L’Altra America: il Guatemala

In questo articolo tratteremo del Guatemala, un Paese poco conosciuto che è stato per millenni la culla dei Maya. E’ tuttora testimone della cultura di questo popolo, nonostante i secoli di dominio esogeno abbiano dato vita sia a fenomeni interessanti di sincretismo che di sconcertante disuguaglianza.

Geografia e popolazione

Il nome dello Stato deriva dalla lingua nahuatl azteca e si può tradurre come “luogo dai molti alberi”, in riferimento ai grandi boschi che ricoprono la regione settentrionale, al confine con il Messico e il Belize. A Sud-Ovest confina con El Salvador e Honduras, mentre la costa occidentale è bagnata dall’Oceano Pacifico e quella orientale dal Mar delle Antille. Nella bandiera nazionale, questa doppia sponda è simboleggiata da una banda verticale bianca costeggiata da altre due bande celesti.

Nel “Paese dell’eterna primavera” – appellativo comunemente dato al Guatemala a causa del suo clima – vi sono quasi 17 milioni di abitanti, di cui circa il 41 % sono indigeni (altre stime sostengono siano il 60 %), percentuale che aumenta notevolmente nelle zone rurali. Il tasso di urbanizzazione è del 52 %, ma l’unico grande centro urbano è l’agglomerato della capitale Città del Guatemala, con 2,5 milioni di abitanti.

La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma ne vengono riconosciute altre 24: 22 maya, lo xinca e il garifuna. La maggior parte di queste lingue sono parlate da poche migliaia di persone. Questa diversità linguistica crea problemi amministrativi, nonché di opportunità di mobilità. A ciò si aggiunge un tasso di analfabetismo nella popolazione adulta che supera il 12%. 

Nonostante l’importanza che la Chiesa cattolica ebbe in tempi coloniali, oggi il numero di cattolici è quasi eguagliato da quello dei protestanti.

Secondo un rapporto dell’UNDP del 2016, il Guatemala è il secondo Paese del continente – subito dopo ad Haiti – per la disuguaglianza di genere.

I Maya

La civiltà Maya nacque durante il secondo millennio prima di Cristo. Visse la sua epoca d’oro tra il III e il X secolo, raggiungendo elevate capacità architettoniche (ancora osservabili nei siti archeologici), astronomiche, matematiche e mediche. Inoltre, presentava l’unico sistema di scrittura noto sviluppato nelle Americhe.

Quando i conquistadores – guidati da Pedro de Alvarado – si addentrarono nel territorio guatemalteco non vi era più una civiltà coesa. I dissidi interni ai Maya giocarono a favore degli spagnoli, che presero possesso del territorio grazie ad alleanze locali. Tuttavia, questo controllo non fu mai totale, come si può osservare anche oggi – data l’alta percentuale di indigeni (favorita dalla presenza di altopiani ostili) e la persistenza delle tradizioni ancestrali maya.

Una donna indigena che tesse secondo la tradizione, con i colori e i ricami tipici della cultura maya.

Cenni di storia coloniale

In epoca coloniale, il Guatemala era una capitaneria generale che dipendeva dal Vice Regno di Nuova Spagna. Il suo territorio si estendeva dal Sud del Messico fino al Costa Rica. La scarsa presenza di metalli relegò, fin da subito, la regione a un ruolo agricolo. Le principali produzioni erano la canna da zucchero, il cacao, i legni pregiati e la pianta dell’indaco.

Un fatto peculiare era il ripetuto spostamento di varie città a causa di ricorrenti fenomeni sismici o vulcanici. Le riforme borboniche di fine Settecento divisero il territorio della Capitaneria in Intendencias – i cui confini ricalcano più o meno gli attuali Stati centroamericani. Il 15 settembre 1821 questi ultimi ottennero l’indipendenza, dando vita alla Federazione Centroamericana.

La Federazione ebbe vita breve e fu segnata da una lotta intestina tra conservatori e liberali, che diede vita a 5 Stati: Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Costa Rica (il Belize diventerà indipendente solo nel 1981, dopo più di un secolo di dominio coloniale britannico). La fine di questa  lotta si raggiunse grazie a una soluzione che purtroppo non si rivelò temporanea: il militarismo.

