La costruzione dell’America latina: la decolonizzazione

In questo articolo esporremo le cause e le modalità con cui si sono svolti i processi di indipendenza politica in America latina. Senza tralasciare le differenze tra le province, né il carattere caotico, ci soffermeremo sui vari elementi che ci permettono di parlarne come di un unico evento storico. Innanzitutto, vi è la prossimità temporale della maggior parte delle proclamazioni di indipendenza, che si sono concentrate nel primo quarto dell’Ottocento, a “effetto domino”. Inoltre, i principali attori di questi processi appartenevano al medesimo ceto sociale, quello dei creoli, ossia i figli di europei nati in America.

Infine, le indipendenze furono delle vere e proprie guerre. La lotta armata fu determinata dalla resistenza dimostrata dalla Corona nel non voler lasciar andare i suoi territori d’oltremare. Questi rappresentavano per Madrid l’unica fonte di possibile riscatto dinnanzi a un declino ormai secolare nel teatro delle grandi potenze europee. L’unica indipendenza raggiunta in maniera pacifica, in ragione della sua diversa vicenda coloniale, fu quella del territorio lusitano,  che diede vita al Brasile. Qui, il potere politico e quello economico erano detenuti dagli stessi individui, e quindi non si creò quel dualismo tra creoli e peninsulares, che come vedremo fu uno dei motori dei moti rivoluzionari nelle colonie spagnole.

Il progetto dei Borbone

L’ordine delle province americane si reggeva su degli equilibri non ufficializzati. Il sistema si basava sulla corruzione, lo sfruttamento della manodopera locale e la posizione privilegiata dei creoli. Fu attraverso lo spodestamento di questi, che sino ad allora avevano monopolizzato l’economia locale con un alto grado di libertà dalle prerogative della Corona, che iniziò a erodersi il patto coloniale. Questo sconvolgimento avvenne nel corso del Settecento, sotto la dinastia dei Borbone e l’emanazione di una serie di riforme da parte di Carlo III, conosciute per l’appunto come le riforme borboniche. Queste non furono causa diretta né unica della volontà di distaccarsi dalla Spagna, ma senza dubbio contribuirono a dare vita ai tumulti che portarono a tale esito. Le riforme arrivarono dall’esterno, come tre secoli prima erano arrivati da fuori anche i conquistadores, e ancora una volta sconvolsero l’ordine del continente. Il loro solo obiettivo era quello di migliorare la situazione della Spagna continentale.

Carlo III di Borbone, Fonte: Wikipedia Antilla Fürst | Lo Spiegone

Le riforme

Attraverso uno stretto controllo amministrativo, Madrid sperava di frenare la corruzione, il contrabbando e il potere che avevano man mano ottenuto diverse corporazioni, come la Chiesa cattolica e i Consulados comerciales, principalmente controllati dai creoli. In tal modo i guadagni indirizzati a questi ultimi sarebbero finiti nelle casse reali. Lo scopo era quello di ricavare maggiori imposte e risorse dai territori, nel tentativo di frenare il declino del regno. Il tutto era inserito nel quadro più ampio del processo di modernizzazione portato avanti dalla dinastia dei Borbone, per provare a stare al passo con i Paesi del nord d’Europa.

Pertanto, venne creata un’élite amministrativa di spagnoli, i cosiddetti peninsulares, che diversamente dai creoli avrebbero gestito le colonie e il loro commercio senza diretti interessi. Per vigilare al meglio sulle dinamiche di quei territori, questi vennero divisi in ulteriori unità amministrative. L’importanza della delimitazione di tali spazi sta nel fatto che proprio da questi nasceranno i nuovi Stati americani.

Mappa divisioni amministrative in America dopo le riforme borboniche, Fonte: Wikipedia Antilla Fürst | Lo Spiegone

Vennero vietati la produzione manifatturiera locale e il commercio con altre potenze, incentivando l’estrazione mineraria e di conseguenza relegando i territori americani esclusivamente a produttori di materie prime. La manovra più significativa fu probabilmente quella di ridimensionare il potere della Chiesa cattolica e di espropriarne i possedimenti, tramite la formazione di un clero secolarizzato. L’ordine dei gesuiti, perno della Chiesa nonché del ceto creolo nelle colonie, venne espulso.

