Il Guatemala nel giorno del Bicentenario: unità contro la corruzione

@Eric Walter - Wikimedia Commons

Il 15 settembre 1821 veniva proclamata l’indipendenza della Capitaneria generale del Guatemala dall’impero spagnolo, dalla quale negli anni successivi nacquero le Repubbliche di Guatemala, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Costa Rica.

L’emancipazione politica fu un processo voluto e attuato da una cerchia ristretta di bianchi, i creoli, che detenevano il potere nell’amministrazione coloniale. Questa prerogativa elitaria ha plasmato le diverse nazioni centroamericane e i loro apparati statali. Oggi, duecento anni dopo, il Guatemala sta vivendo dei tumulti sociali che sono la conseguenza diretta delle modalità in cui fu costruita l’indipendenza.  

Uno Stato elitario

Dopo la fine della colonia, il potere politico ed economico continuò a essere prerogativa dei creoli. Tuttavia, questi rappresentavano allora, così come oggi, una porzione molto ridotta della popolazione nazionale. Dall’altro lato, la maggioranza indigena fu relegata a uno status di minoranza silenziata. Lo Stato guatemalteco, insieme ai suoi vicini, nasce dunque sulla base dell’esclusione, la discriminazione e lo sfruttamento di chi non appartiene all’élite. 

Questo assetto ha instaurato forti divisioni di matrice razzista e classista tra i diversi settori della  popolazione, Infatti, il Paese è caratterizzato allo stesso tempo dalla più forte economia dell’istmo e dalle percentuali più alte del continente in materia di denutrizione infantile.

La cooptazione dello Stato

L’alleanza elitaria tra la politica e gli affari ha creato una struttura economico-sociale che ha permesso di mantenere lo status quo per quasi due secoli. Ciò è stato possibile tramite la progressiva cooptazione da parte dell’élite dei tre poteri dello Stato, che ha assicurato l’impunità a entrambi i settori. La società civile guatemalteca ha fortemente denunciato a più riprese i casi di corruzioni e di accaparramento delle risorse che tali gruppi continuano a eludere. Nel 2017, l’accordo tacito tra il governo e il settore imprenditoriale è stato battezzato dai cittadini Pacto de Corruptos (Patto dei Corrotti).

Un bicentenario contestato

Oggi, 15 settembre, in molti si rifiutano di festeggiare il   bicentenario dell’indipendenza, vista come l’instaurazione di un sistema elitario e corrotto che continua a opprimerli. Il governo aveva programmato da oltre un anno diversi eventi celebrativi, che sono però stati annullati negli ultimi giorni a causa della situazione sanitaria.  

Tuttavia, l’opposizione al bicentenario acquisisce una forza ancora maggiore nel contesto delle proteste che sta vivendo il Paese negli ultimi mesi. 

Le manifestazioni

Il 29 luglio è stato convocato uno sciopero nazionale, preceduto e seguito da manifestazioni di diverso tipo. Le richieste principali sono state le dimissioni dei vertici del Pacto de Corruptos: il presidente Alejandro Giammattei e la procuratrice generale Consuelo Porras. La volontà di chi continua a scendere in piazza è quella di non fermarsi fino a quando non si otterrà un vero cambiamento. 

L’appello allo sciopero è nato da organizzazioni contadine, movimenti studenteschi e di diritti umani, collettivi femministi, partiti dell’opposizione e soprattutto dalle autorità indigene. La mobilitazione pacifica si è diffusa su tutto il territorio nazionale con un centinaio di punti di concentrazione e di blocco sulle strade.

Una lotta condivisa

I popoli originari, marginalizzati e protagonisti della miseria, rappresentano quasi la metà dei guatemaltechi nonché la maggior parte della forza lavoro agricola che sostiene l’economia nazionale. In mancanza di uno Stato che rispondesse alle loro necessità, si sono da sempre organizzati in comunità e sostenuti a vicenda. Tuttavia, negli ultimi anni hanno acquisito uno spazio sempre maggiore nell’arena politica nazionale. Oggi, sono addirittura loro a dirigere le proteste contro la corruzione.

Le manifestazioni attuali sono diverse da quelle precedenti non solo per il protagonismo indigeno, ma anche per la loro trasversalità geografica, etnica e di classe. In Guatemala, tale convergenza è più che rara. 

Verso uno stato plurinazionale

Dalle voci dei manifestanti emergono richieste che vanno oltre le dimissioni di Giammattei e di Porras. Infatti, nell’anno del bicentenario, alcuni esigono la convocazione di un’assemblea costituente per fondare un nuovo Guatemala su basi inclusive e plurinazionali.

Questa visione di lungo termine è anche conseguenza di quanto avvenuto nel 2015. In seguito al lavoro investigativo della Comisión Internacional contra la Impunidad en Guatemala (CICIG) (che ha rivelato uno scandalo che coinvolgeva il presidente Otto Peréz Molina e la vicepresidente Roxana Baldetti), manifestazioni pacifiche massive hanno portato alle loro dimissioni. Tuttavia, il successore Jimmy Morales non ha cambiato rotta e nemmeno Giammattei. Finito in prigione nel 2011 per indagini della CICIG stessa, l’attuale capo dello Stato, dopo 20 anni di intenti elettorali, ha centrato la sua campagna elettorale sul pugno di ferro contro la criminalità, eludendo così il problema latente della corruzione. A novembre dell’anno scorso, quest’ultima aveva già innescato numerose manifestazioni contro lo stesso presidente.

