L’Altra America: il Belize

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Schiacciato tra il Messico, il Guatemala e il Mar delle Antille, ossia al crocevia tra Nord America, Centro America e Caraibi, il Belize ha una storia peculiare caratterizzata da costanti flussi migratori. Inoltre, è l’unico Stato del Centro America in cui lo spagnolo non è la lingua ufficiale, nonché il Paese meno popolato dell’America continentale, con neanche 400 000 abitanti.

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Fonte: Wikimedia Commons

Cenni storici

Il territorio belizeano è stato abitato in passato da popolazioni maya, il cui sviluppo si è disintegrato verso il IX secolo per motivi incerti. Tuttavia, una parte della popolazione sopravvisse e presenziò l’arrivo dei conquistadores a partire dal 1525. Ma la mancanza di un governo locale centralizzato, diversamente che nella Valle del Messico, fece sì che gli spagnoli non riuscirono ad assoggettare il territorio. Ciononostante, il loro arrivo e il conseguente choc microbico fece calare drasticamente la popolazione indigena.

L’arrivo degli inglesi

Nel 1638, una nave inglese naufragò al largo delle coste belizeane e riuscì a stabilire il primo insediamento europeo sul territorio. Da allora, questo divenne teatro di stanziamenti di pirati – visto l’isolamento corallino delle sue coste – e di disboscamenti. In effetti, ben presto gli inglesi iniziarono a sfruttarne il legno di campeche, altamente richiesto dall’industria tessile britannica – all’epoca in forte crescita. Ma la gestione dell’area rimase prettamente legata all’attività di deforestazione.

Alla fine del XVIII secolo, gli sviluppi nel campo della chimica avevano ormai rimpiazzato le tinte naturali quali quelle del campeche. Ciononostante, un altro albero avrebbe da quel momento riempito le navi dirette verso l’Inghilterra: il mogano, il cui legno pregiato veniva usato per i mobili. Il territorio belizeano ne divenne il primo esportatore mondiale. Questa nuova attività richiedeva però il dispiegamento di manodopera localmente assente. Fu così che gli inglesi iniziarono a importare schiavi dall’Africa e a organizzarsi ulteriormente sul territorio.
L’importanza del mogano nella storia nazionale è immortalata dalla sua presenza nello stemma della bandiera, affiancato da due taglialegna. Uno è meticcio e l’altro afro-discendente, per simboleggiare il crogiolo etnico ancora attuale nonché la schiavitù passata.

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Bandiera del Belize, Fonte: Wikipedia

Di fronte all’avanzare dei britannici sulla costa centroamericana, gli spagnoli non rimasero inerti. Quella che venne considerata un’intrusione nel proprio territorio da parte di Madrid continua a essere oggetto di una disputa territoriale tra il Belize e il Guatemala.

Nel 1862, visti gli interessi strategici dell’istmo centroamericano, il territorio divenne colonia della corona inglese sotto il nome di Honduras Britannico. Il nome Belize verrà adottato solo nel 1973, ma le origini non sono certe: deriverebbe dalla deformazione di Peter Wallace, un famoso pirata del XVII, o da termini indigeni inerenti ai corsi d’acqua.

La crescita dei meticci

Quel territorio quasi disabitato e in seguito occupato da coloni inglesi e da schiavi africani, oggi presenta quasi 50% della popolazione meticcia. Ciò è dovuto alle forti migrazioni provenienti dai Paesi vicini, la prima risalente al 1847, quando scoppiarono le guerre di casta nel limitrofo Yucatan. Il secondo flusso cominciò negli anni Settanta, in seguito alle guerre civili e agli altissimi tassi di violenza in Centro America.

Inoltre, circa il 15% dei belizeani vivono all’estero e altrettanto elevata è ormai la proporzione della popolazione interna costituita da immigrati. A partire sono principalmente gli afro-belizeani, che vivono in condizioni peggiori, e ad arrivare centroamericani. Ciò ha dunque cambiato la composizione etnica del Paese. Inoltre, i nuovi arrivati, di estrazione principalmente contadina, si installano soprattutto nelle zone rurali, frenando il processo di urbanizzazione.

Le altre etnie

Oltre ai meticci, la popolazione è composta principalmente da un 25% di creoli di origine africana, 10% di indigeni maya, 5,5% di garifuna, 3,9% di indiani e 3,6% di mennoniti. Quest’ultimo gruppo si è ufficialmente installato nel Paese nel 1958, a seguito di un accordo con il governo britannico. Londra concesse loro le terre, la cittadinanza, l’esenzione dal servizio militare e la possibilità di costruire scuole, chiese e istituti finanziari propri. In cambio, il gruppo anabattista fornì le proprie conoscenze agricole per mettere in pratica coltivazioni su larga scala. Oggi, il più grande allevamento ovino del Paese è gestito da una delle dieci comunità mennonite presenti sul territorio. Molte di queste parlano ancora il loro vecchio dialetto tedesco, che si aggiunge a uno scenario nazionale in cui la lingua ufficiale è l’inglese, nonostante oltre la metà della popolazione abbia come lingua madre lo spagnolo. Inoltre, molti parlino il kriol – l’inglese creolo locale –, e sopravvivono ancora 3 lingue maya, oltre al garifuna.