La ricezione delle riforme

Il paradosso di queste riforme sta nel loro risultato, opposto a quello voluto. Il controllo più ferreo attraverso la centralizzazione e spagnolizzazione amministrativa, la gerarchizzazione dei territori – in cui per la prima volta quelli americani erano sottoposti a quelli europei – e la secolarizzazione del clero provocarono un’americanizzazione dell’immaginario collettivo.

Il legame con la madrepatria cominciò a essere percepito diversamente, con forti risentimenti da parte delle élite creole. Tra di esse si diffuse la sensazione di essere state tradite e declassate, e allo stesso tempo cominciò a fiorire un sentimento patriottico, ormai distaccato da quello europeo.

Quel che fino ad allora continuò a reggere il patto coloniale, come era stato sin dagli albori, fu però l’obbedienza al re. Ma dietro la figura del sovrano, che in quelle terre non mise mai piede – diversamente da quanto avvenne nei territori portoghesi – il vero collante della società organica americana era la Chiesa cattolica. Il suo ridimensionamento fu determinante nel creare aspri risentimenti verso i regnanti, da sempre lontani.

Le influenze esterne

Il clima intellettuale di quel periodo fu plasmato principalmente da due eventi: l’indipendenza degli Stati Uniti avvenuta nel 1776 e la Rivoluzione francese del 1789. Quando parliamo di intellettuali in America latina in quell’epoca ci riferiamo esclusivamente ai creoli, che avevano accesso ad alti livelli di educazione, spesso anche con formazioni avvenute direttamente in Europa. Quelle due date di fine Settecento alzarono in alto le bandiere del liberalismo, della sovranità popolare e della Costituzione, come risposte al colonialismo, all’assolutismo e all’ancien régime. Ma la particolarità che contrassegnò le indipendenze latino-americane fu la cultura politica delle élite, che restò fortemente arcaica e nettamente illiberale. In effetti, nei loro intenti, il potere non doveva passare dal sovrano al popolo, bensì dal sovrano al ceto aristocratico ed europeo, lasciando fuori dalla storia la maggioranza della popolazione, non europea.

Il ruolo degli emarginati

In realtà, i tumulti che marcarono i decenni tra Settecento e Ottocento non furono unicamente per iniziativa creola. Nonostante le rivendicazioni fossero molteplici e non parlassero direttamente di indipendenza, ma piuttosto di passati utopici da recuperare, quel periodo conobbe diverse rivolte popolari indigene, meticce e nere. Queste posero una vera e propria sfida al sistema tradizionale. Lo scettro della rivoluzione nera e mulatta di Haiti, e il suo successo, portò i creoli a preferire quella sottomissione ormai scomoda alla Spagna piuttosto che un’eventuale rivoluzione sociale dei ceti più bassi. La lealtà al sovrano cominciò a svanire quando questo non seppe più garantire l’ordine coloniale.

La scintilla europea

Le cose cambiarono e precipitarono con gli eventi che sconvolsero l’Europa all’inizio dell’Ottocento. Per l’ennesima e non ultima volta, la storia dell’America fu segnata dalla storia del vecchio continente. L’emancipazione sarà una risposta a quello che avveniva in Europa e una prerogativa di una minoranza, più un autonomo progetto locale e popolare.

Nel 1808 le truppe napoleoniche, in un gioco di alleanze e di conflitti con la Gran Bretagna, invasero la Spagna, obbligando il re Carlo IV ad abdicare in favore del fratello di Napoleone, Giuseppe Bonaparte. Le colonie proclamarono la non obbedienza all’autorità francese ribadendo la propria lealtà al re deseado, il figlio di Carlo IV, Ferdinando VII. Queste dichiarazioni avvennero tramite le juntas dei territori coloniali, assemblee stabilite per autogovernarsi davanti a un trono percepito come vuoto.

