L’Altra America: Cile

Questo articolo del progetto “l’Altra America” vuole aprire una finestra sul Cile, una terra per noi talmente lontana che tendiamo ad averne un’idea “cristallizzata”, limitata alle sue meraviglie paesaggistiche e all’eco di qualche poesia. In realtà, si tratta di un Paese che cambia rapidamente, proiettato in avanti dalla sua società vivace e, al tempo stesso, ferma testimone di una storia travagliata. Una storia che merita di essere conosciuta a fondo. È un Paese che tende a essere molto patriottico, ma paradossalmente anche a tormentarsi per la paura di restare “alla periferia” del mondo: forse da questo deriva l’ansia, tipicamente cilena, di mostrare sempre il proprio volto migliore, così come l’attenzione a trattare in modo estremamente cordiale chi viene da fuori.

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Il Cile si estende nel senso della longitudine per circa 4200 km, occupando gran parte della costa dell’America Meridionale affacciata sul Pacifico. Confina a nord con il Perù, a nord-est con la Bolivia, a est con l’Argentina. Verticalmente, si può suddividere il territorio in tre regioni morfologiche: a est la parte montuosa costituita dalle Ande e da altre cordigliere, al centro una depressione longitudinale (Valle Central), a ovest i rilievi costieri. Ancor più varietà si incontra procedendo dal nord del Paese verso la Patagonia: si va dal deserto di Atacama, alle colline e ai vigneti della regione di Coquimbo, dai fiumi, i laghi e la vegetazione ricchissima dell’Araucanía, fino ai fiordi e ai ghiacciai di Magallanes, i quali si spingono fino alla Terra del Fuoco.

Si stima che l’87% dei cileni viva nelle aree urbane: la difficoltà nella gestione dei trasporti e il clima ostile delle regioni alle estremità sono stati determinanti nel favorire questo tipo di concentrazione. La capitale Santiago, con i suoi oltre 6 milioni di abitanti, è il più chiaro esempio della rapidissima urbanizzazione e di come il Cile si sia ormai lasciato alle spalle il suo passato rurale. Altre città che superano il milione di abitanti sono Concepción e il pittoresco porto di Valparaíso.
L’immigrazione europea costituisce l’origine di gran parte della popolazione, mentre la componente etnica dei popoli indigeni va sempre più riducendosi. Tra questi, è comunque importante citare i Mapuche, per come hanno conservato fino a oggi il patrimonio culturale originario e per come portano avanti la battaglia per il riconoscimento dei loro diritti.

Cenni storici dall’epoca coloniale a oggi

La conquista del territorio cileno, avviata nel 1535 dalle truppe spagnole di Diego de Almagro, si scontrò da subito con la strenua resistenza delle popolazioni araucane. Negli anni che seguirono, fu Pedro de Valdivia a intraprendere la spedizione che culminò con la fondazione di Santiago (1541) e di altri nuclei cittadini. Il Cile era divenuto nel frattempo una delle audiencias del vicereame del Perù, ma le comunità mapuche, che mal sopportavano il sistema di governatorato, erano insorte, dando seguito a una lunga serie di guerre contro le potenze colonizzatrici.

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Santiago – la statua dedicata a Caupolicán, il capo mapuche (toqui) che guidò la prima rivolta contro l’avanzata dei conquistadores

Il processo di autodeterminazione rispetto alla Spagna iniziò nell’Ottocento con la formazione della prima assemblea di governo e dell’Ejército de los Andes, composto da soldati indipendentisti cileni e argentini e guidato dal Generale José de San Martín. Nel 1818, in seguito alla battaglia di Chacabuco, fu dichiarata l’indipendenza del Cile e inaugurato il governo guidato dal Libertador Bernardo O’Higgins.
Gli anni successivi furono caratterizzati da instabilità, da ripetuti rovesciamenti di governi e dal varo di tre costituzioni. Nel 1861, i liberali si sostituirono all’egemonia conservatrice e il Paese conobbe un periodo di crescita economica grazie all’incremento dell’estrazione del salnitro nella zona di Antofagasta. L’espansione verso nord degli interessi minerari fu la causa della celebre guerra del Pacifico (1879-84), la quale si concluse con la vittoria del Cile su Perù e Bolivia e con l’occupazione di tutte le aree contese, incluse le città di Arica e di Tacna.

