candidati soliti e candidati esclusi

Il prossimo 16 giugno i guatemaltechi voteranno per il presidente della Repubblica e, qualora fosse necessario, un secondo turno si svolgerà l’11 agosto. Verranno eletti anche il vicepresidente, i deputati del Congresso e i sindaci di 340 municipi.

Il presidente uscente

Jimmy Morales salì al potere in un clima politico irrequieto: il suo predecessore Otto Pérez Molina era stato accusato di aver partecipato in un ampio giro di contrabbando. Migliaia di cittadini scesero in strada per chiedere le sue dimissioni, che arrivarono nell’ottobre 2015. Morales si presentò con lo slogan Ni corrupto, ni ladrón, senza tragitto politico alcuno. Era conosciuto solo grazie a un suo programma televisivo comico: davanti a un Paese stremato dalla politica marcia, ottenne una vittoria schiacciante.

Purtroppo, la storia si è ripetuta: il capo di Stato si è ritrovato coinvolto in vari scandali di corruzione. Inoltre, la gestione del governo è stata ritenuta inadeguata dalla maggior parte dei cittadini, gli indicatori di violenza sono aumentati e il settore della salute ha subito una forte involuzione.

Le sorti della Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala (CICIG)

Uno dei punti più sensibili è stato lo scontro tra Morales e la CICIG. Questo organo è stato creato nel 2006 a seguito di un ato violazioni dei diritti umani contro certi accusati. Il capo di Stato ha in seguito annullato uaccordo tra le Nazioni Unite e il governo, con l’obiettivo di smantellare il crimine organizzato e la corruzione. Dal 2015 al 2019, insieme al Pubblico Ministero, ha portato avanti centinaia di investigazioni contro personalità potenti. La CICIG è stata affiancata dall’attuale governo finché non ha iniziato a indagare sul fratello e sul figlio di Morales, nonché su finanziamenti illeciti alla campagna elettorale del presidente. Questi ha accusato la Commissione di avere oltrepassato le proprie funzioni e attunilateralmente il convegno con l’ONU, dando il via a una crisi istituzionale.

Lo smantellamento della CICIG ha sabotato un’occasione per provare a rendere il sistema più giusto. In questo contesto, la campagna elettorale non può prescindere dal tema della corruzione. Tuttavia, i quattro favoriti sostengono la decisione di non rinnovare l’organo.

Le esclusioni di candidati importanti

Il mese anteriore alle elezioni è segnato dall’esclusione di candidati di rilievo dalla competizione, lasciando un terzo dei voti orfani.
I sondaggi di aprile davano Sandra Torres al 17%, Thelma Aldana al 10% e Zury Ríos al 7 %. Le due ultime candidate sono però state escluse.
Aldana è stata tra i protagonisti della lotta contro l’impunità, in quanto procuratrice generale del Pubblico Ministero. Si è presentata come il volto della speranza e della continuità nella lotta alla corruzione. Tuttavia, le è stata negata la partecipazione alle elezioni dietro accuse di frode. La sua esclusione è stata letta da molti come una mossa dell’opposizione, composta da personalità che lei ha provato a spodestare.
Ríos, in quanto figlia di Efraín Ríos Montt, ex-dittatore golpista accusato di genocidio, non può partecipare per disposizione costituzionale.
Altri tre candidati sono stati esclusi per problemi di requisiti e uno per accuse di narcotraffico.

Le nuove previsioni

Il sondaggio svolto a fine maggio ha dato una nuova proiezione: Sandra Torres rimane in testa con il 21%, a seguire Alejandro Giammattei con il 12%, Roberto Arzú con il 9%, Edmond Mulet con il 7% e Thelma Cabrera con il 5%. Tuttavia, le percentuali di indecisione e di astensionismo restano alte. I voti differiscono molto tra l’area metropolitana e il resto del Paese, dove influisce non solo il contrasto tra vita urbana e rurale, ma soprattutto quello tra popolazioni bianche e meticce e quelle indigene, che rappresentano la maggioranza. Ciononostante, l’unico partito che supera la soglia e include una prospettiva indigenista è il Movimiento para la Liberación de los Pueblos, che i principali mezzi di comunicazione tengono nell’ombra, dal momento che questi sono in mano all’élite benestante, bianca e meticcia.

Le segnalazioni giudiziarie contro i concorrenti

Non sono esenti da segnalazioni giudiziarie neanche i concorrenti in testa. Torres è indagata per finanziamenti non dichiarati nella scorsa campagna elettorale. Giammattei è stato incarcerato nel 2011 per il coinvolgimento nell’esecuzione extra-giudiziale di prigionieri quando era a carico del sistema penitenziario, e Arzú deve affrontare un processo civile negli Stati Uniti. Forse il caso più risonante è quello di Edmund Mulet, candidato del partito Humanista, nonché Segretario Generale Aggiunto delle Nazioni Unite in Guatemala. Un curriculum diplomatico notevole che si macchia di un grave delitto: nel 1981 venne accusato di dirigere una rete di tratta di minori, facilitando adozioni di bambini guatemaltechi a famiglie canadesi.

Sandra Torres e il partito Unidad Nacional de la Esperanza (UNE)

La candidata favorita è stata first lady dal 2008 al 2012 sotto la presidenza del suo ex-marito Álvaro Colom. Nel 2015 è arrivata seconda al ballottaggio.
Gli assi principali del suo programma di governo sono la riattivazione economica per generare posti di lavoro, la sicurezza garantita dall’esercito, la protezione sociale e un governo efficiente e trasparente. Quest’ultima promessa si scontra con il caso che la vede direttamente coinvolta. Il suo programma presenta degli aspetti conservatori e di stampo religioso, come l’opposizione al matrimonio ugualitario e all’aborto. Il suo partito era nato al centro-sinistra ma tende sempre di più ad avvicinarsi alla destra.