Questo esercizio di potere locale rappresentò una prima esperienza di autonomia, che venne difficilmente dimenticata una volta ristabilitosi l’ordine a Madrid nel 1814. Inoltre, Ferdinando VII, una volta al potere, decise di mandare l’esercito per sottomettere nuovamente le colonie. Fu qui che l’autogoverno, l’influenza degli ideali rivoluzionari e delle esperienze a Nord del continente, nonché gli effetti delle riforme borboniche, si tradussero in lunghe e sparse guerre, capeggiate dai creoli.

I Libertadores

I personaggi più importanti in questi processi furono il “venezuelano” Simón de Bolívar e “l’argentino” José de San Martín, a tutti gli effetti esponenti del ceto creolo. Il primo fu responsabile della liberazione dei Paesi a nord del Sud America e sognava l’unione di tutte le ex colonie spagnole in una federazione di repubbliche, mentre il secondo liberò gli Stati del sud e auspicava la restaurazione della monarchia sotto un principe europeo. Si incontrarono nel 1822 nella città di Guayaquil, nell’odierno Ecuador, per discutere delle rispettive mire politiche. Per quanto prevalse la visione di Bolívar, il suo progetto, che era iniziato l’anno precedente con la creazione della Gran Colombia, che univa Venezuela, Colombia, Panama ed Ecuador, si dissolse nel giro di un decennio. L’idea di un’America latina unita continuerà però ad accendere gli animi nei due secoli successivi: si pensi al Che Guevara e all’impronta bolivariana del suo progetto.

Paese Data Ente politico anteriore
Haiti 1804 Francia/Saint-Domingue
Venezuela 1811 Spagna/Capitanía General de Venezuela
Paraguay 1811 Spagna/Virreinato del Río de la Plata
Argentina 1816 Spagna/Virreinato del Río de la Plata
Cile 1818 Spagna/Capitanía General de Chile
Colombia 1819 Spagna/Virreinato de Nueva Granada
Perù 1821 Spagna/Virreinato del Perú
El Salvador 1821 Spagna/Capitanía General de Guatemala
Nicaragua 1821 Spagna/Capitanía General de Guatemala
Honduras 1821 Spagna/Capitanía General de Guatemala
Guatemala 1821 Spagna/Capitanía General de Guatemala
Costa Rica 1821 Spagna/Capitanía General de Guatemala
Messico 1821 Spagna/Virreinato de Nueva España
Repubblica Domenicana 1821* Spagna/Capitanía General de Santo Domingo
Ecuador 1822* Spagna/ Estado de Guayaquil
Brasile 1822 Portogallo
Bolivia 1825 Spagna/Intendencia de la Plata
Uruguay 1828* Brasile
Cuba 1898 Spagna/Capitanía General de Cuba
Panama 1903 Colombia (separazione)

Cronologia delle proclamazioni di indipendenza dei diversi Paesi dell’America latina, Fonte: Lo Spiegone

Ciononostante, si consolideranno numerosi Stati, attraversando sia conflitti territoriali con i Paesi limitrofi che lotte interne sanguinose, nonché lunghe dittature e il susseguirsi di golpes. La travagliata storia politica altro non è che l’eredità del sistema coloniale e del suo rapido disgregarsi per mano degli interessi di una minoranza europea. Il particolarismo e la discriminazione razziale, dopotutto, erano arrivati in America nel 1492, per restarvi.

Fonti e approfondimenti:

BBC, “Por qué la América española se dividió en muchos países mientras que Brasil quedó en un solo país”, https://www.bbc.com/mundo/amp/noticias-america-latina-45439574

Jorge Núñez, “La Revolución Francesa y la Independencia de América Latina”, Nueva Sociedad, settembre-ottobre 1989 http://nuso.org/articulo/la-revolucion-francesa-y-la-independencia-de-america-latina/

Tulio Halperín Donghi, Historia contemporánea de América Latina, Alianza Editorial, 2013

Daniele Pompejano, Storia dell’America Latina, Bruno Mondadori, 2012

Loris Zanatta, Storia dell’America Latina contemporanea, Editori Laterza, 2010

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