All’inizio del XX secolo si svilupparono nuove forze politiche e sociali, come il partito radicale e il partito socialista, il quale sfociò poi in partito comunista. Le gravi difficoltà economiche degli anni ’20 e ’30 e la crisi del commercio del salnitro inasprirono la tensione politica fra questi gruppi e i conservatori.
Nel 1938 il voto premiò il Frente popular, coalizione di sinistra guidata dal partito radicale, inaugurando una fase che durerà fino al 1952. Se da un lato il notevole aumento delle esportazioni era riuscito ad avviare la ripresa, dall’altro le alleanze scostanti del governo e l’incapacità di portare avanti in modo efficace le riforme sociali causarono un netto spostamento verso destra. Nel 1958, fu messo fuori legge il partito comunista. Nel frattempo, si erano intensificati i rapporti degli USA con il Cile, favorendo notevolmente la penetrazione economica della potenza nordamericana nel Paese.

Nel corso degli anni 60, la bilancia politica tornò a pendere verso sinistra. Con le elezioni del 1970, divenne presidente Salvador Allende, sostenuto dalla coalizione di partiti Unidad popular. In una prospettiva di transizione al socialismo (nella sua accezione più vicina al marxismo), il suo governo fu caratterizzato da molte significative riforme: furono nazionalizzate le miniere di rame, si diede impulso alla riforma agraria, furono sviluppati i servizi sociali e le misure di redistribuzione del reddito per favorire le classi svantaggiate. Nelle relazioni internazionali, il Cile si avvicinò ad altri stati a governo socialista, in particolare a Cuba. La presidenza Allende, però, insieme all’appoggio delle classi popolari, attirava anche forte opposizione da parte delle élite capitaliste. È quindi in un quadro di estrema polarizzazione politica e grave difficoltà economica che si verificò il colpo di stato del’11 settembre 1973 da parte del Generale Augusto Pinochet e della junta militar.

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“La historia es nuestra, y la hacen los pueblos” (la storia è nostra e la scrivono i popoli) – Parte dell’ultimo discorso del Presidente Allende, pronunciato durante l’assedio alla Moneda

Con la presa di potere delle forze armate, si abbatté sul Cile un periodo di terrore e repressione. Migliaia di oppositori furono rinchiusi nei centri di tortura e uccisi; a questi si aggiunse il computo degli esiliati e dei desaparecidos. Dal punto di vista della politica economica, le misure liberiste del governo Pinochet riuscirono inizialmente a risvegliare la crescita produttiva, ma all’inizio degli anni 80 il Paese tornò a sprofondare nella crisi. In tutto ciò, le forze moderate e di sinistra cercavano di risolvere gli attriti con i comunisti e il MIR (Movimiento de Izquierda Revolucionaria) per liberare il Cile dalla dittatura. La situazione si presentò, in maniera istituzionale e pacifica, grazie a un plebiscito che aveva indetto lo stesso Pinochet con l’idea di consolidare la sua legittimità al governo. La vittoria del NO nel referendum del 1988 aprì così la porta alla transizione democratica (pur con molti compromessi) e ai governi democristiani che seguirono (Patricio Aylwin e Eduardo Frei).

I socialisti tornarono al potere nel 2000 con la presidenza di Roberto Lagos, il quale passò poi il testimone a Michelle Bachelet, esponente dello stesso partito. Nel 2010 si registrò un’inversione di rotta, con l’elezione dell’imprenditore Sebastián Piñera, candidato del centro-destra. Il primo mandato di Piñera coincise con una fase di forti agitazioni sociali: fu segnato dal susseguirsi di scioperi nelle miniere di rame di tutto il Paese, dal riemergere della questione dei presos políticos (prigionieri politici) mapuche e, soprattutto, da un’ondata di importanti manifestazioni pubbliche, indette dal movimento studentesco e seguite da scioperi e occupazioni, per richiedere la riforma del sistema scolastico.

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Michelle Bachelet (Partido Socialista de Chile) e Sebastián Piñera (centro-destra) si sono alternati alla guida del paese tra il 2006 e oggi

Bachelet fu rieletta alla presidenza per il 2014. Il Cile sembrava essersi stabilizzato sul cammino di una costante crescita economica, basata su un’economia aperta e competitiva, se non fosse che tra il 2014 e il 2015 alcuni scandali politici minarono sensibilmente la popolarità della Presidenta. I sospetti di corruzione hanno favorito lo scorso anno la rielezione di Piñera, il che conferma la tendenza storica del Paese all’alternanza tra le forze politiche dominanti. Fortemente critico rispetto all’eredità fiscale dell’amministrazione precedente, finora questo governo si è dedicato principalmente a ridirezionare le politiche economiche (le pensioni e l’assistenza sanitaria sono temi caldi) e alla riforma della legge sull’immigrazione.
Dal settembre di quest’anno, Bachelet ricopre la carica di Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Relazioni Internazionali

Sul piano internazionale il Cile proietta un’immagine decisamente positiva, grazie all’elevato grado di affidabilità politica e ai rapidi progressi compiuti in diversi ambiti. Le graduatorie relative agli standard sociali tendono a favorirlo, soprattutto quando viene messo a confronto con gli altri paesi del Sudamerica. A un occhio più attento, tuttavia, risulta chiaro che ci sono falle considerevoli nel modello di sviluppo che il sistema neoliberale ha portato avanti: la società cilena è infatti caratterizzata da marcate disuguaglianze e nemmeno dal punto di vista politico sono stati veramente saldati tutti i debiti della transizione democratica.