Un’indipendenza difficile

Per il Guatemala iniziò dunque una lunga stagione di dittature militari. Verso la fine del secolo, iniziarono a espandersi le piantagioni di caffè, che presto conquistano il mercato delle esportazioni. Persisteva quasi inalterato il modello coloniale dei grandi proprietari europei (soprattutto tedeschi) o ladinos, che impiegavano in condizioni deplorevoli la manodopera indigena a cui sottraevano le terre. La prosperità privata cresceva a dismisura, portando le classi agiate a disinteressarsi dalla politica e dando quindi il via libera all’autoritarismo repressivo statale.

Il Regno Unito e gli Stati Uniti iniziarono a intromettersi nelle questioni politiche del subcontinente, per costruire e controllare un canale transatlantico sull’istmo. Sebbene i loro obiettivi principali fossero il Nicaragua e Panama, l’influenza delle due potenze occidentali si fece sentire anche altrove. Un insieme di aziende statunitensi – successivamente fuse nella United Fruit Company (UFC, oggi Chiquita) – incentivarono la coltivazione del prodotto che segnerà più di qualunque altro la storia del Guatemala: la banana, da cui l’appellativo per il Paese di “Repubblica delle banane”. Questo tipo di frutta divenne così la principale esportazione della regione.

Dal golpe del 1954 a oggi

Nel 1951 venne eletto democraticamente Jacobo Arbenz, che volle rendere l’economia del Guatemala indipendente dagli Stati Uniti. Arbenz legalizzò il Partito Comunista, che guadagnò influenza nelle organizzazioni contadine; inoltre, guidò la riforma agraria e tentò di nazionalizzare la United Fruit Company. Quest’ultima, infatti, deteneva oltre il 40 % della terra coltivabile e la amministrava in maniera pressoché feudale, e aveva ottenuto la concessione delle ferrovie. La compagnia era denominata “El Pulpo”, a causa del raggio di influenza che possedeva: basti pensare che i suoi principali azionisti erano i fratelli Dulles, che all’epoca ricoprivano gli incarichi di Segretario di Stato degli Stati Uniti e di direttore della CIA.

Una caricatura della UFC.

La contingenza storica volle che quelli fossero i primi anni di fuoco della Guerra fredda, impregnati di caccia ai comunisti. Da qui si scrissero gli eventi che marcarono successivamente la storia del Guatemala: nel 1954, con il sostegno della CIA, un gruppo di ufficiali dell’opposizione rovesciò il governo di Arbenz. Questo golpe, oltre a cambiare il cammino politico del Paese, servì da monito per le altre nazioni latinoamericane che non accettavano l’egemonia di Washington.

L’esercito adottò l’uso indiscriminato del terrore e le zone rurali organizzarono gruppi di guerriglia: iniziò così una guerra civile che causerà oltre 200.000 morti. Il periodo più violento del Guatemala coincise con la dittatura del Colonello Ríos Montt, processato nel 2013 – il primo ex capo di Stato a finire sotto processo per genocidio dinanzi a un tribunale nazionale. Purtroppo, il Guatemala non è il Paese dei finali felici: dopo la condanna, è arrivata l’assoluzione di Ríos Montt per problemi giudiziari; morirà nel 2018, senza aver mai scontato alcuna pena.

Nel 1996 venne firmato l’Accordo di Pace. E’ da allora che i guatemaltechi provano a riconciliarsi, in un contesto ancora altamente marcato dalla violenza.

L’attivista indigena Rosalina Tuyuc circondata di foto di vittime della guerra civile, in segno di protesta contro le leggi di amnistia.

Economia

Sebbene il Guatemala sia l’economia più forte del Centro America, possiede uno dei più alti livelli di disuguaglianza al mondo. Oltre 3 milioni di guatemaltechi vivono in povertà estrema e, in contrasto, il 3% della popolazione possiede i 2/3 dei terreni agricoli. La disuguaglianza altro non fa che alimentare la violenza.

Il settore dominante dell’economia guatemalteca continua a essere quello agricolo. Circa la metà dei campi coltivati è occupata dal mais, il cereale tradizionale: una leggenda locale sostiene che l’uomo sia nato proprio dalla sua pannocchia. L’economia dipende, inoltre, dalle esportazioni di materie prime, come il caffè, lo zucchero da canna e le banane. I principali partner commerciali sono gli Stati Uniti, gli altri Stati centroamericani e (più recentemente) il Giappone e la Corea del Sud.