Giammattei e il partito Vamos

L’eterno candidato ha già corso due volte per il municipio della capitale e ben quattro volte per la presidenza, ogni volta con un partito diverso. Nel suo entourage vi sono finanzieri e personaggi vicini alla malavita. Dopo oltre due decenni di campagne elettorali, sorge il dubbio sulle fonti dei suoi finanziamenti.
Il suo partito è apertamente conservatore, con il progetto di promuovere un’economia di libero mercato, di attrarre investimenti stranieri, di sviluppare le micro, piccole e medie imprese e di attuare una politica penale più severa contro il crimine organizzato e la delinquenza in generale.

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Immagine pubblicata sulla pagina Facebook del candidato

Roberto Arzú e il Partido de Avanzada Nacional (PAN)

Il suo cognome in Guatemala non è nuovo: suo padre è stato presidente della Repubblica, nonché per ben cinque volte sindaco di Città del Guatemala. Questo fatto gli ha permesso di apparire sulla scena politica nonostante la sua mancanza di esperienza nel campo.
Le sue promesse elettorali hanno connotazioni populiste e sembrano difficili da concretizzare. Innanzitutto, vuole fare pattugliare le strade dall’esercito, in aperta opposizione a quanto previsto dagli Accordi di Pace sottoscritti da suo padre nel 1996. Dopo di che vuole far riapplicare la pena di morte, il che è impossibile dato che la Corte Costituzionale l’ha invalidata. Infine, propone di creare un milione di posti di lavoro e dimezzare il prezzo delle medicine, senza spiegare come pensa di farlo.
Si presenta come un self-made man, imprenditore e uomo di famiglia conservatore. Chi lo ha conosciuto sostiene che in realtà si collochi all’estremo opposto, in una vita di eccessi e di fallimenti imprenditoriali. Dopo aver pubblicato la foto qui sotto, ha esplicitato la sua volontà di accostarsi a Donald Trump. Arzú rappresenta una barzelletta per i suoi rivali, ma visto quanto avvenuto negli Stati Uniti nel 2016, non dovrebbero sottostimarlo. Inoltre, varie sue dichiarazioni lo avvicinano a un altro presidente del continente la cui elezione ha intimorito le sinistre di tutto il mondo: Jair Bolsonaro.

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Fonte: pagina Facebook del candidato

Thelma Cabrera e il Movimiento para la Liberación de los Pueblos

La candidata è di origine maya e difende la sua mancanza di preparazione accademica con l’esperienza in prima persona dei problemi sociali di un Paese machista, razzista e disuguale, e della realtà rurale “dimenticata”. D’ispirazione socialista e indigenista, vuole promuovere la costruzione di un governo plurinazionale nel quadro del buen vivir, seguendo il modello del nuovo costituzionalismo andino. Il suo programma contiene la nazionalizzazione dei servizi pubblici, la creazione di una legge anti-monopolio e la revisione delle concessioni e dell’uso delle risorse naturali.

Le disuguaglianze nell’accesso alle liste e al voto

Nonostante i diversi nomi femminili che hanno marcato questa campagna elettorale, le donne sono ancora una minoranza nella maggior parte delle liste elettorali. Per quel che riguarda i guatemaltechi all’estero, possono votare – per la prima volta – solo quelli residenti negli Stati Uniti, dove saranno aperti unicamente quattro seggi.

Dopo la speranza, accesa dalle dimissioni di Otto Pérez Molina nel 2015, e soprattutto dopo anni di lotta intestina tra chi si è dedicato all’epurazione del sistema dai corrotti e chi invece si è sforzato a mantenerlo in piedi, sembrerebbe che i primi abbiano perso la battaglia. Tra i candidati mancano facce nuove, il che rischia di perpetuare la crisi di governo. L’unica novità è Cabrera, con una proposta di governo radicalmente diversa, che ha subito messo sulla difensiva i garanti dello status quo.

Viste le previsioni, il Paese continuerà a essere in mano a quella nicchia agiata e potente che abita una “zona opaca”, continuando a governare e a fare soldi su una nazione segnata dalla violenza, dal razzismo, dall’estrema disuguaglianza e dalle continue migrazioni. Il cosiddetto “Paese dell’eterna primavera” tende a mostrarsi politicamente come il “Paese dell’eterna corruzione”.

Fonti e approfondimenti:

Redazione Nómada, Giammattei, 20 años de candidato y una colección de criminales cerca suyo, Nómada, 04/06/2019

Agencia Ocote, La política de los hombres, Nómada, 20/05/2019

Martín Rodrígues Pellecer, Bienvenidos a las elecciones primarias de la alianza anti-CICIG en La Nada”, Nómada, 19/05/2019

Javier Estrada Tobar, Despreciado por su familia, subestimado por todos, Roberto Arzú se lanza al estilo Trump”, Nómada, 04/06/2019

Alex Fernando Rojas, Thelma Cabrera, la disociación de la izquierda en Guatemala”, Prensa Libre, 09/06/2019

Bill Barreto Villeda, Sandra Torres, la pragmática con criticado pasado político, Prensa Libre, 20/05/2019

Pilar Crespo, “La increíble historia de Edmond Mulet y de los niños que “exportaba””, Plaza Pública, 31/01/2015

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