Ordinamento dello Stato

Nel 1981 il Belize è diventato indipendente, entrando a far parte del Commonwealth britannico. Si tratta allo stesso tempo di una monarchia costituzionale e di una democrazia parlamentare basata sul sistema del Westminster. Il capo di Stato è la regina Elisabetta II, il cui volto appare sui dollari belizeani, e che nomina un governatore generale a ruolo simbolico – dal 1993 Sir Colville N. Young. Il governo democratico è affidato a un gabinetto guidato dal primo ministro e l’ordinamento giuridico si basa sulla common law inglese.

Belmopan, con circa 20.000 abitanti, è una delle capitali più piccole del mondo. Questa rimpiazzò la vecchia capitale Belize City nel 1970, a seguito di un uragano devastatore che distrusse pressoché il 75% degli edifici.

Economia

Negli ultimi decenni, l’economia belizeana è notevolmente cresciuta. Nonostante sia la più piccola del Centro America, presenta il PIL pro capite più alto della regione. Questo record non impedisce la presenza di una povertà diffusa e di un’alta disuguaglianza.

La produzione e le esportazioni, che si basarono per secoli sul legno, verso la fine XIX secolo si spostarono sui prodotti agricoli più comuni dell’area: la canna da zucchero e la banana. Da allora, lo sviluppo economico e sociale fu molto lento, e diversi disastri naturali inasprirono la situazione.

Oggi, l’economia del Paese è capeggiata dal settore del turismo: le foreste fluviali, l’intreccio di culture, i siti archeologi e la seconda barriera corallina al mondo ne fanno una destinazione molto gettonata. Tuttavia, quest’ultima attrazione è messa a repentaglio dal turismo stesso, con grandi imbarcazioni non in regola e la vendita a privati di isolotti. Per di più, sulla terraferma le imprese di costruzione mancano di controlli, e spesso vengono demolite rovine maya per la realizzazione di infrastrutture.

L’agricoltura continua ad avere un ruolo importante, insieme alla pesca e all’estrazione del petrolio. Anche quest’ultima ha intaccato la preservazione della barriera corallina, anche se negli ultimi anni lo Stato ha rielaborato con successo le proprie politiche a favore della sua salvaguardia.

Relazioni internazionali

Il Belize ha una storia e una cultura dissimili da quelle delle nazioni ispanofone della regione. Di conseguenza, è più legato agli Stati insulari anglofoni, come lo dimostra la sua appartenenza alla Comunità Caraibica. Ciononostante, negli ultimi anni si sta avvicinando ai suoi vicini continentali tramite accordi per potenziare lo sviluppo regionale.

Nel passato ha guadagnato l’inimicizia di gran parte dell’America latina a causa dello schieramento con la Gran Bretagna in seno all’ONU per il caso delle Malvinas. I legami con l’ex potenza coloniale sussistono soprattutto a livello commerciale, e questa mantiene una guarnigione del suo esercito in Belize, per l’allenamento di guerriglia nella giungla. Ma i principali partner commerciali sono gli Stati Uniti, oltre che i principali investitori e destinatari di fondi per l’assistenza economica. Inoltre, ospitano la maggiore comunità belizeana all’estero.

La vita politica

La vita politica è dominata da due schieramenti, quello socialdemocratico di centro-sinistra, il People’s United Party (PUP), e quello conservatore di centro-destra, il United Democratic Party (UDP). 
A febbraio scorso, il PUP dall’opposizione ha organizzato una grossa manifestazione contro la corruzione dell’UDP, al potere ormai dal 2008. A far scoppiare la scintilla è stato lo scandalo di un deputato del partito di centro-destra coinvolto in un grosso caso di evasione fiscale di combustibili negli Stati Uniti. Ma oltre alla corruzione, sono state la mancanza di opportunità, di sviluppo e la violenza a spingere i belizeani a scendere per strada, oltre alla richiesta di anticipare le elezioni previste per questo novembre. Fino ad ora l’UDP non ha fatto grandi passi verso le richieste dei manifestanti.

La società e la violenza

Con un tasso di omicidi di 33,5 ogni 100 000 abitanti nel 2019, il Belize è al 6° posto continentale. La principale fonte di violenza sono le gang locali stanziate soprattutto a Belize City. A queste si aggiunge la presenza di maras centroamericane – anche se il fenomeno è sotto controllo rispetto ai Paesi vicini – e di gruppi criminali messicani legati al traffico della droga e delle armi. Il transito in Belize è determinato dalla sua localizzazione e dai suoi confini di giungla fitta. La frontiera con il Guatemala è inoltre caratterizzata da una zona di adiacenza, che la rende altamente permeabile ai traffici illegali.

Ma uno dei traffici più critici rimane quello umano, facilitato da un sistema penale fragile e da un sistema di sicurezza corrotto. Lo sfruttamento sessuale di minori è maggiore nelle zone turistiche e i più vulnerabili al traffico sono i migranti.
Inoltre, per quel che riguarda i dati sull’uguaglianza di genere, il Belize è uno dei Paesi del continente che si classificano peggio.

La violenza è il risultato di un passato coloniale recente, che continuando a generare disuguaglianze e di conseguenza criminalità, intacca lo sviluppo del piccolo territorio belizeano. Negli ultimi anni, i cittadini sono scesi a protestare a più riprese, per fare reagire le autorità di fronte all’aumento dei casi di violenza. Questi rappresentano un freno in primis per la convivenza e l’espressività culturale del melting pot belizeano, la prima fonte di ricchezza del Paese.

 

Fonti e approfondimenti

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