Ha un ruolo importante anche il turismo, frenato tuttavia dalla mancanza di infrastrutture e di trasporti. Gli autobus pubblici, le camionetas, sono vecchi scuola bus statunitensi malandati. Nel 2013, il giornale The Sun sosteneva che il mestiere più pericoloso al mondo fosse proprio fare il conducente di camioneta in Guatemala, a causa dell’estorsione, degli assalti e degli incidenti.

I vecchi scuola bus statunitensi ridecorati, operanti nella città di Antigua.

Relazioni internazionali

La politica estera guatemalteca è segnata da grandi ambiguità, da decisioni timide e non definitive spesso guidate da interessi personali.

Un esempio si è visto, pochi mesi fa, con la questione della carovana dei migranti honduregni. Il presidente Jimmy Morales aveva dichiarato che li avrebbe protetti nel rispetto degli accordi con gli Stati limitrofi. Tuttavia, vi è stata una palese intenzione di ostacolarne il transito, sotto pressione di Donald Trump – che ha minacciato di tagliare gli aiuti al Paese qualora non ne avesse frenato il flusso.

Da 160 anni è aperta una disputa territoriale con il vicino Belize per un territorio di 12.000 kmq. Oggi, il confine tra i due Paesi è costituito da una “fascia di adiacenza” in cui vi sono ricorrenti scontri. La risoluzione della controversia dovrebbe essere delegata alla Corte Internazionale di Giustizia (dietro consulte popolari in entrambe le nazioni), ma il Belize ha recentemente rimandato il referendum a data da destinarsi.

Uno dei maggiori problemi a cui il Guatemala deve far fronte è il fenomeno delle maras. Si tratta di sanguinarie bande criminali, organizzate a livello transnazionale – nate fra i migranti centroamericani negli Stati Uniti, e successivamente trasferitesi in Salvador, Guatemala e Honduras. I tre Paesi stanno provando a emarginarle, applicando politiche di “mano dura” che si sono dimostrate fallimentari e hanno accresciuto la spirale di odio e repressione. Il problema è socialmente radicato, e migliaia di persone entrano a far parte di questi gruppi per questioni di sopravvivenza.

Ordinamento dello Stato

Secondo la Costituzione del 1985, il Guatemala è una Repubblica presidenziale, in cui il capo dello Stato è eletto con mandato quadriennale. Nel 2015 è successo un evento straordinario: dopo un anno di manifestazioni popolari e pacifiche contro il presidente Otto Perez Molina – su cui gravavano accuse di corruzione – questo ha dato le dimissioni.

Nel sistema giudiziario è ancora in vigore la pena di morte, anche se dagli Accordi di Pace è stata applicata solo 5 volte.

Il “Paese dell’eterna primavera” ha conosciuto l’epoca di splendore precolombiano, la violenta conquista spagnola, la condizione coloniale e un’indipendenza segnata dalla disgregazione della Federazione Centroamericana. In seguito, sono arrivate le dittature militari e i golpe, l’interventismo straniero, due premi Nobel, una lunga guerra civile, il genocidio e infine la pace. Una pace fin da subito frustrata dall’aumento della delinquenza, nonché dalla crisi economica mondiale: ma nonostante ciò, il Guatemala prova ad essere “menos -mala y más buena“.

Fonti e approfondimenti

Tulio Halperín Donghi, Historia contemporánea de América Latina,Alianza Editorial, 2013

Loris Zanatta, Storia dell’America Latina contemporanea, Editori Laterza, 2010

https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-43614018

https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-45987900

https://www.bbc.com/mundo/noticias/2015/09/150903_guatemala_renuncia_otto_perez_molina_revolucion_tranquila_jp

https://www.elmundo.es/internacional/2016/09/11/57d31011e2704e304c8b4634.html

https://www.nytimes.com/es/2018/04/01/efrain-rios-montt-obituario/

https://www.plazapublica.com.gt/content/guatemala-el-segundo-pais-con-mayor-desigualdad-de-genero-en-latinoamerica

https://www.politicaexterior.com/articulos/politica-exterior/el-bumeran-de-la-seguridad-en-centroamerica/

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