Il Cile fa parte dell’Alleanza del Pacifico (che lo lega a Perù, Colombia e Messico) e intrattiene solidi legami commerciali con quasi tutti i paesi dell’America Latina (è membro associato di MERCOSUR e della Comunità Andina). Ciononostante, rimangono tensioni con l’Argentina (per l’approvvigionamento alle riserve di gas naturale) e con Perù e Bolivia (a causa delle antiche dispute territoriali per lo sbocco sull’Oceano). Avendo basato la sua economia sul libero commercio, il Cile tiene in grande considerazione i rapporti con le maggiori potenze che ne sostengono le esportazioni, come USA e Cina. Oltre a essere molto attivo come membro ONU, il Cile ha aderito nel 1994 all’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation forum) e nel 2010 all’OECD.

Economia

Come già accennato, chiusa la parentesi socialista degli anni 70, il Cile si è settato su un cammino neoliberista che ha garantito un ruolo predominante al capitale privato, in particolare ai grandi gruppi industriali. Le industrie più sviluppate, oltre a quelle dei settori agroalimentare, metallurgico e chimico, sono quelle del tessile, del montaggio di automobili e della carta. Sostenuta è anche la crescita del settore terziario, soprattutto per quanto riguarda i servizi bancario-finanziari e la fioritura del turismo.

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Il vulcano Licancabur e la laguna Tebinquiche: due tra le tante attrazioni turistiche dell’area di San Pedro de Atacama

 

L’economia cilena è cresciuta nell’ultimo ventennio a ritmi molto elevati, continuando a fare perno sulle esportazioni dei nitrati e del rame, di cui il Cile è il primo produttore al mondo. Sul piano energetico il Paese si colloca in una posizione più vulnerabile. Ciò ha determinato una forte dipendenza dal carbone e dalle importazioni di petrolio e gas naturale. A questo riguardo, nel Paese imperversano le polemiche per lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, il rapido processo di deforestazione e il tasso di inquinamento preoccupante, soprattutto nella capitale.

Ordinamento dello stato e bandiera

Il Cile è una Repubblica presidenziale. Il potere esecutivo, composto da governo e amministrazione pubblica, è attribuito al Presidente della Repubblica, il quale è eletto con suffragio popolare diretto ogni quattro anni. Non è possibile candidarsi alla presidenza dopo essere già stati a capo del Paese per due mandati, né essere rieletti per due volte di seguito.
A sua volta, è il Presidente a designare i ministri di stato e gli intendentes, ossia i governatori delle 16 regioni del Cile. Il potere legislativo, oltre che del Capo dello stato, è competenza delle due camere del Congreso Nacional.

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Santiago – l’ingresso della Moneda, il palazzo presidenziale

La bandiera cilena fu disegnata nel 1817 e ufficializzata l’anno successivo in occasione del giuramento di indipendenza. Praticamente tutte le case e gli edifici pubblici la espongono per celebrare la festività nazionale (18 settembre).
Secondo la tradizione, il bianco e il blu avrebbero origine in un motto guerriero del periodo coloniale, ma al giorno d’oggi si preferisce interpretarli come i colori delle Ande e dell’Oceano. Il rosso rappresenta il sacrificio dei soldati che hanno perso la vita in battaglia. La bandiera è anche chiamata “estrella solitaria”: la stella a cinque punte nell’angolo in alto a sinistra rappresenta l’unità dello stato cileno.

 

Fonti e approfondimenti:

Il Cile tra sviluppo e debiti storici

https://lospiegone.com/2018/08/08/ricorda-referendum-5-ottobre-1988-il-cile-dice-no-alla-dittatura/?hilite=%27dittatura%27

http://www.biografiadechile.cl/

https://es.portal.santandertrade.com/analizar-mercados/chile/politica-y-economia

https://www.bbc.com/news/world-latin-america-19357497

https://www.significados.com/bandera-de-chile/

Zanatta Loris, “Storia dell’America Latina contemporanea”, Editori Laterza, 2010

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