Le contraddizioni in questa catena di eventi recenti evidenziano la necessità di agire sull’intero sistema e di non limitarsi ai suoi singoli tasselli. 

La crisi sanitaria

Queste rivendicazioni di lunga data sono riemerse con insistenza negli ultimi mesi, a causa di una concomitanza di eventi che hanno esasperato i guatemaltechi. Innanzitutto, vi è la crisi sanitaria provocata dalla pandemia da Covid-19. La situazione allarmante, attualmente la peggiore in America centrale, è dovuta anche a una gestione da parte del governo ritenuta catastrofica.

Il sistema sanitario, già allo sbaraglio prima del 2020, oggi presenta ospedali saturi, pazienti lasciati sul pavimento, mancanza di materiali e di strutture e personale medico che lavora fino allo sfinimento. Inoltre le strutture private, i cui prezzi sono inaccessibili alla grande maggioranza dei guatemaltechi, sono anch’esse colme.

Il governo sembra confermare il suo disinteresse per il benessere della maggior parte dei propri cittadini. Implementa restrizioni senza le adeguate misure di contenimento e si appella ai contagi per impedire le manifestazioni, rafforzando in tal modo la sua posizione di potere dinanzi all’instabilità sociale. Per di più, non vi è stata trasparenza sullo stanziamento dei fondi pubblici per la pandemia, in gran parte spariti.

I vaccini

Un esempio riguarda la dubbia fine di 16 milioni di vaccini Sputnik dalla Russia e dei 79 milioni di dollari investiti. Le fiale arrivano lentamente, a parte in alcuni circoli vicini al governo, e la mancanza di un piano vaccinale lascia le persone a fare code di ore nella speranza di riceverne una dose. Le dosi somministrate provengono alla fine soprattutto da donazioni estere, in primis dagli Stati Uniti. Inoltre, la metà dei lotti è destinata alla capitale e questa concentrazione accentua le disuguaglianze del Paese. In un tale contesto, meno del 10% della popolazione ha concluso il ciclo vaccinale.


La destituzione di Sandoval

Nel contesto della pessima gestione della pandemia, il fattore immediato che ha spinto allo sciopero è stata la destituzione da parte di Consuelo Porras di Juan Francisco Sandoval, capo della Fiscalía Especial contra la Impunidad (FECI, Procura Speciale contro l’Impunità) il 23 luglio scorso.

Tale organo è stato creato all’interno del Pubblico Ministero come sostegno locale alla CICIG e la gestione da parte di Sandoval rappresentava l’ultimo bastione della lotta contro la corruzione operata dalla Commissione. Come tanti altri operatori indipendenti della giustizia dopo l’espulsione della CICIG, Sandoval è stato costretto a lasciare il Paese dietro minacce.

Le indagini

In seguito alle accuse di applicare giustizia in modo selettivo espresse dalla procuratrice generale Porras, Sandoval ha invece sostenuto che il vero motivo della sua destituzione sono state le indagini alle quali lavorava. I relativi casi e i milioni di dollari illecitamente appropriati avrebbero coinvolto persone molto vicine ai vertici del potere e il presidente stesso. Con la sua rimozione, la procuratrice avrebbe voluto proteggere tali personalità.  

Le risposte

Giammattei ha dichiarato che si sarebbe messo a disposizione del Pubblico Ministero dopo le dichiarazioni di Sandoval, ma non l’ha fatto ed evita domande a riguardo. Le due figure contestate sembrano inamovibili.

Nel frattempo, il FECI è stato assegnato a un procuratore rinomato per l’archiviazione di casi di finanziamenti elettorali illeciti ed è stato emesso un mandato di arresto nei confronti di Sandoval. L’impunità sembrerebbe così vincere per l’ennesima volta.

Una tendenza regionale

La pandemia ha evidenziato e ingrandito le falle nel sistema di diverse nazioni latino-americane. Di conseguenza, i cittadini esasperati si sono riversati per le strade delle loro città per chiedere un cambiamento. In tale contesto, i popoli originari maya e xinca, che abitano il territorio guatemalteco, hanno finalmente trovato spazio per alzare la propria voce ed esigere la convocazione di un’assemblea costituente plurinazionale. Questo cammino è stato intrapreso in passato dalla Bolivia e dall’Ecuador, attualmente dal Cile ed è stato annunciato dall’attuale governo peruviano. 

È un movimento che accomuna il subcontinente ispano-americano per due motivi: le indipendenze avvenute a inizio del XIX secolo furono tutte di natura elitaria ed esclusiva e gli indigeni, così come altri settori marginalizzati, stanno a poco a poco acquistando lo spazio politico che è stato loro negato in passato.

 

Fonti e approfondimenti

Las claves de la gravedad de la tercera ola de la covid-19 en Guatemala”, Forbes, 08/09/2021

Colussi, “¿Adónde va Guatemala?Plaza Pública, 01/08/2021

IPNUSAC, “El torbellino de la pandemia, la crisis institucional y el descontento social”, Revista Análisis de la Realidad Nacional, 07/2021

Menchú, “Giammattei, el presidente que no quiere volver a la cárcel”, No-Ficción, 24/08/2021

Quemé Chay, “Independencia, colonialismo y racismoPlaza Pública, 27/08/2021

Sáenz de Tejada,Guatemala contra el “pacto de corruptos””, Nueva Sociedad, 08/2021

 

Editing a cura di Elena Noventa

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